Andronico IV Paleologo

di Sergio Berruti
L'età paleologa si contraddistinse per il totale sfaldamento dell'autorità centrale e per il crollo dell'autocrazia imperiale. Di ciò, in particolare dalla metà del XIV secolo, ne approfittarono quanti avevano interessi economici e politici a Costantinopoli, dunque Genovesi, Veneziani, Turchi, e senz'altro ogni singolo componente della famiglia regnante a Bisanzio si sentì in dovere di ritagliarsi uno spazio in ciò che dell'Impero restava, legandosi ad una o all'altra delle potenze straniere, spesso con un suo seguito e non senza una motivazione che non fosse il mero desiderio del potere.
Erede designato
Andronico era il primogenito di Giovanni V ed Elena Cantacuzena Paleologina, l'erede destinato a succedergli. Nato nell'aprile del 1348, presto sposato con Kyratza, figlia dello zar bulgaro Ivan Alessandro, ribattezzata Maria, non tardò ad assumere ruoli di primo piano nell'Impero, mostrando già con chiarezza la sua differente mentalità rispetto a quella paterna, ed una notevole personalità: " egli superava ", scrive lo storico Ducas, " tutti i suoi contemporanei in forza corporea e gran parte di costoro per giovanile avvenenza ".
Reggente a Costantinopoli per conto del padre nel corso del suo viaggio presso re Luigi d'Ungheria, quando Giovanni venne bloccato al confine bulgaro, nel 1366, nulla fece presso lo suocero affinché venisse liberato, ed occorsero le armi di Amedeo di Savoia a far sì che dopo ben sei mesi il basileus potesse rientrare a Costantinopoli.
E tale comportamento, poco consono ad un buon figlio, si ripeté alcuni anni dopo, in occasione della parte finale del viaggio che Giovanni V aveva intrapreso in Italia allo scopo di sottomettersi all'autorità pontificia e chiedere, in cambio, aiuti per l'Impero. Giunto nel febbraio del 1370 a Venezia, Giovanni propose alla Serenissima la cessione dell'importante ed ambito isolotto di Tenedo, all'imbocco degli Stretti -che del resto aveva già proposto vent'anni prima quale contropartita dell'aiuto contro il Cantacuzeno-, in cambio di sei navi, 25.000 ducati ed i gioielli della corona, a suo tempo impegnati. Ovviamente la Repubblica accettò, versando anche un anticipo di 4.000 ducati, ma a quel punto Andronico, reggente a Costantinopoli, rifiutò di cedere l'isola, così almeno testimoniano gli storici, ed evidenziando il legame tra il reggente ed i Genovesi, ben interessati anch'essi a Tenedo. I Veneziani non fecero buon viso a cattivo gioco e trattennero il basileus, pretendendo il saldo della sua posizione debitoria, e questi chiese aiuto ad Andronico, chiedendo che si procurasse il denaro necessario ricorrendo alla vendita dei tesori appartenenti alla Chiesa nella Città, ordine cui naturalmente il giovane assolutamente si rifiutò di obbedire. Perciò dovette intervenire in gran fretta Manuele, l'altro figlio di Giovanni, accorrendo a Venezia per liberare il padre e tacitare i suoi carcerieri. Senz'altro gli storici, Laonico Calcondila in primis, esagerarono i fatti in chiave antilatina e pro-Manuele, tuttavia una volta rientrato nella Capitale Giovanni V cacciò tutti i consiglieri del figlio, e costui radicalizzò ancor più le sue posizioni, fino a sfociare nella ribellione aperta. Tanto più che gli eventi precipitavano.
Il ribelle
Giovanni Paleologo non fu un sovrano particolarmente amato, e le sue scelte crearono forti divisioni nella società e tra gli arconti della capitale. In particolare lo detestavano larghi strati dell'ortodossia, perché contro la volontà del Sinodo aveva preteso la riconferma del patriarca Callisto; perché aveva voluto l'unione con Roma, nel 1355 e nel 1369; perché aveva requisito tesori e proprietà della Chiesa. Paradossalmente era preferita una politica di buon vicinato se non di sottomissione ai vari beg e ghazi turchi che, in Europa, ma anche in Asia Minore, avevano lasciato totale libertà religiosa e confermato alla Chiesa beni e privilegi, in cambio della sola sottomissione. Quantomeno era preferibile, tale linea, ad un umiliante compromesso con l'Occidente, ed erano molti a vederla di buon occhio anche perché in Europa da parte di Bisanzio era ancora possibile giocare - o quantomeno lo si credeva possibile- tra i molti beg turchi sui quali gli Ottomani di Murad ancora non avevano prevalso, e proprio il predominio di questi si cercava e si voleva evitare.
Andronico divenne il campione di tale corrente e, approfittando dell'assenza del padre, impegnato a svolgere in Asia Minore il suo dovere di vassallo di Murad, nel maggio del 1373 nel suo accampamento dei dintorni di Costantinopoli concordò un piano di ribellione armata con un figlio dell'Ottomano. Ducas sostiene che l'idea partì dal principe ottomano, che chiama Kuntuzis, mentre lo pseudo-Sfranze lo chiama Mosis e Calcondila Sauzis: pare si trattasse di Savdji Celebi. Comunque l'idea era quella di rovesciare i rispettivi genitori e regnare così come alleati fraterni. Il piano fallì clamoromosamente: il 25 maggio Andronico veniva sconfitto e catturato il 30, mentre Savdji, battuto presso Didimotikon a settembre, per ordine del padre veniva accecato con tanta brutalità da morire poco dopo per le ferite. La stessa pena Murad la impose anche per Andronico e per suo figlio, Giovanni, ancora un lattante. Giovanni V fu costretto ad obbedire, perché, sostiene con acrimonia Ducas, " egli era del tutto sordo ed incurante dinanzi a qualsiasi altra cosa che non riguardasse le donne ", in realtà perché non poteva fare altrimenti. La barbara operazione venne eseguita, ma riuscì solo parzialmente, e, non del tutto ciechi, Andronico e suo figlio finirono in carcere, privati dei diritti alla successione imperiale che vennero attribuiti a Manuele, incoronato coimperatore il 25 settembre del 1373.
