Basilio II, storia del distruttore dei Bulgari

di Nicola Bergamo
L'imperatore, abbattutto il muro rimasto deserto, li inseguì. Molti caddero, molti di più furono presi: a stento riuscì a sfuggire a tale pericolo Samuele, che si salvò grazie a suo figlio: questi, che resistè valorosamente contro gli assalitori, lo mise su un cavallo e lo mandò nel castello di Prilep. L'imperatore fece accecare i circa quindicimila bulgari che, raccontano, aveva catturato e comandò che i mutilati, a gruppi di cento ognuno dei quali guidato un orbo, tornassero da Samuele.
(Giovanni Scilitze)
Giovinezza
Morto Giovanni Zimisce che non lasciava eredi, l'avvento al potere di Basilio II, di diciotto anni, e Costantino, di sedici, parve la cosa più naturale a tutti; erano ambedue figli di Romano II.
I due fratellastri erano molto diversi, Costantino non aveva nessun interesse per lo stato mentre Basilio aveva una mente pragmatica e schietta, un'energia inesauribile, ma poca attitudine alle lettere. I suoi antichi e famosi parenti, imperatori eruditi, esaltarono con il dono della loro conoscenza il cerimoniale di corte, mentre sotto Basilio fu ridotto all'osso. Michele Psello scrive
“ ed egli in pubblico o durante le udienze ai funzionari di palazzo era sempre vestito dell'abito di porpora, non già quella troppo accesa, ma quella cupa, qua e là illuminata da poche perle”.
Anche nell'aspetto non assomigliava ai suoi avi, piccolo e tarchiato, aveva una foltissima barba e pallidi occhi celesti, un aspetto tutt'altro che regale che appariva solo quando montava a cavallo, o quando guidava i suoi esercti. Suo padre era stato un sibarita, Basilio mangiava poco e dopo una giovinezza passata nella lussuria, fu uno dei pochi o forse l'unico Basileus ad non sposarsi mai.
Michele Psello scrive di lui
“L'iride lucente, era d'un azzurro volto al grigio, e il sopracciglio non era basso e folto, né femminilmente disteso in linea retta, bensi alto, arcuato, e tradiva l'orgoglio dell'uomo. Gli occhi non erano infossati, con qualcosa di furbo e di bieco, e neppure di quelli sporgenti che danno un'aria vacua, ma scintillavano d'un bagliore virile. Il capo pareva tornirsi tutto su di un unico perno in una perfetta sfericità, e gli s'impostava tra le spalle a mezzo d'un collo ben saldo e moderatamente slanciato,….aveva una statura più bassa della media ma la figura era ben proporzionata.”
Guerre civili
Quando salì al trono dimostrò tutta la sua volontà nel governare, e sebbene i documenti appaiono in molti casi firmati dai due Impeatori, l'unico che manteneva solido il potere era Basilio, con somma gioia del fratello. Subentrarono però due ostacoli , il primo era suo prozio eunuco Basilio figlio illegittimo di Lecapeno, mentre il secondo era insitata della difficile prassi della successione al trono. Il trono non era ereditario e anche se questa prassi veniva usata assiduamente, non aveva nessuna base giuridica. Negli ultimi sessant'anni si erano spartiti il diadema imperiale, ben tre generali che furono probabilmente i più forti della storia dell'Impero, e che con il loro coraggio e con la loro bravura si erano ritagliati il loro spazio fino a raggiungere il grado massimo di Basileus. Poteva ora un giovane uomo che Michele Psello definiva cosi “era ancora un giovane cui fiorisce come è detto la prima peluria”, ambire al posto più alto della civiltà imperiale solo perché era porfirogenito?
