La conquista del Sud Italia . I Normanni e Bisanzio : un rapporto non solo conflittuale.

“spazzarono via le antiche glorie come un forte vento di tramontana”
Introduzione
I Normanni e i Bizantini,due popoli e civiltà,due mondi totalmente opposti che in un breve periodo ,compreso tra l' XI e il XII secolo, si incontrarono e tale contatto ,come accade alle civiltà che in modo antitetico si confrontano, fu ferocemente conflittuale,ma anche fortemente comunicativo. Forse Bisanzio sarebbe stata più forte senza la “spina nel fianco occidentale”come più poveri-non solo in senso economico- sarebbero stati i Normanni senza il contatto con la splendida civiltà bizantina,da essi tanto disprezzata per i comportamenti, quanto emulata nella forma e nell’arte. Questo articolo ,vuole essere il primo di una serie dedicata a questo complesso rapporto e sulle influenze reciproche . Pellegrini,mercanti e mercenari:arrivano gli uomini del nord Partiamo dalla collocazione degli eventi. Il Sud-Italia era suddiviso in molte realtà politiche/economiche e culturali;c’erano i longobardi ,divisi a loro volta tra i vari principati di Capua ,Salerno e Benevento, i ducati bizantini del tutto autonomi come Gaeta,Napoli e Amalfi,i bizantini arroccati nei Themi di Puglia,Calabria e parte della Basilicata ed infine gli Arabi insediati in Sicilia e sparpagliati nei vari presidi costieri della penisola.A questo contesto politico dobbiamo sottolineare che il sud in quel frangente ,grazie alla dinamicità di alcune sue componenti, aveva dato avvio ad una rinascita del commercio e dell’agricoltura con il conseguente aumento di circolazione aurea. (*) Questo,in estrema sintesi, fu ciò che nell’anno Mille i cavalieri,provenienti dalla Normandia e diretti in pellegrinaggio a Gerusalemme , trovarono nel Mezzogiorno d’Italia ove necessariamente dovettero transitare prima della partenza verso la Terrasanta. Al loro ritorno ,già pieni di un bagaglio di feroci battaglie , decisero di stabilirsi nelle zone del sud ed approfittare del caos politico per offrire le loro virtù guerriere al miglior offerente. Il primo approccio con gli "uomini del nord" fu fatto dai principi longobardi di Salerno (999) che li utilizzarono per liberare la città dall’assedio saraceno. Tale fatto storico di grande rilevanza ci è tramandato da una cronaca datata nell’anno 70 dell’XI secolo redatta dal monaco cassinese Amato(**) . Egli ci informa che tali guerrieri furono spinti verso le terre del Mediterraneo ,non solo per assolvere ai doveri di un pellegrinaggio ,ma spinti da una forte esplosione demografica registratasi in Normandia e la mancanza di spazi vitali ove giovani,ma spiantati nobili, potessero affermarsi. A dar conto di tali cronache i normanni non per amore di bandiere ,ma mossi dal “vile denaro” e da una concreta gloria terrena offrirono la loro virtù guerresca e il nobile ,ma sdrucito blasone,ai vari contendenti del contesto meridionale.Quindi non ci sembrerà assurdo vedere questi baldi giovani nordici saltellare a destra e a manca ,combattendo a volte i longobardi,a volte i napoletani,i bizantini;essi presero parte alle battaglie che videro il principe di Salerno contro il duca di Napoli,li vediamo al fianco di Melo ribellatosi a Costantinopoli ,ma nel contempo avremmo avuto modo di notarli tra le stesse truppe romee nel vano tentativo di riconquista dell’isola siciliana. Con grande spirito d’iniziativa e di lungimirante intuito, qualità che fanno di ogni plebeo un imperatore, i normanni si intrufolarono con abilità nella difficile nomenclatura meridionale,fortificati ed arricchiti dalle divisioni esistenti tra le forze politiche di quel contesto che ne costituivano la loro intrinseca debolezza. Da mercenari essi incominciarono una sistematica invasione e conquista delle terre meridionali,scontrandosi con le tre grandi realtà che dal VI secolo in poi avevano condizionato la struttura politico-economica del sud:
a) i Longobardi;
b) i Bizantini;
c) gli Arabi.
