Armeni: il popolo unito dalla Bibbia
A cura di Pietro Kuciukian
Se si chiede ad un armeno se è cristiano, ci si sente rispondere: "E' naturale, sono Armeno!". Nel 2001 ricorreva in Armenia il 1700° anno della fondazione del Cristianesimo quale religione di Stato. Per un armeno essere cristiano va oltre il concetto religioso, è una seconda pelle, come dichiaravano i martiri che la Chiesa Armena ha avuto per secoli. Chiesa armena apostolica, precalcedoniana, gregoriana, autocefala, ortodossa. Apostolica perché fondata dagli apostoli Taddeo e Bartolomeo. Precalcedoniana perché, non avendo potuto partecipare al Concilio di Calcedonia del 451 che sancì le divisioni fra le chiese sulla questione della natura di Cristo, in quanto impegnati nella guerra contro i persiani mazdeisti, è rimasta ferma all'idea che esista una sola chiesa di Cristo. Gregoriana perché fu San Gregorio l'Illuminatore che nel III secolo convertì il re Tiridate, e con lui tutto il popolo. Autocefala perché governata autonomamente da un Vescovo, il Katholikos. Ortodossa perché retta e vera, fedele ai principi dettati da Cristo.
Per 1700 anni gli Armeni non sono stati fratelli separati, eretici, scismatici, ma "fratelli dimenticati" sino a quando, dopo l'incontro fra il Katholikos Karekin I ed il Papa Giovanni Paolo II, quest'ultimo ebbe a dire: "La conversione dell'Armenia, tradizionalmente collocata nell'anno 301, dette ai vostri antenati la coscienza di essere il primo popolo ufficialmente cristiano, prima che il cristianesimo fosse riconosciuto come propria religione dall'impero romano... Con il Battesimo della Comunità Armena ... nasce un'identità nuova del popolo che diverrà parte costitutiva e inseparabile dello stesso essere Armeno ("Osservatore Romano", 18 febbraio 2001).
La fondazione del cristianesimo fu un accadimento che sconvolse il mondo armeno, una vera rivoluzione sociale: ai Nakharar, i governatori dell'Armenia, arbitri della vita e della morte dei propri sudditi, il popolo, intonando salmi nelle piazze, strappò il potere assoluto e i potenti compresero il significato del cambiamento, diventando i più convinti sostenitori del cristianesimo. E il cristianesimo, da religione, si trasformò in cultura. L'alfabeto armeno, di 36 lettere, fu inventato da Mesrob Mashtoz per tradurre la Bibbia, declamata in armeno, ma scritta in siriaco, quindi utilizzato per testi scientifici, filosofici, pedagogici. I manoscritti tradotti in armeno, alle volte introvabili in altre lingue, sono conservati a Yerevan, la capitale dell'Armenia, nel Matenadaran, il museo del libro, sacro agli Armeni. Così scrive lo storico Adontz: "La Bibbia armena inaugurò l'inizio di una nuova era durante la quale il Popolo Armeno, imparando l'uso della penna, prese posto nel mondo civilizzato".
Il Cristianesimo divenne strumento politico del popolo quando, dopo la disfatta nella battaglia di Avarayr del 451 (coincidente con il Concilio di Calcedonia) contro i Persiani Mazdeisti che li volevano convertire, le vedove armene dei combattenti riuscirono, attraverso una guerriglia portata avanti per anni, a strappare allo Shah di Persia i primi diritti umani e civili:
"Nessuno sarà giudicato in base alla propria condizione sociale; ognuno sarà giudicato per i propri atti; nessun provvedimento potrà essere preso per sentito dire, ma solo per diretta conoscenza di causa; nessuno sarà costretto ad abiurare alla propria fede."
Ai nostri giorni quando il governo islamico prese il potere in Iran, si cercò di restringere i diritti della diaspora armena persiana (250mila persone, numerose scuole, chiese, istituzioni, alcuni rappresentanti in Parlamento), il Vescovo armeno Manoukian si recò da Khomeini appellandosi al trattato di Avarayr ed ottenne soddisfazione.
Dopo le invasioni, le persecuzioni e le deportazioni degli arabi, dei bizantini, dei mongoli, dei selgiuchidi, dei persiani, dei turchi, non vi furono più Stati Armeni, fatta eccezione per il regno di Ani (IX - XI secolo) e il regno di Cilicia (XI - XIV secolo). La statualità fu conservata dalla Chiesa armena con i suoi conventi fortificati che erano centri sociali, università, rifugi. All'inizio del XX secolo con il genocidio del popolo armeno residente da sempre in Anatolia, attuato dal governo dei Giovani Turchi nel 1915, dall'Armenia storica scomparvero migliaia di chiese, conventi, scuole, istituzioni armene. Furono sterminate un milione e mezzo di persone e tutto il clero.
L'Armenia orientale attuale, è circa un quinto del territorio storicamente abitato dagli armeni: ex provincia (Oblast) zarista, ex Repubblica dell'Ararat indipendente, ex Repubblica Sovietica, dal 1991 è una Repubblica indipendente che fa parte della CSI.
L'Armenia oggi, dopo il devastante terremoto del 7 dicembre 1988, il blocco energetico, le conseguenze della guerra con l'Azerbaigian per il territorio conteso del Nagorno Karabagh, la chiusura dei confini con la Turchia, tuttora invalicabili, l'instabilità della confinante Georgia, la fine del sistema economico sovietico integrato, sta riprendendosi. Sono visibili alcuni segni di ripresa: la mendicità, inesistente in epoca sovietica, aumentata durante gli anni novanta, è in netto calo; la fuga degli intellettuali, degli scienziati e dei professionisti (si calcola che su 3.800.000 abitanti circa un milione abbia scelto l'espatrio) sembra arrestarsi. L'Armenia oggi è un luogo di interesse strategico ed economico importante, al punto che, anche l'Italia, ha aperto la sede dell'Ambasciata Italiana a Yerevan.
Etchmiadzin è il Vaticano degli Armeni. Qui sorse la prima chiesa cristiana del mondo, per volontà di re Tridate III. Era l'anno 301: dodici anni prima che Costantino consentisse libertà religiosa ai cristiani dell'Impero Romano.
Il papa armeno Karekin II, il Katholicos, abita qui, in un grande edificio circondato da un giardino pieno di pace, di fronte alla Chiesa che è la San Pietro di questi cristiani.
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