La riconquista del Sud
Nel VI secolo era cominciata in Italia la dominazione dell’Impero Romano d’Oriente, ora comunemente detto bizantino- da Bisanzio, l’antico nome della sua capitale, Costantinopoli. Dopo la fine dell’esarcato di Ravenna, nel 751, e lo sbarco degli Arabi a Mazara del Vallo, nell’827, la dominazione dell’Impero pareva volgere al declino, perchè l’autorità dei suoi sovrani, i basileis, si manteneva integra in pochi territori. Solo Otranto, Gallipoli e la Calabria meridionale rimanevano bizantine, mentre la Sicilia subiva la graduale conquista araba, che non risparmiava il Mezzogiorno peninsulare.
Infatti le incursioni arabe in Puglia culminarono, tra l’840 e l’847, nella conquista di Taranto e di Bari, mentre in Calabria Santa Severina, Tropea e Amantea diventarono altrettante sedi di predoni saraceni. Anche se distinti da quelli in azione in Sicilia, i nuclei arabi o saraceni presenti nelle varie parti dell’Italia meridionale costituivano una minaccia sia per quei territori ancora bizantini, sia per i confinanti principati longobardi di Benevento e Salerno.
Il tracollo dell’emirato
In difesa di tali staterelli, formalmente inquadrati nel Regno d’Italia, intervenne più volte il sovrano di quest’ultimo, Ludovico II (855-875), pronipote di Carlo Magno e ben presto anche imperatore del Sacro Romano Impero. Nell’871, egli riuscì a debellare il potente emirato di Bari, retto allora dal bellicoso Sadwan, e a restituire la città ai Longobardi di Benevento. Seppur sollecitato da Bisanzio, l’intervento del sovrano carolingio in difesa delle popolazioni cristiane del Mezzogiorno suscitava comunque la diffidenza dei basileis, successori diretti degli antichi imperatori romani e che non avevano rinunciato a riaffermare i loro diritti sull’Italia meridionale.
La riconquista fu opera soprattutto di Basilio I (867-886), fondatore di una delle più illustri dinastie bizantine, la Macedone. Egli la intraprese per liberare il Mezzogiorno dagli Arabi, prevenirne l’espansione al di là dell’Adriatico nelle province balcaniche di Bisanzio e limitare l’area di influenza e di egemonia dell’impero antagonista d’Occidente, il Sacro Romano Impero. Perciò nell’868 inviò una flotta al comando dell’ammiraglio Niceta Orifa che, dopo aver liberato con l’aiuto di navi Veneziane Durazzo da un assedio navale arabi, si spinse fin nelle acque di Bari. Bisanzio riacquistava così il dominio dell’Adriatico lungo le coste pugliesi: il che permetteva alla spedizione terrestre di Ludovico II di annientare l’emirato di Bari. Malgrado il comune nemico, non ci fu cobeligeranza tra i due imperi, il bizantino e l’occidentale, ma solo un certo coordinamento fra le rispettive operazioni di mare e di terra.
Basilio I seppe comunque trarre vantaggio dalla situazione determinatasi dal crollo dell’emirato di Bari nell’871. Due anni dopo inviò in Puglia il precettore, o bajulus, di uno dei suoi figli, il primicerio Gregorio, che ottenne nell’875 la sottomissione dei Longobardi di Bari al basileus e avviò poi il consolidamento bizantino nella regione. In carica fino all’885, egli ebbe inoltre un ruolo notevole nelle contemporanee trattative diplomatiche col Papato e i principati longobardi.
Una vittoria importante
Intanto la riconquista proseguiva con la spedizione contro gli Arabi di Taranto, i quali nell’880 furono vinti dalle truppe bizantine al comando del protovestiario Procopio, caduto in battaglia, e dello stratego Leone Apostippe. Una vittoria importante, questa, sia perchè toglieva la città a dominatori forti di una presenza ormai quarantennale e – in ultimo – di legami con i correligionari di Sicilia, sia perchè segnava un’inversione di tendenza dopo l’espugnazione araba di Siracusa nell’878. Il teatro delle operazioni belliche si estendeva perciò alla Calabria, soprattutto per evitarle la stessa sorte toccata alla Sicilia, ove la caduta del capoluogo, Siracusa, sanciva il tracollo del dominio di Bisanzio. In Calabria la controffensiva agli Arabi – presenti nelle tre cittadine di Santa Severina, Tropea e Amantea, o in Sicilia – si congiungeva a operazioni volte, come in Puglia, a sottomettere i Longobardi e ad annettere i territori che essi avevano tolto ai Bizantini fin dalla seconda metà del VI secolo.
