La lira calabrese o "bizantina" ed altro


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leone
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Iscritto: 09/22/2006

Nel Meridione d’Italia vi sono tracce di elementi della cultura ellenica arcaica in comunità che hanno conservato molto a lungo il loro legame con l’Impero romano d’Oriente, con l’Ortodossia e con una spiritualità di impronta pitagorica. Sarebbe interessante inoltrarsi nei luoghi ed attraverso le tradizioni che conservano queste tracce.
Alcuni esempi. In Calabria, grazie alla tradizione contadina, si sono conservate interessantissime tradizioni musicali. Il prof. Ettore Castagna, calabrese che ho l’onore di conoscere, intraprese, anni fa, il recupero, tra queste comunità, della lira “calabrese” o “bizantina” e credo che sia uno dei pochi ad averne recuperato anche il senso. Storicamente queste ricerche possono dire moltissimo. Cito, con qualche modifica, da un sunto di Castagna: “Questa Lira fa parte di una famiglia di cordofoni ad arco, ma sembra essere la più antica e con le caratteristiche più arcaiche. Strumenti di questa famiglia sono tuttora in uso nei paesi balcanici dall’Istria fino alla Grecia insulare e alla Turchia. Le somiglianze delle Lire trovate in Calabria con quelle di Creta sono sorprendenti, ma mentre a Creta lo strumento gode di una certa popolarità, nonostante il suo ruolo tenda ad essere insidiato dalla diffusione del Violino moderno, in Calabria la Lira non è quasi più usata. L’uso dello strumento è attestato in Calabria nel corso degli ultimi due secoli: strumenti abbastanza vecchi sono conservati nei musei di Palmi e Nicotera ed una a Roma (Museo delle tradizioni popolari).Le sue caratteristiche principali sono quelle di essere scavata in un blocco unico di legno e di non avere tastiera sotto le tre corde di budello”.
Anche in altre zone della Puglia, come in quella garganica o salentina, le testimonianze della tradizione romana ellenofona e dei legami costituzionali con l’Oriente romano-ortodosso sono ancora rilevabili.
Le ricerche etnomusicologiche sul Gargano rilevano “caratteristiche e sfumature dello stile vocale, che evidenzia un largo uso del registro acuto o di testa con un’emissione spesso ‘a voce lacerata’, tendente verso il grido, con presenza di suoni chioccianti, colpi di glottide e suoni glissati”. Alcune tarantelle appartenenti a questa tradizione sono veri e propri capolavori e qui posso fornire solo alcuni accenni di Roberto Leydi, che annotava, nel libretto allegato al LP dell’Albatros Italia, vol.1, del 1970, a proposito di una di queste Tarantelle, registrata da lui e Diego Carpitella a Carpino:
“ La libertà della voce è favorita dalla indeterminazione tonale della chitarra battente con le sue 5 o 6 corde semplici o doppie, con un ciclo tonale mono-tono e molto limitato, tali da costituire un sottofondo uniforme ma elaborato, molto [u]simile a quello ottenuto dagli strumenti a corda e a plettro del Vicino Oriente[/u]. Documento di grande autenticità, questa tarantella cantata si colloca all’interno di [u]uno stile musicale che si estende dal golfo Persico al Portogallo [/u]e ha le sue propaggini nelle “coplas” sud-americane. Quanto ai passi e alle figurazioni, questa tarantella pastorale del Gargano esprime, al di fuori d’ogni stilizzazione colta e d’ogni contaminazione, il carattere di danza di corteggiamento proprio di questo ballo, in forme dure, violente, cariche di aggressività e di represso [u]furore panico[/u]. Osservando la coppia nei vari momenti della danza ci si rende conto di quale sterilizzazione abbia colpito la nostra tarantella nelle sue forme “folkloristiche” ed “enalistiche” (le sottolineature sono mie)”. Questa sterilizzazione invece non si è verificata in altri paesi ortodossi, come la Romania, per citare una realtà che conosco più da vicino, e nelle contrade dell’Oriente, un tempo dominio dei Romani e poi passate sotto l’Islam.
Alla tradizione della quale parla Roberto Leydi appartiene la cosiddetta Tarantella del Gargano o Carpinese, definita recentemente sulla rivista World Music di maggio-giugno 2004 “uno dei pezzi tradizionali italici più commoventi e intensi”, densa di simbolismi comuni alla tradizione partenopea ed alla poesia sufì. La registrazione ‘originale’ di questo brano è stata effettuata a Carpino il 10 dicembre 1966 da Diego Carpitella e Roberto Leydi ed è conosciuta dai cantori carpinesi come sunèttë nella forma di tarantella alla mundanarë. Il testo è di un simbolismo così fine e profondo, che mi fa venire in mente immediatamente la poesia sufì: non riesco ad ascoltarla senza commuovermi profondamente e nei commenti lasciati su youtube ho scoperto che non sono l’unico. Per chi è interessato, fornisco il link con alcune riproposizioni, che vi ho selezionato, vi consiglio di ascoltarle : la prima e la seconda sono molto buone, la terza è un interpretazione di voce femminile, poco adatta al testo, che è il canto dell’amore di un uomo per una donna, ma davvero molto dolce. La quarta è di un gruppo musicale proprio di Carpino, dove ogni anno si svolge l’omonimo festival di musica popolare. L’ultima è la versione di Daniele Sepe, verso la quale avrei qualche riserva, ma comunque bella:

http://www.youtube.com/watch?v=9dXXPvmU ... re=related
http://www.youtube.com/watch?v=4BGipKHvn1o
http://www.youtube.com/watch?v=wsUWgUKRupU
http://www.deezer.com/track/839137
http://www.danielesepe.com/mp3.html
Sarebbe interessante confrontare, per una ricostruzione storica del retaggio della regione garganica, le fonti longobarde con quelle romane d’oriente su Monte Sant’Angelo. In particolare l’Apparitio in latino con la Vita San Laurentii episcopi Siponti e la versione greca dell’Apparitio.
C’è poi nella Puglia salentina un’altra particolarissima tradizione musicale, che pure andrebbe osservata più da vicino: quella della pizzica tarantata, propria della Grecìa salentina. Per chi conosce la zona, il solo ricordo non può che suscitare un incanto senza fine. In questi comuni si svolge, proprio in questo periodo, lo spettacolare festival della Taranta, che culminerà domani, 23 agosto, a Melpignano con la Notte della Taranta.

Per alcuni esempi di questa meravigliosa tradizione, sul cui simbolismo non posso soffermarmi, vi propongo dei video, attraverso i seguenti link, ma solo il primo, a differenza degli altri, riproduce piuttosto bene i passi di danza. Si tratta comunque di una coreutica, con valore apotropaico, il cui modello è complesso ed arcaico e nei balcani trova corrispondenza con la tradizione gitana e con alcuni aspetti delle danze sufi:

http://www.youtube.com/watch?v=z5IIiYBc ... re=related
http://www.youtube.com/watch?v=oguZ2hpe6Tg

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