Bisanzio la seconda Roma di Lilie R.J - Recensione


Ritratto di Nicola

Nicola - Posted on 09 gennaio 2010

Lilie Ralph-Johannes, Bisanzio la seconda Roma, Newton&Compton editori, 2005 Roma, pp. 543, ISBN 88-541-0286-5, € 16,90

(Immagine da http://www.shop.it/)

di Sergio Berruti

Il panorama delle opere destinate ad offrire una visione d’insieme della più che millenaria storia bizantina non è particolarmente vasto e, spesso, è costituito da lavori piuttosto datati, ancorché, talvolta, di egregia fattura, ma non è solo per questa relativa scarsità di confronti che la storia di Ralph-Johannes Lilie, bizantinista di fama, riesce a distinguersi prepotentemente. E’ per l’impostazione di base da cui parte la ricerca, è per la visione dei mutamenti storici che interessano Bisanzio ed i suoi vicini, è per certe letture di epoche e sovrani che talora hanno lo stesso effetto d’una doccia gelata sulla mente di chi, pur non a digiuno di storia, è ancora modellato sull’Ostrogorsky.

Di tali sorprendenti giudizî il volume è pieno, ma forse i più eclatanti sono i casi d’Eraclio e di Basilio II. Le due maestose figure imperiali, cui la storiografia tradizionale attribuisce tratti eroici, vengono drasticamente ed impietosamente ridimensionate: il primo –cui è addirittura contrapposta una rivalutazione di Foca– è visto come un usurpatore privo di diritti ed appoggi, ed è in buona sostanza accusato di gravi incertezze e di errori fatali sia nei conflitti con i Persiani che con la potenza emergente degli Arabi, “né efficiente né capace di comandare”, tuona il Lilie; del Bulgaroctono, lasciando la parola all’Autore, si dice categoricamente che i suoi successi si basarono “non tanto sulle proprie forze quanto, in misura assai maggiore, sulla debolezza delle altre potenze nella regione”, ipotesi che sminuisce molto la portata di un sovrano ritenuto incapace per lungo tempo di consolidare il proprio potere e di mantenere il controllo delle frontiere, e la consistenza di un’armata limitata nella sua efficienza e nella sua consistenza. Un vero e proprio schiaffo a certezze culturali oramai ben consolidate, ma che non nasce dal nulla, bensì da ragionamenti elaborati su un progetto storico che vede l’Impero bizantino sempre in correlazione con i suoi vicini, ed in particolare con l’Occidente, e che è efficacemente spiegato tramite una prosa asciutta, chiara, diretta e concreta. Il progetto è evidente: dal momento che “Bisanzio si sottrae al «normale» sviluppo storico del Medioevo”, con le conseguenze di annullamento da parte degli storici che ben tutti noi conosciamo, l’Autore si propone di colmare tali lacune creando una storia che, in particolare dal punto di vista politico, tracci le linee d’avvicinamento e d’allontanamento tra Bisanzio e l’Occidente, motivo per cui il lavoro, pur prendendo avvio da Diocleziano e concludendosi, come è ovvio, negli seguenti il 1453, pone l’accento sul periodo compreso tra il VII ed il XII secolo. Il risultato è davvero interessante e le conclusioni, seppur discutibili, sono tratte con logica stringente e con ammirevole capacità di ragionamento: Bisanzio e l’Occidente si distaccano progressivamente e consapevolmente, la prima sotto la spinta di forze ad oriente, la seconda costretta ad emanciparsi dal suo modello, per giungere a rapporti superficiali che non divennero più ricerca d’integrazione, bensì pura competizione. Questo fatto porta l’Impero orientale da una parte ad uno sviluppo endogeno di antiche istituzioni romane mai superate, dall’altra ad un isolamento vincolato ad una perpetua lotta per la sopravvivenza, in virtù d’un assalto secolare, millenario, ai propri confini. Ne nasce così il ritratto di un Impero che sostanzialmente subisce e resiste. Che subisce, perché Bisanzio ha subito per tutta la sua storia sollecitazioni di ogni tipo di carattere esogeno, che mai ha potuto efficacemente influenzare più che superficialmente; che resiste, perché a tali sollecitazioni ha potuto solo far fronte tramite una strenua e drammatica resistenza, certo anche in grado di suscitare evoluzioni interne, ma mai decisive. Nonostante tutto certo non si svaluta l’importanza di Bisanzio sullo scacchiere internazionale, né si torna a vecchi pregiudizi, poiché il Lilie in conclusione afferma “che un impero, che fu in grado di assicurarsi la sua esistenza per più di un millennio malgrado tutte le aggressioni e tutti gli sconvolgimenti interni, non può essere stato così decadente ed incapace, come hanno sostenuto ogni volta i suoi critici, spesso prevenuti”, semplicemente si cerca di storicizzarne l’immagine e di collocarla una volta per tutte in un quadro internazionale.

