La venezia bizantina

di Nicola Bergamo
"Non abbiamo dimenticato il vostro santo governo, sotto il quale un tempo abbiamo vissuto in pace ed al quale, con l'aiuto del Signore, con tutte le forze aspiriamo tornare" sottomessi "al gravissimo giogo di genti straniere" ma con una ferrea volontà a ritornare nel seno dell'impero e alla fede di Calcedonia.Si spenga il giogo barbarico si ritorni all'originaria libertà; al tempo debito accorreremo ai vostri piedi e renderemo ragione della nostra fede". Intanto l'imperatore valuti ciò che può provocare la polemica e l'irresponsabile azione di Roma "se il turbamento e l'ingiuria non saranno rimossi, se a qualcuno di noi toccherà pagar con la vita, nessuno delle nostre pievi sopporterà più di accedere all'ordinazione della chiesa di Aquileia". ma si rivolgerà invece ai vicini vescovi arcivescovi delle terre longobarde "si dissolverà la chiesa metropolita aquileise, stabile sotto il vostro imperio, per mezzo della quale, con il favore di Dio, controllate le chiese delle genti nemiche". [1]
Sinodo vescovi Venetia et Histria 590, messaggio a Maurizio Imperatore.
Le origini
Venetia et Histria è la provincia romana che comprende l'odierni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Istria. Con l'affermazione del cristianesimo viene scelta come sede episcopale Aquileia che viene successivamente colpita da una prima invasione nel 403 e distrutta in maniera definitiva con una seconda nel 452. Nel 476 i Goti depongono l'ultimo imperatore romano Romolo Augustolo e l'Impero Romano d'Occidente cessa di esistere.
Nel 527 Giustiniano con la sua renovatio imperii incomincia una guerra per liberare le antiche terre dei romani dal giogo barbaro. In pochissimo tempo conquista il nord-africa con capitale Cartagine, impiegherà però quasi 20 anni per assoggettare la nostra penisola.
Le province e le città della Venetia sono rimaste romane già nel 539, le leggende narrano che Narsete venne aiutato anche dai veneti per vincere i barbari.Il diritto romano e le antiche leggi riformate da Giustiniano rientrarono subito in vigore nei territori appena riconquistati con la sola differenza che i loro capi venivano scelti tra i loro abitanti e tra i loro cittadini eminenti. Il governo dell'Italia viene affidato ad un vicerè con capitale a Ravenna e dopo una breve reggenza di Narsete, l'amministrazione passa nella mani di Flavio Longino.
Non passarono che pochi anni e l'invasione Longobarda distrugge interamente l'opera giustinianea cosi difficilmente ricostruita, le migrazioni colpiscono duramente il Nord Italia permettendo però la nascita di Venezia. Gli abitanti di Oderzo fuggirono verso Cittanova (Civitas Nova, chiamata poi Eraclea o Eracleiana), quelli di Altino invece si stabilirono a Torcello. La Venetia Marittima rimase in mano bizantina e comprendeva tutta la laguna con qualche piccolo avamposto nella terraferma, veniva comandata da un capo militare chiamato Magister Militum che rispondeva al prefetto di Ravenna.
Il primo nucleo di profughi è costituito da aquileiesi e il loro Vescovo, Paolo, per evitare saccheggi e ruberie, trasporta la sede del Patriarcato e i suoi tesori verso la laguna costruendo a Grado la nuova cattedrale di Santa Eufemia.
Nel 576 una spedizione militare mandata da Giustinio II con a capo Baduario viene duramente sconfitta dai Longobardi. Per evitare ancora smacchi militari e per riuscire a tamponare le croniche carenze, viene istituito l'Esarcato d'Italia con a capo Ravenna. L'esarco assume tanto le vecchie funzioni del praefectus quanto quelle del magister militum per Italiam , per l'esercito invece si segue la politica dei contadino-soldato che aveva già dimostrato di costare poco e di valere molto ( limitanei ) abbandonando definitivamente l'esercito dei comitatens .
Questo è un importantissimo passo attuato dall'amministrazione Bizantina, che valorizzando l'impegno e il peso dell'elemento locale, conteneva il seme di sviluppi autonomistici che avrebbero poi creato qualche problema al potere centrale, ma allo stesso tempo dava ampio respiro politico a terre lontane difficilmente amministrabili e soprattutto difficilmente difendibili dal punto di vista militare.