Il regno di Basilio non potè nascere sotto peggiori auspici, i primi nove anni si svolsero all'ombra del grande ciambellano, poi altri tredici combattendo una guerra intestina e fratricida contro due generali. Uno dei due era Bardas Foca , nipote dell'Imperatore Niceforo,e l'altro era Bardas Sclero, domestico delle armate d'Oriente, ossia comandante supremo. Il primo a colpire fu Sclero che si fece proclamare Basileus dalle sue truppe e nell'autunno del 977 aveva già al suo attivo due vittorie significative e l'appoggio della flotta meridionale. Dopo pochi mesi conquistò Nicea e sferrò un attacco anfibio verso la capitale. Sul mare l'esito fu deciso dalla fretta, la flotta del Corno d'Oro era fedele all'imperatore che impiegò pochissimo tempo a respingere gli attacchi. Il problema maggiore, ora, proveniva dall'eventuale attacco di terra , si decise cosi di affidare la contropartita imperiale nelle mani di Bardas Foca. La notizia apparse subito strana anche al diretto interessato che però si tolse il saio e reclutò un esercito a Cesarea in Capadocia. La guerra civile durò tre anni. La battaglia finale si combattè nella primavera del 979. Bardas Foca, vedendo che le cose si mettevano male, sfidò a duello il rivale. Sclero accettò, e fu coraggioso, perché Foca era un gigante. Cominciò una contesa che sembrava tratta di peso dall'Illiade: all'improvviso Sclero fu visto piegarsi in avanti sulla sella e scivolare a terra con la testa coperta di sangue. La guerra era finita.
Almeno per poco perché Sclero guarito si rifugiò presso il califfo di Baghdad e Bardas Foca più forte che mai era in attesa; questo periodo di transizione permise al giovane Basilio II di studiare da Imperatore, conobbe i meccanismi che regolavano l'esercito, la marina, la Chiesa, i monasteri e tutti i dipartimenti. Nel 985 era pronto; riuscì con uno stratagemma a liberarsi del prozio che fu arrestato. Ora Basilio II era padrone in casa propria, ma neppure un anno passò che altri problemi sorsero all'orizzonte, Samuele, autoproclamato Zar dei Bulgari, aveva invaso la Tessaglia. Egli aveva approfittato della guerra civile a Bisanzio per aumentare il territorio bulgaro e reinsediare il patriarcato. Aveva dato una continuità ai governi precedenti associando al proprio trono, Romano fratello del defunto zar Boris. Nel 980 Samuele effettuò la prima incursione in Tessaglia, questa forma di guerriglia perdurò per diverso tempo fino a che nel 986 espugnò la sua capitale Larissa. Questa notizia costrinse Basilio ad armarsi e alla testa del suo esercito colpire l'invasore, ma aspettando la retroguardia, alle Porte di Traiano, le truppe romane s'infilarono in un'imboscata e furono decimate. Basilio che ambiva ad essere l'Imperatore più efficiente della storia di Bisanzio fu preso dalla collera e dalla vergogna. Mentre tornava a Costantinopoli giurò solennemente che tutta la Bulgaria l'avrebbe pagata cara e fu di parola.
Quando Bardas Sclero seppe della disfatta contro i bulgari, armato dal califfo con uomini e mezzi, si autoproclamò Basileus per la seconda volta ma giunto in Anatolia capì che i nobili avrebbero appoggiato Bardas Foca. Era cosi popolare che anche lui si proclamò Basileus, e propose a Sclero di dividere l'impero, una parte l'occidente compresa Costantinopoli e dall'altra l'oriente comprensiva di tutte le province al di là del Bosforo. Sclero accettò ma fù arrestato e rinchiuso.
