Venetia Et Histria

Ritratto di Nicola

Un problema di fonti

Le origini di Venezia sono oscure e molte volte annaspano nella più totale invenzione. La postuma volontà di dare nobili origini alla città lagunare ha lasciato diversi dubbi sulla sua effettiva genesi. La fonte più antica è quella chiamata Istoria Veneticorum, di Giovanni Diacono, che risale a pochi anni dopo il Mille, mentre tra il XI e XII secolo, troviamo l’Origo civitatum Italiae seu Venetiarum, un opera che contiene i Chronicon Altinate e Chronicon Gradense. Purtroppo, la realtà storica è assai difficile da poter essere estrapolata da tali documenti, specialmente riguardo l’Origo, dove realtà e fantasia si uniscono creando così la leggenda. Allo stesso tempo eventi cronologicamente differenti vengono confusi gettando ulteriormente il ricercatore nella totale incapacità di riuscire a trovare una via percorribile. Lo stesso Costantino VII Porfirogenito, già noto per la sua erudizione, ci racconta nella sua celeberrima opera, De Administrando Imperio, la genesi del popolo venetico. Lo stesso imperatore si fidò ciecamente dei veneziani residenti a Costantinopoli che probabilmente gli raccontarono le leggende riguardo i loro popolo, mistificando così la realtà.

Un tempo Venezia era un luogo deserto, disabitato e paludoso. Coloro che oggi si chiamano Venetici, erano Franchi di Aquileia e di altre località delle terra dei Franchi e abitavano nella terraferma di fronte a Venezia. Quando arrivò Attila, re degli Avari, devastando e spopolando tutta la Francia, tutti i Franchi cominciarono a fuggire da Aquileia e dagli altri centri fortificati della loro terra raggiungendo le isole disabitate della Venezia e qui costruirono le loro capanne per paura del re Attila. Quando questo re Attila ebbe devastato tutti i luoghi della terraferma giungendo fino a Roma e alla Calabria e lasciando fuori Venezia, coloro che erano fuggiti nelle isole di Venezia, avendovi trovato sicurezza e un modo per mettere fine ai lori timori, decisero di prendere dimora qui e così fecero abitando in questo luogo fino ai giorni nostri(1) .

Come si legge dalla fonte, il Basileus, riporta la teoria più diffusa della genesi di Venezia, la fuga dalla città romane e la colonizzazione di un luogo selvaggio. La realtà è diversa, non fu un processo così semplice e nemmeno così veloce, dato che ci vollero molti anni affinché un nucleo con una certa densità abitativa potesse sorgere nell’attuale Rialto (o Rivolalto). Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum ci descrive Venezia come un’entità “costituita solo da quelle poche isole che ora chiamiamo Venezia” dimostrando così che nell’VIII secolo l’embrione venetico è assai poco evoluto. La differenza ulteriore che appare in Giovanni Diacono e nella stessa Storia dei Longobardi, evidenzia una netta differenza tra quello che era la provincia romana della Venetia et Histria e quello che era invece la città lagunare. La Venetia et Histria era la X della regioni che componevano l’Italia dopo la riforma amministrativa attuata dall’imperatore Augusto e i suoi confini andavano dal fiume Arsia in Istria, fino a comprendere quasi tutto il Triveneto, la Lombardia orientale, fino al fiume Oglio. Le città più importanti di questa regione, erano Oderzo, Concordia, Altino Padova, Treviso e Aquileia, quest’ultima era sede nel IV secolo del governatore della regione.

La Venezia bizantina

Gli spazi lagunari erano già conosciuti al tempo dei romani infatti possiamo trovarne traccia in Tito Livio, ma è con Cassiodoro, vissuto durante il periodo di Teoderico, che troviamo un’ampia documentazione sulle terre venetiche.

Al pari di uccelli marini avete disseminato le vostre dimore sugli specchi acquei, avete unito terre frastagliate e contro la rabbia delle onde avete eretto argini (Magnus Aurelius Cassiodoro, 537 d.C.)

