Benevento
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L’inizio della costruzione di Santa Sofia a Benevento ebbe inizio nel 758 e la decorazione pittorica fu ultimata nel 768, anno in cui ebbe anche luogo la solenne e celebrata deposizione delle reliquie di San Mercurio. Le reliquie di San Mercurio furono probabilmente abbandonate (633) presso Quintodecimo dal perdente imperatore Costante II . I Longobardi tra l’altro, a detta di Paolo Diacono, se non erro, identificavano il dio pagano Wotan con quello greco-romano Mercurio.
La cultura figurativa cui si ispirano gli affreschi, purtroppo in buona parte distrutti, è stata individuata nell’area siro-palestinese e questa influenza orientale sulla cultura beneventana era già andata maturando nei secoli precedenti, trovando espressione anche nella scrittura e nel canto beneventano. E’ però soprattutto la pianta stellata della chiesa a farla considerare unica ed avere analoghi solo in oriente. La costruzione e le decorazioni richiesero l’impiego di maestranze qualificate nella realizzazione di opere murarie in tufelli e mattoni alternati o nel caso degli archi in soli mattoni. Tecniche completamente diverse all’ opus incerum, tipico dei Longobardi, del quale è tipica costruzione a Benevento la chiesa di Sant’Ilario. Questo intervento di tecnici romani fu probabilmente reperito in loco, anche se c’è chi sostiene che fossero fatti venire appositamente dall’oriente. La prima ipotesi è forse più plausibile, innanzitutto perché in quel periodo si avvicendarono imperatori sostenitori dell’iconoclasmo, poi perché in Campania tali tecniche erano state assimilate da tempo, c’era l’influenza benefica del Patriarcato romano ed a Benevento la presenza dell’Appia antica aveva garantito collegamenti secolari con l’area orientale dell’Impero.
A Benevento si era diffuso il culto di Iside,: sotto Domiziano fu eretto in città un tempio alla dea. Sia del tempio, che del culto alla dea vi sono numerose testimonianze e le colonne adoperate per Santa Sofia provengono proprio dall’antico tempio della dea egizia. La pianta della chiesa risponde ad uno schema che è non solo orientale, ma anche pitagorico. Tali influssi orientali sono piuttosto evidenti anche nell’area capuana e napoletana, soggetta allora all’Impero romano d’oriente. L’esempio di Santa Sofia non trova molte corrispondenze (per alcuni non ne trova alcuna) nell’arte medievale occidentale, ma il suo legame con l’Oriente testimonia, secondo me, quanto l’identità romana, anche in occidente, quando avesse avuto la possibilità di esprimersi lo avrebbe fatto coerentemente con quella dell’Impero d’oriente e che questa cultura si distinguesse da quella che si impose generalmente sotto il giogo della mentalità germanica. Proprio la raffinatezza di ispirazione romana della corte beneventana testimonia, oltre ad una floridezza economica del principato, ed il codice legislativo emanato da Arechi II una sua certa preparazione giuridica, un timido tentativo , dominato però da interessi nazionalistici, di conciliare romanità e longobardia.