I primi ,già divisi da lotte intestine furono presto fagocitati dal serpentone normanno,mentre gli ultimi avranno un’attenzione molto particolare di cui parleremo in un altro momento. Rimangono i bizantini,un presidio storico dell’Oriente Romano, a volte scomodo a volte conveniente,comunque una forte realtà secolare che invocava il giusto diritto storico come eredi di Roma di essere presenti nella penisola.
Inizia lo scontro
Per un tempo compreso tra gli anni quaranta e settanta dell’XI secolo, i Normanni riusciranno a divorare con grande voracità le province imperiali d’Italia. Fu un tenace progetto di conquista attuato da Tancredi d’Altavilla e continuato dai suoi eredi ai quali si arrenderanno le regioni dell’attuale Basilicata, la Calabria e la Puglia. Roberto il Guiscardo conquistò Reggio ,la capitale amministrativa del Thema di Calabria ,nel 1059, affrettandosi a farsi riconoscere,nello stesso anno, duca di Calabria e di Puglia(prima che quest'ultima regione fosse conquistata) da papa Niccolò II,delegittimando ed estromettendo Bisanzio dai territori italiani che cedettero fisicamente lo scettro ai normanni nel 1071 quando Bari (***) ,importante capoluogo del Catepanato d’Italia e ultimo bastione dell’impero d’Oriente in occidente, cadde definitivamente in mano agli uomini del nord. In poco più di 30 anni i Normanni eliminarono ogni presenza fisica e politica dei Bizantini,cosa che non riuscì agli ultimi longobardi . La domanda che noi e molti storici autorevoli si pongono tuttora è come può accadere che una potenza, anche se limitata rispetto alla riconquista giustianea del VI sec. ,riuscì a farsi scippare i suoi territori ad occidente da un gruppo di guerrieri, relegando per sempre la storia di Bisanzio nell’alveo dell’area greco/anatolica ? Si possono formulare alcune ipotesi:
1) il rilassamento politico militare seguito alle imprese militari dei Basileus generali come Niceforo Foca (963-969) fino a Basilio II(976-1025);
2) la progressiva ed inesorabile avanzata dei Turchi in Asia Minore ,i quali erano per Costantinopoli una minaccia più seria rispetto ai Normanni,impegnò le truppe bizantine su un fronte molto delicato per la sopravvivenza dello stesso impero;
3) pochi mezzi disponibili per una sistematica difesa dei territori occidentali;
4) caos politico ;
5) le forze centrifughe originatesi negli anni precedenti, in seguito alla nascita di un nuovo dinamismo economico che cercava di spingere fuori dall’orbita diretta dell’impero le regioni ad esso sottomesso e gestire direttamente le risorse per non destinarle a Costantinopoli,portarono ad una continua disaffezione della popolazione agli ideali dell’Impero Romano d’Oriente ed ad una minore consonanza con essi;
6) il perdurante stato di guerra tra i themi bizantini con i vicini ,spingevano i locali a ricercare una forma statale che evitasse tali complicanze (il progetto degli Altavilla era la creazione di uno “stato” forte e unitario).
Le strategie di Bisanzio per arginare l'invasione
Bisanzio,diversamente da come si può pensare, non rimase a guardare. Il pensiero primario dell'impero era costituito dai confini orientali in perenne conflitto contro la nuova minaccia Turca. Il pericolo normanno fu percepito ma non si adottarono le giuste iniziative forse condizionati dall'immagini di uomini in cerca di bottino ,gloria e blasone. Quindi Costantinopoli decise di tacitarli perseguendo una duplice strategia :
a) cercare alleati con l’imperatore germanico o presso il Papa per frenare l’avanzata normanna che nel lungo periodo poteva essere un grosso grattacapo non solo per Bisanzio ,ma anche per gli altri stati italiani ed europei;
b) sommergere i normanni con donazioni e titoli,invitarli a cercare gloria combattendo il Turco infedele e riconoscere la sovranità sui territori conquistati in cambio di un riconoscimento formale della sovranità di Costantinopoli.
