settembre 533 Battaglia di "ad Decimum"
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La riconquista dell’Africa da parte dell’esercito imperiale al comando di Belisario compì il suo destino il 13 Settembre 533 quando, a dieci miglia da Cartagine, le forze Vandale comandate dal Re Gelimero si scontrarono con quelle imperiali al comando del Generale Belisario. Tale distanza avrebbe, in seguito fornito il nome allo scontro, conosciuto, infatti come “Battaglia di ad Decimum”.
La strada che conduceva verso Cartagine si restringeva passanre accanto una gola. L’idea del Re vandalo fu quella di attaccare l’esercito di Belisario sul fianco sinistro, in quanto la strada restringendosi obbligava le truppe a muoversi in colonna; una parte dell’esercito si sarebbe diretta verso la gola per impegnare le truppe imperiali, mentre la terza parte dell’eservito comadata dallo stesso Gelimero avrebbe impedito la ritirata di Belisario.
Al fianco sinistro con 2000 uomini fu posto Gimabondo, nipote del Re, alla gola si ponevano altri 2000 uomini al comandi del fratello Ammata e il Re col grosso delle truppe, circa 7000 uomini avrebbero bloccato i romei.
Gimabondo fallì i Romani adiuvati da mercenari Unni respinse i suoi sino alle porte di Cartagine; Gimabondo stesso fu ucciso nel combattimento. Le truppe imperiali si staccarono dal campo di battaglia pre inseguire i fuggitivi. Atto che pose in pericolo le sorti dello scontro; infatti il re vandalo inflisse gravi perdite a Belisario, sconfiggendo la compagine mercenaria dell’esercito. Gelimero si congiungeva colle truppe al comando del fratello Ammata, ma scoprì che la postazione era persa e che il fratello era perito. Qui si compì il punto di svolta della giornata, Gelimero, disperato fermò l’esercito per compiere l’onoranza funebre. Errore gravissimo perché non solo Delisario si riorganizzava, ma le truppe romane, che si erano allontanate per inseguire quelle sconfitte prima rientrarono sul campo di battaglia.
Ri organizzato il fronte belisario sferrò l’assalto, respinse i Vandali e li mise in fuga. Gelimero fu costretto allora ad abbandonare Cartagine.
Un comandante deve mantiene le sue emozioni sotto controllo, cosa Gelimero sicuramente non ha fatto. Non avendo agito dopo aver scoperto il suo fratello morto, ha perso una occasione fondamentale per sconfiggere Belisario. Invece, l'imboscata tanto finemente ordita ha perso la sua sorpresa ed è diventata una battagli in cui la minore coesione vandala ha finito per dimostrarsi perdente.
Belisario si accampò vicino al campo di battaglia. Il mattino dopo marciò su Cartagine, ordinando ai propri uomini di non uccidere o ridurre in schiavitù la sua popolazione in quanto la città era popolata da romani, cattolici, sottoposti al giogo vandalo. Trovando i cancelli della città aperti e la popolazione che lo acclamava, il generale bizantino si diresse immediatamente al palazzo reale sedendosi sul trono dei Re Vandali. Decise inoltre di ricostruire le fortificazioni intorno a Cartagine.
L'esito di questo scontro segnò l'inizio del declino dei Vandali e il primo passo della "Riconquista" dei territori occidentali da parte dell'Imperatore Giustiniano.