I successi dell’ammiraglio Basilio Nasar con la sua flotta, nei mari di Grecia, Calabria e Sicilia, furono il preludio della più brillante spedizione del più celebre generale dell’epoca, Niceforo Foca detto il Vecchio per distinguerlo dal nipote, il basileus Niceforo II Foca (963-969).
Rampollo di una delle maggiori casate bizantine ed eroe celebrato per le sue epiche gesta, il generale nell’885-886 riconquistò Santa Severina, Tropea e Amantea, permettendo ai rispettivi invasori saraceni il ritorno in Sicilia e nelle altre terre d’origine. Durante l’assedio di Amantea, fu raggiunto dalla notizia della morte di Basilio I e dall’ordine di rientrare a Bisanzio disposto dal nuovo basileus Leone VI il Saggio (886-912).
Tuttavia Niceforo Foca il Vecchio portò a termine la campagna con l’annessione dei territori longobardi della Calabria, cioè di quasi tutta l’odierna provincia di Cosenza, e della Basilicata, e con la riunificazione di questi alle restanti parti ormai sotto la sovranità dei basileis. Il Mezzogiorno tornava in tal modo quasi tutto bizantino.
Progetto incompiuto
La restaurazione della sovranità dell’Impero d’Oriente poteva considerarsi conclusa con la fine del regno di Basilio I. Proseguiva comunque sotto Leone VI con la temporanea occupazione di Benevento, prima sede storica dei Longobardi meridionali. Infatti Bisanzio mirava alla completa annessione della nazione longobarda, superstite nella cosiddetta Longobardia minore estesa fino a Capua e Salerno. Proprio in vista di tali annessioni fu allora istituito il Tema di Longobardia, i cui primi strateghi, Simmatichio e Giorgio, tra l’891 e l’894 risedettero a Benevento. Ma il progetto di ulteriore espansione rimase incompiuto, sicché i successivi strateghi si stabilirono a Bari, destinata ad esser loro sede definitiva oltre che capitale sia del Tema di Longobarda sia di tutto il Mezzogiorno bizantino. Perciò il tema di Longobardia finì ben presto col coincidere con la Puglia e la parte confinante della Basilicata.
Quindi, ancor prima della fine del IX secolo, i territori meridionali sotto la sovranità dei basileis ricevettero l’assetto destinato a durare, sia pur con ulteriori modifiche, fino alla conquista normanna, conclusa nel 1071 col ritiro dei Bizantini da Bari e col definitivo tracollo della loro plurisecolare dominazione in Italia. Anche la Calabria, originariamente ducato del Tema di Sicilia, fu di lì a poco costituita in tema : diventava anzi l’avamposto cristiano bizantino dirimpetto all’isola ormai in mano araba.
La riconquista bizantina portò appunto al rafforzamento della frontiera cristiana col mondo arabo e, nel contempo, all’unificazione in seno alle medesime province, o temi, di popolazioni di antica e radicata grecità, presenti soprattutto nella Calabria meridionale, bizantina sin dal VI secolo, con altre di tradizione latina e longobarda, prevalenti invece nei territori di nuova conquista nella Calabria settentrionale e ancor più in Basilicata e in Puglia. Poiché le prime popolazioni si riconoscevano nella Chiesa greca, soggetta a Costantinopoli fin dall’VIII secolo, e le seconde nella Chiesa latina, dipendente invece dal papa, ne conseguiva la coesistenza delle due diverse tradizioni cristiane.
Il controllo del territorio
L’impegno bellico di Bisanzio si esaurì tra IX e XI secolo : bastò tuttavia a garantire il successo della riconquista e a dare ulteriore slancio alla riconquista dei basileis, sorretta principalmente dal sistema di governo provinciale e di controllo del territorio. Grazie a tale sistema, l’egemonia dell’Impero d’Oriente uscì indenne dalle crisi e dalle minacce successive, che si rivelarono perciò temporanee anche se costituite, tra X e XI, da ripetute incursioni arabe, laceranti crisi interne fra Bizantini e Longobardi e nuove spedizioni e rivendicazioni da parte della dinastia degli Ottoni, sovrani del Sacro Romano Impero. Il sistema di governo provinciale fu perfezionato, in pieno X secolo, con l’unificazione dei Temi di Calabria e Longobardia sotto un unico governatore, il catepano, di stanza a Bari. Esso comunque si sorreggeva sulla rete di città o microcittà fondate, o rifondate, col favore e per iniziativa delle autorità, l’imperatore o i suoi rappresentanti in provincia, per tutelare gli insediamenti sparsi sul territorio.
