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I Vandali, dominatori non integrati
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Sono due tribù – i [b]Silingi[/b] e gli [b]Asdingi[/b]- che abitano il corso superiore del Meno e la pianura della Pannonia. Germani che hanno scelto l’Arianesimo e non hanno la forza di resistere agli Unni.
Così attraversano il Reno e si stabiliscono in Spagna ( Galizia e poi nella regione che da essi trarrà il nome, V-Andalusia). Siamo nei primi anni del Quattrocento e le due tribù si ricongiungono sotto la guida di re [b]Gunderico[/b]. E’ lui a creare un embrione di stato vandalo, fondato più sul sistematico saccheggio della regione che non su un’orgnizzazione politica e sociale.
Caso eccezionale fra le popolazioni barbariche, i Vandali si impadroniscono della tecnica delle costruzioni navali e della navigazione. Cominciano a compiere ardite azioni piratesche contro le isole Baleari e le coste africane.
Salito al trono [b]Genserico[/b] (428-477), i Vandali si pongono l’ambizioso obiettivo di attaccare la ricca Africa romana. Sbarcano presso Tangeri nella primavera del 429 e occupano la Numidia e la Mauritania. Dopo la caduta di Cartagine, l’imperatore Valentiniano III firma con loro un trattato di pace. Ma i regolari scambi commerciali non pongono termine alle spedizioni piratesche: vengono conquistate la Sardegna, la Corsica e le Baleari.