Lo sviluppo di queste piccole comunità ruotò sulla figura del tribuno, specialmente nelle zone di nuovo sviluppo (es. Grado), dimostrando così una continuità con le vecchie istituzioni
Tra il 590 e il 591 alcuni vescovi si sentirono abbandonati dal potere imperiale di Bisanzio e scrissero all'imperatore Maurizio per richiedere il suo aiuto.
"Non abbiamo dimenticato il vostro santo governo, sotto il quale un tempo abbiamo vissuto in pace ed al quale, con l'aiuto del Signore, con tutte le forze aspiriamo tornare" sottomessi "al gravissimo giogo di genti straniere" ma con una ferrea volontà a ritornare nel seno dell'impero e alla fede di Calcedonia.Si spenga il giogo barbarico si ritorni all'originaria libertà; al tempo debito accorreremo ai vostri piedi e renderemo ragione della nostra fede". Intanto l'imperatore valuti ciò che può provocare la polemica e l'irresponsabile azione di Roma " se il turbamento e l'ingiuria non saranno rimossi, se a qualcuno di noi toccherà pagar con la vita, nessuno delle nostre pievi sopporterà più di accedere all'ordinazione della chiesa di Aquileia". ma si rivolgerà invece ai vicini vescovi arcivescovi delle terre longobarde "si dissolverà la chiesa metropolita aquileise, stabile sotto il vostro imperio, per mezzo della quale, con il favore di Dio, controllate le chiese delle genti nemiche". [1]
Durante il governo di Eraclio
A Venezia comanda sempre il Magister Militum e sembra che come prima base avesse scelto Torcello, dopo il 640 la sede viene trasferita a Civitanova. Questo dimostra quanto i bizantini siano ancora legati alla continuità (Oderzo era l'antica sede amministrativa e militare della provincia, e gli abitanti erano fuggiti appunto a Civitanova dopo la venuta dei Longobardi).
Eraclio nel 626 distrugge i Persiani e prima dell'invasione degli Arabi del 641 tutto l'impero dall'Italia all'Eufrate, è riconquistato. In Italia viene nominato esarca un certo Isacco.
Un'iscrizione nella chiesa dedicata a Santa Maria Madre di Dio (Torcello) dice che viene fondata nel ventinovesimo anno di Eraclio per ordine dell'Esarca Isacco a ricordo dei suoi successi e di quelli del suo esercito. La costruzione è portata a termine da Maurizio il locale Magister Militum e consacrata dal vescovo Mauro.
Questa iscrizione marmorea dimostra due cose, la prima testimonia sicuramente la effettiva nascita di Venezia, la seconda invece cancella le patriottiche date dei natali della città lagunare del VI secolo.
Il legame nel 639 tra Venezia e Bisanzio è ancora fortissimo e la provincia Venetiarum è ancora parte integrante dell'immenso impero d'Oriente e i suoi capi rispondevano direttamente a Ravenna.
La consacrazione della cattedrale di Torcello alla Madre di Dio, la greca Theotokos ci dimostra l'ortodossia religiosa dei cristiani di Venezia (431 Efeso aveva dichiarato Maria come Madre di Dio e non solo Madre di Cristo).
Venetia e Regnum Langobardorum
Al tempo di Anastasio II (713-715) e di Liutprando (712-739) c'è la nomina del primo DUX e secondo Paolo Diacono, è un certo Paulicio che poi negozia l'indipendenza con l'esarca e il re longobardo. Questa è solo leggenda, Paulicio era quasi sicuramente un funzionario bizantino con il titolo di Dux scelto dall'esarca di Ravenna.
Marcello, il magister militum per Venezia, definisce i confini di quanto rimaneva del territorio bizantino sulla terraferma e questo dimostra quanto Venezia sia ancora sotto le dipendenze di Bisanzio all'epoca di Anastasio II.
