Leone I

di Angelo Busacca
Lo sfascio dell’impero di Attila aveva riproposto al governo orientale il problema germanico; Alani, Goti e Ostrogoti erano tornati a farsi vivi nell’impero offrendosi come forza combattente.
Nella metà del V secolo tiene banco a Costantinopoli Aspar l’alano, Magister Utriusque Militiae Praesentalis e facitore di imperatori: lui, e non altri, aveva appoggiato la designazione di Marciano. Aspar era una vecchia conoscenza, e nel passato, con suo padre Ardaburio, si era distinto nella repressione dell’usurpazione di Giovanni in occidente. Essendo ariano e alano (una stirpe di ceppo iranico) non poteva aspirare direttamente al trono e così si accontentava di designare qualcuno che potesse tranquillamente manovrare e su cui potesse completamente contare.
Marciano era morto senza eredi, ed era sempre un momento cruciale quando un imperatore moriva senza designare un successore e senza che ci fosse qualche membro della sua famiglia pronto a cingere il diadema. Teodosio I aveva creati augusti i suoi due figli, Arcadio aveva cooptato suo figlio Teodosio II mentre era in fasce e quest’ultimo aveva designato Marciano, su segnalazione di Aspar; Marciano aveva poi rafforzato il suo titolo sposando la sorella di Teodosio, l’Augusta Pulcheria. Con la morte di Marciano si era estinta la dinastia teodosiana e ora la scelta di un nuovo imperatore spettava all’esercito e al senato.
Disponibile sulla piazza c’era un prestigioso candidato, abbastanza “ forte” da rivendicare la successione: si trattava di Antemio, Magister Militum per Illyricum e già console nel 453; dalla sua aveva la memoria del nonno, il grande Prefetto del Pretorio Antemio, all’opera nel regno di Arcadio, e il matrimonio contratto con la figlia di Marciano, Eufemia. Marciano però non lo designò come successore; sapeva che la scelta sarebbe piaciuta al senato, ma non ad Aspar.
In seguito Antemio divenne imperatore in occidente, dove venne affidato alle “cure” di un altro uomo forte, lo svevo Ricimero.
Bruciata la candidatura di Antemio, Aspar impose quella del besso Leone, un cristiano ortodosso che era tribuno dei Mattiari e che quindi era stato alle dirette dipendenze dell’alano.
Il senato non rigettò tale scelta e così Leone venne incoronato solennemente al palazzo dell’Hebdomon. Per compiere questa performance non era disponibile nessun augusto o augusta, e così per la prima volta questo compito venne affidato al patriarca Anatolio che forse aveva già svolto un qualche ruolo nell’incoronazione di Marciano.
Fu davvero una magnifica rappresentazione. I senatori, i funzionari palatini, i reggimenti delle Scholae e il patriarca si ritrovarono tutti all’Hebdomon; le insegne, i labari, gli stendardi erano stati abbassati e poi cominciarono le acclamazioni.
“ Ascolta o Dio misericordioso, noi ti invochiamo! Sia Leone l’imperatore! Il benessere popolare invoca Leone. L’esercito tutto lo invoca! Il Palazzo lo attende! Questo è il desiderio del palazzo, dell’esercito e del senato!”
A quel punto Leone salì alla tribuna e una catena venne posta sul suo capo da uno degli ufficiali delle Scholae, mentre gliene veniva data un’altra nella mano destra. Immediatamente, le insegne vennero innalzate e tutti gridarono: “ Leone, sii vittorioso! Dio ci ha dato te, Dio ti conservi! Molti anni! O Dio, proteggi l’Impero Cristiano!”
Poco dopo i membri della guardia imperiale, i Candidati, lo serrarono in mezzo a loro e gli posero gli scudi sul capo; in seguito, Leone si ritirò nel palazzo dove indossò gli abiti imperiali e dove il procedimento dell’incoronazione venne perfezionato. Poi ricomparve di nuovo all’aperto cingendo il diadema e venne adorato da tutti i funzionari imperiali in ordine di precedenza. Dopo che l’adoratio ebbe termine, impugnò una lancia e uno scudo e venne nuovamente acclamato; quando le acclamazioni cessarono, Leone replicò per mezzo del Magister a Libellis.
“ Imperatore Cesare Leone, Vittorioso e Sempre Augusto: per volere di Dio e per vostra scelta, amici e valorosi soldati, mi avete letto imperatore dello stato romano!”
“ Colui che ti ha scelto ti conserverà. Dio proteggerà la tua scelta!” fu l’acclamazione in risposta.
Poi si formò una processione e l’imperatore fece ritorno in città dove lo attendevano molte altre cerimonie.
