Un gioiello bizantino tra le rocce: La chiesa rupestre di S.Margherita.
Quello che segue è un estratto della mia tesi di laurea in Storia dell'Arte Medievale, intitolata "La decorazione pittorica della chiesa rupestre di Santa Margherita nel territorio di Mottola".P.s. mi scuso per la mancanza di fotografie, che ho, ma non sò come inserirle...
LA CHIESA RUPESTRE DI SANTA MARGHERITA
La chiesa di Santa Margherita, sita in località Burrone S. Giorgio nel tenimento della masseria Casalrotto, si presenta con una planimetria irregolare. Essa è il risultato di varie campagne di ampliamento che ne hanno modificato la forma originaria. Alla cripta, scavata sul fianco sinistro del burrone, si accede tramite una scalinata tagliata nella viva roccia della gravina stessa, il cui ingresso è a picco sul burrone.
La larghezza totale della chiesa è di m 6.28, la lunghezza di m 9.70 (compreso l'abside), e l'altezza di m 2.50 .
Il soffitto è piano e scabro. Nella chiesa non è presente alcun intervento in muratura, difatti i pilastri , a sezione quadrangolare, sono stati risparmiati dalla roccia stessa dell’invaso al momento dell’escavazione . L’interno è diviso in senso longitudinale, da una successione di archi su pilastri, in due ambienti pressoché distinti anche per funzioni. Il primo ambiente, nel quale si apre l’ingresso in asse con l’altare, doveva costituire l’aula vera e propria del santuario; è di forma pressappoco rettangolare scandita in due navate da pilastri di cui, sul lato sinistro, ne resta solo uno. Dall’ingresso sino ai primi pilastri, lo spazio si configura come una sorta di endonartece. Del secondo pilastro del lato sinistro ne è rimasta solo una porzione in alto, unita alla volta; esso con un tratto di parete rocciosa costituiva il resto dell’antica iconostasi che divideva nettamente Naos e Bema , come è tipico nelle chiese di rito greco.
Tale isolamento nell’ambito rupestre era ottenuto mediante una recinzione risparmiata nella roccia stessa, dalla quale venivano poi ricavate due arcate (o più, in relazione all’ampiezza della parete). In Santa Margherita una si apriva in corrispondenza dell’altare ed era in asse con l’ingresso, l’altra, occlusa da un basso parapetto di cui rimane una traccia presso la parete sinistra, fungeva da ambone per la lettura dei Testi Sacri. L’iconostasi fungeva inoltre da facciata monumentale al presbiterio come dimostra la presenza dell’affresco di Santa Margherita a grandezza naturale, il più pregevole dell’intero complesso pittorico . In fondo alla navata vi è l’abside con un residuo dell’altare principale addossato alla parete decorato a cerchi e losanghe.
Attraverso una serie di archi che ricadono sui pilastri di destra, il Naos è messo in comunicazione con un secondo locale sulla destra, con funzione funeraria; a tale scopo era dedicato anche un piccolo ipogeo sottostante l'ingresso. Questo secondo ambiente, di notevole ampiezza, munito di nicchie e parete di fondo incurvata ha una forma molto più irregolare del primo, ed è tale da raddoppiare l’estensione dell’intera cripta.
All’interno di tale ambiente vi sono altri due altari laterali addossati alle pareti, l’uno con probabile funzione battesimale , come attesterebbero alcune iscrizioni che sembrano appunto accennare alla presenza del fonte, e l’altro più scabro, dalla decorazione aniconica a girali culminanti con una croce.
Tra i due altari, si apre un diverticolo che conduce a due cisterne scavate nella roccia e collegate da un ancora funzionante sistema di incanalamento delle acque. La presenza dell'acqua era condizione necessaria per la vita di tali insediamenti, ed il sistema idrico presente nella cripta di Santa Margherita faceva in modo che l'acqua piovana in eccesso, durante la stagione delle piogge, defluisse lungo scanalature che conducevano alle suddette cisterne.
La chiesa è munita di un sedile in pietra (subselia) che corre tutto intorno al perimetro e che risulta più alto nel vano di sinistra . Inoltre il sedile a sinistra dell’altare principale è interrotto da un basso muretto di roccia ed è considerato nell’insieme da alcuni studiosi come la probabile “cattedra” del celebrante, come se ne trovano di simili in altre chiese rupestri.
L’unica fonte di luce nel vano proveniva dall’ingresso stesso in mancanza di altre aperture con l’esterno , lasciando il resto del santuario immerso probabilmente nella luce delle candele.
La cripta di Santa Margherita è stata interamente affrescata nel corso di varie campagne pittoriche, dalle più antiche, risalenti al primo periodo più prettamente bizantino del suo utilizzo, sino al passaggio della chiesa al rito latino ed al rifacimento di alcuni dei suoi affreschi ad opera del clero latino, come attesta un’iscrizione deprecatoria presente al suo interno.
La cripta è consacrata al nome della Santa che viene maggiormente rappresentata all’interno dell’invaso, ovvero Santa Margherita, la cui vita è descritta in dodici riquadri, raro esempio di ciclo agiografico completo presente in una chiesa rupestre.
Partendo dall’ingresso, si incontra sulla parete di sinistra una raffigurazione di S. Nicola di Myra.
Accanto a questo affresco abbiamo la raffigurazione di un S. Michele Arcangelo. Segue la figura della Vergine con Bambino, molto rovinata nella parte bassa, e ancora sulla destra un trittico di Santi, S. Lorenzo, San Marco ed un Santo Vescovo anonimo (San Nicola?).
Procedendo verso l’abside, oltre un resto di muro di separazione del presbiterio dall’aula, appare la figura di un San Giorgio a cavallo. Nell'abside è affrescato il Cristo Pantocratore in Deesis, nell’atto di benedire alla greca e reggere il libro sacro naturalmente aperto.
Seguono poi, nel sottarco che introduce al secondo ambiente, due tra i più antichi affreschi, una Santa Margherita e sul pilastro di fronte, un Arcangelo Michele. Quest’ultimo affresco è molto rovinato.
Nel vano semicircolare passando nell’ambiente di destra, le decorazioni continuano con i dodici riquadri che raccontano la storia del martirio della Santa, ed un affresco rappresentante San Demetrio.
Oltre l’emiciclo vi è un altare decorato di tipo latino, addossato alla parete, su di esso è affrescato un Cristo a mezzo busto monocromo. Alcune iscrizioni presenti sull’altare sembrano accennare alla presenza di un fonte battesimale.
Il secondo altare presenta una decorazione con girali che si concludono con una croce, decorazione che secondo alcuni recenti studi risalirebbe all’epoca delle lotte iconoclaste.
Sul pilastro centrale affrontato al primo degli altari laterali, si può ancora notare una grande Vergine Hodigitria a mezzobusto.
Nell’insieme la conservazione degli affreschi è discreta, alcuni sono ancora chiaramente leggibili mentre per altri si riscontrano maggiori problemi di conservazione. Oltre a fattori naturali, come incrostazioni saline e licheni che causano una diffusa opacità e a tratti coprono intere porzioni di raffigurazione rendendole di difficile lettura, vi si è aggiunta nel tempo la mano dell’uomo che spesso ha danneggiato i visi e tentato di asportare intere porzioni di affresco.
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