Una nota sulla Cristologia di S.Cirillo Alessandrino

Ritratto di Nicola

a cura di Giovanni Costa

La cristologia di S. Cirillo Alessandrino è una questione molto discussa, qui si fa vedere come essa dipenda dalle dottrine filosofiche di Aristotele e dei suoi commentatori antichi.

1. Introduzione

La cristologia di S. Cirillo d'Alessandria è una questione dibattuta e controversa; egli, infatti, è diventato, dopo la morte, colui cui si rifanno le Chiese monofisite ed ai cui insegnamenti si è appellato Eutiche, condannato dal concilio di Calcedonia del 451 d. C. D'altra parte però egli è stato proclamato santo, le sue lettere a Nestorio sono state riconosciute ortodosse dallo stesso concilio di Calcedonia. Possiamo quindi pensare ad una dottrina discussa e che può, lasciare spazio a varie interpretazioni.
Un fatto, in ogni caso, è sicuro, S. Cirillo è pienamente approvato dall'autorità della Chiesa, sulla sua piena ortodossia non c'è alcun dubbio.
Io ho considerato quanto esposto da S. Cirillo nelle sue opere e nelle sue lettere e mi sono formato un'opinione personale sul problema. In questo articolo la esporrò completamente, anche se sono un po' timoroso per la difficoltà della materia, in particolare per l'esatta interpretazione del termine natura ( physis o fysis ) che, derivando dalla filosofia aristotelica, è qualcosa di riservato alle persone veramente esperte. Certamente questo santo fu veramente un grande spirito, ha scritto una quantità immensa di opere tutt'altro che facili sia per la lingua che per i concetti; accostarsi al suo pensiero è quindi opera grande ed ardua. Ma disse Cristo : “ Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto: infatti chi chiede riceve; chi cerca trova;a chi bussa sarà aperto.” ( Matteo 7,7-8).

2. I termini del problema

Passiamo ora ad esaminare i fatti; nella sua terza lettera a Nestorio, Cum Salvator ed anche in altri testi, S Cirillo usa espressioni che fanno pensare a che egli concepisca un'unione in Cristo secondo natura, troviamo infatti:

1. “Se qualcuno divida nell'unico Cristo dopo l'unione le ipostasi riunendole con la sola congiunzione che avviene conformemente a dignità o anche autorità o potestà e non piuttosto con un riunirsi conformemente ad un'unità secondo natura, sia anatema.” ( Cum Salvator, Anatema III, COD pg 48)

2. “Né pensiamo il modo della congiunzione conforme ad un venire insieme o ad una connessione (ciò infatti non basta per un'unione naturale) né conforme all'effetto di partecipazione.” ( Cum Salvator, COD pg 41)

3. “Ma unito conformemente a natura e non mutato in carne.” ( Cum Salvator, COD pg 41)

4. “Si comporterebbe in maniera assolutamente folle, o amico, chi affermasse che vi è stata una mescolanza e fusione dal momento che noi ammettiamo una sola natura del Figlio fatto carne ed uomo.” (QUX, 737a)

Da queste citazioni ed, in particolare dalla terza, potremmo dedurre che S. Cirillo ammette una sola natura del Verbo di Dio incarnato, confrontiamo con la definizione di Calcedonia del 451 d. C., qui possiamo leggere:

“altri invece che introducono una confusione e commistione e che confessano stoltamente che vi è una unica natura della carne e della divinità e che dicono che la natura divina ha potuto prodigiosamente soffrire per mezzo della confusione” ( Definitio Fidei, COD pg 60).
Da qui si potrebbe essere indotti a concludere che S. Cirillo sia completamente fuori dall'ortodossia, questo non sulla base di opinioni personali, ma a partire dalla definizione del concilio di Calcedonia.
D'altro canto, sia i concili ecumenici sia altri documenti della Chiesa antica, antecedenti al 1054 d. C., attestano la piena ortodossia del nostro vescovo, citiamo alcuni passi:

1. Concilio di Calcedonia del 451 d.C.

“il santo, grande ed universale sinodo….ha ripreso come prova delle menzogne di Nestorio le epistole sinodiche del beato Cirillo che fu presule di Alessandria a Nestorio ed agli orientali, epistole che sono confacenti ed interpretazione invero di coloro che con santo zelo desiderano la conoscenza del simbolo salutare”. ( Definitio Fidei COD pg 61)
Ora le epistole a Nestorio sono la Obloquuntur e la Cum Salvator , quella agli orientali è la Laetentur , queste contengono molti passi relativi all'unione secondo natura, come visto precedentemente.