Genova, i Turchi ed il trono
Andronico comunque era una pedina troppo importante da lasciar marcire in carcere, soprattutto per chi, come i Genovesi, non poteva accettare il riavvicinamento tra Giovanni V e Venezia, con la relativa cessione di Tenedo. Così nel luglio del 1376 alcuni Genovesi fecero evadere Andronico e lo condussero a Galata, ove favorirono -grazie alla loro intesa- un suo incontro con Murad. Grazie alle navi genovesi ed alle truppe turche Andronico mise sotto assedio Costantinopoli, che espugnò dopo 32 giorni. Il 12 agosto entrava in città, gettava in carcere Giovanni V e Manuele II e si faceva incoronare autocrate. Ovviamente c'era un prezzo da pagare, ed il saldo fu immediato: il 3 di settembre Gallipoli venne restituita a Murad, che in tal modo ebbe nuovamente la possibilità di far passare agevolmente truppe in Europa, procedendo così a quell'unità e supremazia ottomana che gli permise di chiamarsi sultano; ma già il 23 di agosto Tenedo era stata ceduta ai Genovesi, che però non riuscirono a sbarcarvi, poiché l'isola si mantenne fedele al basileus legittimo e, anzi, si consegnò ai Veneziani a ottobre. Ne nacque una guerra aperta tra Venezia ed i Genovesi. Andronico fece arrestare i Veneziani residenti in città, ne confiscò le proprietà e catturare anche alcune navi. Venezia, dopo aver pensato anche ad una occupazione di Costantinopoli con lo scopo di reinsediare Giovanni V, si limitò ad attaccare la flotta genovese all'ancora nei porti della Città e a saccheggiarne ed incendiare i dintorni, nel luglio del 1377. Quindi la guerra si spostò nelle acque dell'Egeo e principalmente nelle acque italiane, dove cesserà solo nel 1381, grazie alla mediazione di Amedeo di Savoia, con l'unico risultato di ottenere che Tenedo non sarebbe stata di nessuno, né di Genova, né di Venezia, né tantomeno di Bisanzio.
Dove Andronico IV intanto non regnava più. Infatti nel giugno del 1379, dalla prigione nella torre di Anema ove languivano, presumibilmente con l'aiuto veneziano Giovanni e Manuele vennero liberati da tal Angelos e condotti, in battello, a Scutari, ove li attendeva Murad. Costui, in cambio d'un aumento dei tributi, concedette loro il suo aiuto, e dunque uomini turchi e navi veneziane diedero l'assalto a Costantinopoli, ove Manuele e Giovanni entrarono il primo luglio del 1379. Le cronache narrano che Andronico si buttò in ginocchio di fronte a Giovanni e, dopo aver implorato pietà, avrebbe ottenuto il perdono. Nella realtà la resa della guarnigione genovese costrinse l'usurpatore a fuggire a Galata, in compagnia del figlio, della madre, delle sorelle e dell'anziano Giovanni Cantacuzeno. Ed il conflitto tra padre e figlio, e tra Genova e Venezia, con Murad spettatore interessato e divertito, non finì in questo momento, poiché Giovanni V riebbe il controllo completo di Costantinopoli solo ad agosto, dopo aver sopraffatto del tutto gli ultimi genovesi fedeli al figlio, e poi dovette assediare Galata.
Tale convulsa situazione parve avere fine solo due anni dopo, quando, nel maggio del 1381, mentre ancora in Italia infuriava il conflitto tra le due città marinare, i due basileis, padre e figlio, giunsero finalmente alla pacificazione, in seguito alla quale, l'anno dopo, a novembre, anche in seguito alle sollecitazioni contenute nel trattato di Torino, veniva raggiunto un accordo: ad Andronico e suo figlio Giovanni venivano nuovamente riconosciuti i diritti alla successione e veniva loro concesso un appannaggio che comprendeva le città di Selimbria, Eraclea, Rodosto e Panido. Manuele veniva in tal modo escluso dalla successione: infuriato e deluso, egli si ritirò nel suo appannaggio di Tessalonica.
Era chiaro che una striscia di terra ad uno spirito inquieto come Andronico non poteva bastare, tanto più che Selimbria in breve divenne il covo di quanti erano contrari alla politica di Giovanni V. Non passò molto tempo e Andronico nuovamente imbracciò le armi, con l'intenzione di estendere il proprio dominio in Propontide e, evidentemente, dirigersi verso Costantinopoli. Giovanni rispose mettendosi in marcia e a metà strada tra Selimbria e la capitale i due eserciti si scontrarono in una battaglia nella quale l'anziano autocrate, benché ferito, ebbe la meglio. Andronico IV, invece, venne trovato morto, se caduto in battaglia o per tradimento non è chiaro. Era il 28 giugno del 1385.
Bibliografia
Ducellier A., Cristiani d'Oriente e Islam, Torino, Einaudi
Djuri c I, Il crepuscolo di Bisanzio, Roma, Donzelli
Nicol D., Venezia e Bisanzio, Milano, Rusconi
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