Opera dunque senz’altro discutibile ma, proprio per questo, stimolante, come può esserlo un lavoro che esula dai normali schemi storiografici, e del resto già una da rapida visione dell’indice ce ne rendiamo conto, come ci accorgiamo che più che agli sviluppi sociali, culturali, economici, al Lilie interessano gli sviluppi politici, tanto da rendere necessario, dopo ogni digressione storica, un breve ma esauriente compendio dei primi nell’ambito temporale esaminato.

INDICE

Prologo. Bisanzio e il mondo medioevale

PARTE PRIMA. IL MONOPOLIO. L’IMPERO ROMANO D’ORIENTE COME UNICA POTENZA DELL’EUROPA CRISTIANA (IV-VIII SECOLO)

1. Unità bipartita: l’Impero Romano fino al tramonto dell’Impero Romano d’Occidente (476)
2. Supremazia sull’Europa: il ritorno dell’Impero Romano d’Oriente in Occidente (476-602)
3. Lotta per la sopravvivenza: Bisanzio e l’espansione dell’Islam (602-750)

Strutture e lineamenti generali. Parte prima

PARTE SECONDA. LA COMPETIZIONE. L’IMPERO ROMANO D’ORIENTE E IL POTERE IMPERIALE LATINO (VIII-XI SECOLO)

4. L’avanzata dei Franchi:l’Italia tra i Franchi, i Longobardi, il papato e Bisanzio (750-802)
5. Il problema delle due corone imperiali: l’incoronazione di Carlo magno a Roma (800)
6. Stabilizzazione in Oriente e manovre diplomatiche in Occidente: la questione dei Franchi (802-869)
7. In cammino verso il ruolo di potenza regionale (867-959)
8. Espansione: da Romano II a Basilio II (959-1025)
9. Il silenzio delle armi e il declino (1025-1071)

Excursus. La politica bizantina per l’Occidente nel X e XI secolo
Strutture e lineamenti generali. Parte seconda

PARTE TERZA. LA RESISTENZA. L’IMPERO BIZANTINO SOTTO IL PESO DELL’ESPANSIONE DELL’EUROPA LATINA

10. La sconfitta di Manzikert e le sue conseguenze (1071-1096)
11. Bisanzio e la prima crociata (1096-1099)
12. Consolidamento e confronto: Alessio I Comneno (1099-1118) e Giovanni II Comneno (1118-1143)
13. Una politica da grande potenza: Manuele I Comneno (1143-1180)
14. Il tramonto: da Alessio II Comneno ad Alesio V Murzuflo (1180-1204)

Strutture e lineamenti generali. Parte terza

PARTE QUARTA. IL DECLINO. AMBIZIONE SENZA FORZA: BISANZIO COME POTENZA REGIONALE (1204-1453)

15. Esilio e restaurazione (1204-1282)
16. Declino e guerra civile (1282-1391)
17. La fine (1391-1453)

Strutture e lineamenti generali. Parte quarta

Epilogo. Bisanzio e l’Occidente

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