Aspar si fregava le mani per la contentezza; lui, e non altri, avrebbe dettato l’indirizzo politico imperiale sin dai primi giorni; purtroppo per lui, non prese minimamente in considerazione la possibilità che Leone potesse sfuggirgli completamente di mano.
Il pericolo germanico che aveva minacciato l’impero ai tempi di Arcadio si ripresentava, anche se con profili meno minacciosi, e l’interesse del regno di Leone I risiede nella lotta per la supremazia che si scatenò di nuovo tra i poteri locali e i generali germanici. Come sappiamo, la posizione di Aspar, uomo forte del momento, era estremamente potente, ed era il punto di riferimento indiscutibile della sfera degli interessi germanici; i suoi figli erano ottimamente piazzati nelle posizioni di comando e uno di questi, Ardaburio, era addirittura Magister Militum per Orientem.
Il besso Leone era un rozzone incorreggibile, ma non era per niente sprovvisto di buon senso; quell’uomo che Aspar credeva di manovrare come un “ roi fait-neants” dimostrò ben presto di avere una propria volontà e un proprio indirizzo politico; insomma, Leone non era così malleabile come Aspar credeva. Man mano che il tempo passava aumentavano i contrasti tra il generale e il vecchio subordinato-ora imperatore- ; per sei o sette anni, l’influenza di Aspar fu ancora notevole, ma non gli riuscì di ridurre Leone a semplice scendiletto. All’inizio Aspar estorse due promesse a Leone; la prima, quella di elevare suo figlio Patrizio al rango di Cesare, il che lo avrebbe automaticamente posto in “pole position” nella corsa alla successione, la seconda , il dare una delle sue figlie in sposa allo stesso Patrizio. Leone però prese tempo; sua figlia era troppo giovane per sposarsi, disse, e quanto al rango di Cesare se ne sarebbe riparlato strada facendo. Per il momento Aspar rimase a mani vuote. Nel frattempo Leone mise a segno un colpo politico ragguardevole. Guardandosi intorno per scovare un possibile contrappeso ai Germani, lo individuò negli Isauri. Il solo pronunciare questo nome metteva i brividi a parecchia gente: gli Isauri erano i più temuti predoni dell’impero; duri e spietati, gli Isauri erano dei montanari che vivevano alla stregua di un popolo indipendente nella selvagge regioni del Tauro ed erano stati solo superficialmente sfiorati dall’ellenismo. I loro atti di banditismo e pirateria erano ben conosciuti; nondimeno Leone riuscì nell’impresa di tramutare questi pericolosi lupacchiotti in cani da pastore, e in cani di quelli feroci.
Gli Isauri accorsero in gran numero nei nuovi reggimenti reclutati da Leone e così funzionarono subito da contrappeso al pericolo che i germani potessero prevalere in oriente così come stavano prevalendo in occidente. Leone, svincolandosi dal controllo di Aspar puntò sul capo-branco isaurico Tarasicodissa, che arrivò a Costantinopoli dove sposò Ariadne, la figlia dell’imperatore, dopo aver cambiato il suo nome impronunciabile in quello più accattivante di Zenone. Nel giro di quattro anni si scatenò una lotta senza quartiere tra le due fazioni; fu costituito un nuovo corpo di élite, senza dubbio composto interamente da isaurici, gli Excubitores, e per parecchi secoli gli excubitores furono una porzione non trascurabile dei Tagmata della capitale.
Nel 468 una grande operazione anfibia venne allestita per dare una lezione ai Vandali del Nord-Africa, ma Leone non ne affidò il comando ad Aspar, come era logico pensare, ma a suo cognato Basilisco, fratello dell’imperatrice Verina. L’incompetenza di Basilisco produsse un disastroso fallimento che gettò Costantinopoli nella costernazione; subito venne data la caccia al colpevole, e corse voce che Aspar avesse corrotto Basilisco per far fallire la spedizione, promettendogli in cambio il trono. Era una voce infondata, ma fu presa per vera da parecchi, primo fra tutti Zenone.
Nel 469 Zenone rivestì il consolato e divenne Magister Militum per Tracias; Aspar che odiava Zenone, gli sobillò contro un gran numero dei suoi soldati che tentarono persino di assassinarlo; Zenone, avvertito in tempo della congiura, fuggì a Sardica. Nondimeno, la sua ascesa pareva inarrestabile: poco dopo divenne Magister Militum per Orientem e lasciò Costantinopoli per appoggiarsi nelle basi più sicure dell’Isauria; qui, tolse di mezzo uno dei più pericolosi banditi dell’Impero, il brigante Indaco, che lo aveva sfidato.
