Gregorio I Magno e Bisanzio

Ritratto di Nicola

di Silvia Perucchetti

Gregorio I Magno (540-604), una delle personalità più importanti del Medioevo occidentale, ebbe ripetute occasioni di contatto con il mondo bizantino.

Gregorio I Magno e Bisanzio: diffusione dei Dialoghi e influenze letterarie

Gregorio I Magno (540-604), una delle personalità più importanti del Medioevo occidentale, ebbe ripetute occasioni di contatto con il mondo bizantino: inviato a Costantinopoli come apocrisario (ambasciatore) per conto di Pelagio II, vi divenne presto conosciuto sia a corte (il patriarca Eulogio ne parla come “uomo di grande virtù”), sia in ambiente monastico (Giovanni il Persiano dimostra tutta la stima che nutriva per lui nel chiamarlo “umile e caritatevole”), sia nella cerchia degli intellettuali, soprattutto dopo che giunsero in Oriente opere come i Dialoghi o le Vitae Patrum. Quest'ultima opera, in particolare, venne intrapresa dal pontefice sulla base delle analoghe vitae dei Padri orientali, basandosi sui modelli omiletici e stilistici di Gregorio di Nazianzo.

Dopo la morte di Gregorio, a Roma si accentuò ulteriormente la presenza culturale bizantina, grazie alla serie di papi di origine orientale e alla continua affluenza di monaci greci, anche per tutto l'VIII secolo: tutto questo causò una maggiore circolazione di opere in greco e la stessa traduzione in quella lingua di famose opere in latino; un esempio è rappresentato dai Dialoghi di Gregorio, tradotti da papa Zaccaria - l'ultimo pontefice greco - intorno al 759, traduzione che risente moltissimo dell'influenza stilistica bizantina – come Gregorio, anche Zaccaria aveva vissuto l'esperienza monastica basata sul modello bizantino.

L'opera in traduzione riscosse un'immediata fortuna in Oriente, tanto che le copie documentate fino ad ora testimoniano anche versioni in arabo, armeno, georgiano e nelle lingue slave (X e XI sec.); fu inoltre alla base della tradizione innografica bizantina, poiché il II libro dell'opera, dedicato alla vita di S. Benedetto, ispirò molti inni e composizioni in versi di lode al santo, diventando un vero e proprio modello per Giuseppe l'Innografo (IX sec.), Nilo di Rossano, Cristoforo da Mitilene e Niceforo Callisto Santopoulos.

La popolarità di Gregorio crebbe dunque a dismisura sia in Occidente che nell'Impero bizantino, tanto che non si contano le narrazioni edificanti, didascaliche e “spiritualmente utili” che lo vedono come protagonista, anche dopo l'XI secolo; altrettanto copiosa fu la produzione agiografica dedicata a lui (per esempio, si veda la Vita di Giovanni Diacono). Fozio è il primo testimone, decisamente entusiasta, di questa tradizione letteraria: racconta aneddoti biografici e notizie sulle opere gregoriane, esprimendo più volte la propria ammirazione – soprattutto riguardo ai citati Dialoghi. Un ruolo decisivo per la diffusione orientale delle opere gregoriane (più ancora di quella diretta del testo) giocarono poi gli apoftegmi, le citazioni sparse e i florilegi, in cui spesso il pontefice era sia il narratore che il protagonista degli episodi.

E' curioso notare come la figura di Gregorio rimase sostanzialmente al di fuori delle aspre polemiche che infuriarono a Bisanzio contro i Padri latini – dopotutto l'epoca è quella dello scisma tra la Chiesa orientale e quella occidentale, e fiorivano le condanne verso Ambrogio, Agostino e Girolamo; in realtà Gregorio e Zaccaria non si astennero affatto dal criticare la concezione bizantina riguardo la processione dello Spirito Santo, ma Fozio li giustifica lo stesso come se fossero rimasti imparziali. Tutto questo testimonia comunque quanto la figura di Gregorio fosse tenuta in gran conto in Oriente, tanto che alcune fonti greche parlano di lui come se si fosse personalmente recato tra i Sassoni per evangelizzarli – quando invece su ordine del pontefice fu Agostino a farlo.

I rapporti di influenza tra Oriente e Gregorio furono dunque biunivoci: se Gregorio conosceva bene le opere di Gregorio Nazianzeno e degli altri Padri, egli fu pure determinante non solo nella codificazione/diffusione di generi letterari a Bisanzio, ma anche nell'influenzare concretamente il mondo monastico e addirittura (come vogliono alcuni studiosi) la politica di Giustiniano.

Per quanto riguarda invece la Regula Pastoralis , l'opera gregoriana più diffusa in Occidente ma non in Oriente, i suoi rapporti con Bisanzio si sviluppano nel campo codicologico: nel codice di Troyes (il manoscritto più importante che contiene l'opera) troviamo infatti le iniziali decorate con motivi geometrici e curvilinei di chiara ascendenza bizantina – furono eseguiti infatti in una bottega ravennate; quasi tutte le miniature della fine del VI secolo inoltre risentono moltissimo della discendenza dall'arte antica, e presentano gli stessi simboli ed elementi bizantini che possiamo ammirare ad esempio in S. Vitale o in S. Apollinare nuovo a Ravenna, e nei codici del Monte Athos. Gregorio inviò poi in Northumbria diversi manoscritti, tra cui quello che conteneva l'Evangeliario di S. Agostino: si tratta di un codice con cicli di miniature volti ad illustrare narrativamente gli episodi dei Vangeli; questo tipo di miniatura, che rifletteva i modelli tardo-antichi e costantinopolitani, si integrò alla tradizione insulare e fu alla base di una delle due correnti stilistiche sviluppatesi nella regione di Canterbury e nel Kent dell'VIII secolo.

Infine, è da ricordare l'importanza che Gregorio conferiva alle opere d'arte come veicolo di evangelizzazione e di divulgazione delle storie evangeliche, in quanto comprensibili anche da analfabeti: per questo motivo ornò con numerosi affreschi il monastero romano di S. Andrea, fondato da lui e divenuto completamente greco dopo la sua morte, utilizzando lo stile costantinopolitano dell'arte giustinianea, tanto diffusa nell'Italia del VI secolo.

(riassunto di parte dei contributi esposti nel convegno "Spiritualità e potere in Gregorio Magno - la Regula Pastoralis ", Brescia, 1-2 ottobre 2004)

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