Il rendiconto di San Gregorio di Nanziano Vescovo di Costantinopoli

di Giovanni Costa
L'orazione XLII di San Gregorio di Nazianzo presenta un interessante collegamento ad un'istituzione basilare della democrazia in Atene nel V - IV sec. a. C., il rendiconto. Si espone in cosa consistesse questa antica norma legale e si spiega perché e come tale discorso si riallacci ad essa.
L'orazione LXII di San Gregorio di Nazianzo, pronunciata nel 381 d. C. al Concilio di Costantinopoli I, presenta un interessante collegamento ad un'istituzione dell'Atene della democrazia del V - IV secolo a. C., il rendiconto di chi aveva occupato una carica di governo.
San Gregorio esordisce domandando ai pastori e colleghi cosa gliene pare della sua situazione, cosa pensino della sua partenza. Chiede se siano già informati della situazione per loro conto, se siano in grado di esaminare e di essere più adatti giudici ( logistai) delle sue cose oppure se è necessario che anche lui, come coloro cui è chiesta ragione ( logon ) del comando dell'esercito o del governo di una provincia o della gestione finanziaria, presenti loro il rendiconto ( eythynas ) pubblicamente. Lui non si vergogna di essere giudicato, specifica che si tratta di una norma antica, invalsa dopo che S. Paolo fece parte agli apostoli del suo Vangelo ( ed esposi agli apostoli il mio Vangelo , Gal. 2,2). L'apostolo fece questo non per desiderio di ostentazione, infatti lo Spirito è lontano da ogni desiderio ostentazione, ma perché ciò che era giusto fosse confermato, ciò che era difettoso fosse corretto, se mai qualcosa di simile si trovasse nelle sue parole o nelle sue azioni. Invero, “ gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti ” (1Cor. 14,32).
E' chiaro cosa intenda così significare San Gregorio di Nazianzo, se S. Paolo partecipò agli apostoli il suo Vangelo, se gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti, tanto più un semplice vescovo di Costantinopoli sarà sottoposto all'assemblea dei vescovi in Concilio.
Effettivamente, scrive San Gregorio, serve più a lui che non a S. Paolo approfittare della libertà di critica, se mai apparisse inferiore al dovuto in qualcosa; questo per verificare se “ non corro o non ho corso a vuoto ” (Gal. 2,2).
Egli esporrà quanto ha operato e gli avvenimenti del suo episcopato perché non si può parlare in propria difesa se non in mezzo a persone al corrente dei fatti; San Gregorio, allora, invita i suoi colleghi a sporgere la loro accusa, se la sua difesa sembrerà loro falsa e, nel caso contrario, ove sembri loro essere vera, invita a rendere essi stessi testimonianza. Al loro cospetto e per loro si tiene il discorso, essi, infatti, sono per lui difesa, testimoni e corona di vanto ( Quale, infatti, è la nostra speranza o gioia o corona di gloria? Non forse lo siete voi davanti al Signore nostro Gesù Cristo nella sua venuta? Voi, infatti, siete la nostra gloria ed il nostro gaudio . 1Tess. 2,19). Così dimostra quanto importante egli ritenga il giudizio dei suoi colleghi sul suo operato.
L'orazione, dopo questo breve preambolo, continua ricordando le persecuzioni subite dalla Chiesa e da San Gregorio di Nazianzo, quelle degli imperatori Giuliano l'Apostata pagano e Valente ariano, il fatto che lui abbia trovato la Chiesa di Costantinopoli in ben misero stato e con pochi fedeli e la lasci ben ordinata e numerosa, nonché, infine ricordando la sua retta posizione teologica immune da ogni eresia; cioè illustra il suo operato.
Ma il punto che qui voglio discutere ed esporre per prima cosa è il suo rendiconto, il suo rendere ragione di come egli abbia adempiuto il suo compito in una carica di governo.
Questo, in Grecia, era un'usanza risalente alla democrazia in Atene, nel V - IV secolo a. C.; vedere come si svolgeva, quali cariche di governo interessasse e quali argomenti avesse per oggetto, fa capire anche le ragioni e le modalità del rendiconto di San Gregorio di Nazianzo.