Si chiamava kastron la città, o microcittà, provvista di fortificazioni : esso veniva edificato per proteggere non solo gli abitanti e i rappresentanti del potere, ma anche la popolazione delle campagne che vi si rifugiava in caso di assalto nemico. Quindi il kastron bizantino nasceva e serviva come luogo di protezione per la comunità cittadina e rurale : non era affatto strumento e simbolo dell’oppressione di essa, come sarebbe avvenuto in epoca feudale e normanna, quando il termine avrebbe potuto indicare il castello, sovrastante il centro abitato e residenza del signore.
Un vuoto da ricolmare
Ripopolamento e fondazione o rifondazione accompagnarono la riconquista, come del resto le precedenti fasi del dominio bizantino. Per colmare il vuoto demografico determinato dalla deportazione in Africa degli abitanti di Ugento nell’876, Basilio I rifondò Gallipoli nel sito insulare di Sant’Andrea e la ripopolò con oriundi di Eraclea Pontica. Altrettanto fece Niceforo Foca il Vecchio, lasciando che i suoi prigionieri e soldati, greci armeni e orientali, colonizzassero le terre di nuova conquista. Non sappiamo se il kastron calabrese di Niceforo, Rocca Niceforo in età normanna e oggi Francavilla Angitola, prendesse nome dal generale. Sappiamo che, dopo la sua riconquista, Santa Severina acquisì maggiore risalto, come evidenziano la promozione a sede metropolitica e i monumenti tuttora conservati, fra i quali il cosiddetto Battistero. Altrettanto avvenne per Nicastro, Neokastron, preposta al Lametino come centro abitato e sede vescovile.
Si suole chiamare seconda colonizzazione bizantina questa campagna avviata alla fine del IX secolo e volta a ripopolare terre anche con trapianti di Slavi, a creare nuovi insediamenti, a consolidare le antiche città e a rifondarne di nuove. Il merito di averla non solo avviata ma anche proseguita spetta alla dinastia Macedone, al potere fino al tempo della conquista normanna e mentre, dappertutto nell’Italia meridionale bizantina, sorgevano nuove città o risorgevano le antiche. Dalla rifondazione di Gallipoli e Santa Severina si ebbe un susseguirsi di analoghe iniziative coronate, intorno al 965, dalla rifondazione di Taranto e, nell’XI secolo, da quelle di Troia, Reggio Calabria, Oppido Mamertina, divenuta Sant’Agata per i Bizantini, e Catanzaro. Dai catepani, in particolare da Basilio Bojoannes, del resto, avrebbe preso il nome di Capitanata l’area pugliese da loro ripopolata con la fondazione di nuove città.
Merita quindi attenzione il periodo storico inaugurato dalla riconquista intrapresa per volere di Basilio I: grazie alla fondazione e rifondazione di città venne allora definito il paesaggio che, nei secoli seguenti, avrebbe distinto l’intero Mezzogiorno.
Filippo Burgarella
Ordinario di Storia bizantina all’Università della Calabria
(da Medioevo n° 8 Agosto 2001)
ad integrazione di questo articolo è stato chiesto di pubblicare da parte delle Volontarie SCN Pro loco "Rocca Angitola" di Maierato (VV) Malta Rosa e Maruccio Marialisa, quanto segue. Chiaramente abbiamo accettato immediatamente.
" Gentile associazione,
sfogliando le pagine del vostro sito ci siamo accorte di una imprecisione che vi invitiamo a riconsiderare.
Nella pagina web "Bisanzio e il Sud Italia - La riconquista del Sud", paragrafo "Un vuoto da ricolmare", a cura di Alessio Cittadini, viene detto: "Non sappiamo se il kastron calabrese di Niceforo, Rocca Niceforo in età normanna e oggi Francavilla Angitola...".
In realtà, Rocca Niceforo, oggi meglio conosciuta come Rocca Angitola, è un'antica città abbandonata i cui resti sorgono su un'altura nel territorio di Maierato. Non si tratta quindi di una città ricostruita, ma diruta, studiata recentemente dalle Università di Reggio Calabria, Salerno e Pisa.
Alleghiamo fotografia.
Ci auguriamo che la nostra indicazione vi possa essere utile.
Distinti saluti."
rocca angitola
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