Foca decise di colpire e divise in due tronconi il suo esercito, uno venne inviato verso Ovest ad Abido sull'Ellesponto, con l'altro invece si trincerò a Crisopoli. Basilio non si scompose, l'unico suo bisogno immediato era un alleato e lo trovò in Vladimiro, principe di Kiev figlio di Svjatoslav, che mandò all'Imperatore un contingente di seimila variaghi in perfetto assetto da guerra. L'unica cosa che chiese in cambio fu la mano della sorella dell'Imperatore cioè la principessa porfirogenita Anna. La corte romea venne sconvolta da questo piano, mai una figlia nato nella porpora aveva sposato un principe barbaro che come le leggende dicevano aveva già più di ottocento concubine. Vladimiro, però, che poi divenne santo, dopo aver sondato e incontrato diversi esponenti di differenti fedi e di diverse congregazioni, non si era ancora deciso su quale fosse la migliore. Cosi mandò degli emissari a Bisanzio, che, una volta entrati in Santa Sophia e avendo assistito alla divina liturgia, rimasero cosi entusiasti che non sapevano più se i loro corpi erano in terra o in paradiso. Basilio acconsentì al matrimonio alla sola condizione che il Principe di Kiev si facesse ortodosso.
L'attesa durò quasi un anno, alla fine del dicembre del 988 le vedette imperiali del Mar Nero intravidero a settentrione le prime di una lunga serie di navi vichinghe e a gennaio tutta la flotta kieviana gettò l'ancora nel Corno d'Oro. Sbarcarono seimila enormi giganti, che al comando dell'Imperatore qualche settimana dopo, colpirono di notte nell'accampamento di Foca, distruggendo e facendo strage di uomini, tre sottufficiali consegnati all'Imperatore furono in ordine:uno impiccato, uno impalato e l'altro crocifisso. Bardas Foca ritornò con l'altra metà dell'esercito e assediò Abido che resistette, Basilio mandò una spedizione di soccorso con a capo sul fratello Costantino. All'alba di sabato 13 aprile l'imperatore diede l'ordine di attacco, le schiere di ribelli furono scompaginate e trucidate, poi la leggenda parla di Foca che vedendo Basilio II cavalcare avanti e indietro fra le file dei suoi variaghi con a fianco suo fratello Costantino, spronò il suo cavallo con la spada sguainata verso l'imperatore. Basilio rimase immobile stringendo con la mano destra la spada e con la sinistra un'icona miracolosa della Vergine. Ad un tratto il generale vacillò e cadde preso da vertigini, quando la compagine imperiale arrivò lo trovò morto, il suo esercito si dissolse come neve al sole. Ora rimaneva solo un altro pretendente Bardas Sclero ma vecchio e stanco il generale era innocuo e acconsentì alle condizioni di pace estremamente generose che Basilio gli offrì. Poi gli chiese “ Come mi devo comportare affinché non accada nulla di tutto questo?” e il vecchio disse “Bisogna tenergli la briglia (riferito ai nobili) sul collo, tassarli senza pietà, strozzarli con le tasse, perseguitarli anche ingiustamente perché cosi sarebbero stati troppo occupati per inseguire le loro trame ambiziose. Quei consigli Basilio non li dimenticò mai.
Basilio Imperatore e distruttore dei Bulgari
L'imperatore preso dai problemi in patria si dimenticò della promessa fatta con Vladimiro. Basilio fece partire subito la sorella che si imbarcò per Kiev. Mai in tutta la storia russa cerimonia fu più fatidica, la conversione del principe segnò infatti l'ingresso della Russia nella comunità cristiana. La chiesa russa fu cosi fin dalla sua creazione subordinata al patriarcato di Costantinopoli e la sfortunata Anna non trovò la sua nuova vita meno insopportabile di quanto avesse temuto. Vladimiro cambiò e divenne un difensore della cristianità tanto da essere poi venereto come un santo.
