gli eserciti dei califfi - Hugh Kennedy / recensione

Ritratto di Maurizio Brescia

Hugh Kennedy, GLI ESERCITI DEI CALIFFI – militari e società nello stato islamico delle origini, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 2010, pagg.324, 3 cartine in b/n, cm 14 x 21, brossura, euro 28,00

La Libreria Editrice Goriziana, con la collana “Le guerre”, sta dando vita ad un interessantissimo progetto editoriale che la vede impegnata nella stampa di significativi e approfonditi volumi riferiti a tematiche storico-militari, scritti da importanti e preparati autori tanto italiani quanto esteri.
Da questo rigoroso e – al tempo stesso – indovinato cliché non si discosta Gli eserciti dei califfi, di Hugh Kennedy, noto studioso di medioevalistica del vicino Oriente, professore della University of St. Andrews di Edinburgo con, al suo attivo, la pubblicazione di numerose opere di grande valore saggistico e accademico, tra cui va ricordato il monumentale Crusader Castles (recensito dallo scrivente su “STORIA militare” n. 67 – aprile 1999).
In effetti, mentre – soprattutto negli ultimi anni – sono stati dati alle stampe parecchi volumi riferiti alla storia militare dell’età tardo-antica e alto-medioevale dell’Europa occidentale e dell’impero bizantino, non sono invece altrettanto numerosi i saggi rivolti agli analoghi aspetti del mondo arabo e islamico, spesso considerati solo marginalmente nell’ambito di opere dedicate allo studio delle realtà militari cristiane ed europee di quei secoli.
Il testo è preceduto da una significativa (e propedeutica) “nota sulle fonti arabe”, per mezzo della quale l’autore evidenzia non soltanto l’importanza di determinate raccolte archivistiche e di fondamentali documenti originali da lui consultati, ma anche le difficoltà di datazione e utilizzo di questi importanti elementi, in relazione ad un loro esame comparato con coeve fonti occidentali e bizantine.
Hugh Kennedy affronta in prima battuta le tematiche collegate alla composizione e all’impiego dei primi eserciti musulmani, facendo poi seguire un documentato capitolo sul loro primo secolo di vita – sino al 750 – con particolare riferimento al reclutamento, alle tattiche e alle spesso complesse catene di comando tra il potere centrale e le varie armate e reparti. Analoga attenzione viene poi prestata al pagamento dei militari in quel periodo e alle diversificate modalità di retribuzione di reparti operativi e stanziali, come pure alle norme (e alle consuetudini) che regolamentavano la ripartizione del bottino di guerra.
I potentati e le realtà statali che componevano il mondo arabo tra il VI° e il X° secolo entrarono spesso in conflitto tra loro, ora per motivi dinastici, ora per contrapposizioni religiose e – più spesso – per meri motivi di predominio territoriale ed economico: un fatto che non deve stupire, anche in considerazione delle vaste dimensioni raggiunte – nell’arco di quel quel periodo – da un mondo arabo esteso dalla Spagna e dal Marocco in occidente sino alla zona mesopotamica e all’attuale Iran verso oriente. Di questo stato di cose è emblematico l’antagonismo tra i califfati di stirpe omayyade (radicati in Siria come pure in Spagna) e quelli di ceppo abasside (Baghdad ed Egitto), cui seguirono – già nel IX° secolo – le prime avvisaglie dell’avvento della potenza turca che, nei secoli successivi, avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale, e “di rottura”, contrapponendosi all’Impero Bizantino prima, e alle realtà statali e religiose dell’Europa occidentale sin verso la metà del Settecento.
Gli ultimi capitoli de Gli eserciti dei califfi costituiscono, di per sé, una sorta di appendice “tecnica”, con concisi ma approfonditi riferimenti alle armi ed agli equipaggiamenti, alle fortificazioni, alla guerra d’assedio ed al numero ed alla composizione organica di specifici reparti.
L’impianto delle note a piè di pagina è di livello qualitativamente analogo ai testi cui è riferito; vasta, diversificata ed al tempo stesso autorevole la bibliografia, comprendente numerose fonti primarie arabe come pure la più recente letteratura su questo argomento, pubblicata soprattutto in Gran Bretagna e Francia. La valida traduzione di Lorenza Lanza e Patrizia Vicentini si pone – inoltre – come un ulteriore valore aggiunto di questo esaustivo volume e fa dimenticare alcuni “incidenti di percorso”, in questo specifico settore, in cui è incappata in passato la Libreria Editrice Goriziana (e dei quali la traduzione del volume di W. Treadgold Bisanzio e il suo esercito , 284-1081 – pubblicato nel 2007 – costituisce forse l’esempio più éclatante).
Nel corso di tutta l’opera, l’autore indica – per ciascun avvenimento – la datazione islamica (che computa come “anno 1” il 622, riferito all’Egira di Maometto) e quella occidentale. La scelta di utilizzare questa “doppia datazione” può, in prima battuta, confondere il lettore e renderne meno immediata l’acquisizione di taluni elementi: tuttavia, è questo un appunto del tutto marginale, forse l’unico che si può muovere ad un’opera di prima grandezza che, oltre a descrivere e commentare con autorevolezza la realtà bellica araba del passato, ci aiuta sicuramente a comprendere anche gli aspetti sociali, ideologici e militari del mondo islamico contemporaneo e della sua contrapposizione con l’Occidente.

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