Queste strategie non ebbero un grande successo poiché i Normanni erano ben consci della superiorità rispetto ai bizantini e quindi proseguirono nella conquista. Gli imperatori bizantini,non si diedero per vinti e cercarono di ammansirli con la classica strategia dell'alleanza matrimoniale,in questo caso tra gli Altavilla e la famiglia imperiale. In un primo momento Roberto il Guiscardo rifiutò la proposta fattagli da Romano IV Diogene(1068-1071),per poi acconsentire nel 1074 al fidanzamento tra Costantino Porfirogenito,erede neonato di Michele VII Ducas,con la propria figlia Olimpiade alla quale al suo arrivo a Costantinopoli gli fu attribuito il nome tradizionale di Elena(madre del fondatore cristiano Costantino I ). La deposizione dell’imperatore nel 1078 e lo scioglimento del fidanzamento ,fornì al duca normanno il casus belli per poter intervenire militarmente contro l’impero bizantino. Bisanzio capì che la presenza di questo ducato normanno sulle antiche sponde bizantine d’Italia ,che in seguito diverrà regno,rappresenterà una vera spina del fianco e un continuo pericolo che l’assillerà almeno ad occidente per tutto il XII secolo. In verità l’origine della guerra contro Bisanzio aveva motivazioni politico/militari molto più serie che risiedevano nella struttura feudale dell’organizzazione del nuovo stato normanno .La guerra contro i bizantini e la graduale erosione delle altre entità politiche del sud ,aveva condotto i cavalieri e signori normanni a perseguire lo stesso fine e pertanto a non impegnarsi in guerre fratricide. Una volta raggiunto l’obiettivo di conquista della parte continentale del Mezzogiorno,le cose non andarono per il verso giusto. Roberto il Guiscardo, esponente della famiglia dominante degli Altavilla (Hauteville) cercava di frenare le aspirazioni autonomiste degli altri signorotti normanni e ridurli a riconoscere un potere fortemente centralizzato.
Nei piani del novello duca vi era la definitiva conquista della Sicilia per la quale occorrevano denaro e chi meglio dell’oriente bizantino con Costantinopoli poteva assicurare tale bottino. La visione della conquista della grande potenza Rhomea allettò i normanni che cascarono nella trappola del Guiscardo.Le operazioni belliche,sotto la guida dello stesso duca e del figlio Boemondo, iniziarono nell’ottobre del 1081 quando i Normanni conquistarono la città di Durazzo,luogo di origine della via Egnazia , spingendosi fino in Macedonia e Tessalonica. I Bizantini ancora scossi dalla perdita degli antichi possedimenti occidentali,videro d’improvviso compromessi anche quelli balcanici da un popolo che ammiravano e allo stesso tempo temevano.
I reciproci giudizi
Il variegato e turbolento mondo normanno fu dall’XI secolo una presenza costante nella storia di Bisanzio.Grazie al loro indiscusso valore militare, essi fecero parte dei ranghi dell’esercito bizantino,accedendo anche ad alte cariche ;ammirazione e fiducia che non sempre ricambiarono con la dovuta e doverosa fedeltà. Non poche volte il loro atteggiamento ambiguo e speculatorio, pose i bizantini in serio pericolo con il nemico turco. I due popoli ebbero dell’altro giudizi a dire poco antitetici che la dicono lunga sui loro rapporti: per i bizantini ,il popolo del nord incarnava l’ideale stesso del valore militare e ciò ci è fornito,indirettamente, da una fonte autorevole come Anna Comnena la quale, nella sua opera storico/letteraria –L’Alessiade (la famosa storia del regno del padre,Alessio I (1081 –1118 )),descrisse il cognato ,il nobile bizantino Niceforo Euforbeno,con le seguenti parole: ”sapeva veramente vibrare la lancia e proteggersi con lo scudo.Visto a cavallo,non sembrava un bizantino ,ma piuttosto un Normanno. A cavallo questo giovane era effettivamente un prodigio della natura”(Alessiade,X,III,5,ed. Leib,II,p. 197). La principessa ebbe poi modo di vederli spesso a Costantinopoli sia come mercenari , commercianti e nemici dell’impero, quindi di saperne valutare le capacità. All’inverso i normanni disprezzavano gli “effeminati Graeci”(****) che consideravano imbelli e di scarse virtù militari,opinione che fa capire ancora di più l’accanimento che ebbero verso l’Impero Romano d’Oriente. Nell’ambito di tali opinioni ,i due popoli si fronteggiarono ,e gli “smidollati graeci” (preferisco Rhomei) seppero mostrare ai rudi normanni l’antico valore guerriero. Dopo la sorpresa iniziale i bizantini reagirono all’attacco normanno grazie all’intraprendenza del nuovo sovrano ,Alessio I Comneno che chiamò in suo aiuto la flotta veneziana e da un colpo di fortuna seguito dalla morte del Guiscardo e l’inizio dei conflitti tra i baroni normanni.