Durante l'iconoclasta
Nel 736 Leone III emana un decreto sulla distruzione delle immagini e mentre in Oriente questo non creò grossi problemi, in Occidente il Papa guida tutta la cristianità alla rivolta. Paulicio viene assassinato nel 727 e i Veneziani si unirono nella rivolta. I soldati si ribellarono e scelsero un certo Orso (o Ursus) con il titolo di DUX, la rivolta viene soffocata nel sangue in brevissimo tempo. Leone a quel punto decise di concedere una certa autonomia “ la provincia di Venetia conservata da Dio ”, riconosce Orso come primo governatore o dux locale e gli concede il titolo bizantino di hypatos (console). Nel 732 i Longobardi occupano Ravenna e i Veneziani aiutano i Bizantini a liberarla e gli forniscono anche delle navi per la riconquista della città. Nel 751 Ravenna cade in mano definitivamente ai Longobardi e Venezia rimane gestita da un Dux (inizio guerra civile tra le famiglie). Tra il 774 e il 775 viene creata una sede episcopale a Olivolo (Castello) nel gruppo delle isole di Rialto e il primo vescovo di quella chiesa, Cristoforo, è sicuramente un bizantino.
Nella seconda metà del VII secolo i veneziani conservano ancora un forte senso di lealtà verso Costantinopoli soprattutto sotto i Galbai. Maurizio Galbai viene insignito del titolo bizantino di Hypatos e Stratelates e seguendo la tradizione dei cugini orientali coopta suo figlio alla guida della città.
Venezia, i Franchi e Bisanzio
Nel 789 cade la prima iconoclastia, il Papa e l'Occidente si riavvicinano a Bisanzio. Ma qualcosa si è rotto, il Papa non può più confidare nell'armate bizantine per la difesa della sua incolumità. Quindi Roma chiede aiuto a Pipino III Re dei Franchi. Nel 756 tutto il territorio imperiale nell'Italia settentrionale e centrale compresa Ravenna era di S.Pietro. Era nato lo stato pontificio.
Costantino V tenta un alleanza con i Franchi ma le vittorie di Pipino e Carlo Magno la rendono del tutto inutile. La provincia di Venetia era tutto ciò che restava all'impero bizantino in Nord Italia, e Venezia con il suo doge Maurizio era rimasta fedele a Bisanzio. Nel giorno di Natale del 800 viene incoronato Carlo Magno dalle mani di Leone III credendo di aver rifondato l'impero d'Occidente. Ci furono grossi scontri diplomatici per la definizione di imperatore dei Romani che non voleva essere riconosciuto da Bisanzio. Niceforo alla fine riconosce il titolo, a Venezia vince il partito filo-francese e nel natale del 805 Obelario e Beato andarono da Carlo Magno sperando nella riconoscenza dell'indipendenza (alla fine non la ottennero). Niceta, patrizio mandato da Costantinopoli, riconosce l'usurpatore Obelario a cui viene riconfermato il titolo di spatharios. Venezia ritorna nell'ovile bizantino e Niceta firma il trattato con i Franchi (Pipino) che consiste in:
• Provincia di Venezia protetta dai Franchi
• Istria protetta dal mare dai Bizantini (contro gli slavi).
Dopo vari scontri e problemi diplomatici Pipino attacca Venezia, viene colpita Eraclea e Malamocco viene distrutta. Il ritorno dell'ammiraglio Paolo in Adriatico fa cambiare idea a Pipino che impone solamente una tassa a Venezia.
Nell'810 l'Imperatore Niceforo manda Arsafio come ambasciatore per parlare con Pipino, lo trova morto e quindi si rivolge a Carlo Magno firmando un nuovo trattato per suddividersi le sfere di influenza.
• Venetia provincia bizantina (Istria, Liburnia, Dalmazia)
• Riconoscimento del titolo Imperiale
"Venetia indipendente"
Nel 811 vengono cacciati Obelario e Beato (filofranchi) e viene chiamato con il consenso della popolazione Agnello Partecipazio (con sede a Rialto) eroe della resistenza anti-franca.
Il nuovo Basileus Michele I° era più accomodante ed escogitò una formula per l'accettazione del titolo imperiale. Carlo Magno viene riconosciuto Imperatore anche se non dei Romani.
Nel 812 un'altra ambascieria giunse a Costantinopoli designando le frontiere, Venezia rimane a Bisanzio. La firma viene posta da Carlo Magno e dal sucessore di Michele, Leone V, e controfirmata dal sucessore di Carlo Magno.
Bibliografia essenziale
D.Nicol, Venezia e Bisanzio , Rusconi, 1990
G.Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Il Mulino, Bologna, 2004
“Venezia dalle Origini a Pietro II Orseolo” di Gerardo Ortalli
[1] pag 351 "Venezia dalle origini a Pietro II Orseolo" di Gherardo Ortalli.
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