Il sistema difensivo dell'Impero bizantino
La difesa delle frontiere costituiva uno dei problemi centrali dell'amministrazione bizantina: il territorio imperiale era vastissimo, al di là dei confini premevano nemici tradizionali (i Persiani e i barbari) e nemici nuovi (gli Slavi e poi gli Arabi), entro i confini vivevano popolazioni tra loro assai diverse per usi, costumi, lingua e confessione religiosa.
Non si trattava semplicemente di difendere una linea di confine, ma di amministrare una grande fascia di territorio, una sorta di “periferia dell'impero”, che come un anello circondava il nucleo centrale costituito dalla Grecia e dall'Asia Minore. Per fare fronte a queste esigenze, una parte cospicua delle risorse imperiali fu investita da Anastasio, Giustino e, soprattutto, Giustiniano, nella riorganizzazione del limes.
L'intervento fu articolato su almeno tre piani diversi : legislativo, militare ed edilizio.
Sul piano legislativo si decise di conferire una grande autonomia amministrativa alle regioni di confine,ciascuna delle quali venne sottoposta all'autorità di un dux (il comandante delle truppe) , che rispondeva del suo operato direttamente all'imperatore.
Sul piano militare fu riorganizzata la distribuzione delle truppe : il grosso dell'esercito imperiale si concentrava in poche armate, che venivano inviate di volta in volta nelle regioni più ad alto rischio; allo stesso tempo, attraverso assegnazioni di appezzamenti di terreni coltivabili o case, o anche attraverso esenzioni straordinarie dalle tasse, si incoraggiavano nuclei di soldati a trasferirsi stabilmente nelle piazzeforti lungo i confini.
Sul piano edilizio si diede il via ad una vasta campagna di restauri e di ricostruzioni delle fortificazioni esistenti, nonché alla costruzione di nuovi centri difensivi laddove la fascia di confine appariva pericolosamente sguarnita. In questo modo i nuclei fortificati si trasformarono in vere e proprie piccole città, in cui ci si occupava della difesa dell'impero ma anche della coltivazione dei campi, in cui la chiesa diveniva centro per la diffusione del Cristianesimo presso le popolazioni ancora non convertite, in cui il mercato fungeva da punto di scambio per le merci, ma anche delle idee e delle culture, con i “barbari” che vivevano al di là dei confini.
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