I simboli del potere imperiale di Roma :il "Caballus lateranense"ossia Costantino ovvero Marco Aurelio.

Il Laterano fu nella Roma medievale il luogo in cui si istituzionalizzò il passaggio dall’Impero Romano al papato. L’ideologia imperiale fu l'elemento caratterizzante del sito demandata alla sintetica rappresentazione di quell’insieme di antiche sculture che tovarorno asilo e salvezza nella piazza lateranense,presenti quasi a presidiarla.Tali presenze furono costituite dal monumento equestre dell'imperatore Marco Aurelio erroneamente e fortunatamente per la sua sopravvivenza scambiato per l'imperatore Costantino ,una testa e le mani colossali della statua dello stesso Costantino ubicata in origine nell'abside della ex basilica di Massenzio,lo spinario,la lupa capitolina,la tavola della lex Vespasiani,ecc.. Tutti questi Frammenti di un mondo perduto vennero evidenziati da Magister Gregorius nel XII secolo nella " Narracio de Mirabilibus Urbis Rome" ,sottolineandone l' ambigua allusione al lavoro umano , alle arti magiche e al potere.
Immagini magnifiche,frammenti di un’idea imperiale che, per quanto ribaltata in modo positivo e a beneficio della Chiesa e del suo esercizio del potere temporale,in quel luogo ebbe l'effetto di una forte emozione visiva agendo sull'immagginario collettivo e non soltanto del popolo romano,ma anche su quello dei vari potenti che transitarono per Roma.
Magister Gregorius in merito al monumento equestre del sedicente Costantino, riportò nella sua cronaca , ben quattro tradizioni diverse.
La prima riguardò i pellegrini che vedevano in quel "caballus" Teodorico punito per le sue malefatte e pazzia.
Nella seconda Gregorius riferisce della credenza del popolo romano che vedeva in tale statua il vessillo della fede cristiana ed esattamente Costantino I.
La terza fu legata alla credenza dei chierici e dei cardinali che videro in in tale opera l'eroe Marcum o Quirino.Il primo coinciderebbe con la figura leggendaria del "gran villano del tempo dei consoli e senatori" ,che secondo una tradizione originaria dai Mirabilia, avrebbe salvato Roma dall'invasione di un re mago orientale.Il secondo sarebbe un eroe sempre del periodo repubblicano, che si immolò per salvare la città dalla peste.
Solo nel secolo XV ,ed esattamente nel 1471,nel "De Urbe Roma" di Bernardo Rucellai venne riconosciuta correttamente nell'iconografia del "caballus" la figura di Marco Aurelio anche se il fascino di Costantino continuerà ad aleggiare ancora per molto tempo(sia per motivi simbolici che politici).
Tale resistenza della tradizione del cavallo di Costantino è testimoniato da un passo degli anni 90 del XV secolo di Giuliano Dati nel quale dice "....caval di bronzo dove sta sopra un villan cavalcato / et chiamato da molte persone /el gran cavallo di magno Costantino/ma chi lo chiam non salla cagione/ne sa del testo il suo dolce latino/ma se tu vuoi saperne la ragione/quel fu quel forte e magno contadino/...".
Ognuna di queste tradizioni nacque come esorcizzazione e trionfo sul male(la presunta presenza del barbaro sotto lo zoccolo del cavallo corrispondente in origine ad un'espediente estetico/simbolico per ovviare a problemi statici - nelle statue equestri rinascimentali che si ispirarono al "caballum" risolsero il problema con una sfera- venne visto in tale chiave simbolica )inteso come paganesimo,pazzia e malattia. La statua fu usata come simbolo magico ed allegorico per un potere che sostituiva quello dei cesari trasformando la piazza lateranense nel novello foro di rappresentazione e legittimazione del suo potere .
Consultato "Storia ed uso dei modelli architettonici -Mater ecclesiarum" Curcio- Manieri Elia-Laterza
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