IN HOC SIGNO VINCES
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Non so se l'argomento possa andare qui o nella sezione cristianesimo.
L'altro giorno ho visto un documentario su Costantino e si parlarva della famosa visione, mi è quindi venuta voglia di discuterne con voi.
Due sono le fonti primarie sulla battaglia di Ponte Milvio, due contemporanei da cui tutti gli altri autori discendono, il latino Lattanzio ed il greco Eusebio, vescovo di Cesarea. La mia domanda è: Costantino cosa vide in cielo? Vide qualcosa o no?
Lattanzio è il più vicino agli eventi, all'indomani della battaglia, con la vittoria del Cristianesimo, scrive il "Come muoiono i persecutori".
Al capitolo 44 scrive "Costantino fu avvertito in sogno di iscrivere il segno celeste di Dio sugli scudi e d'affrontare così il combattimento. Egli fa come gli è stato ordinato e iscrive sugli scudi il segno di Cristo, una X attraversata dalla lettera I con una curva in cima. Inalberando questa insegna, l'esercito attacca battaglia".
Questo è scritto tra il 313 ed il 317 d.C.
Eusebio parla della battaglia nella Storia Ecclesiastica (libro IX, 9) ma non cita alcun sogno o visione, dice solo che Dio aiutò l'imperatore come aveva aiutato Mosè contro il Faraone.
Morto Costantino, Eusebio pone mano alla sua biografia, qui (Vita di Costantino I, 28), racconta delle incertezze di Costantino molto prima dello scontro, se debba pregare gli dei o il Dio cristiano: "Mentre l'imperatore era assorto in questa preghiera e rivolgeva in tutta sincerità la sua supplica, gli apparve un segno divino veramente straordinario, al quale non sarebbe certo facile credere se fosse stato un altro a parlarne. Ma poiché il vittorioso imperatore in persona, molto tempo dopo, quando cioè fummo ornorati della sua amicizia e della sua familiarità, rivelò l'accaduto direttamente a noi, che siamo gli autori della presente opera, e poiché egli stesso confermò con solenni giuramenti le sue parole, chi mai potrebbe nutrire tanti dubbii da non prestar fede all'intera vicenda? ... Nell'ora in cui il sole è a metà del suo cammino, quando il giorno comincia appena a declinare, disse d'aver visto con i propri occhi, in pieno cielo ed al di sopra del sole, il segno luminoso di una croce, unita alla quale c'era un'iscrizione che diceva CON QUESTA VINCI! A causa di tale visione un grande sbigottimento s'impadronì di lui e di tutto l'esercito, che lo seguiva nel corso di un suo viaggio e che fu spettatore del miracolo".
Costantino è incerto sul da fare, giunge la notte ed in sogno Cristo gli conferma quanto visto in cielo, "gli ingiunse si costruire un'immagine simile a quella del segno osservato in cielo e di servirsene come difesa nelle battaglie". Così, secondo Eusebio, nasce il labarum che l'imperatore recava sempre in guerra.
Un elemento interessante è che Eusebio colloca l'evento prima che inizi la campagna contro Massenzio, quindi mentre Costantino è in Gallia.
Ci sono altri elementi strani nella storia. Nel 313, dopo la vittoria un anonimo panegirista gallico, indirizzando la sua orazione al sovrano non cita gli dei, come fautori della vittoria su Massenzio, ma una MENS DIVINA. Sull'arco eretto a Roma dal Senato, presso il Colosseo in ricordo della vittoria, si dice chiaramente "All'imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo, Pio, Felice, Augusto, il Senato e il popolo romano, poiché per ispirazione della divinità (QVOD INSTINCTV DIVINITATIS) e per la grandezza del suo spirito con il suo esercito vendicò ad un tempo lo stato su un tiranno e su tutta la sua fazione con giuste armi, dedicarono questo arco insigne per trionfi".
C'era un secondo arco in ricordo della vittoria; si trova presso Saxa Rubra, in località Malborghetto. Fu eretto non sul campo di battaglia, ma nel punto in cui era posto l'accampamento di Costantino. L'arco era quadrifronte e fu inglobato in un casale, che ancora esiste. Sorgeva là dove la Via Flaminia s'interseca con una piccola mulattiera proveniente da Veio. Perché l'arco fu eretto lì e non nel punto dello scontro? Nel documentario mettevano in risalto il fatto che le due strade incrociadonsi creano una croce al centro dei due bracci della quale c'era l'arco, questo segnerebbe il punto della visione.
Molto si è discusso sulle due versioni di Eusebio e sul silenzio di Lattanzio, credo che la spiegazione, non volendo sostenere, come alcuni fanno, che Eusebio menta, è data proprio dal vescovo. Sia Lattanzio sia Eusebio scrivono della battaglia senza aver parlato con il sovrano, dall'esterno. Lattazio in quegli anni era precettore dei figli di Costantino a Treviri, quindi potrebbe aver sentito del sogno a Palazzo, Eusebio, residente allora lontano dalla corte, da cristiano riconosce nella vittoria l'aiuto divino senza specificare.
Quando Eusebio entra in contatto con il Palazzo, superando il livello d'intimità che aveva Lattanzio, riceve tutto il racconto dall'imperatore che aggiunge ciò che Lattanzio non sapeva, ossia la visione prima del sogno.
Gli storici ecclesiastici seguenti fonderanno il sogno e la visione con la battaglia di Ponte Milvio, già Socrate Soclastico non specifica il periodo, ma lo mette in relazione alla spedizione contro Massenzio, durante la campagna l'imperatore ha la visione ed il sogno, crea il labarum e poi vince Massenzio. Quindi sembrerebbe che gli eventi avvengano subito prima dello scontro.
Sozomeno fonde la descrizione di Eusebio, che egli cita come fonte, con altre, rendendo tutto un po' confuso (attorno alla Croce ci sono gli angeli che dicono "Costantino con questa vincerai", poi l'autore cita Eusebio e la sua discussione con l'imperatore, come se riferisse prima la versione data da altri, forse i soldati, poi quella imperiale fornita da Eusebio).
Forse più che un intervento ho fatto solo confusione, non so. Se trovate spunti intevenite.