2. Concilio di Costantinopoli II del 553 d. C.:

“oltre a queste cose colpiamo d'anatema l'empia lettera che….; e che accusa Cirillo di santa memoria, il quale ha insegnato rettamente come eretico e come uno che scrive similmente ad Apollinare.” ( Sententia adversus Tria Capitula, COD pg 89).

3. Concilio di Costantinopoli II del 553 d. C.:

“Se qualcuno difende la lettera ….che ….; e che accusa S. Cirillo, che ha predicato la retta fede dei cristiani, come un eretico e come se avesse scritto similmente ad Apollinare; e incolpa il primo concilio di Efeso di aver condannato Nestorio senza esame ed indagine; e chiama empi e contrari alla retta fede i dodici capitoli di S. Cirillo…sia anatema.” ( Anathematismi adversus Tria Capitula, XIV , COD pg 97).
Dunque l'autorità della Chiesa ha giudicato positivamente l'opera di S. Cirillo nel suo complesso, sia le sue lettere a Nestorio, sia gli anatematismi; quindi sono ortodosse e corrette le sue affermazioni circa l'unica natura in Cristo.
Con questo, da altri passi delle sue opere, non risulta certamente che egli ammetta confusione o mescolamento o che sia stata eliminata la differenza delle nature; anzi egli ammette la distinzione delle due nature dell'umanità e della divinità;
vediamo le seguenti citazioni:

1. “Sebbene le nature siano diverse sono convenute in una vera unione, e così da ambedue è risultato un solo Cristo e Figlio, la differenza delle nature non è stata eliminata dall'unione ma anzi la divinità e l'umanità formano un solo Signore e Figlio mediante un arcano e ineffabile incontro nell'unità”. ( Obloquuntur , COD pg 36)

2. “una cosa è la divinità e un'altra è l'umanità, in ragione di ciò che è inerente a ciascuna di esse.” ( QUX, 736a)

3. “Ma viene denominato anche uomo dal cielo, poiché è perfetto nella divinità e il medesimo è perfetto nell'umanità e poiché è pensato come in una sola persona. Unico è infatti il Signore Gesù Cristo, sebbene non debba essere ignorata la differenza delle nature, dalle quali diciamo che è stata fatta quella inesplicabile unione.” ( Laetentur , P.G. 77, col 180)

4. “Avendo patito nella propria carne e non nella natura della divinità.” (QUX, 775e)

Qui vediamo la natura della divinità opposta alla carne, che può essere facilmente intesa come la natura umana, si indicano così le due distinte nature di Gesù Cristo.
Chiaramente la posizione di S. Cirillo in questi scritti non dà esito a dubbi circa la sua ortodossia; per lui Gesù Cristo è composto di due nature: egli così afferma la grande differenza e distanza che esistono tra la divinità e l'umanità e sostiene che queste differiscono nel piano stesso dell'essere e in qualità naturale; inoltre egli non si stanca mai di ripetere che il Verbo è rimasto ciò che era, mentre, nel suo stato incarnato, egli permise che l'umanità espletasse le sue proprietà, anzi, addirittura permise che queste proprietà umane prevalessero su di lui.
Ecco dunque una prima ragione del giudizio positivo della Chiesa su S. Cirillo Alessandrino; però dobbiamo ancora comprendere come mai anche le sue affermazioni, come sopra riportato, sull'unica natura in Gesù Cristo, abbiano ottenuto pure l'approvazione e come si accordino con quelle riguardo alle due nature ricordate. Questo è il problema che si pone a chi è interessato al pensiero di questo padre e, come vedremo, alla sua concezione della salvezza dell'uomo. Questo, a mio avviso, è il fondamento della fede cristiana.

