L’Imperatore Michele III e la battaglia di Campo del Vescovo (863 d.C.)
di George Huxley
A cura di Mirko Rizzotto
In questo fondamentale intervento, il prof. Huxley, confrontando per la prima volta fonti arabe e bizantine, ricostruisce nella sua interezza la campagna dell’emiro Omar dell’863 d.C. in Anatolia: ne esce un quadro infinitamente più lusinghiero – e realistico – per l’Imperatore Michele III, i cui meriti erano stati taciuti dalla storiografia successiva, a lui ostile (N.d.T.)
I quattro libri di Genesio trattano della storia bizantina dall’ascesa al trono di Leone l’Armeno alla morte di Basilio I. Nel IV libro Genesio include un racconto della sconfitta subita da Petrona, zio dell’Imperatore Michele III, da parte dell’irriducibile Omar Ubaid Allah al Aqta di Melitene . Secondo lo storico, Omar (gr. [Amer, arab. ‛Amr) invase il tema armeniaco ed avanzò sino alla costa di Amisos, dove – non potendo procedere ulteriormente – ordinò che il mare fosse battuto con delle verghe (qui Genesio fa un paragone con l’atteggiamento di Serse sull’Ellesponto).
L’Imperatore, essendo sgomentato dal numero di prigionieri presi da Omar, affidò a Petrona il comando del tagma delle Scholae con l’ordine di attaccare il nemico. Quando la notizia dell’imminente attacco raggiunse Omar, i suoi subordinati gli suggerirono con urgenza di ritirarsi nel suo territorio, e di combattere solo nel caso le forze bizantine lo avessero invaso; ma l’emiro, dichiarando di non essere un codardo, decise di avanzare incontro a Petrona e alla sua armata. I due eserciti si accamparono a distanza ravvicinata nel distretto abisiano, sito fra il tema di Paflagonia e quello Armeniaco, con una montagna che li divideva, in una località chiamata Porson (Povrswn). Entrambe le armate tentarono di occupare il monte, e nella battaglia che ne seguì Omar venne ucciso. Le sue truppe vennero messe in fuga, e suo figlio, assieme a cento uomini, attraversò il fiume Halys, ma il merarca (hypostrategos) Macario li intercettò a Charsianon, cosicché non vi furono sopravvissuti che potessero portare ai Saraceni la notizia della sconfitta.
Fatta eccezione per un dettaglio, il racconto di Genesio è intrinsecamente attendibile (potrebbe benissimo essere stato desunto da una perduta Vita di Petrona ). Omar sarebbe avanzato da Amisos verso occidente, incontrando poi Petrona ai confini tra la Paflagonia ed il tema Armeniaco – in un luogo, dunque, sito da qualche parte ad ovest del basso corso del fiume Halys. Il luogo era chiamato Porson. Dopo la sconfitta di Porson, il figlio di Omar si ritira verso oriente, o a sudest, attraversando l’Halys nei pressi di Charsianon. Il solo dettaglio incongruente è l’asserzione secondo cui le due armate si sarebbero incontrate nel territorio abisiano , a 500 miglia da Amisos (ajpov jAminsou~ wJsei; mivlia fæ); nessun punto del confine tra Paflagonia e tema Armeniaco è così distante (ben 500 miglia) dalla strada per Amisos, ed è chiaro che l’aggettivo numerale è stato erroneamente tramandato, cosicché ræ (100) è la correzione più probabile .
Proprio come Genesio, l’autore dei primi quattro libri dell’opera conosciuta come Teofane Continuato ha dedicato il proprio scritto all’Imperatore Costantino Porfirogenito. Il “Continuatore” si è servito di una fonte diversa, e l’ha combinata con una leggenda agiografica. La leggenda racconta che Petrona, prima della battaglia, quando si trovava ad Efeso come generale del tema Tracesico, fu rassicurato sull’esito dello scontro da Giovanni, un monaco del monte Latros (l’attuale Latmos); non molto tempo dopo la sconfitta di Omar, la leggenda aggiunse che Petrona avrebbe rapidamente seguito il suo consigliere spirituale all’altro mondo .