Così abbiamo:
“Vengono estratti a sorte anche dieci sindaci (logistas) fra i consiglieri, con l'incarico di ricevere ad ogni pritania i resoconti delle cariche di governo. Sorteggiano anche dieci correttori (eythynoys) , uno per tribù e due assessori per ogni correttore; essi debbono sedere, in occasione delle assemblee di ogni tribù, davanti alla statua dell'eroe eponimo; e se un cittadino vuole, entro tre giorni dal rendiconto (eythynan) , sporgere una denuncia privata o pubblica contro qualcuno che abbia coperto una carica di governo e che abbia già presentato il rendiconto nel tribunale, scrive il proprio nome e quello dell'accusato su una tavoletta colorata di bianco e, dopo aver annotato l'ammenda che gli pare giusta, la consegna al correttore (eythyno) . Questi la prende e la esamina; se decide la colpevolezza, rimette le questioni private ai giudici dei demi incaricati degli affari della loro tribù, le questioni pubbliche le trasmette, invece, ai tesmoteti. I tesmoteti, se accettano la richiesta, rimandano quel rendiconto al tribunale, ciò che i giudici decidono ha valore definitivo.” [1]
Ecco, dunque, un primo passo per la conoscenza dell'antica procedura del rendiconto delle cariche di governo, i governanti uscenti presentano un rendiconto ai giudici ( logistas ) e qualunque cittadino può presentare accusa contro l'uscente, specificando, per iscritto, la colpa a lui rimproverata, la legge specifica dettagliatamente tutti i passi successivi.
Ma possiamo andare oltre, vedremo che tutte le cariche di governo erano, nell'Atene della democrazia, soggette a rendere conto, compresi i sacerdoti, invero:
“Infatti, in questa città (Atene) , che è così antica e così grande, nessuno di coloro che si sono accostati in qualunque modo agli affari pubblici, non è soggetto a rendere conto.
Per prima cosa, vi insegnerò riguardo ai fatti incredibili. Come il fatto che la legge comanda che i sacerdoti e le sacerdotesse siano tenuti a rendere conto, sia tutti, tutta in una volta, sia ciascuno separatamente e personalmente, con questo si intende coloro che solamente accolgono le cose sacre e innalzano a nome nostro le preghiere agli dei e ciò sia singolarmente sia in comune secondo le stirpi.” [2]
Anche i sacerdoti erano soggetti a rendere conto, come pure nessuno di coloro che si fossero accostati in qualche modo agli affari pubblici era esente da tale incombenza.
Ma c'è di più:
“Inoltre la legge comanda che i trierarchi ( comandanti di trireme) siano soggetti a rendere conto, sebbene essi non amministrino le cose pubbliche, né si siano appropriati di molte ricchezze dalle vostre rendite e poi abbiano pagato poche cose, né affermino di consegnare dando, invece, a voi quanto vi appartiene ma avendo essi chiaramente consumato le sostanze paterne per il desiderio degli onori che voi date. (Si riferisce al fatto che i trierarchi non solo non maneggiavano denaro pubblico ma, spesso, spendevano anche molto del proprio pur di accedere alla carica ed alle possibilità di onori che essa dava) Dunque non solamente i trierarchi, ma anche le più alte cariche dei consigli nella nostra città giungono sotto il voto dei giudici. Per prima cosa, infatti, la legge comanda che il consiglio nell'Areo pago dia ragione ( logon) e rendiconti (eythynas) ai sindaci (logistas) e conduce sotto il vostro voto (del tribunale) quell'assemblea seria ed avente competenza delle questioni più importanti. [3]
Dunque nemmeno chi non solo non ha maneggiato denaro pubblico ma ha anche speso del proprio per ottenere una carica e gli eventuali onori che essa può procurare è esente dal rendere conto. Nemmeno le più elevate cariche e responsabilità ne sono esenti, infatti anche il consiglio dell'Areo pago deve rendere conto ai sindaci ( logistas ). Su che cosa si deve rendere conto, sulla ragione ( logon ) e sui rendiconti ( eythynas ); ragione ( logon ) è un termine, semanticamente, molto ampio, copre tutti gli atti compiuti considerandone il buon senso e la causa; rendiconto ( eythyna ) è pure un termine ampio, esso copre sia il lato puramente economico sia quello della giustezza di quanto operato nella carica. In effetti, compito del correttore ( eythynthes ) è valutare quale dei governanti ha parlato e cosa ha detto di contorto, piegato dal peso della sua carica, o per una mancanza di capacità personale che sia adeguata alla sua stessa carica. [4] San Gregorio di Nazianzo usa, come si è visto, i medesimi termini, ragione ( logon ) (del comando dell'esercito o del governo di una provincia o della gestione finanziaria) e, successivamente, rendiconto ( eythynas ).
