La Cronografia di Giorgio Sincello
The Chronography of George Synkellos. A Byzantine Chronicle of Universal History from the Creation. (La “Cronografia” di Giorgio Sincello: una cronaca bizantina di storia universale dalla Creazione). Traduzione con introduzione e note di William Adler e Paul Tuffin; pp. LXXXVIII + 638. Oxford University Press, 2002. ISNB 0 19 924190 2. £ 90
Giorgio Sincello, un vecchio ufficiale addetto al Patriarcato di Costantinopoli, compose una cronaca che intendeva ripercorrere gli avvenimenti storici dalla Creazione alla propria epoca, cioè ai primi anni del IX secolo. Nella forma che ci è pervenuta l’opera di Giorgio giunge solo fino al regno di Diocleziano, e fu Teofane il Confessore che portò a termine il lavoro, approfittando espressamente del materiale che Giorgio gli aveva fornito prima della propria morte. Giorgio stava riprendendo la tradizione di cronisti autori di “Storie del mondo” dopo una lunga interruzione, e il valore della sua opera è stato da molto tempo riconosciuto dagli studiosi. Essa non era, fino ad ora, mai stata tradotta in una lingua moderna. La traduzione qui offerta è chiara, anche se non cela affatto il modo massiccio con cui egli operò con il vasto materiale che gli servì da fonte.
Lo sfondo razionale dell’impresa di Giorgio era una preoccupazione per la cronologia, specialmente per quella degli eventi che andavano dalla creazione alla generazione di Cristo o per ciò che e seguì la sua nascita. Fino ad un certo punto egli se ne interessò per l’utilità pratica che gliene poteva derivare, in special modo per le informazioni aggiuntive riguardanti i popoli differenti dai Giudei e per le culture messe in evidenza nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Tuttavia le rassegne di dati concernenti la storia e la letteratura ellenica rifletterebbero l’importanza che si dava alla cultura in generale all’epoca stessa di Giorgio. Da qui, forse, ecco il motivo della grande attenzione rivolta alla Guerra di Troia e agli altri avvenimenti narrati da Omero, uno degli autori preferiti dai Bizantini. Giorgio non era, tuttavia, pronto a riconoscere un qualche intrinseco valore a civiltà differenti, e le liquida dichiarando che la civiltà babilonese e quella egizia erano esistite prima del Diluvio, quasi come fossero vissute nell’errore, rivolte all’eresia. Come i traduttori chiarificano nella loro magistrale introduzione, l’ampia gamma di fonti adoperate da Giorgio riflette la sua minuziosità e il desiderio di dimostrare la superiorità della cronologia che egli ha stabilito. Il suo ricorrere ad opere che non godevano di un pieno statuto canonico è dovuta alla determinazione di portare a termine una cronologia maggiormente comprensiva e una sequenza di fatti significativi che autori più antichi – in special modo Eusebio – ritenevano essere verosimili. A questo proposito egli attinse abbondantemente ad opere come il Libro di Enoch e il Libro dei Giubilei e fonti di provenienza egizia, e la mole stessa delle informazioni trasmesseci dal solo Giorgio renderebbero in ogni caso la sua un’opera importante.
Il problema della natura delle fonti di Giorgio, ed il modo in cui egli vi poté accedere, è affrontato dai traduttori, che riaffermano l’opinione di quei primi studiosi, i quali sostennero come Giorgio avesse valutato i propri materiali con cura e con spirito critico. Essi mostrano inoltre come le sue fonti egizie, apparentemente appena conosciute dagli storici bizantini dell’Età di Mezzo, fossero invece familiari ai cronografi siriani, che citano spesso autori alessandrini come Anniano. I traduttori riportano la tesi di Cyril Mango, secondo cui Teofane avrebbe abbondantemente attinto a materiale di origine melkita, originariamente in siriaco, e alle Cronache di Eusebio, anch’esse note a Teofane solo attraverso la tradizione cronografica siriaca, attraverso la mediazione di Giorgio. Le osservazioni personali dei traduttori rafforzano il legame fra l’opera di Giorgio e le fonti siriache, e riportano alcune delle sue citazioni che “tradiscono familiarità con opere di provenienza siriaca” (p. LXIX). Essi non si avventurano, comprensibilmente, in una globale riconsiderazione della tradizione di Eusebio e dei testi alessandrini attraverso la traduzione siriaca e gli estratti, ma trovano nei testi siriaci, al di là di ogni ragionevole dubbio, un’importante chiave interpretativa per comprendere tanto l’opera di Giorgio quanto la continuazione che del suo progetto fece Teofane.
Che Giorgio avesse un’ampia opportunità di accedere a tali fonti traspare dalle sue allusioni a viaggi compiuti in Palestina e nei suoi dintorni. Queste allusioni possono ora essere riconsiderate senza dubbio come autobiografiche, anche se alcune questioni – come quella se egli trascorse del tempo come monaco in una delle comunità ortodosse della Terrasanta o e se sapesse leggere la lingua siriaca – sono destinate a rimanere aperte. Questa traduzione, assieme all’introduzione, aumenta la nostra comprensione della cultura bizantina nell’VIII e nel IX secolo, gettando inoltre della luce sullo sviluppo della cronachistica nel mondo cristiano.
(trad. di Mirko Rizzotto)
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