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Recensione OT: Armi da fuoco - una storia globale fino al 1700
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Spero che questa mia recensione ("fuori tema" sicuramente per argomenti strettamente bizantini, ma collegata ad un periodo storico in parte coevo agli ultimi secoli dell'Impero Romano d'Oriente) possa risultare di interesse. E' stata recentemente pubblicata sull'ultimo numero - 194, nov. 2009 - del mensile "STORIA militare".
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Kenneth Chase, ARMI DA FUOCO – Una storia globale fino al 1700, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 2009, 374 pagine, 17 illustrazioni in b/n e 4 a colori, cm 14 x 21, brossura, Euro 28.00
E’ questo un volume completo, documentato ed esaustivo che traccia la storia delle armi da fuoco dalle loro origini nella Cina del XII° secolo sino ai primi anni del ‘700, abbracciando quindi i primi – e tutto sommato scarsamente conosciuti – sei secoli dello sviluppo tecnologico e operativo di questo specifico e innovativo strumento bellico.
Partendo dai primi, rudimentali razzi ed armi “a canna” di origine cinese, gli aspetti chimici e tecnologici delle armi da fuoco vennero trasferiti nell’Europa e nel mondo islamico medioevali, ove non soltanto trovarono ampia ed ubiqua utilizzazione ma – soprattutto – beneficiarono di migliorie e sviluppi che, ben presto, portarono ad un sorpasso qualitativo da parte di cannoni e moschetti di produzione europea rispetto a quelli prodotti nel “Celeste Impero”.
Una volta acquisita questa superiorità tecnologica, a partire dalla fine del XVI° secolo le innovazioni tecniche e strutturali delle armi da fuoco europee furono – con un percorso opposto – riesportate in Estremo Oriente e in Giappone, ove lo sviluppo delle artiglierie pesanti e portatili era rimasto nella pratica “congelato” a quanto realizzato, grosso modo, tra il 1350 e il 1400.
L’autore di Armi da fuoco si è chiesto il perché di questa tutto sommato inconsueta e sin’ora poco approfondita situazione e – con questo interessante volume – presenta, sostiene e infine dimostra la tesi che in Oriente lo sviluppo delle armi da fuoco fu frenato dalla specifica tipologia delle guerre condotte in quell’area. Difatti, gli eserciti cinesi dovevano in particolare fronteggiare, alle frontiere settentrionali e occidentali dell’Impero, la costante minaccia di tribù e popolazioni nomadi caratterizzate, in battaglia, da un consistente uso di forze di cavalleria leggera dall’elevatissima mobilità: proprio la natura dinamica di queste operazioni rendeva pressoché impossibile l’impiego di armi ancora rudimentali, pesanti e dall’impossibile ricarica da parte dei cavalieri nel corso di una concitata azione di attacco, difesa o inseguimento.
In Europa, al contrario, la tipologia delle operazioni belliche – che vedevano operare, sempre più spesso, eserciti composti essenzialmente da fanterie – portò alla costante evoluzione di cannoni, archibugi, moschetti (come pure dell’artiglieria pesante e da assedio) che fece acquisire in questo campo al mondo occidentale una superiorità rimasta, in pratica, inalterata sino ad oggi. Infine, Kenneth Chase non manca di evidenziare e approfondire, per il periodo considerato, l’uso di artiglierie nel campo navale, come pure l’impiego di cannoni ed armi portatili nel mondo islamico, in Russia, in Asia Centrale e in Giappone.
La preparazione del Chase, le sue specifiche conoscenze nel campo della storiografia dell’Oriente, la sua conoscenza degli idiomi cinese e giapponese e la possibilità di accesso diretto a fonti e documenti originali dell’epoca fanno sì che Armi da fuoco non sia soltanto un ottimo volume di storia “tecnologica”: al contrario, il sapiente amalgama di tutti questi elementi fa di quest’opera un ottimo testo di storia economica, politica, militare e geografica, anche ispirandosi al più volte citato Civiltà e Imperi del Mediterraneo all’epoca di Filippo II di F. Braudel, cui l’autore riconosce un diritto di primogenitura sulla particolare metodologia di studio che riunisce in un’unica visuale gli aspetti militari, economici e geografici di uno specifico ciclo di eventi storici.
In ragione di tutto ciò, le note – raggruppate al termine di ogni capitolo – sono numerose, ampie ed esaustive; la bibliografia riunisce ben ventotto pagine di testi, volumi, documenti e fondi d’archivio dalle più svariate provenienze e la componente iconografica, a discapito del ridotto numero di illustrazioni inserite nel volume, è realmente interessante e, spesso, opportunamente e dettagliatamente commentata dall’autore.
Armi da fuoco è, in definitiva, un ottimo volume la cui lettura risulterà di estremo interesse non soltanto per gli appassionati del periodo storico in esso descritto, ma per tutti i cultori di storia militare più largamente intesa, vista l’importanza e l’influenza che – da ormai nove secoli – le armi da fuoco hanno sulle vicende militari e politiche di tutta l’umanità.