Si vede come chi avesse tenuto una qualunque carica di governo era chiamato a rendere conto di tutto il suo operato:
“Niente di quanto vi è nella città non è tenuto a rendere conto, non è soggetto ad investigazione ed esame” [5]
Il rendiconto in materia economica è particolarmente oneroso, deve, infatti, risultare che non è stato né preso né dissipato niente delle cose della città. [6]
La legge ateniese era particolarmente severa e prendeva precauzioni affinché chi era soggetto al rendiconto non si sottraesse ad esso né alle conseguenze di un'eventuale condanna, così:
“E non presta fede (il legislatore) così veementemente a coloro che sono tenuti a rendere conto che, subito all'inizio, la legge dice: “non può essere assente dalla città una carica di governo tenuta a rendere conto.” O Ercole, si potrebbe intendere, perché ho avuto una carica di governo, non andrò via dalla patria? Affinché non ti avvalga della fuga avendo preso denari o esazioni della città………………………………………..
in una parola, il legislatore ipoteca i patrimoni di coloro che sono soggetti a rendere conto, fintantoché essi non abbiano reso ragione alla città.” [7]
Chi sono i dieci sindaci ( logistai ), estratti a sorte tra i membri del consiglio, come è formato questo?
“Il Consiglio è sorteggiato e comprende cinquecento membri, cinquanta per tribù.” [8]
Questo corrisponde all'uso della democrazia in Atene, cariche sorteggiate, secondo determinate restrizioni, invero:
“Costituiscono la maggioranza quelli che non sono ricchi né si distinguono per qualche particolare virtù. La loro partecipazione alle cariche più alte non è priva di pericoli (perché essi per mancanza di giustizia e di saggezza ora commettono ingiustizie ed ora sbagliano); ma il non concedere loro neppure questo diritto è pericoloso, perché quando si ha una maggioranza povera e senza onori, necessariamente la città si riempie di nemici. Non resta allora che dar loro la possibilità di accesso agli organi deliberativi e giudiziari. Perciò anche Solone ed alcuni degli altri legislatori riconoscono loro il diritto di elezione e di sorveglianza ( eythynas ) sulle cariche di governo, ma non permettono che esercitino cariche individuali, perché, presi tutti insieme, hanno senno sufficiente e, mescolati con cittadini migliori di loro, possono essere utili alla città,………………..
Ma ogni membro della maggioranza, preso separatamente, non è in grado di giudicare.” [9]
Sono numerose, nella letteratura classica, le attestazioni dell'impiego e dell'attualità di questa pratica, così:
“ In realtà Efialte, temuto dagli oligarchici per la sua inflessibilità nel chiedere i rendiconti (eythynas) e nel perseguire quanti avessero fatto torto al popolo…..” [10]
E, anche:
“Un uomo che, …… non è mai risultato colpevole in un rendiconto (eythynon) davanti ai cittadini,” [11]
In alcuni casi, certamente, si ebbero anche episodi di delinquenza. Efialte, di cui sopra, fu segretamente soppresso dai suoi nemici, come attesta Plutarco. [12]
Il lato peggiore si raggiunse colla questione degli ammiragli che avevano vinto alla battaglia delle Arginuse; questi furono, infatti, messi a morte a furor di popolo, in regime assembleare e senza un processo, per aver omesso di soccorrere, in mare, i marinai naufraghi della battaglia. [13] E' chiaro che in questo caso il popolo ebbe un potere di controllo, rivalsa e punizione sulle cariche di governo (qui gli ammiragli) assolutamente eccessivo. Si trattò, però, di un caso straordinario, come si è visto la legge ateniese prescriveva rigorose procedure legali ed il ricorso ai giudici ed al tribunale.