Approfittando dell’assenza di Zenone, Aspar tornò alla carica con Leone affinché mantenesse le vecchie promesse; l’imperatore si mostrò conciliante e soddisfece le richieste mentre progettava una resa dei conti a modo suo. Patrizio ottenne il titolo di Cesare, e questa nomina scatenò un putiferio in città: un ariano raggiungeva un rango che lo rendeva immediatamente successore al trono. Una deputazione di senatori ed ecclesiastici comparve dinanzi a Leone implorandolo di scegliere un cesare ortodosso, mentre l’urto si pubblicizzava nell’ippodromo con una protesta popolare vibrante e riottosa, fomentata a dovere dai monaci intransigenti. Leone fu abile nel pacificare gli animi ricorrendo ad un éscamotage: tutti dovevano calmarsi, disse, perché Patrizio stava per abbandonare l’arianesimo per abbracciare la vera fede. Poco dopo, Patrizio convolò finalmente a nozze con la figlia più giovane dell’imperatore, Leonzia. Aspar aveva vinto la partita? Tutt’altro; come abbiamo detto, Leone stava progettando una feroce resa dei conti sguinzagliando i suoi cani da pastore isaurici. La rivolta del Magister Militum per Tracias Anagaste, un germano, mise in moto il meccanismo nel quale Aspar sarebbe finito stritolato. Immediatamente dissuaso dal persistere nella rivolta, Anagaste confessò che era stato Ardaburio, il figlio di Aspar, a sobillare “ l’alzamiento”; come prova, finì nelle mani di Leone una lettera ricca di dettagli che svelava tutto il complotto. Era una prova di alto tradimento da parte di un generale imperiale e pare che Ardaburio fosse realmente coinvolto nell’affaire. Stupidamente, Ardaburio continuò a causare un guaio dopo l’altro, e stavolta tentò di sobillare gli Isaurici affinché passassero dalla parte di Aspar. Ma gli Isaurici e Leone erano pronti a colpire come cobra, e stavolta il morso del cobra sarebbe stato letale.
Leone ricorse al vecchio sistema usato dai romani per sbarazzarsi di capi barbari divenuti imbarazzanti o troppo pericolosi: l’invito a cena. Leone invitò Aspar e i suoi figli a banchetto a Palazzo e tutti caddero nel tranello; gli Excubitores avevano il pieno controllo del palazzo, e gli eunuchi del Cubiculum, che i germani disprezzavano, si sarebbero occupati del lavoro sporco. Gli eunuchi lavorarono a meraviglia di spada e pugnale: Aspar e Ardaburio vennero massacrati, Patrizio venne ferito ma riuscì a scamparla in qualche modo; un altro figlio di Aspar, Ermanarico, fuggì il più lontano possibile. Il besso Leone aveva distrutto Aspar e quasi tutta la sua famiglia; a causa del massacro venne soprannominato il Macellaio (Makelles),ma il pericolo germanico era stato stroncato; contemporaneamente, però si era verificato l’avvento della dominazione degli Isaurici, che in seguito avrebbe coinvolto l’impero in una ripetuta serie di guerre civili.
Naturalmente, il pericolo germanico non si era completamente volatilizzato. Un vecchio amico di Aspar, il Comes Ostrys, cercò vendetta dando l’assalto al Palazzo coi suoi uomini, ma venne battuto dagli Excubitores; Ostrys fuggì in Tracia, portandosi dietro la concubina gota di Aspar, e trovò rifugio presso un altro amico di Aspar, il capo dei foederati Ostrogoti Teodorico Strabone. Questi pensò bene di vendicarsi devastando la Tracia; in realtà voleva prendere il posto di Aspar ed essendo un uomo pratico trovò ben presto il modo di fare pace con Leone: nel 473 venne nominato Magister Utriusque Militiae Praesentalis, un titolo che lo teneva alla catena in una Costantinopoli dove ormai spadroneggiavano gli isaurici.
Il nocciolo del regno di Leone I sta tutto in queste vicende; per il resto, le accuse che lo dipingono come un insopportabile avaro e uno stupido bigotto, sono false. In politica ecclesiastica Leone non si discostò da quella seguita a suo tempo da Marciano e mantenne strettamente l’ortodossia stabilita dal Concilio di Calcedonia.
Leone morì il 3 febbraio del 474 dopo aver cooptato come Augusto suo nipote Leone II, il figlio di Zenone e Ariadne, un ragazzino di appena sei anni destinato a morire quasi subito favorendo così l’ascesa al trono di Zenone, cui era stato attribuito il rango di Cesare.
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