Nel 989 Basilio aveva trentuno anni, ora la pace regnava nell'Impero e poteva dedicarsi al suo compito che si era prefisso: annientare l'impero bulgaro. Quando arrivò la primavera del 991, l'imperatore partì per Tessalonica. Da quel momento e per i suoi successivi quattro anni non allentò mai la presa sulla Bulgaria. Il suo nuovo esercito che lui stesso aveva addestrato non soffriva né il caldo né il freddo, Basilio riconquistò molte città, altre furono assediate altre addirittura rase al suolo. Non fece grandi avanzate e neppure grandi ed epiche battaglie, era sua convinzione che il successo dipendesse dalla capacità organizzativa. La disciplina era tutto per questo tipo di tattica e quindi i soldati dovevano rimanere sempre nei ranghi, mai eccedere con atti eroici. La strategia di Basilio garantiva progressi lenti ma sicuri e non sorprende che all'inizio del 995, quando l'imperatore dovette partire per la Siria, le conquiste erano relativamente poche. Ma anche se la sua tattica era cosi lenta e magari poco spettacolare, Basilio dimostrò di essere anche un combattente veloce e spietato. Quando l'emiro di Aleppo lo chiamò, costituì un esercito di quarantamila uomini e mosse verso Antiochia, data la lunga distanza e la cronica mancanza di tempo, fece montare sul dorso di muli, tutto l'esercito che arrivò appena in tempo per difendere Aleppo dagli attacchi dei Fatimidi. Lo sconforto che colpì le truppe nemiche fu grande, si ritrovarono a combattere in netta inferiorità numerica, e di li a poco furono costretti a scappare incalzati da Basilio.
Sistemata la situazione in Oriente, il grande Basileus, tornò verso la Capitale e attraversando l'Anatolia si accorse di quanti poderi erano stati confiscati dai nobili a discapito dei piccoli proprietari terrieri che formavano il nerbo del suo esercito. Molti patrizi commisero l'errore fatale di riceverlo con grandi onori e grande sfarzo che insultò profondamente il Basileus, cosi avverso alla dimostrazione sfrontata di ricchezza. Il 1° Gennaio 966 Basilio emanò un editto molto importante “La Novella” : i diritti sulla terra per esseri validi dovevano risalire almeno a sessantun anni prima, al regno di Romano I. Tutti i possedimenti posteriori a quella data dovevano essere restituiti immediatamente al proprietario precedente o alla sua famiglia, senza nessun obbligo di indennizzo per le migliorie effettuate. Tutte le crisobolle imperiali, comprese quelle firmate dallo stesso imperatore, erano considerate decadute e venivano annullati tutti i conferimenti di terra effettuati dal ciambellano Basilio, a meno che non fossero riconvalidati dal sovrano.
Molte famiglie ricche e nobili divennero improvvisamente povere , altre caddero in rovina. Basilio costrinse di pagare l'allenlengyon per i poveri al latifondista, cosi non si scaricava più sul villaggio insolvente o a quello vicino ma direttamente al magnate. Questa misura ebbe un duplice effetto da un parte infliggeva un nuovo potente colpo ai magnati, dall'altra dava maggiore sicurezza al fisco per le entrate dell'allelengyon.
Pochi mesi dopo arrivò una ambasceria di Ottone III che voleva in sposa una nobildonna romea, Basilio non chiedeva di meglio, un futuro matrimonio avrebbe contribuito a mantenere la pace nell'Italia Meridionale (dopo la guerra fatta dal padre Ottone II). Dopo vari tentativi il progetto andò in fumo per colpa principalmente di un certo Crescenzio, capostipite della famiglia più influente di Roma. Intanto lo zar Samuele aumentava il suo potere, aveva occupato Durazzo e aveva cominciato una vittoriosa campagna all'interno della Dalmazia penetrando fino in Bosnia. Le coste e le città romane chiesero aiuto e Basilio chiamò Venezia. Il doge Pietro Orseolo trovò allettante l'offerta promessa dal Basileus e a capo della flotta veneziana salpò per ricevere il nuovo titolo Dux Dalmatiae (governava per conto dell'impero).
Nel 1001 Ottone III con forte determinazione chiese nuovamente una sposa romea, Basilio optò per Zoe la più bella delle sue nipoti, ma una volta partita per Bari, dove doveva incontrarsi con il suo futuro sposo, una brutta notizia arrivò, l'Imperatore era morto per una febbre improvvisa.