Morto il Guiscardo nel 1085 gli eredi del duca si diedero battaglia per subentrargli concedendo all’imperatore Alessio I qualche anno di relativa calma.
La ripresa delle ostilità
Le ostilità ripresero nel 1096 quando Boemondo,figlio del defunto duca e già distintosi durante la prima spedizione antibizantina per avere devastato la Grecia settentrionale con le sue incursioni,si presentò al basileus Comneno in qualità di crociato ,giurandogli assoluta fedeltà e con l’intenzione di riscattare l’onore cristiano guerreggiando il turco invasore. Una volta ottenuto campo libero si apprestò a conquistare i territori siriaci e nella fattispecie la città di Antiochia. Forte della sua vittoria e della naturale rapacità,il principe normanno rinnegò da buon fellone la parola data al sovrano bizantino creandosi ad hoc l’omonimo principato ed istigando gli altri crociati contro Costantinopoli. Dopo varie traversie per la difesa dei suoi possedimenti dai turchi e l’assottigliamento di uomini e sostanze tali da sostenere la sua corona,nel 1105 Boemondo partì per l’Europa occidentale,sbarcando dapprima nell’Italia meridionale per poi dirigersi in Francia.Il suo intento fu quello di reperire capitali ed uomini per promuovere una crociata a cui diede il nome di “Iter Hyerosolymitanum” per difendere le sue terre ed ovviamente il Santo Sepolcro
Ebbe la benedizione e l’autorizzazione del Papa Pasquale II che gli affiancò un legato pontificio,il cardinale Bruno da Segni.Egli riuscì ad radunare,secondo le fonti dell’epoca ,una grande quantità di uomini e di risorse ed anelava a partire il più presto possibile,ma nel suo scalpitare c’era qualcosa che insospettì gli ambienti della Curia Romana,alcuni nobile ed ecclesiastici nonché lo stesso Pontefice .A molti parve,come allo stesso Pasquale II,che le sue intenzioni non fossero così disinteressate e le basi teologiche molto discutibili.Si tendeva chiudere un occhio a che parte dell’impresa servisse a salvare il presidio occidentale di Antiochia,ma che la crociata fosse solo una scusa per depredare Costantinopoli,e regolare vecchi conti con i bizantini destava molte perplessità..
Molte erano le remore che fermarono sullo starter la crociata emolte di queste furono imputate,dal principe Normanno,ad una congiura concepita da un partito filobizantino.
Il pontefice per non smentire se stesso,concesse la partenza della spedizione che si radunò con grande spiegamento di forze navali e terrestri nel porto di Bari nel 1107 per sbarcare ad Avlona presso Durazzo il 9 di ottobre dello stesso anno.
I bizantini questa volta non si lasciarono prendere alla sprovvista ,visto anche il grande clamore che l’impresa era stata preceduta dal suo rumoroso artefice.
Alessio I Comnemo si preparò al novello scontro partecipando di persona al conflitto,occupandosi delle fortificazioni e dell’occupazione dei passi strategici parte di una seria e fruttuosa strategia che condusse l’impresa del normanno ad una fine miserevole costringendolo alla resa con il trattato di pace incondizionata di Devoli (1108),con il riconoscimento dell’autorità imperiale,la rinuncia ai possedimenti siriani e la promessa di fedeltà all’imperatore bizantino.
Si ritiro in Puglia ove vi morì nel 1111.
Guerre e bachi da seta
Questo non fu l’ultimo round del travagliato rapporto tra Impero e Normanni che divennero più ardimentosi dopo la conquista della Sicilia araba e la proclamazione del regno .Il nuovo scontro non si limitò alla solita ricerca di gloria e ricchezza con saccheggi e stragi,ma anche perseguì una vera motivazione commerciale.