Alla morte di Teoderico, avvenuta nel 526, l’Italia sprofondò in una sorta di anarchia tanto che l’Imperatore Giustiniano ne approfittò lanciando una grande campagna militare atta alla riconquista della penisola e dell’Africa. Alla testa di un’armata imperiale partì Belisario, valente generale, che in poco tempo conquistò Cartagine riconsegnando la regione all’impero. Sfruttò poi il porto dell’antica città fenicia per colpire l’Italia. La Sicilia venne conquistata agevolmente e così anche il resto del meridione, eccezion fatta per la città di Napoli che dimostrò astio verso le truppe bizantine. Gli imperiali apparvero nelle lagune venete solamente quattro anni dopo l’avvio delle operazioni belliche, quando il magister militum dell’Illirico Vitalio, fu assegnato al nord Italia con l’incarico di conquistare più centri possibili. Non si hanno notizie riguardo questa missione, che forse si rivelò infruttuosa, comunque dopo la perdita di Ravenna riconquistata dai mai domati ostrogoti, i bizantini tentarono una poderosa offensiva prima contro Treviso, poi contro Verona, ma furono duramente sconfitti. L’evolversi della guerra gotica portò la Venetia a diventare un fronte secondario, tanto che i Franchi ne approfittarono invadendo la regione. La situazione diventò favorevole ai bizantini quando Giustiniano decise di inviare un robusto esercito guidato dall’eunuco Narsete. Nel 552 arrivò in Italia dalla Dalmazia ma per evitare gli eserciti nemici e i presidi goti nel veneto, scelse la via lagunare aiutato dalla popolazione locale che gli permise di giungere a Ravenna senza problemi. L’operazione riuscì anche grazie al Magister Militum Giovanni, già pratico della zona lagunare, che dimostrerebbe così una affermazione militare bizantina nel territorio. Nel 566 l’Italia ritornò completamente sotto il controllo imperiale e così l’area veneta ossia la Venetia et Histria e seguendo quello che era la Prammatica Sanzione, venne eletto un governatore civile dai vescovi e dai notabili locali.
Nel 568, guidati dal loro re Alboino, i Longobardi provenienti dalla Pannonia, invasero l’Italia e ne conquistarono grosse porzioni, specialmente nella parte settentrionale. Le difese sembra fossero deboli per via della pestilenza che si era abbattuta proprio in quel periodo e così la nuova migrazione portò alla costruzione di una nuova realtà politica straniera all’interno della provincia bizantina d’Italia. Sembra credibile che proprio in questo periodo sia avvenuto lo spostamento definitivo delle popolazioni romaniche verso le isole della laguna come: Rialto, Olivolo, Torcello, Malamocco e Albiola. Il 3 settembre 569 Alboino conquistò Pavia dopo due anni di assedio e la scelse come capitale del nuovo regno. L’inserimento dei Longobardi portò alla disgregazione territoriale romana-bizantina con il conseguente sfaldamento dell’unità tra Veneto ed Istria e la distruzione delle vie di comunicazione. L’esempio più importante fu dato dalle autorità ecclesiastiche che per prime scelsero la fuga verso quelle zone rimaste in mano agli imperiali, così il patriarcato di Aquileia si spostò a Grado dove erano stanziati tre reggimenti bizantini e la fortezza militare garantiva una certa tranquillità. La situazione politica, quindi, cambiò in via definitiva, tanto che a differenza di tutti gli altri popoli di origine barbarica i Longobardi erano discesi in Italia per rimanervi. Nel 579, Elia patriarca di Aquileia fece costruire a Grado la chiesa di S. Eufemia, consacrata nello stesso anno e per legittimare la nuova sede convocò un sinodo di tutti gli alti prelati della zona.
Per arginare la avanzata longobarda l’impero istituì una nuova figura, l’Esarco, una sorta di viceré con poteri pressoché illimitati, come era stato durante il governo di Narsete. I duces o magistri militum vennero insigniti di ampi poteri tanto da governare le varie zone territoriali di loro competenza, tramite la figura dei tribuni. La nuova struttura permise alle regioni rimaste sotto il governo imperiale di esistere ancora per molto tempo. Il duro scontro tra Longobardi ed Esarcato, lasciò per i primi anni la Venetia et Histria (o ciò che era rimasta) abbastanza tranquilla fino alle invasioni Franche concordate con Costantinopoli in funzione anti-longobarda. L’accordo però non portò grandi risultati e così sotto la guida di Agilulfo, nel 602, i bizantini persero Padova, che venne quasi completamente distrutta, e Monselice, sede della guarnigione arroccata nel castello locale. La popolazione civile emigrò verso le lagune venete e si insediarono nelle zone di Brontolo e Chioggia, quest’ultima divenne sede “esule” del Vescovo.
Nel 579 la fase di disgregazione venne accentuata con il sinodo chiamato ad Aquileia, dove si confermava la scelta, considerata eretica, di seguire i tre capitoli dichiarati non più cattolici dal sinodo di Costantinopoli indetto da Giustiniano. Così, le diocesi di Milano, e di Aquileia si separarono da Roma e così rimasero per molto tempo, tanto che nel 590, convocarono un sinodo, che portò alla affermazione della loro “eresia”. La lettera giunta fino ai giorni nostri dice:

"Non abbiamo dimenticato il vostro santo governo, sotto il quale un tempo abbiamo vissuto in pace ed al quale, con l'aiuto del Signore, con tutte le forze aspiriamo tornare" sottomessi "al gravissimo giogo di genti straniere" ma con una ferrea volontà a ritornare nel seno dell'impero e alla fede di Calcedonia.Si spenga il giogo barbarico si ritorni all'originaria libertà; al tempo debito accorreremo ai vostri piedi e renderemo ragione della nostra fede". Intanto l'imperatore valuti ciò che può provocare la polemica e l'irresponsabile azione di Roma " se il turbamento e l'ingiuria non saranno rimossi, se a qualcuno di noi toccherà pagar con la vita, nessuno delle nostre pievi sopporterà più di accedere all'ordinazione della chiesa di Aquileia". ma si rivolgerà invece ai vicini vescovi arcivescovi delle terre longobarde "si dissolverà la chiesa metropolita aquileise, stabile sotto il vostro imperio, per mezzo della quale, con il favore di Dio, controllate le chiese delle genti nemiche(2) ".

