L’Impero rumeno-bulgaro degli Asen

Ritratto di Nicola

L’Impero rumeno-bulgaro degli Asen

(traduzione a cura di Luca Zolli)

Intorno all’anno 1000, al fianco dei Bulgari di lingua slava, le fonti bizantine, sia le cronache della cancelleria imperiale, sia quelle della cancelleria patriarcale, fanno menzione a sud del Danubio degli Arumeni, un popolo romanico della regione.

Nell’anno 1185, a Bisanzio regna il giovane Imperatore Isacco II Angelo. Desiderando preparare per sé, con grande fasto, il matrimonio con la figlia del re magiaro Bela II, egli impone una nuova tassa sui suoi sudditi. La tassa colpisce in primo luogo coloro i quali hanno greggi di pecore e mandrie di bestiame. E’ proprio il caso dei Valacchi, la cui occupazione principale è la pastorizia. Queste tasse ed il modo abusivo con il quale sono prelevate producono un malcontento tra i Valacchi che risiedono sul monte Hemus. Questi mandano all’Imperatore, che si trova a Kypsella (Ipsala) in Tracia una delegazione capeggiata dai fratelli Pietro e Asan, loro condottieri, per presentare le loro lamentele. Le loro richieste non vengono prese in considerazione, anzi, Asan è schiaffeggiato da un dignitario bizantino “per l’impudenza”. A queste condizioni, essi ritornano a Târnovo, nella chiesa di San Demetrio, dove, “nella loro lingua paterna”, secondo quanto dice Nicetas Choniates, chiamano il popolo alla rivolta contro i Bizantini. La rivolta parte nel momento in cui i Normanni della Sicilia occupano le città di Durazzo, Serres, Amphipolis e Salonnico.

Gli insorti attaccano una dopo l’altra le città della zona, provocando una preoccupazione sempre più grande alla corte imperiale. L’Imperatore si decide a condurre personalmente le operazioni militari e riesce a respingere i due fratelli valacchi, che si rifugiano oltre il Danubio. A seguito delle promesse di sottomissione dei due, Isacco rinuncia ad occupare le altre città dei monti e fa ritirare l’armata. Pietro e Asan tornano dalla zona al di là del Danubio con nuove forze di Valacchi e di Cumani dell’altra riva ed incominciano a saccheggiare la Tracia.

L’Imperatore manda una nuova armata, da questo momento guidata dal sebastokrator Giovanni, colui che schiaffeggiò Asan. Questi non rimane a lungo al comando, essendo sospettato di complotto, ed è sostituito da Giovanni Cantacuzino, cognato dell’Imperatore. Questi non ha nessuna esperienza militare e, dopo un attacco di notte, subisce una grave sconfitta per mano dei Valacchi.

Nel 1187, l’Imperatore Isacco ritorna nella regione a capo di una nuova armata e, spesso insegue gli insorti di Adrianopoli, di Filippopoli e Triadita (l’attuale Sofia), non riesce ad ottenere nessuna vittoria molto importante. Egli torna a Costantinopoli per trascorrere l’inverno, di nuovo la campagna militare viene ripresa nella primavera del 1188. Le operazioni militari si fermano temporaneamente nel momento in cui Isacco cattura la moglie di Asan e prende come ostaggio il terzo fratello, Ionită.

