Lo strategikon dell’Imperatore Maurizio, ovvero l’arte della guerra di sun tzu romano

Il manuale di arte militare che prende il nome di “Strategikon” ed è attribuito all’ imperatore Maurizio, nato nel 539 e caduto sotto i colpi di un ammutinamento dell’ esercito nel 602 d. C., rappresenta uno dei più alti esempi della trattatistica bellica romana.

La sua importanza risiede in vari elementi, peculiari, che lo distinguono da tutti gli altri scritti militari anteriori.

La prima caratteristica è quella che lo Strategikon è un manuale di pratica, scritto da un esperto pratico: in esso viene abbandonata la consuetudine di scrivere emulando e riportando lo stile di epoca classica, il puro esercizio di retorica e cultura erudita, per descrivere, in maniera semplice ed asciutta, la realtà e preparare il comandante ad affrontare il serio scenario che incombeva sull’ Impero Romano della fine del VI secolo.

Scenario che vedeva lo stato romano, dopo il grandioso e dispendioso tentativo di Restauratio Imperii giustinianeo, indebolito e spopolato da epidemie di Peste bubbonica e crisi economica ed anche minacciato dai Visigoti in Spagna, Longobardi e Franchi in Italia, Avari e Slavi sul fronte danubiano e dai Persiani ad Oriente.

Un secondo elemento di novità riguarda il fatto che lo Strategikon porta alla luce il compimento dell’ evoluzione dell’ esercito romano e della sua strategia militare, dovuta alle forti sollecitazioni subite nel periodo delle c.d. Invasioni Barbariche.

Il persistente stato di guerra su più fronti causato non già da meri eserciti nemici all’ assalto ma dal movimento di interi popoli e il deficit di logistica e di uomini, a partire dal secolo IV, provocarono una riflessione ed una reazione che, specie nella Pars Orientalis, portò l’ Impero Romano d’ Oriente a superare la crisi che invece sgretolò l’ Impero d’ Occidente.

Le pesanti e dense formazioni di fanteria legionaria vennero sostituite da un esercito più snello e mobile basato sulla cavalleria.

Si passò da una concezione di guerra di annientamento fatta di scontri frontali ad una guerra di attrito, che non si basava sull’ azzardo di decidere l’ esito di una campagna in una battaglia campale ma su attacchi, disimpegni ed accordi: in un’ epoca di invasioni, il nemico di oggi può diventare l’ amico di domani.

Ecco quindi i capisaldi dello Strategikon per il nuovo soldato romano: grande attenzione alle esercitazioni ed alle manovre, specie a cavallo; uso dell’ arco composito, copiato dai popoli della Steppa; incoraggiamento per i comandanti alla prudenza, a dar l’ esempio e a non compiere azioni avventate per pura vanagloria; conoscere i pregi e le debolezze del nemico.

Particolarmente suggestivo è questo ultimo punto: il manuale di Maurizio fa infatti un lungo excursus sulla descrizione dei popoli in quel momento confinanti con Bisanzio, un vero e proprio resoconto di intelligence.

Se infatti nei secoli precedenti i Romani, al culmine della potenza, non avevano necessità di conoscere i propri vicini, il tessere relazioni, di alleanze o di spionaggio, sarà invece uno dei pilastri difensivi per Costantinopoli ed essa lo utilizzerà durante tutto il suo millennio di vita: dagli Unni di Attila deviati verso l’ Occidente fino al contribuire a far scoppiare i Vespri Siciliani nel Duecento contro Carlo d’ Angiò.

Un esempio dell’ analisi dei nemici dell’ Impero presente nello Strategikon può essere quello dato dalla descrizione dei “popoli biondi” (Franchi e Longobardi): presentati come eroici ma insofferenti verso le privazioni ed indisciplinati, contro cui era preferibile adottare una tattica di logoramento da guerriglia.

La grande ricchezza che offre lo Strategikon è quindi quella di descrivere come l’ esercito romano incassò le pressioni dei secoli delle Invasioni e le superò, mutando “pelle” ma mai rinnegando il passato, come lo dimostra il mantenimento ancora nel VI secolo di termini latini come “dux”, “comes”, “cursores/koursores” o di comandi come “silentium” oppure “Adiuta, Deus!” fra soldati che ormai parlavano solo greco.

Ed è questa, forse, la caratteristica che ha fatto grande Roma e le ha permesso di essere la più longeva compagine statale della Storia: la sua capacità di adattamento.

autore: JACOPO ROSSI

Fonti:

Edward N. Luttwak, “La grande strategia dell’ impero bizantino”, Rizzoli, 2009.

Maurizio Imperatore, “Strategikon. Manuale di arte militare dell’ Impero Romano d’ Oriente”, a cura di Giuseppe Cascarino, il Cerchio, 2006.

 

Nicola

Author: Nicola

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