Fra l'anno 1000 e il 1004 Basilio con un susseguirsi di campagne militari riconquistò tutta la parte orientale della penisola balcanica. Samuele era ora alle prese con un nemico che sapeva muoversi con velocità, tra boschi, pianure e monti. Le truppe romane non soffrivano ne il caldo ne il freddo, combattevano su tutti i terreni, colpivano e fuggivano. L'avanzata romana fu lenta fino alla battaglia di Cimbalongo, nell'angusta gola che dal Serrai conduce alla valle dell'alto Struma. Più che una battaglia campale fu un'imboscata, caddero nella trappola quindicimila bulgari che furono presi prigionieri. Qui tutta la rabbia repressa esplose e Basilio potè vendicarsi e mantenere la sua promessa. Di ogni centuria accecò novantanove uomini e al centesimo risparmiò un occhio perché potesse condurre i compagni alla presenza del loro Re. Ai primi di ottobre la triste processione si trascinò fin dentro la fortezza dello zar a Prespa: vedendo i miseri resti della sua gloriosa armata, Samuele già ammalato morì. La guerra continuò fino al 1018 quando Basilico espugnò la loro capitale. Per la prima volta dalla caduta degli slavi, tutta la penisola balcanica era tornata sotto il controllo di Bisanzio.
Epilogo
Basilio oltre che essere spietato e brutale in guerra, era anche un ottimo amministratore e si dimostrò molto compassionevole con i suoi nuovi sudditi. Pretese contributi modesti pagabili anche in natura, ridusse il patriarcato ad arcivescovado, ma lasciò la chiesa bulgara autonoma. La Bosnia e la Croazia furono amministrate dai principi locali sotto la protezione imperiale. L'aristocrazia bulgara si integrò presto in quella romea, ricoprì importanti incarichi e divenne parte integrante della società imperiale. Ad Oriente dopo l'ultima spedizione attuata nel 1023, Basilio II istituì otto nuovi temi, disposti in un grande arco che, partendo da Antiochia, si dispiegava verso est. Era il sovrano assoluto di domini che andavano dall'Adriatico all'Azerbajan. Si sentiva ancora pieno di forze quando progettava l'invasione della Sicilia allorché nel 1025 una decina prima di natale morì all'età di sessantasette anni. Basilio era stato un imperatore eccezionale, primo tra i generali, sicuramente brillante nel campo amministrativo, governò con saggezza, Stato e Chiesa. Le sue campagne non erano esaltanti ed epiche ma come un fiume di lava in piena che tutto sommerge. Michele Psello dice:
“Non conduceva le campagne contro i barbari alla maniera dei più tra i sovrani, che escono a metà primavera e rientrano sul morir dell'estate: per lui a segnare l'ora del rientro era l'estinguersi stesso del fine per cui s'era mosso.”
Nessuno lo amò, sul trono non salì uomo più solo. Basilio era brutto, sporco, rozzo, goffo ,incolto e di un'avarizia quasi patologica.L'unica cosa che gli stava a cuore era la grandezza di Bisanzio. Non meraviglia dunque che sotto di lui l'Impero abbia raggiunto l'apogeo.
In una cosi fallì: non lascio eredi. Ancora nel XIII Secolo uno scrittore chiamerà Eraclio e Basilio II i più grandi imperatori di Bisanzio. In effetti questi due nomi, i più grandi della storia bizantina, simboleggiano l'età eroica di Bisanzio: il primo la inaugurò e il secondo la concluse.
Basilio chiuse gli occhi il 15 Dicembre. Il 16 il declino era già cominciato.
Bibliografia
J.J. Norwich, Bisanzio, Splendore e Decadenza di un Impero Mondatori, Milano, 2000.
G. Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino,Einaudi, Torino, 1963.
M. Psello, Imperatori di Bisanzio,Mondatori,Fondazione Lorenzo Valla, Milano, 1989.
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