MAPPA DELL’ANATOLIA
Non abbiamo bisogno in questa sede di soffermarci sull’aggiunta agiografica . Il fatto più rilevante è che – sebbene il “Continuatore” segua una fonte diversa – il suo resoconto della battaglia è topograficamente combaciante con il racconto di Genesio. Petrona scopre che Omar si è accampato in un luogo naturalmente difendibile chiamato Poson (Povswn). Qui un fiume chiamato Lalacaone fluiva da nord a sud, e sempre qui si trovava un grande prato chiamato, nel dialetto locale, Gyris o Gyrin (Gu'rin). Il comandante romano d’Oriente, determinato ad ottenere la resa del nemico – e assieme a lui i generali dei temi Armeniaci, dei Bucellarii, di Colonea e di Paflagonia – era accampato a nord; quelli dei temi Anatolici, di Opsikion e di Cappadocia, erano posizionati a sud, assieme delle kleisourai di Seleucia e di Carsianon, mentre Petrona stesso, con i quattro tagmata imperiali di Tracia e di Macedonia aveva preso posizione ad ovest. Gli uomini del tema Tracesico erano assieme al loro generale Petrona.
Quando Omar si avvide di essere sconfitto, chiese ad un prigioniero il nome del luogo, del campo e del fiume. Il prigioniero rispose Ptwvswn, Lalakavwn e Gu'rin. Omar – a cui l’inventore del dialogo attribuì una supposta e fluente conoscenza della lingua greca – interpretò subito quei nomi come un presagio a lui funesto, dandogli il significato di “caduta” (ptw'siı) e di “rovina del suo esercito” (laou' kavkwsiı) e “circondato” (gurisqh'nai). Di questi nomi, Porson o Poson sono comuni sia a Genesio che al “Continuatore”, e Lalacaone, quale luogo della battaglia, si trova nel Logoteta , ma nessuna località chiamata Lalacaone o Poson può essere identificata con certezza .
Omar combatté disperatamente anche se caduto nella trappola tesagli da Petrona, ma venne ucciso, e suo figlio – che era fuggito – fu intercettato dai kleisourarches di Charsianon.
Così la topografia della battaglia è più dettagliata nel Teofane Continuato che non in Genesio, ma questo elemento non contraddistingue particolarmente il racconto di Genesio. L’episodio delle truppe che da Charsianon si erano accampate a sud è coerente con la successiva localizzazione della battaglia, che avrebbe poi avuto luogo in una zona a nord di Charsianon, come in Genesio. Il “Continuatore” non afferma, come fa Genesio, che Omar avanzò da Amisos per incontrare Petrona, e secondo il Logoteta, Petrona, comandante in capo (assieme a Nasar, che lo era dei Bucellarii), intrappolò Omar a Lalacaone durante la sua ritirata: lochvsanteı th;n th'ı uJpostrofh'ı aujtou' sunantw'sin aujtw/' eijı to;n Lalakavwna ; ma non c’è niente nelle parole del Logoteta che suggerisca che la battaglia di Lalacaone sia da situare lontano da Amisos: egli non menziona affatto Amisos in questo passo (la menzione immediatamente precedente di Omar a Sinope si riferisce ad una precedente campagna). Una variante degna di nota nel Logoteta e che un kovmhı sconfigge l’emiro in fuga . In Genesio e nel Teofane Continuato è il figlio dell’emiro che fugge dalla trappola e viene catturato in seguito.
Possiamo dunque concludere che la storiografia dell’età del Porfirogeneto era, nonostante alcune variazioni ed enfasi intorno a certi dettagli, unanime nel localizzare la battaglia fra Petrona ed Omar ad ovest dell’Halys, nei pressi del confine fra il tema di Paflagonia e quello Armeniaco. Questa conclusione fu tuttavia respinta da J.B. Bury, che, in una discussione sulle campagne arabo-bizantine dell’838, sostenne che la battaglia dell’863 fu combattuta in un luogo conosciuto dagli scrittori arabi come Mardj-al-Uskuf (“Il Campo del Vescovo”) . Egli propose di localizzarlo in una località (Nazianzo) o in un distretto (che si estendeva da Nazianzo all’Halys, forse non lontano da Nissa) in Cappadocia. Possiamo concordare con Bury che Mardj-al-Uskuf si trovi da qualche parte in Cappadocia, a sud dell’Halys, come anche dimostra il resoconto della campagna dell’838 dato da Ţabarī. Secondo Ţabarī, Al Mu‛taşim ordinò ad Ašinās di entrare in territorio bizantino