Giorgio Sfranze, Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio - Recensione

Ritratto di protovestiarios

di Luigi Caliendo

Giorgio Sfranze, Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio Sellerio, Palermo 2008.

(immagine tratta da www.ibs.it)

Opera molto asciutta, intrisa di una melanconia sottile.
Sfranze nell’intreccio fra le vicissitudini di Costantino Paleologo e le proprie dipinge un affresco della vita, le passioni, e le aspettative dell’uomo romeo di quei difficili anni; sono narrati gli avvenimenti compresi fra il 1401 e il 1477.
E’le fonte diretta degli avvenimenti noti, come il Despotato e l’Impero dell’ultimo discendente del titolo d’Imperatore romano. Notevole la riconquista della Morea e la descrizione dell’Assedio di Costantinopoli. Con fini particolari l’ambiente ottomano della corte di Murad.
L'ultima notizia che Giorgio scrive nella sua cronaca è l'infruttuosa campagna ottomana verso Naupatto e Santa Maura, il 5 Luglio 1477.
Il senso del Destino incombente permea l’opera, sensazione che può essere meglio compresa in quanto non si tratta di un diario giornaliero, ma di un opera memorialistica composta negli ultimi anni di vita di Sfranze. Il libro si avvale del testo greco a fronte, una vera miniera di sfumature che l’eccellente traduzione però non può rendere. Per i veri appassionati la datazione è rigorosamente riportata nel calendario bizantino.
Tale volume costituisce la fonte più rilevante sulla caduta dell'Impero d’Oriente, e anche se di carattere diari stico è considerata dagli storici molto precisa, con ottima datazione dei fatti, ed è anche un'opera molto interessante per il modo in cui è scritta, ossia come l'uomo comune bizantino parlava nel XV secolo. Quest'opera copre gli ulimi anni in cui la casata dei Paleologi, fino alla fine della vita dell'autore.
Libro indispensabile che se adiuvato dall’ascolto della collana “Sympotika” fa immergere nella realtà dell’Impero Romano d’Oriente dei suoi ultimi anni.

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