L'Olivicoltura
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L’olivicoltura nell’Impero romano ha svolto una funzione assolutamente primaria, per il valore sacro di questa pianta … originaria della Grecia! Questo rimanda ad alcune osservazioni di Romanides, che ho in parte già riportate sul forum. Ricordo di aver letto in una edizione seicentesa, che la sua coltivazione era oggetto di prescrizioni precise ed inviolabili da parte del Senato ed era considerata sacra. Nell’Impero romano d’oriente l’olivicoltura aveva, oltre alle funzioni alimentari, anche quella di garantire l’illuminazione, successivamente in parte sostituita dalle candele di cera, come ha riportato “Alessio I” nel topic “Miele ed api”, e di soddisfare le necessità della liturgia. Di questa tradizione sono eredi, probabilmente, Grecia, Turchia e Siria, che seguono le prime due produttrici al mondo: la Spagna e l’Italia.
A livello qualitativo (con buona pace degli Spagnoli) l’Italia primeggia. L’olivo è anche il simbolo del Salento ed è diffuso in molte regioni della Calabria, della Sicilia, della Toscana e dell’Abruzzo. Nel Sannio l’olivicoltura era diffusa già nel VI secolo a.C e, circa i legami tra Sanniti e Greci, i Romani sostenevano che la pianta fu trapiantata dalla Grecia ai costoni del Taburno.
La storia di questa pianta meravigliosa nell’Impero romano d’Oriente è da ricostruire e questo potrebbe fornire anche indicazioni interessanti su certi legami che si tende troppo spesso a voler dimenticare. L’Athos è famoso, ad esempio, anche perché la dieta dei monaci è ricca, tra l’altro, di ottime verdure e olive da mensa (olive di Kalamata) , di olio e ovviamente di vino, che curano e producono, spesso, proprio i monaci. I greci ritengono quelle di Kalamata le migliori olive al mondo, ma alcune delle nostre, l’Amalfitana ad esempio e che probabilmente appartiene ad una tradizione che fu la stessa per secoli,non sono da meno! In generale, però, se ai Greci glielo fate notare… alcuni si offendono!