3. La soluzione proposta

Ritengo possibile spiegare completamente la visione cristologica del santo alessandrino tramite un esame approfondito dei suoi testi e con un riferimento alle opere del massimo filosofo Aristotele ed ai commenti antichi di queste.
E' mio intento dimostrare in quanto segue che S. Cirillo, seguendo il pensiero del filosofo greco, identifica l'idea di natura con quella di nozione o concetto. Qualora questi siano due non vi può essere unità e poiché viceversa all'idea d'unità corrisponde quella di una sola nozione o concetto ovvero natura, qualora queste siano due non vi può essere un solo Cristo. Però, come risulta dalla Metafisica e dalla Fisica di Aristotele può essere uno ed avere quindi una sola natura, anche ciò che è composto di più elementi, elementi che rimangono integri e nelle loro proprietà. Di conseguenza, poiché Gesù Cristo deve essere unità di due componenti e di lui vi deve essere una sola nozione o concetto, vi deve essere anche una sola natura.
Ma procediamo con ordine.
Nella seconda epistola a Succenso di S. Cirillo costatiamo un passo che può essere la prima fonte di luce:
“Infatti anche se da noi viene detto uno l'Unigenito Figlio di Dio incarnato e fattosi uomo, non per questo egli è una mescolanza, come credono quelli, né la natura del Verbo è passata nella natura della carne, né all'incontrario la natura della carne nella natura del Verbo; ma, poiché ambedue (il Figlio e l'uomo) rimangono nella loro proprietà naturale e siano così considerati, secondo la ragione da noi data poco sopra, uniti in modo ineffabile ed inesplicabile, ci hanno mostrato una sola natura del Figlio; ma, come abbiamo detto incarnata. Infatti il medesimo uno non solamente è detto di quelle cose che sono semplici secondo natura, ma anche di quelle cose che sono congiunte per composizione.” ( II Epistola a Succenso PG 77 col 242).
In questo passo possiamo notare due cose; per prima che all'inizio si costata che Cristo non deve essere considerato una mescolanza come credono gli avversari, cioè gli eretici; S.Cirillo, dunque, si rendeva conto che è necessario che non vi sia mescolamento delle due nature, possibile che abbia sbagliato soltanto nella formulazione del dogma e non nella sua sostanza? Secondo punto, più importante, è l'una sola natura del Figlio, che ambedue, il Figlio di Dio e l'uomo considerati diversi per natura, ci hanno mostrato. Questa unica natura può essere efficacemente collegata al medesimo uno della frase immediatamente seguente, ( una sola natura del Figlio - il medesimo uno) identificando le due parole: questo medesimo uno è detto applicabile anche alle cose che sono congiunte per composizione. Dunque leggiamo una sola natura del Figlio mostrata da due entità o nature profondamente diverse, la umana e la divina, subito appresso leggiamo che l'uno medesimo può essere detto delle cose che sono congiunte per composizione e non solamente di quelle che sono semplici secondo natura.
Qui viene come conseguenza logica il dire che S. Cirillo Alessandrino ritiene che ciò che è uno abbia anche un'unica natura, una natura però in cui se ne possono unire, potremmo dire, due o più, poiché l'uno può essere detto anche delle cose congiunte per composizione; così il dire che il Figlio di Dio e l'uomo hanno mostrato un'unica natura equivale a dire che le due hanno mostrato l'unica natura di Cristo.
Questa visione può essere confermata anche dall'analogo passo del dialogo Perché Cristo è uno che riporto di seguito:
“Eppure l'unione non confonde in nessun modo le cose che si dicono unite, ma indica piuttosto il concorso degli elementi concepiti come uniti in una qualche cosa. E non si può dire in ogni caso che uno è solamente ciò che è semplice e d'una sola specie, ma costituiscono una sola cosa anche quegli esseri nei quali entrano due o più componenti anche di diversa specie. Così la pensano, sembra, coloro che sono esperti in queste cose.” (QUX 733 a-b)