Platone raffrena ulteriormente questo smodato potere del popolo, o eccesso della democrazia, di rivalersi senza regole su chi avesse tenuto una carica ed allo stesso tempo conferma l'importanza di tale funzione:
“Non è affatto facile trovare quel governante che superi tutti gli altri in virtù e, tuttavia, bisogna cercare di trovare alcuni correttori (eythyntas) che siano divini. Le cose stanno appunto così. Vi sono molte occasioni per cui un governo si può dissolvere,……….
e la mansione dei correttori costituisce una fra le più importanti occasioni di salvezza o di dissolvimento del governo. Se coloro che chiedono conto (exeythynontes) del loro operato ai governanti sono migliori di quelli e svolgono questo compito secondo una giustizia irreprensibile ed in modo irreprensibile, tutta quanta la regione e lo stato prosperano e sono felici; se, invece, l'esame dei rendiconti (eythynas) dei governanti segue procedure diverse, allora vien meno il legame della giustizia che unisce insieme tutte le strutture dello stato e, in questo modo, ogni carica di governo viene separata e strappata dall'altra e, non essendo più rivolte allo stesso fine, dividono lo stato in molte unità, da uno che era e, riempiendolo di discordie, in breve tempo, lo distruggono. Perciò bisogna assolutamente che i correttori (eythynoys) siano davvero straordinari , per quanto riguarda il complesso della virtù.” [14]
Dall'Atene della democrazia del V - IV sec. a. C. quest'usanza si è, chiaramente, tramandata nel mondo di lingua greca, sino ai tempi di San Gregorio di Nazianzo. Prova ne sia che egli usa le stesse parole impiegate dagli antichi scrittori, i giudici delle sue opere sono detti logistai , come nella Costituzione degli Ateniesi 48,3; egli è chiamato a rendere ragione, logon, come Contro Ctesifonte, 20 ed i rendiconti vengono denominati eythynas , come Costituzione degli Ateniesi 48,4, Contro Ctesifonte, 20, Leggi, 945d, citati. Dunque è indubbio il fatto che quanto detto discenda dall'antica tradizione democratica e dalle opere di Platone ed Aristotele; San Gregorio di Nazianzo afferma, in effetti, che si tratta di una norma antica e fa vedere che essa sia invalsa, nella Chiesa con San Paolo, si sono viste le citazioni scritturistiche. Questa è una tradizione che egli riallaccia sia al Nuovo Testamento mediante opportune citazioni sia, con l'impiego delle parole, a tutta la tradizione della vita politica Greca; ad adempiere questa era tenuto anche un vescovo importante.
Realmente le citazioni classiche riportate mostrano che era uso della democrazia ateniese che tutti coloro che si fossero accostati in qualche modo agli affari pubblici fossero soggetti a rendere conto. Incredibilmente erano tenuti a rendere conto anche i sacerdoti e le sacerdotesse, sia tutti, tutta in una volta, sia ciascuno separatamente e personalmente, intendendo con questo coloro che solamente accolgono le cose sacre ed innalzano le preghiere agli dei. (Contro Ctesifonte, 18). E' ovvio che San Gregorio di Nazianzo, vescovo di Costantinopoli, ricade tra i sacerdoti, quindi anche lui si sente soggetto e non si vergogna di rendere conto. Del resto, lo dice lui stesso, questo avviene per coloro che hanno tenuto il comando d'un esercito o il governo d'una provincia od una gestione finanziaria; perché allora non dovrebbe spettare anche lui, sacerdote, come avveniva per i sacerdoti dell'antica Atene?
Egli non segue, però, strettamente la procedura di cui a La Costituzione degli Ateniesi, ma si risente l'influenza di Platone, egli presenta le ragioni davanti ad un congresso di uomini scelti, straordinari pere quanto riguarda il complesso della virtù, gli altri pastori e colleghi, cioè gli altri vescovi.
Così l'orazione XLII continua presentando la sua difesa. Se essa sembrerà loro essere falsa, sporgano la loro accusa, nel caso contrario, se risulterà vera, ne rendano essi stessi testimonianza, loro, per i quali si tiene questa orazione; essi, infatti, sono per lui difesa, testimoni e corona di vanto. Dunque nessuna acrimonia, nessun rancore, è una prassi che San Gregorio fa risalire alla Sacra Scrittura e che è ben consolidata nella tradizione greca, risalendo al IV sec. a. C.