La frattura quindi, divenne irreversibile, anche se lo scisma rientrò verso la fine del VII secolo lasciando due patriarchi rivali, uno a Grado sotto il controllo imperiale, e uno ad Aquileia sotto il governo longobardo. Nel 616, Concordia venne conquistata e anche in questo caso la popolazione si spostò verso le più sicure lagune con il proprio vescovo, fondando la nuova città di Caorle che divenne la sede vescovile con il beneplacito del Papa Teodato. Bisanzio non lasciò indifesi i propri sudditi, tanto che la politica attiva di Gregorio, un alto ufficiale imperiale, permise di mantenere Oderzo come caposaldo nel mare longobardo. Nel 639 le cose cambiarono ancora, dato che il nuovo re Rotari era deciso di conquistare tutte le terre rimaste ai bizantini e per fare ciò lanciò una nuova e robusta campagna militare che portò alla conquista della Liguria e della terraferma veneta, tanto che vennero distrutte le città di Oderzo e di Altino. Come per le altre città, le popolazioni emigrarono verso le lagune e il vescovo Magno si trasferì ad Eraclea, nuova sede costruita dai bizantini per difendere gli ultimi brandelli di territorio. Gli abitanti di Altino invece si stabilirono nell’isola di Torcello insieme al loro vescovo. Un’epigrafe scoperta nel 1895 ha permesso di districare la ingarbugliata origine di Venezia. L’interpretazione dello studioso Pertusi, è quella più accreditata e dice

Lapide di Torcello dove si testimonia la nascita di Venezia

“[ IN N(OMINE) D(OMI) ] D(E)I N(OSTRI) IH (S) V XP(ISTI), IMP(ERANTE) D(OM)N(O)
N(OSTRO) HERA||
[CLIO P(ER)P(ETVO)] AVGVS(TO), A[N](NO) XXVIIII IND(ICTIONE) XIII FACTA ||
[ EST ECCL(ESIA) S(ANC)]T(E) MARIE D(E)I GENET(RICIS)
EX IVSS(IONE) PIO ET ||
[DEVOTO D(OM)]N(O) N(OSTRO) ISAACIO EXCELL(ENTISSIMO) EX(AR)C(HO)
PATRICIO ET D(E)O VOL(ENTE) ||
[DEDICATA PR]O EIVUS MER[IT(IS)] ET [EI]VS EXERC(ITV). HEC FABR(ICA)T(A)ES[T] ||
[A FUNDAM(ENTIS) PER B(ENE) ] MERITVM M [A]VR[ICIV]M GLOR[I]OSVUM
MAGISTROMIL(ITVUM) ||
[PROV(INCIE) VENETI]AR[VM] RESE[D]EN[T]EM IN HVNC LOCVM SVVM ||
[CONSECRANTE] S (ANC)T(O) ET [REV(ERENDISSIMO) MAVRO E]PISC(OPO) HVIVS
ECCL(ESIE) F(E)L(I)T(ER).”

In nome di nostro Signore Gesu’Cristo nostro, durante l’impero del nostro signore Eraclio sempre Augusto, nell’anno ventinovesimo, indizione tredicesima, e’ stata fatta la chiesa di Santa Maria Madre di Dio, secondo le disposizioni ricevute dal pio e devoto signore nostro il patrizio Isacco eccellentissimo esarca e, per volontà di Dio, e’ stata dedicata per i suoi meriti e il suo esercito. Questa e’ stata fabbricata dalle fondamenta del benemerito Maurizio glorioso magister militum della provincia delle Venezie che risiede in questo luogo suo con la consacrazione del santo e reverendissimo Mauro vescovo di questa chiesa. Felicemente.

L’epigrafe riguarda la consacrazione della chiesa nell’ottobre del 639 su disposizione dell’esarco Isacio “per i suoi meriti e per il suo esercito”, ricorda inoltre colui che costruì tale edificio ossia il “glorioso magister militum Maurizio nel luogo a lui appartenente” e la consacrazione del Vescovo.

Cronologia Essenziale

539 I Bizantini compaiono nella Venetia et Histria.
559 Un comandante imperiale è presente nella regione, for­se ad Aquileia.
568 I Longobardi invadono l'Italia.
568 o 569 Paolo patriarca di Aquileia fugge a Grado. 568 o 569 Treviso si arrende al re Alboino.
590 L'esarca Romano riconquista Altino.
591 Concordia è longobarda.
601 Il re Agilulfo conquista Padova.
616 ca. Il vescovo di Concordia si sposta a Caorle per paura dei Longobardi.

639 ca. Caduta di Oderzo e di Alzino. Gli abitanti si rifugiano a Eraclea e a Torcello.

1 G. RAVEGNANI, Bisanzio e Venezia, Il Mulino, Bologna, 2006, p. 12.

2 G. ORTALLI, Venezia dalle origini a Pietro II Orseolo, in Storia d'Italia, diretta da G. Galasso, vol. I, Torino 1980, pp. 341-438.

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