468 la spedizione romana d'oriente contro i Vandali
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L’imperatore Leone aveva in mente di vendicare il sacco di Roma compiuto dai Vandali di Genserico nel 455 ed in cui l’imperatrice Licinia Eudossia, Vedova di Valentiniano III era stata tratta ostaggio.
Nel 468, fu nominato comandante in capo della spedizione Basilisco. Fu progettato un attacco diretto alla capitale del Regno vandalo: Cartagine, tale atto di guerra fu condotto col massimo dispendio di denaro; 64.000 libbre di oro(1) e col massimo dei mezzi possibili 1113 navi(2),ciascuna con cento uomini a bordo.
Per preparare tale progetto si rese necessaria la collaborazione tra l'imperatore d'Oriente Leone, l'imperatore d'Occidente Antemio e il generale Marcellino che godeva di una certa indipendenza nell'Illirico.
La guerra iniziò e Marcellino conquistò la Sardegna, un terzo contingente, comandato da Eraclio di Edessa, sbarcò sulle coste libiche a est di Cartagine, avanzando rapidamente, mentre Basilisco con la flotta imperiale avanzava verso Cartagine(3).
Basilisco riuscì ad affrontare la flotta dei Vandali affondando 340 navi nemiche, e quindi gettò l'ancora al largo del promontorium Mercurii, oggi Capo Bon, a circa sessanta chilometri da Cartagine. Frattanto la Sardegna e la Libia erano già state conquistate da Marcellino ed Eraclio.
A questo punto Genserico con abile mossa chiese a Basilisco di concedergli cinque giorni per elaborare le condizioni per la pace(4).
Basilisco accettò la tregua sentendosi vincitore, mentre il Re vandalo raccolse le proprie navi, ne riempì alcune di materiale combustibile e, durante la notte, attaccò all'improvviso la flotta imperiale. I comandanti imperiali provarono a salvare alcune navi dalla distruzione, ma le loro manovre vennero interrotte dall'attacco dei restanti vascelli vandali. Terrorizzato Basilisco fuggì col proprio vascello nel mezzo della battaglia(5).
A seguito della perdita di gran parte della flotta, la spedizione fallì: Eraclio si ritirò attraverso il deserto nella Tripolitania, tenendo la posizione per due anni finché non venne richiamato. Marcellino si ritirò in Sicilia, dove venne raggiunto da Basilisco, ma fu assassinato.
Il re dei Vandali espresse sorpresa e soddisfazione, perché i romani stessi avevano eliminato uno dei suoi più formidabili nemici.
Al suo ritorno a Costantinopoli, Basilisco si nascose nella chiesa di Hagia Sophia per sfuggire all'ira della popolazione e alla vendetta dell'imperatore. Fu solo per mezzo della mediazione di Verina, sua sorella nonché Imperatrice, che Basilisco ottenne il perdono imperiale, ottenendo l'esilio a Eraclea Sintica, in Tracia.
La responsabilità di Basilisco nel fallimento della spedizione contro i Vandali così accentuata dagli storici coevi è adesso ridimensionata. Si pensa infatti che tale parere negativo sia dovuta all’insurrezione del 9 Gennaio 475 colla quale prese il trono e mal vista dai più.
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(1)Procopio, Bellum Vandalicum
(2)Giorgio Cedreno, Com pendium Historiarum ab Orbe Condita ad Isaacum Comnenum (1057)
(3)Giorgio Cedreno op. cit
(4)Procopio suggerisce che Genserico accompagnò la propria richiesta di tregua con una offerta in denaro.
(5)Procopio, Bellum Vandalicum l'aiutante di Basilisco, Giovanni, vistosi circondato dai Vandali, rifiutò il salvacondotto offertogli dal figlio di Genserico, Genso, e si gettò in mare con l'armatura, affogandosi. Le sue ultime parole furono che non poteva arrendersi a dei "cani infedeli" come i Vandali (Ariani).