Come è noto,Bisanzio aveva il monopolio della produzione della seta nel bacino del Mediterraneo,come in passato l’ebbe la Cina nel contesto mondiale.
Durante il regno dell’imperatore Manuele I ( 1143 – 1180 ),la flotta di Ruggero II nuovo re di Sicilia, conquistò l’isola di Corfù nel 1147 e saccheggiò molte città greche tra cui Tebe e Corinto, non a caso i maggiori centri serici dell’impero bizantino.
L’ammiraglio greco,Giorgio di Antiochia,deportò molti operai specializzati nel settore in Sicilia ove tale produzione era già avviata nel periodo arabo, ma che ricevette un grosso balzo di qualità tecnico ed estetico di cui che recò ne vantaggio agli ateliers siciliani a discapito di quelli bizantini.
La cosa fu accolta nella corte imperiale come un grave affronto alla potenza commerciale bizantina e all’onore romeo tanto da indurre un furente Manuele I Comnemo a distruggere ,come fu connotato dai poeti di corte, “il mostro marino”,il tiranno siculo”.L’orgoglio romeo riapparve nella riconquista dell’isola di Corfù dopo due anni dalla sua caduta in mano normanna .La morte del tiranno siculo,Ruggero II(1154),fece sì che i bizantini attuassero l’ultima spedizione verso i loro antichi possedimenti occidentali dell’Italia meridionale, attaccando la Puglia ed arrivando sino alle porte di Taranto(1155),grazie anche all’appoggio dei baroni normanni ribellatisi al potere centrale.
Guglielmo II, riorganizzò le forze regie e respinse l’esercito imperiale aldilà dell’Adriatico .Mentre le truppe di Manuale I furono costrette ad abbandonare la penisola in tutta fretta ,i ribelli vennero duramente puniti e la stessa città di Bari ne fu una delle più colpite dall’ira del sovrano.
Guglielmo II restituì da buon vicino ,nel 1185 ,la cortese visita dei bizantini(con la scusa di rimettere sul trono il defunto Alessio II)di qualche anno prima ,conquistando e saccheggiando la città di Tessalonica le cui drammatiche vicende furono narrate da un testimone di eccezione ,il grande classicista e arcivescovo della città,Eustazio di Tessalonica.
Non contenti del saccheggio e dell’ingente bottino ,i normanni si avviarono verso la conquista di Costantinopoli ,ma ,per una regola dell’alternanza di vittoria e sconfitte che contrassegnò il rapporto bellico tra gli uomini del nord e quelli d’oriente,essi vennero fermati e costretti ad una precipitosa ritirata verso lidi più sicuri.
Non solo guerre
Fino a questo punto vogliamo sottolineare le attenzioni non certo affettuose che i due contendenti si fecero in circa centocinquanta anni di rapporti non si impostarono soltanto nell’ottica della belligeranza ,ma costituì una vera interazioni di civiltà e di forze.
Come già accennato molti figli spiantati della nobiltà normanna ,cavalieri in cerca di fortuna,esiliati,delinquenti e pellegrini furono attirati dalle rive dorate del Bosforo di certo molto allettanti rispetto le lande fredde del nord Europa.Tra questi vi erano anche i figli e i nipoti del Guiscardo ,sempre bene accolti dai basilei che cercavano bravi cavalieri per difendere l’impero.
Possiamo citare alcuni esempi come quello riguardante Roberto il Magnifico,duca di Normandia, che morì a Nicea nel 1035 sulla via del ritorno da un pellegrinaggio in Terrasanta. L’imperatore Michele IV invitò i cavalieri del suo seguito a prestare servizio nell’esercito imperiale.
La presenza dei cavalieri normanni fu talmente numerosa che generò invidie, sospetti e prudenza sulla loro fedeltà all’impero. Spesso perseguivano un fine personale come capitò con la vicenda di Boemondo oppure come Roberto il Frisone che con la scusa di un pellegrinaggio a Gerusalemme voleva unirsi agli altri mercenari per farsi proclamare signore di Grecia.