Qui troviamo ribadita l'idea che può essere una sola cosa anche ciò che è composto da due o più componenti anche di diversa specie o natura, cioè, ripensando a quanto sopra visto, come una natura possa essere costituita da due o più identità o nature diverse, le quali, come è scritto, possono rimanere non confuse e concorrere quindi a formare una natura in cui convengono due o più nature. E' notevole anche rilevare che S. Cirillo non fa propria assolutamente tale opinione, ma si riallaccia ai sapienti in queste cose: Così la pensano, sembra, coloro che sono sapienti in queste cose, dunque egli sembrerebbe non includersi tra gli esperti in filosofia aristotelica, il quale filosofo tratta nella Metafisica e particolarmente nella Fisica del concetto di natura; in effetti in Greco natura dicesi physis (fysis) , considerando ciò vediamo che il titolo stesso di queste due opere ci dice che esse trattano di tali argomenti. Questo di natura non è un concetto facile, come del resto non è facile la filosofia di Aristotele, egli fu infatti uno dei massimi pensatori greci, che sono stati poi i maestri della filosofia e delle lettere; anche noi nel trattare questi argomenti dobbiamo avere il rispetto di S. Cirillo Alessandrino che, pur essendo un esperto del greco ed un grande letterato, non annovera sé stesso tra i massimi conoscitori d'Aristotele.
Però l'interesse ed il desiderio di conoscere sono molto forti e spingono l'uomo sempre a superare i suoi limiti ed ad impegnarsi in argomenti anche difficili; così io sono andato a consultare la Metafisica e la Fisica del filosofo greco, aiutandomi anche colle opere dei suoi commentatori antichi. Ora nella Metafisica leggiamo i molti significati dell'uno, quello che qui interessa è:
“altre (cose) sono unità se la loro nozione è un'unità: e tali sono quelle cose la cui intelligenza è unica, vale a dire indivisibile. E indivisibile è l'intellezione di ciò che è indivisibile per numero, oppure per specie. Indivisibile per numero è l'individuo. Indivisibile per specie è, invece, ciò che è indivisibile per la conoscenza e per la scienza,” (Metafisica, I 1, 1052a 28ss)
Ed anche: “”Uno”, infatti, si dice o ciò che è continuo, o ciò che è indivisibile o ciò che ha lo stesso concetto e la stessa essenza” ( Fisica I, 2, 185b);
Dunque sono unità, tra le altre, le cose la cui nozione è un'unità, la cui intelligenza è unica. In effetti:
“ E, in breve, tutte le cose la cui essenza si coglie con un atto unico dell'intelletto indivisibile e non separabile né in ordine al tempo, né in ordine al luogo, né in ordine alla nozione, queste cose sono una unità per eccellenza, e, fra queste, soprattutto le sostanze.” (Metafisica ?6, 1016a )
Un ulteriore passo ci conferma la visione di S. Cirillo Alessandrino che le cose che sono uno non devono essere per necessità semplici, ma possono anche essere composte:
“in senso originario, invece, costituiscono un'unità quelle cose la cui sostanza è una e una o per continuità o per specie o per nozione.
In effetti, consideriamo come molte quelle cose che o non sono continue o la cui specie non è una o la cui nozione non è una. Inoltre, sotto un certo profilo, diciamo che una qualunque cosa è una, se è una quantità e un continuo; invece, sotto un altro profilo, non diciamo che è una se non è un tutto, cioè se non è fornita di una specie unica: per esempio, vedendo le parti di una calzatura che giacciono insieme in un qualche modo, non diciamo che costituiscono una unità – a meno che non si intenda per pura continuità – ma diciamo che sono un'unità solo se sono unite in modo da costituire una calzatura e se già posseggono una specie determinata e unica.” ( Metafisica , D6, 1016 b ).
Questo è un passaggio molto importante, vediamo, infatti, che qualcosa non può essere considerata uno se non possiede una forma o specie unica o una nozione unica. Segue immediatamente l'esempio della calzatura che quando è scomposta e le varie parti giacciono separate l'una dall'altra non è una, ma che lo è quando i componenti sono uniti e rispondono ad una nozione unica o una specie unica. Dunque secondo il filosofo greco la condizione dell'unità è quella di possedere un'unica specie o forma, di rispondere ad un'unica nozione; questo può avvenire anche per concetti che non sono semplici ma composti come appunto le calzature.