attraverso la strada delle Porte Cilice. Ašinās partì il 19 giugno. L’avanguardia del Califfo lo seguì, e Mu‛taşim stesso partì il 21 giugno. Quando Ašinās arrivò al Campo del Vescovo, gli giunse una lettera di Mu‛taşim – che si trovava ad Al Maţāmīr – in cui lo avvertiva che l’Imperatore (Teofilo) lo attendeva alla testa dei suoi, e che intendeva cogliere di sorpresa le sue forze mentre attraversava il “Lāmis”. Ašinās ricevette dunque l’ordine di attendere al Campo del Vescovo . Dal momento che gli invasori erano avanzati nel settentrione attraverso la Cappadocia, il nome di un fiume qui chiamato Lāmis (Lamos), così lontano dalla frontiera arabo-bizantina, nella Cilicia occidentale, non può essere corretto. Lāmis è un errore per Halys , ed è chiaro che Ašinās si trovava a poco più di due giorni di marcia davanti a Mu‛taşim, il quale poteva agevolmente farlo raggiungere da un messaggero partito da Al Maţāmīr. Al Maţāmīr era un distretto in cui si trovavano alcune cittadelle sotterranee, a nord di Tiana, nella Cappadocia meridionale. Il racconto di Ţabarī dimostra che il Campo del Vescovo non poteva essere lontano da Al Maţāmīr, ed è impossibile che Ţabarī reputasse Mardj-al-Uskuf lontana dalla Cappadocia, al confine fra i temi Paflagonico ed Armeniaco. Bury, tuttavia, accettò la distanza di 500 miglia che si trova in Genesio, respinse il suo riferimento al confine fra i temi Paflagonico e Armeniaco e concluse che Petrona avesse combattuto contro Omar di Melitene in Cappadocia, da qualche parte a sud di Nissa. Tenendo conto del gran numero di miglia che separano quest’ultima località da Amisos – 500, secondo il testo non emendato di Genesio – Bury suppose che Omar avesse seguito una tortuosa strada che correva lungo la costa meridionale del Mar Nero .
H. Grégoire, se da un lato concordò con Bury che Campo del Vescovo era indicato da Ţabarī – e anche dal geografo Ibn Khurdādbih – e situato in Cappadocia, dall’altro sostenne che il racconto di Genesio era corretto, e che la battaglia tra Petrona ed Omar doveva essere stata combattuta sulla frontiera dei temi Armeniaco e Paflagone. Grégoire credeva inoltree che fosse rimasta memoria della battaglia nella descrizione di un accerchiamento degli Arabi fatto dai Bizantini nel Digenes Akrites; nel racconto epico si diceva che questo combattimento aveva avuto luogo a Malakopia-Melegob (nei pressi di Nazianzo), e Grégoire arguì – con poca plausibilità – che l’ambientazione della storia era stata confusamente trasferita dai confini tra Paflagonia e Cappadocia ad un monte chiamato Mala, presso Gangra e Malakopia, in Cappadocia . È tempo di abbandonare queste fragili ipotesi e di guardare nuovamente alle fonti.
Ya‛qūbī, che morì alla fine del IX secolo, e che era quindi contemporaneo alla campagna dell’863, ne dà una breve descrizione. Egli racconta che Musta‛īn inviò, nell’anno dell’Egìra 249 (863/4), Ğa‛far al Khayyāţ a compiere una spedizione estiva. Con Ğa‛far c’era anche Omar, governatore di Melitene. Quando essi entrarono in territorio greco, Omar domandò a Ğa‛far il permesso di procedere davanti a lui. Omar era alla testa di 8.000 uomini. Il nemico lo circondò, e lui e le sue forze vennero sconfitti.
Lo segue cronologicamente da vicino Ţabarī, che morì nel 923. riguardo all’anno 249 dell’Egìra egli scrisse che tra gli eventi accaduti in quell’anno era da annoverare una campagna estiva di Ğa‛far ibn Dīnār. Egli occupò un luogo fortificato e anche Al Maţāmīr. Omar gli chiese il permesso di marciare contro un certo paese dei Greci. Il permesso gli fu accordato, ed Omar partì, prendendo con lui alcuni uomini di Melitene. Il riferimento ad Al Maţāmīr e la precisazione di Ya‛qūbī secondo cui Ğa‛far aveva portato Omar con sé, dimostrane che le due armate erano avanzate insieme attraverso le Porte Cilice prima che Omar avesse intrapreso per proprio conto una marcia in direzione nord, partendo dai dintorni di Al Maţāmīr, a settentrione di Tiana. Bury suppose con ragionevolezza che Ğa‛far potrebbe essere stato governatore di Tarso.