Ai tanti esempi negativi si contrappongono quelli positivi come Odone dapifer della famiglia Mézidon ,che per tre anni servì gli imperatori Isacco I Comneno(1057 –1059 ) e Costantino X Ducas (1059 – 1067) in qualità di protospatario e tagmatophylax Tornato a casa fu ammirato dai suoi conterranei non solo per la ricchezza accumulata,ma anche per i modi distinti e raffinati, la padronanza della lingua greca e la sue conoscenze nel campo della medicina umana e veterinaria acquisita a Bisanzio.Vanno aggiunti i numerosi cavalieri normanni che abbracciarono la religione ortodossa ,la lingua e i costumi dei bizantini,variando anche il cognome ed imparentandosi con le famiglie aristocratiche dell’impero.Tra esse segnaliamo i Frangopolos,gli Umbertopolos,i Petralifa(da Pietro di Alife), i Raul e i Ruggerios che già nel XII secolo fanno parte dell’aristocrazia bizantina.Esempio di questa integrazione nella società nobile bizantina di queste famiglie normanne è un poema sepolcrale opera del medico costantinopolitano Nicola Callicle,dedicato alla memoria di Costantino Ruggerios ,nato in Normandia e morto a Costantinopoli:
Mia madre ,dopo aver tappezzato la terra di spade,
sulle spade mi depose,appena partorito,
mostrando a coloro che vedevano,come in simbolo,
strane fasce e un pargolo armato di spada.
Seno di battaglia ebbi,di latte(di battaglia) succhiai.
Così divenni adulto e allora arrivai ad essere novello Scipione o Scauro, o Catulo,
incendiavo,devastavo addirittura intere città
….
Questo sa Sorrento con Napoli,
l’Italia e le vicinanze di Roma;
e poiché non bastavano alle mie imprese
Bari con Brindisi e la Calabria,
valicammo arditamente l’Adriatico
….
Ma il possente ,pio,coronato
Alessio Comneno,imperatore degli Ausoni,
mi aprì il suo animo.E che altro di più?
Trovai un mare d’oro,giunsi alla gloria,fui iscritto nel rango dei Sebastoi,
ed ebbi onore da una stirpe eccelsa
e figli d’oro,dolce grappolo di vite:
e da allora le mie imprese
i Celti gridarono e gli Sciti vicino all’Istro
e i figli dei Persiani,veramente figli di morte,
e ogni popolo nemico alla terra degli Ausoni.
….
(R. Cantarella ,Poeti bizantini,Milano1992,pp. 778-781).
Il fascino della tradizione bizantina: il governo del potere e la sua rappresentazione
Il fascino di Bisanzio non colpì solo chi decise di vivere nell’impero dei romei ma anche i conquistatori dei domini italiani.La creazione di uno nuovo stato in genere implica la graduale trasformazione da una tradizione secolare ad un nuovo modello che non aveva l’esperienza di chi l’aveva preceduto. Per questo compito i governanti normanni,come secoli prima i primi barbari che si insediarono sulle rovine dell’Impero Romano d’Occidente,affidarono l’amministrazione dello stato a funzionari di tradizione greca. Prima della fondazione del regno di Sicilia,nelle varie regioni conquistate,i normanni tesero a mantenere la precedente struttura amministrativa e lingua,conservando per essi la conduzione degli affari politici e militari. Anche dopo la conquista della Sicilia,la precedente organizzazione musulmana fu sostituita da quella di tradizione bizantina. Quando Ruggero II decise di “inventare “ il regno di Sicilia ,il personale greco venne gradualmente sostituito da quello pugliese e sotto Guglielmo I da altri di origine salernitana. Durante il regno di Guglielmo II le funzioni amministrative verranno svolte in massima parte da personale di origine araba.
La marina normanna fu affidata alla grande esperienza e capacità dei comandanti greci come l’ammiraglio Giorgio di Antiochia, che nel 1147 organizzò la campagna navale contro la Grecia,oppure l’arcipirata Margarino di Brindisi,che negli anni Ottanta saccheggiò Patmo e Cipro.
L’arte e la comunicazione del nuovo potere
L’arte bizantina fu soprattutto il mezzo con cui i sovrani normanni usarono per diffondere l’immagine del loro potere inteso come alter ego nella penisola di Bisanzio.
Dell’arte bizantina furono prese in prestito(o saccheggiato) le forme ed i suoi significati che dovevano esprimere la legittimità dei nuovi conquistatori seguendo le forme estetiche di chi avevano continuamente combattuto e depredato e disprezzato.