A questo punto possiamo dimostrare che, secondo Aristotele ed i suoi commentatatori antichi, il concetto di specie o forma e di nozione (ciò che è conforme alla definizione) equivale a quello di natura.
Natura è pure un concetto difficile, nella Metafisica , Aristotele ne elenca diversi significati, così pure ne tratta nella Fisica:
“mentre in altro senso “natura” è la forma e la specie e ciò che è conforme a definizione.” (Fisica II,I 193 a).
In questo ci conferma anche Alessandro di Afrodisia, che nel suo Commentarius alla Metafisica dice:
“ secondo senso traslato Aristotele dice dunque che ogni sostanza (ciò che è conforme a definizione) viene detta natura a partire dalla specie; giacchè, infatti, essendo la specie la sostanza delle cose riunite secondo natura (secondo questo infatti queste hanno l'essere), essa è natura e, di conseguenza, si dice essere natura in tutte le cose la sostanza di ciascuna cosa, secondo la quale essa ha l'essere ciò che è. Perciò anche si chiama natura la specie che nasce conformemente all'arte, poiché è sostanza delle opere degli artigiani. Infatti ciascuna di queste ha una qualche propria sostanza ed esistenza, la quale stessa viene anche chiamata natura, poiché è una specie di queste cose, perciò viene anche detta avere una propria sostanza.” (Commentarius ?4, 1014b25 )
Così potrebbe essere risolto il problema del monofisismo di S. Cirillo Alessandrino, natura è la specie e questa è necessario sia unica perché altrimenti l'oggetto cui si riferisce non sarebbe uno, però, nel medesimo tempo, ciò non comporta confusione e rimescolamento delle cose unite, come ci assicura l'esempio dei calzari in cui le parti restano non confuse.
Poiché Cristo deve essere uno, deve avere una sola specie, una sola forma ed una sola nozione, poiché, come dimostrato, questi concetti corrispondono a quello di natura, o ad almeno uno dei significati particolari di questo termine, vi deve essere una sola natura.
In effetti S. Cirillo afferma che la natura è il discorso del cosa è (Contra Nestorium, PG 76, 85a) Natura è ciò che è conforme alla definizione e poiché sono unità tutte le cose la cui essenza si coglie con un atto dell'intelletto indivisibile e non separabile né in ordine al tempo, né in ordine al luogo, né in ordine alla nozione e queste sono unità per eccellenza. ( Metafisica ?6, 1016b1), ciò che è uno deve avere anche una sola natura.
E' bene però presentare una limitazione a quanto sopra, che però non ne vanifica la validità. Nella Fisica d'Aristotele al par II, 1 193a13, si ricorda che Antifonte afferma che se si sotterrasse un letto ed il legno trovasse la forza di germogliare, si produrrebbe del legno e non un letto, di conseguenza natura del letto sarebbe il legno. A questa obiezione Temistio nella sua Paraphrases (II, 1) risponde che da un uomo nasce un uomo, da un cavallo nasce un cavallo e da un cane un cane; così natura sarebbe la specie e la nozione delle cose che sono da natura, come gli animali e le piante, resterebbero escluse le opere prodotte dall'arte dell'uomo.
Ma, partendo dall'esempio dei calzari, possiamo mantenere la validità del nostro ragionamento; gli esseri viventi sono, infatti, composti di più parti gambe, testa, ecc., ognuna delle quali rimane invariata a formare il tutto, senza confusione e mescolamento. Ma di più, dobbiamo ricordarci, infatti, che l'uomo è un essere con una componente spirituale, l'anima, unita ad un corpo, la carne, che vengono ad unirsi nell'uomo completo e nella sua unica natura. S. Cirillo si vale di quest'esempio precipuo nella seconda lettera a Succenso:
“ Sia nuovamente ad esempio per noi l'uomo conforme a noi. Infatti, in lui comprendiamo esservi due nature, una dell'anima, l'altra del corpo. Ma avendo noi diviso in idee semplici e poiché abbiamo concepito la differenza in semplici speculazioni o realmente considerazioni dell'intelletto, non poniamo le nature separatamente né certamente completamente immettiamo in esse la potenza attraverso la divisione, ma comprendiamo che sono un solo uomo; cosicché le due non sono più due ma da ambedue viene formato l'uno.” (II lettera a Succenso, PG77 col 245).
Dunque S. Cirillo ci conferma che l'uno può venire formato da più elementi, questo non solo nel caso degli oggetti nati dalla mano dell'uomo, ma anche nel caso di quelli originati da natura, in questo caso gli elementi sono l'anima ed il corpo.
In effetti nella Fisica leggiamo:
“sicché, in altro senso, “natura” sarebbe la forma e la specie – e queste cose non esistono come separabili se non in senso concettuale – di quelle cose che hanno in sé stesse il principio del movimento.” (Fisica II, 1 193b4)
Ma hanno sicuramente di per sé stessi il principio del movimento gli esseri viventi e le piante, questi si muovono, nascono, crescono deperiscono ecc., per un principio insito in loro nella loro specie, mentre per gli oggetti prodotti dall'arte dell'uomo, come il letto od i calzari questo principio risiede nella materia e non nella specie o nozione; quindi si potrebbe obiettare che non lo hanno di per sé stessi.
Ma Gesù è un uomo-Dio, egli ha in sé stesso, come tale, il principio del movimento, non è un prodotto dell'arte umana; deve avere quindi una sola natura.
L'uomo è tale poiché è pensato con una sola natura, la sua essenza si deve cogliere con un atto dell'intelletto indivisibile e non separabile, né in ordine al tempo, né in ordine al luogo, né in ordine alla nozione ( Metafisica ?6, 1016b). Tale condizione corrisponde a pensare una sola natura dell'uomo e, sicuramente negli esseri prodotti da natura, probabilmente anche in quelli originati dall'arte dell'uomo, equivale a pensare una sola natura. Così Gesù Cristo non è mica stato prodotto dall'opera d'un artigiano, in lui le due nature, l'umana e la divina concorrono a formare un'unità, quindi di esse è concepibile un'unica natura. Se non fosse così nostro Signore non sarebbe uno, sarebbero due, si cadrebbe quindi nell'eresia Nestoriana, si avrebbero, in effetti due nozioni di Cristo, l'uomo ed il Dio separati.
Ecco spiegato perché le dottrine di S. Cirillo hanno ottenuto l'approvazione esplicita della Chiesa sotto forma di dogma, come ricordato nella seconda sezione, in esse non vi è nulla d'errato. E' anche chiaro come, nel pensiero di questo santo, permangono distinte le due nature, senza confusione e mutamento, senza divisione e separazione, come non venga eliminata la differenza delle nature per l'unione ma anzi salvaguardato ciò che è proprio di ciascuna di esse (vedasi Concilio di Calcedonia Definitio Fidei COD pg 62)
In effetti la Paraphrases di Temistio contiene anche la spiegazione della parola ipostasi; termine impiegato dal Concilio di Calcedonia:
“e certamente si deve sapere anche ciò, che natura è l'essere di ciascuno e ciò secondo cui ciascuna cosa è ciò che è; ma ciascuna cosa è ciò che è secondo la specie non secondo il sostrato; cosicché la specie è la natura. Per questo noi non diciamo che la specie è divisibile secondo l'ipostasi, ma solo secondo ragione,…” (Paraphrases II,1).
Dunque una specie, una natura, un'ipostasi, questo è il vocabolo giustamente impiegato dal Concilio di Calcedonia, mentre S. Cirillo Alessandrino impiega, altrettanto giustamente, la parola natura.
Per concludere resta da vedere perché questo santo e con lui i primi sei dei sette concili ecumenici della Chiesa abbiano trattato con tanto vigore e determinazione la questione cristologica, difendendola sempre con vigore contro eresie di ogni sorta.
A prima vista quanto esposto può sembrare arido, derivato da una filosofia, quella aristotelica, che ha poca attinenza con la religione Cristiana. Si vedrà nella sezione seguente che i padri avevano da difendere un grande concetto evangelico, una visione rispetto al mondo ed alla storia.

