Fine dei Giochi
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Si avvicinava il Natale dell’anno 392 della nostra era, quando Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, inviò all’ imperatore Teodosio una lettera con la quale chiedeva l’abolizione dei giochi olimpici. Teodosio rimase un po’ perplesso e tenne la lettera fra la corrispondenza da evadere per ben otto mesi, poi si decise e decretò la soppressione dei giochi olimpici. Da quel giorno la svenura più nera sembrò abbattersi su Olimpia. Nel 395 d.C. orde di Goti depredarono dai templi quel poco che i romani non avevano potuto portar via; nel 426 un editto di Teodosio II decretò la distruzione dei tempi dell’ Altis e il trasferimento della statua di Giove, scolpita da Fidia, a Costantinopoli, dove però non arrivò mai perché un incendio la distrusse durante il viaggio.
Nel 529, vedendo che qualcuno continuava a gareggiare sulle piste di Olimpia, l’imperatore Giustiniano ordinò ancora una volta la soppressione dei giochi. Ma già nel 522 e nel 525 anche la natura parve accanirsi contro i ruderi rimasti, allorché due violenti terremoti squassarono la terra e le acque dei fiumi sommersero la piana coprendola di fango e di pietre.
Il sacro fuoco di Olimpia sembrò spento per sempre.