Tre anni più tardi, l’Imperatore Isacco attraversa i monti Balcani, con l’idea di occupare Târnovo, capitale degli Asen , ma incontrando una strenue resistenza si ritira. Sulla strada del ritorno, l’armata cade in un’ imboscata in un valico tra i monti e subisce gravi perdite. L’imperatore stesso sfugge con la fuga, perdendo l’elmo. La vittoria rafforza la posizione degli Asen, che rimangono padroni del territorio tra il Danubio ed i Balcani.
Nel 1194, Isacco nomina Alessio Gidos a capo degli avversari della parte orientale e Basilio Vatatzes comandante dell’armata della parte occidentale. Questi alla fine conduce una battaglia contro i Valacchi vicino Arcadiopoli ed è sconfitto, venendo ucciso in battaglia. L’ Împeratore si decide a condurre ancora una volta le operazioni in prima persona. Così, nella primavera del 1195, nonostante benefici di un grosso esercito e del sostegno mandatogli dal suocero, il re di Ungheria Bela, perde di nuovo lo scontro.
Isacco è detronizzato da un gruppo di nobili insoddisfatti ed è sostituito dal fratello Alessio III Angelo che propone la pace ai Valacchi insorti . Per questa, Asan pone delle condizioni inaccettabili e, mentre Alessio si trova in oriente per domare una rivolta partita da un ribelle della Cilicia, i Valacchi sbaragliano un’altra armata bizantina nei pressi della città di Serres. Nel 1196, Asan è ucciso in seguito ad un intrigo dei Bizantini, famosi per simili manovre. La stessa sorte tocca a Pietro, un anno dopo (1197).
Dopo Pietro, il trono è preso dal terzo fratello, Ionită il Bello (Kaloian, 1197-1207), che dimostra notevoli qualità di militare e di uomo politico. Dopo molte vittorie contro i Bizantini, capendo che Bisanzio non l’avrebbe riconosciuto mai come “Imperatore “, Ionită si rivolge a Papa Innocenzo III, al quale chiede il riconoscimento come Imperatore dei Bulgari e dei Valacchi, così come il titolo di Patriarca per il primo ministro della sua Chiesa.
Approfittando della congiuntura, Innocenzo III cerca di imporre l’autorità della Chiesa Romano-Cattolica sullo stato degli Asen. Nella sua prima lettera, composta nel dicembre del 1199, Innocenzo afferma che le vittorie del “nobile Ionită” sono state possibili con l’aiuto di Dio . Allo stesso modo, il Papa evoca i loro antenati comuni – i Romani – a dimostrazione del fatto che Ionită, assieme ai suoi fratelli Pietro e Asan, erano Valacchi, non Bulgari, così come cercano di dimostrare oggi alcuni storici bulgari. Ancor più, la cronaca greca di Nicetas menziona più volte il fatto che Pietro e Asan erano „Valacchi” e che essi appartenevano a quella stirpe di uomini “ che abitano sul monte Hemus” e che „prima si chiamavano Mysi, ed adesso si chiamano Valacchi”. L’origine valacca dei fratelli Asen è confermata da numerose fonti contemporanee.
Si impone la domanda: come sono riusciti questi Valacchi, che non costituivano la maggioranza in questa regione, a riportare simili successi? La risposta sta nel fatto che i Valacchi erano un’elite di condottieri nel mosaico di stirpi della regione. Inoltre, essi avevano già una tradizione di opposizione alle autorità bizantine. Ad esempio, intorno all’anno 1000, essi sostennero un’attiva resistenza contro l’imperatore Basilio II il Macedone. Similmente, essi furono i principali animatori di una insurrezione a carattere etnico e sociale di una zona specificamente rumena, Larissa (Tessalia) intorno all’anno1066.
Ionită risponde al Papa intorno al 1202 e parla di sé usando le parole Caloiohannes Imperator Bulgarorum et Blachorum (Kalojan, Imperatore dei Bulgari e dei Valacchi). Ringrazia il Papa per la lettera e gli svela come anche i suoi fratelli, Pietro e Asan, avessero cercato un contatto con lui, non riuscendovi a causa delle vicissitudini del periodo.
Il Papa si dimostra un abile negoziatore e così, l’8 novembre 1204, Ionită è incoronato Re dei Bulgari e dei Valacchi, ricevendo la corona, lo scettro e la bolla di riconoscimento mandati dal Papa, assieme ad una bandiera con l’immagine dell’Apostolo Pietro. Ionită riceve anche il diritto di battere moneta. Il primo ministro della Chiesa rumeno-bulgara, Basilio, diviene vescovo primate. Invece, Ionită dà al cardinale un atto con il quale, i nobili ed il popolo intero si impegnano a sottomettersi alla Chiesa Romano-Cattolica ed a seguirne le leggi ed il rituale. Si specifica, similmente, che i nuovi territori che sarebbero stati annessi allo stato di Ionită avrebbero seguito lo stesso comportamento. Il cardinale ritorna a Roma, portando con sé anche due bambini, uno è proprio il figlio di Ionită, per fargli studiare la lingua latina a Roma.
Per la delusione del Papa, l’impero degli Asen non diventa una colonna di Roma nel sud-est dell’ Europa e neppure si avvicina all’Impero Latino dell’Oriente, fondato da Baldovino di Fiandra, che conquistò Bisanzio in quella Quarta Crociata (1204), proclamandosi Imperatore dell’ Impero Latino d’Oriente.
Ionită, desiderando stabilire un legame con i nuovi signori di Bisanzio, manda una delegazione, chiedendo di essere riconosciuto anche da questi. I Latini fanno però un errore fatale, chiedendo al re di non rivolgersi loro come un’eguale, ma come un vassallo ai suoi signori.
A Ionită, offeso, che fa partire la guerra, si affiancano una serie di nobili greci, che erano stati ufficiali nell’armata di Alessio II, cacciati dai latini. Ionită cerca di condurre nuove alleanze, così i Latini arrivano presto a capire che errore hanno fatto. Volendo soffocare la rivolta di Ionită, essi si decidono a colpire il punto principale ed assediano Adrianopoli. La battaglia, che ha luogo il 5 aprile 1205 si conclude con un disastro per i Latini , mentre Balduino è catturato e portato Târnovo, dove muore tra atroci sofferenze, secondo quanto racconta il cronachista Nicetas.
Ionită crede che è il momento giusto per arrotondare i confini dell’impero. L’intenzione gli sarebbe stata fatale. Durante l’assedio di Salonicco, rimasta senza re dopo la morte del nobile Bonifacio di Monferrato, è assassinato da Manaster, uno dei comandanti cumani alleati, l’ 8 ottobre 1207.
I Papi cercano di mantenere lo stato degli Asen nella loro sfera d’influenza, attraverso abili azioni diplomatiche e politico militari, con la complicità del re d’Ungheria, dell’Ordine Teutonico e dell’Impero Latino. Tutto si dimostra inutile. Il successore di Ionită, Borilă (un nipote del fratello, 1207-1218), convoca un sinodo a Târnovo, secondo la legge ortodosaa, isimilmente il suo successore, Ioan Asan II (figlio di Asan), che regna tra il 1218 e il 1241, ripudia ufficialmente il legame con la Chiesa di Roma. Nel 1235, il Patriarca Ecumenico di Nicea riconosce ufficialmente il Patriarcato autonomo della Bulgaria. Al tempo di Ioan Asan II, l’impero degli Asen comprende la Mesia ( i territori tra il Danubio ed i Balcani), una parte della Serbia con la città di Belgrado, Nis [Naissus] e Skopje, la Macedonia con le città di Serres, Ohrida, Bitolia, Prosak e Sturmita, la Tracia con Adrianopoli e Domotica e l’Albania, esclusa la città di Durazzo.
Nell’anno 1258, la dinastia dei re valacchi si estingue, e lo stato diviene in poco tempo esclusivamente bulgaro. I Valacchi sono ridotti al rango di minoranza, sottoposti ad un intenso processo di perdita della loro nazionalità. Lo stato degli Asen, diventa ora il secondo stato bulgaro, viene estinto in seguito all’ espansione ottomana della prima metà del XIV secolo.

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