Il modello icononografico di rappresentazione del potere espresso da Costantinopoli era allora dominante non solo nell’area mediterranea,ma anche nell’Europa settentrionale.
I rapporti tra normanni e bizantini si ripercossero globalmente sulla vita sociale del nuovo regno grazie al continuo interscambio di forze che le due civiltà attuarono sin dal loro primo contatto. Da una parte i milites normanni prestavano la loro opera – come spesso menzionato- tra le file dell’esercito bizantino ,dall’altro campo pittori ,mosaicisti bizantini accettarono i vari inviti a decorare chiese e monasteri a Montecassino,Cefalù,Palermo, Montreale , Anglona e in tante altre località per soddisfare i gusti dei nuova classe nobile meridionale che con tale forme estetica ribadiva il suo stato sociale.
Le bellissime opere bizantine si diffusero in tutto il sud e molti di essi erano sponsorizzati anche dalla famiglia degli Altavilla come in Sicilia il famoso archimandriato del San Salvatore di Messina.
Oltre alle arti vere e proprie ,la letteratura ebbe un buon impulso dalla protezione del re Ruggero II .I normanni non tagliarono di netto i rapporti con la classe intellettuale bizantina sia locale che Costantinopolitana ,poiché venivano utilizzati per le loro cultura ,capacità diplomatica e la vena polemica verso la chiesa di Roma che alcune volte fu sfruttata dai sovrani normanni in alcuni contrasti con la sede papale.Tra questi personaggi va ricordato il predicatore italogreco,il monaco Filagato Kerameus, il quale pronunciò le sue eleganti omelie nella Cappella Palatina di Palermo in presenza dei sovrani normanni.
Per ordine dello stesso re, Ruggero II di Altavilla ,un altro monaco,il canonista Nilo Doxapatre,di probabili origini costantinopolitane,scrisse un trattato di geografia ecclesiastica,destinato a contrastare certe pretese della chiesa di Roma.
Per concludere ricordiamo che per molto tempo la lingua iniziale dei duchi e dei re normanni fu il greco,gradualmente soppiantato nell’ufficialità dal latino.
La grande creazione del regno del sud non imitava la forma istituzionale dell’Impero romano d’Oriente,ma la sua rappresentazione del potere e questo sarà chiaro nell’adozione del titolo regio di rex e non di basileus e il famoso mosaico della chiesa La Martorana ,in cui riprendendo un prototipo bizantino ,il re Ruggero II è incoronato da Cristo ,quindi rappresentante non l’incoronazione di un rex ,ma di un basileus.
Note: (*) per un quadro della situazione prenormanna si rimanda ai seguenti link:
http://www.imperobizantino.it/content/view/30/2/ <../../../content/view/30/2/> articolo sulla situazione dell’Italia meridionale prima dell’avvento dei Normanni http://www.imperobizantino.it/content/view/181/2/ <../../../content/view/181/2/> articolo di Alessio su Amalfi (**) Amato di Montecassino “ Historia normannorum” ed. 1935 (***) http://www.imperobizantino.it/content/view/128/2/ <../../../content/view/128/2/> articolo su Bari bizantina (****) bisogna ricordare che il termine era usato nel medioevo in modo dispregiativo verso quelle forme più evolute di civiltà che non corrispondevano ai canoni estetici ed igienici dell’Europa occidentale ancora semibarbara.
Testi consultati:
Vera von Falkenhausen : - I RAPPORTI CON BISANZIO Errico Cozzo -“L’ORGANIZZAZIONE SOCIOPOLITICA”–Saggi inseriti nel catalogo della mostra -”I NORMANNI” – MARSILIO 1994 G. Ostrogorsky – Storia dell’impero bizantino –Einaudi 1993 J.Richard - “La grande storia delle Crociate” – 1999 Newton e Compton G.Ravegnani –“I Bizantini in Italia” – il Mulino 2004 W.Treadgold – “Storia di Bisanzio”- il Mulino 2005 Per maggiori e dettagliate informazioni sugli imperatori bizantini collegati all'argomento trattato vi rimando alla sezione .
Il numero 5 della rivista Porphyra .
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