Ţabarī continua: “Egli [Omar], incontrò l’Imperatore, che era accompagnato da un gran numero di Bizantini, in un luogo chiamato Al Arz [o ‛-rz’ ], a Mardj-al-Usquf. Ingaggiò con le sue truppe una feroce battaglia, e molti caddero da entrambe le parti”. Dunque Omar combatté contro l’Imperatore Michele III a Campo del Vescovo in Cappadocia, dopo che l’emiro si era separato da Ğa‛far ed era avanzato a nord di Maţāmīr. La battaglia fu durissima, ma non c’è menzione che Omar morì nel corso della campagna. Al contrario, l’Imperatore non riesce a contenere la sua avanzata.
È abituale, nei cronisti arabi, passare in modo improvviso dal racconto di un evento ad un altro, come Bury stesso riconosceva discutendo l’invasione dell’838. Avendo le dure perdite di Michele III e di Omar nella battaglia di Campo del Vescovo, Ţabarī salta allo scontro successivo: “Poi i Bizantini, in numero di 50.000, lo circondarono e uccisero Omar assieme a un migliaio di Musulmani” . Secondo Ya‛qūbī, i mille erano invece i sopravvissuti degli 8.000 che eran0o stati sotto il suo comando quando l’emiro si era separato da Ğa‛far. Dunque Ţabarī descrive due battaglie, non una soltanto come Bury e Grégoire avevano supposto. La prima era stata tra Omar e Michele III in Cappadocia; nella seconda Omar fu circondato con i resti delle sue forze. Dalle fonti greche sappiamo qualcosa solo della seconda.
Possiamo ora ricostruire l’ordine degli eventi accaduti nell’863 in Asia Minore. Ğa‛far e Omar, dopo aver unito le loro forze a Tarso, avanzarono attraverso le Porte Cilice. Essi si accamparono insieme ad Al Maţāmīr, e poi divisero l’esercito. Omar avanzò verso Mardj-al-Uskuf, dove fu intercettato dall’Imperatore. Michele III, nel corso di un’azione di disturbo, annientò gran parte delle forze di Omar, ma subì durissime perdite, e non fu più in grado di bloccare la sua avanzata. Omar raggiunse la costa ad Amisos, e poi si volse ad occidente, contro il parere dei suoi ufficiali, per poter intercettare Petrona ai confini del tema Armeniaco e della Paflagonia. L’emiro fu circondato dalle forze imperiali ed ucciso. Suo figlio fuggì, tentando di riguadagnare la patria attraversando l’Halys , ma venne sopraffatto ed ucciso. Dunque in questo caso non abbiamo un disaccordo fra le fonti greche ed arabe riguardo alla topografia della campagna di Omar. Vi fu una battaglia a Campo del Vescovo, e vi fu un’altra battaglia a Lalacaone , al confine tra tema Armeniaco e Paflagonia. In quest’ultima località, la maggior parte degli eserciti tematici e tagmatici riuniti era stata posta sotto il comando di Petrona, e ciò non stupisce, dato che l’Imperatore aveva combattuto duramente nel corso della prima battaglia.
La damnatio memoriae dell’Imperatore Michele III, perpetuata da Genesio e dal “Continuatore” a vantaggio di Costantino Porfirogenito, richiedeva che il merito del successo dell’863 fosse ascritto al solo Petrona, o a Petrona e a Giovanni di Latros. Ma la parte di gloria dell’Imperatore Michele non era stata interamente dimenticata a Bisanzio: in un’opera dello stesso Porfirogenito, il De Ceremoniis, sono stati preservati alcuni Akta in onore della vittoria sull’emiro, e nell’inno all’Imperatore trionfante è data la giusta ricompensa in lodi, assieme alle due Auguste (sua madre Teodora e sua moglie Eudocia):
Salve Imperatore, gloria dei tuoi uomini!
Salve Imperatore, grazie a cui Omar è prostrato!
Salve Imperatore, vincitore di Omar!
Dio ti conservi nella porpora per gloria e la salvezza dei Romani,
con la venerata Augusta nella porpora!
Che Dio esaudisca le nostre preghiere!
Note bibliografiche
GENESIO, ed. C. Lachmann, Bonn 1834, 94,1-97,8.
P. KARLIN-HAYTER, Byzantion 41, 1971, p. 494.
ejn tw/~ jAbisianw/~. Secondo GRÉGOIRE, questo sarebbe il testo corretto (Byzantion, 5, 1920/30, p. 346), ma LACHMANN (p. 96, 6) riporta ejn tw/~ jAbusianw/~. Una connessione con [Ebissa non è certa.
