Bernard LEWIS, La Sublime porta - recensione -

Ritratto di Nicola

Bernard LEWIS, La Sublime porta. Istanbul e la civiltà ottomana. Lindau, Torino 2007. 201 pp., ISBN 978-88-7180-672-3 € 18,50

di Sergio Berruti

La sublime porta

“Se i cieli girassero attorno alla terra,
Non troverebbero una città come Istanbul”.

Nei versi del settecentesco poeta Nābī, celebranti il cuore pulsante dell’impero ottomano, vi è un po’ dello spirito dell’opera che il suggestivo ed evocativo poema integralmente riporta, poiché essi rappresentano una delle tante finestre aperte sul passato attraverso le quali l’Autore ci permette di intravedere, con gli occhi dei protagonisti di quel passato, un’epoca storica poco e male conosciuta dal grande pubblico.

L’opera del ben noto professor Bernard Lewis non è nuova, ma al lettore italiano viene presentata dalla casa Editrice Lindau per la prima volta in una traduzione curata dallo stesso autore, che nell’introduzione si premura di ricordarci che “il legame tra l’Italia e la città sul Bosforo è antico” e, per quanto datata, presenta aspetti pregevoli e comunque risulta alquanto utile come compendio della storia e della civiltà ottomana, per quanto limitata al periodo compreso tra le origini e la scomparsa di colui che in Occidente è noto come Solimano il Magnifico, dunque il 1566. Lo studio prende il via con la conquista della Città da parte di Maometto II e procede veloce, in modo scorrevole e vivace, attraverso una carrellata delle vicende storiche delle popolazioni turche dalle origini fino all’apogeo ottomano, indugiando con la dovuta attenzione sugli aspetti politici, sociali e culturali dell’impero del Gran Turco.
Per quanto la compattezza del saggio non permetta analisi approfondite, tanto più che del variopinto e multiculturale impero ottomano è preso in esame il solo volto turco, nulla dell’aspetto socio-culturale viene tralasciato e, con l’appoggio di testimonianze letterarie e storiche dell’epoca, da poeti e narratori turchi ad ambasciatori presso la Porta a viaggiatori, il Lewis ci descrive l’organizzazione politica dell’impero, del quale tra l’altro egli mette in risalto una ben maggiore impronta persiana o, comunque, islamica, rispetto ad una estremamente ridotta influenza greca, dal momento che ritiene, discutibilmente, che tra l’impero ottomano e quello bizantino vi sia semplice continuità territoriale e null’altro. Vengono dunque analizzate le strutture di potere, le suddivisioni sociali e gli organismi militari, offrendo così la possibilità ad un’ampia descrizione del Serraglio e del centro del potere stesso, Costantinopoli, il cuore stesso dell’opera, raccontata con veloci pennellate traccianti i monumenti imperiali, le corporazioni cittadine, l’amministrazione pubblica e gli abitanti stessi, la cui voce l’Autore ci fa pervenire tramite le descrizioni dell’epoca e le ordinanze governative. Né può mancare, in una società come quella ottomana, che il Lewis dipinge come urbana, colta e sofisticata, attenzione all’aspetto culturale, artistico, letterario, così come al complesso, profondo e delicato universo religioso, dal momento che il mondo turco-ottomano si fonda sull’Islam né senza di esso potrebbe esistere.

Opera non certo definitiva né esaustiva, questa del Lewis, ma senz’altro un ottimo ed accurato compendio ed una utilissima ed invitante introduzione al mondo ottomano.

INDICE

-Prefazione
-Introduzione

1. La conquista
2. I conquistatori
3. Sovrani e governanti
4. Palazzo e governo
5. La città
6. Fede e cultura

-Epilogo
-Bibliografia.

3
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