Questa difesa è l'illustrazione dell'opera di vescovo di San Gregorio di Nazianzo. Il suo gregge era piccolo ed imperfetto, un residuo di gregge, ciascuna pecora pascolava casualmente, inoltre, la Chiesa è stata attaccata dagli imperatori Giuliano l'Apostata che voleva restaurare il paganesimo e da Valente che era ariano. La situazione era pessima sotto tutti gli aspetti e si sono dovute subire persecuzioni, ma ora il gregge è rinvigorito ed ingrandito e le persecuzioni sono passate. Egli ritiene per lui motivo di vanto l'armonia e l'ordine che regnano fra i fedeli della sua comunità; i pastori e colleghi guardino al sinedrio di preti, alla schiera dei diaconi, osservino il buon ordine che regna tra i lettori, la brama di conoscenza del popolo. Tra gli uomini, sia tra i filosofi che tra quelli più semplici, tutti sono esperti nelle cose divine; tutti sono soldati di Dio, realmente eruditi e servitori del vero Logos.
Anche lui ha contribuito a questo, con le sue parole, che non ha mai scagliato con violenza, ma ha sempre espresso con amore.
Poi San Gregorio di Nazianzo espone il contenuto della sua fede, egli non sabelizza né arianizza, non si allontana dal bene, procede sulla via centrale e regale. Dunque anche sotto questo aspetto, senza esporre nei dettagli quanto riporta nella sua orazione, egli è nel giusto; questo è il suo rendiconto, che copre tutti gli aspetti della sua opera di vescovo.
Così questa è, per i pastori e colleghi, la motivazione della sua presenza in quell'assemblea. Se egli sarà ritenuto degno di approvazione, lo sarà grazie a Dio ed a loro che lo hanno chiamato; se, invece, sarà al di sotto delle aspettative, anche così egli sarà grato.
Si tratta di una prassi che San Gregorio di Nazianzo ritrova nella Sacra Scrittura e che, come si è visto, era ben consolidata in Grecia, fatto normale, perciò, anche se egli sarà riprovato non porterà rancore ma, bensì, gratitudine.
Così egli ha presentato il suo rendiconto, l'esposizione della sua opera come vescovo di Costantinopoli, può ora ritirasi sereno.
[1] ARISTOTELE, La Costituzione degli Ateniesi, 48,3ss
[2] ESCHINE, Contro Ctesifonte, 17-18
[3] ESCHINE, Contro Ctesifonte, 19-20
[4] PLATONE, Leggi, 945 b
[5] ESCHINE, Contro Ctesifonte, 22
[6] ESCHINE, Contro Ctesifonte, 22
[7] ESCHINE, Contro Ctesifonte, 21
[8] ARISTOTELE, La Costituzione degli Ateniesi, 43,2
[9] ARISTOTELE, Politica, III, 11
[10] PLUTARCO, Pericle, 10,8
[11] LISIA, Contro Teomnesto I, 27
[12] PLUTARCO, Pericle, 10,8
[13] SENOFONTE, Elleniche, I, 6-7.
[14] PLATONE, Leggi, 945 bss
BIBLIOGRAFIA
ARISTOTELE, La Costituzione degli Ateniesi, a cura di G. Lozza, ed. Mondatori, Milano, 1991.
ARISTOTELE, Politica, a cura di C. A. Viano, ed. Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 2002.
BARONIUS SORANUS C., Annales Ecclesiastici Autore Caesare Baronio Sorano Congregationis Oratorij Presbitero, Tomus Quartus, Romae, Ex Typographia Congreg. Oratorij apud S. Mariam in Vallicella, 1603.
BONITZ HERMANN, Index Aristotelicus, ed. Georg Reimer, Berlino, 1870.
ESCHINE, Discours, Tome II (Contro Ctesifonte) a cura di V. Martin e G. de Budè, ed. Les Belles Lettres, Paris, 1962.
ESCHINE, Orazioni, Contro Timarco, Sui Misfatti dell'Ambasceria, ed. Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 2001
GREGORIO DI NAZIANZO, SAN, Tutte le Orazioni, a cura di C. Moreschini, C. Sani e M. Vincelli, ed. Bompiani, Milano, 2000.
LISIA, Orazioni I-XV, a cura di E. Medda, ed. Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1999
MANSI I. D., Sacrorum Conciliorum Nova Collectio, Firenze, 1759.
PLATONE, Tutte le Opere, V (Leggi), testo a cura di J. Burnet, traduzione AA.VV ed. Newton&Compton, Roma, 1997
PLUTARCO, Pericle, - Fabio Massimo, a cura di A. Santoni, ed. Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1999
SENOFONTE, Elleniche, a cura di M. Ceva, ed. Arnoldo Mondatori Editore, Milano, 1996
-
- Login o registrati per inviare commenti