H. GRÉGOIRE, Byzantion, 8, 1933, p. 536.
TEOFANE CONTINUATO, Cronaca, IV, 25 (180, 13 ; 181, 4 e 183, 13; 184, 10), ed. di I. Bekker, Bonn 1838.
Nel Teofane Continuato, l’eremita Giovanni di Latros incontra Petrona per la prima volta ad Efeso, poco prima della battaglia contro Omar, e rassicura il generale sulla certa assistenza divina se avesse fatto dipingere l’immagine dell’apostolo Giovanni sugli scudi dei suoi soldati (pp. 180, 14 e 181, 12 dell’edizione Bekker). Secondo la Vita di sant’Antonio il Giovane, tuttavia, sant’Antonio, il cui nome originario sarebbe stato Giovanni, avrebbe rivestito per qualche tempo il ruolo di padre spirituale di Petrona, quando più tardi egli avrebbe avuto il comando della spedizione contro gli Arabi. L’Imperatore aveva ordinato a Petrona, in quanto comandante del tema Tracesico, di allestire solo una campagna difensiva, e di non confrontarsi con il nemico in una battaglia campale. Sant’Antonio andò da Petrona ad Efeso, e gli assicurò che Omar ([Ambroı) non avrebbe più potuto rivedere la Siria, se Petrona avesse marciato contro di lui nel nome del Signore e cantando il quarto canone di san Nicola (Vita, 14-15, ed. di F. Halkin, Analboll, 42, 1944, pp. 187-225, nonché 218-220). In un’altra versione agiografica, san Giorgio di Mitilene predisse a Petrona che la vittoria gli avrebbe arriso vent’anni dopo, contro l’Assiro Ammor (cioè Omar/‘Amr): Analboll, 18, 1899, p. 252. Nel caso di sant’Antonio, egli era stato in precedenza governatore ejk proswvpou del tema dei Cibirreoti; è quindi possibile che il consiglio che egli diede a Petrona a Efeso – se mai glielo diede – fosse di natura più militare che spirituale. Per il governatorato di sant’Antonio si veda F. HALKIN, art. cit., p. 188. In SCILITZE, Petrona visita Giovanni a Latros (cfr. ed. di J. Thurn , Berlin/New York 1972, p. 100, 2). Come nel Teofane Continuato, il Petrona della Vita di sant’Antonio muore in un lasso di tempo molto prossimo alla dipartita del proprio padre spirituale Antonio (17-18, pp. 220-221, ed. Halkin). Il dettagliato resoconto della battaglia potrebbe probabilmente essere stato suggerito al “Continuatore” dagli archivi imperiali del Porfirogenito.
GIORGIO MONACO (CONTINUATO), 825, 3 (con TEOFANE CONTINUATO, op. cit., supra, n. 5).
GRÉGOIRE fa rivolgere l’attenzione al fiume Halmyros, che scorre a sud; quest’ultimo fluisce ad est di Ganga e molto vicino al confine fra il tema Armeniaco e la Paflagonia; è menzionato nella Vita di sant’Ipazio di Gangra (Byzantion, 8, 1933, pp. 538-539). Ma la proposta di Grégoire di unire Jalmurovı con Lalakavwn attraverso aJlukovı non è di aiuto. Curiosamente, Scilitze scambia i nomi del fiume e del campo (p. 100, ed Thurn).
825, 1-4, Bonn. Nasar è inoltre menzionato con Petrona nella battaglia di Lalacaone da LEONE GRAMMATICO, p. 238, 21, Bonn 1842.
GIORGIO MONACO (CONTINUATO), 824, 12, Bonn. Per la tendenza delle spedizioni arabe in Anatolia di raggiungere la costa, si veda H. AHRWEILER, L’Asie Mineure et les invasions arabes, “Rhist” 227, 1962, 8-10, ora in Etudes sur les structures administratives et sociales de Byzance, Variorum 9, London 1971.
Mutasim’s March through Cappadocia in A.D. 838, “JHS” 29, 1909, pp. 120-129.
ŢABARĪ (trad. francese, pp. 295-296), in VASILIEV, op. cit., infra, n. 13.