4. L'importanza dell'unione

S. Cirillo e tutta la teologia orientale sono focalizzati sull'elevazione dell'uomo per mezzo dell'incarnazione. Dopo la caduta avvenuta col peccato originale, Dio è intervenuto a nostro favore prima ai tempi di Mosè dando la legge che ci porta sul cammino del bene, ma come un pedagogo in maniera imperfetta. Quindi è intervenuto per renderci figli di Dio in Gesù Cristo, con l'incarnazione; questa per essere efficace deve essere stretta, però senza confondere le due nature umana e divina. Così possiamo leggere:
“A - Il sapientissimo Giovanni dice di Cristo: “E' venuto nella sua casa, e i suoi non lo hanno accolto, a quanti però lo hanno ricevuto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Dunque colui che non possiede la filiazione se non per un dono gratuito, e che deve solo ad una dignità accidentale di essere quel che è, potrebbe elargire anche agli altri ciò che a mala pena ha ottenuto? Non ti pare inverosimile?
B - Certamente.
A - D'altra parte, ciò che non appartiene per natura, ma è piuttosto ad essa estraneo, non potrebbe forse accadere che si possa perdere?” (QUX, 738 c,d)
Dunque accogliendo Gesù noi diventiamo figli di Dio, ma per largire questa grazia deve possederla Egli stesso non come un dono gratuito e come una dignità accidentale, essa Gli deve appartenere per natura e non essergli estranea. Di qui il motivo della terminologia di S. Cirillo ed, allo stesso tempo, la necessità che l'unione avvenga senza confusione e mescolamento, ambedue le parti componenti devono conservare integre le loro proprietà.
E' chiara la visione dell'uomo e della storia che ha il nostro vescovo; noi siamo divenuti maledetti per la trasgressione di Adamo, siamo caduti nella rete della morte per essere stati abbandonati da Dio. Ma questo è intervenuto, prima dando la legge a Mosè, poi con Gesù Cristo, in lui tutto è divenuto nuovo ed è tornata la nostra situazione iniziale. Gesù è un secondo Adamo, venuto dal cielo, immune da qualsiasi peccato, seconda primizia purissima e immacolata della nostra stirpe. Per questo accorreva che Cristo liberasse dalla pena la natura umana, attirasse su di essa la celeste benevolenza del Padre. Egli non fece peccato e la natura umana raggiunse in lui un'innocenza totalmente irreprensibile, sì da poter gridare liberamente “ Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27,46). Con queste parole che egli lancia in nome di tutta l'umanità è come se dicesse che il primo uomo non ha tenuto conto del comandamento che gli era stato dato, è stato trascinato alla disobbedienza dall'inganno del serpente; per questo l'umanità è stata assoggettata alla corruzione e sottomessa alla pena. Ma Gesù è stato costruito come secondo inizio del genere umano ed è chiamato secondo Adamo. In lui la natura umana è stata purificata e restituita pura e santa all'integrità. Satana è stato vinto.
I mali che provengono dalla collera si sono riversati su tutta la natura umana, infatti:
“giacché la morte dominò da Adamo sino a Mosè anche su quelli che non avvevano peccato incorrendo in una trasgressione simile a quella di Adamo.” (Romani 5,14)
Così anche i beni che provengono dalla nostra seconda primizia, cioè Cristo, si riverseranno di nuovo su tutto il genere umano; ne fa fede S. Paolo:
“come infatti tutti muoiono in Adamo, così pure tutti in Cristo saranno richiamati in vita.” (1Corinzi 15,22).
Questa è la visione dell'uomo di S. Cirillo e degli altri padri, che, del resto, deriva direttamente dalla Sacra Scrittura; Cristo è la seconda radice dell'umanità, con lui, dopo il peccato d'Adamo siamo stati fatti nuovi, elevati, sanati. L'uomo così conosce il bene da solo, è in grado di compierlo, esiste una speranza. E' questo anche il messaggio degli antichi concili ecumenici e della Sacra Scrittura.

ABBREVIAZIONI

COD Conciliorum Oecumenicorum Decreta, a cura di J. ALBERIGO, P. JOANNOU, C. LEONARDI, P. PRODI; Herder, Friburgi Brisgoviae, 1962
Commentarius Commentarius in Libros Metaphysicos Aristotelis aut. ALEXANDER APHRODISIENSIS edizione a cura di H. BONITZ, ed. G. Reimer, Berlino 1847
Cum Salvator Terza lettera di S. CIRILLO ALESSANDRINO a Nestorio, Cum Salvator , con allegati 12 anatematismi.
Definitio Fidei Definizione di fede del concilio di Calcedonia del 451 d. C.
Laetentur Lettera Laetentur di S. CIRILLO ALESSANDRINO a Giovanni di Antiochia del 23 aprile 433 d.C.
Obloquuntur Seconda lettera di S. CIRILLO ALESSANDRINO a Nestorio, Obloquuntur.
Paraphrases Paraphrases Aristotelis librorum quae supersunt Vol I aut. THEMISTIUS, edizione a cura di L. SPENGLER ed B. G. Teubner, Lipsia 1866
PG Patrologiae Cursus Completus. Series Greca, edita accurante J. P. MIGNE, 166 vol. Paris 1857-1866
QUX Dialogo Perché Cristo è uno di S. CIRILLO ALESSANDRINO

BIBLIOGRAFIA

ARISTOTELE Fisica. Introd. Testo critico, traduzione e note a cura di L. RUGGIU e di W. D. ROSS, ed. Rusconi Libri, Milano 1995.

ARISTOTELE Metafisica, Introd. Testo critico, traduzione e note a cura di G. REALE e W. D. ROSS, ed. Rusconi Libri, Milano 1993.

CIRILLO ALESSANDRINO Deux Dialogues Christologiques. Introd. Texte Critique, trad, et notes par G. M. DE DURAND (Sources Chretiennes 97), Paris 1964

PORFIRIO Isagoge, Introd. Testo critico, traduzione e note a cura di G. GIRGENTI e A. BUSSE, ed. Rusconi Libri, Milano 1995

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