BURY, art. cit., supra, n. 11, pp. 122-123. M. CANARD, in A.A. VASILEV, Byzance et les Arabes, I, a cura di H. Grégoire e M. Canard, Bruxelles 1935, rist. 1959, p. 412, è del parere che “Lāmis” mascheri il nome del fiume Halys; di fatto Al Mu‛taşim avrebbe potuto non aver bisogno di attraversare l’Halys, nel percorso che da Al Maţāmīr conduceva al suo obiettivo, Ancira; ma gli ordini originariamente impartiti ad Ašinās, e più tardi revocati dalla lettera inviata da Mu‛taşim ad Al Maţāmīr, dicevano di attendere a Campo del Vescovo, dove forse sarebbe stato possibile ricongiungersi, una volta attraversato l’Halys, e di non avanzare direttamente su Ancira.
Art. cit., supra, n. 11, p. 128.
E. TRAPP, Digenes Akrites, Wien 1971, G 675, E 495, Z 920.
GRÉGOIRE, op. cit., supra, n. 4, pp. 534-539, idem, in VASILIEV, op. cit., supra, n. 13, p. 252. Si veda inoltre GRÉGOIRE, Byzantion, 5, 1929/30, p. 339. È alquanto improbabile che la menzione di un accerchiamento a Melegob nel Digenes Akrites richiami l’accerchiamento di Omar. Nel poema epico è Mousour/Giovanni, padre di Digenes, che sfugge ad un accerchiamento a Malakopia-Melegob, ma Omar era rimasto invece intrappolato, ed il poema epico lo ricorda adombrato nel personaggio di Ambrone, il nonno materno di Mousour/Giovanni: si veda GRBS 15, 1974, p. 319 e 322-323.
YA‛QŪBĪ (trad. francese), in VASILIEV, op. cit., supra, n. 13, p. 277.
ŢABARĪ in VASILIEV, op. cit., supra, n. 13, p. 325. riguardo alla divisione delle forze, è degno di nota che la Vita di sant’Antonio il Giovane, par. 14, ed. di Halkin (cfr. supra, n. 6), riferisca di due corpi di spedizione degli Israeliti senzadio (duvo fossa''ta tw'n ajqevwn jIsmahlitw'n), in connessione con la storia di Petrona e del santo.
A History of Eastern Roman Empire, London 1912, p. 283, n. 1.
Per il testo si veda BURY, art. cit., supra, n. 1, p. 128.
Art. cit., supra, n. 11, p. 121.
ŢABARĪ, loc. cit., supra, n. 18.
SCILITZE (p. 100, 55, ed. J. Thurn), dice che egli stava facendo la strada per Melitene, una ragionevole ipotesi.
Un ufficiale, il cui nome di famiglia era Lalacaone, era strathgovı del tema Armeniaco al tempo dell’Imperatore Leone VI (cfr. COSTANTINO PORFIROGENITO, De administrando Imperio, 45, p. 206, 47, M.-J.); il nome potrebbe avere una connessione con l’omonima località, come suggerisce BURY, art. cit., supra, n. 11, p. 125, n. 20. W.M. RAMSAY, The Historical Geography of Asia Minor, London 1890, p. 77 e mappa a fronte, p. 196, ha proposto di identificare il fiume Lalacaone con un corso d’acqua meridionale affluente dell’Halys, tra Gangra e Andrapa. Ciò potrebbe adattarsi abbastanza bene con la distanza di rj miglia da Amisos, nel testo emendato di Genesio (LACHMANN, p. 96, 6).
COSTANTINO PORFIROGENITO, De Ceremoniis, I, pp. 332-333, Bonn 1829. si veda inoltre BURY, op. cit., p. 284, supra, n. 19, e eundem, EHR 22, 1907, p. 434, sugli [Akta ejpi; megistavnw/ ajmeira~/ ejn polevmw/ hJtthqevnti kai; ajnaireqevnti. Curiosamente assente dai resoconti greci e arabi della lotta dell’863 è l’alleato di Omar, il leader pauliciano Carbea di Tephrike, che poteva tuttavia anche essere stato in punto di morte in quel tempo. Cfr. P. LEMERLE, Travaux et Mémoires, 5, 1973, pp. 95-96. Né Genesio né Teofane Continuato menzionano il fatto che la vittoria di Petrona dell’863 fu seguita da una campagna alle frontiere della Mesopotamia; gli si oppose il governatore dell’Armenia, Ali-ibn-Yahyā, che cadde in battaglia contro le forze imperiali, nel mese di ramadan dello steso anno, (18 ottobre-16 novembre), come apprendiamo da ŢABARĪ in VASILIEV, op. cit., p. 325 ; vedi VASILIEV, op. cit., supra, n. 13, p. 256.
Trad.. dal greco di M. Rizzotto (N.d.T.).
REGIA UNIVERSITA’ DI BELFAST,
Giugno 1975
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