Il Castrum Argentei e la battaglia del Garigliano

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Strato
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Iscritto: 07/18/2006

Già dal IX secolo le coste laziali e campane furono flagellate dalle incursioni saracene,complici anche le discordie esistenti tra i vari potentati longobardi e l'attrito di questi verso le terre ancora bizantine come le enclave di Napoli e Gaeta e quelle pontificie,almeno sul versante tirrenico.
.Dall'846 iniziarono le incursione sul litorale laziale fino ad arrivare alcuni anni dopo al saccheggio della basilica di S. Pietro.La convivenza con tale fenomeno fu caratterizzato da un'alternanza di posizione di tutte le forze in campo che attribuivano in base alle esigenze ai saraceni lo status di nemico ,oppure di alleato.Lo stesso papato in più di una occasione cercò di blandire gli arabi di Palermo per combattere e tenere a freno il ducato di Gaeta e i principi longobardi di Capua e Salerno.La stessa chiesa fece delle concessioni territoriali di permanenza sul territorio del basso Lazio le quali culminarono con l'occupazione stabile nella zona dell'antica Formiae -ormai spopolata- e Traetto -l'antica Minturnae-che dando origine al "Castrum Argentei”,che secondo quanto ci dice la cronaca di Liutprando[i][b],".. essi avevano creato sul Garigliano un vero e proprio nucleo di cittadella islamica, dove "custodivano donne figliuoli, prigionieri e bottino". Avevano cioè dato vita a nuovi nuclei famigliari, probabilmente misti , e avevano fondato un centro forse anche dotato degli edifici chiave della città islamica: una sala di preghiera, se non una vera moschea, un serraglio e una bayt al-mâl, ossia una tesoreria dove si riponeva il bottino sottoforma di decime pagate dai fedeli e di tributi[/b]
[/i]." Da questo avamposto ben organizzato ,gli islamici ebbero a loro disposizione un'ottima base logistica per poter effettuare le varie incursioni verso le ricche abbazie di Montecassino,S.Vincenzo al Volturno ecc. e gli stessi insediamenti longobardi furono messi a dura prova più volte dalla loro bellicosità.La discordia esistente tra i vari staterelli dell'area e gli interessi economici che spesso prevalevano su un vero e proprio attacco debellatore di questa fastidiosa presenza,fu superata quando la piccola ripresa economica che in quel periodo il sud-Italia era in procinto di incamminarsi ,rischiava di essere compromessa da tale insediamento bellicoso.Il pontefice Giovanni X, impiegò molto tempo per poter realizzare una lega che togliesse questo fardello scomodo insito alla foce del Garigliano che disturbava in modo costante tutta la vita del centro-sud d’Italia fino a Spoleto.
La pazienza del pontefice fece si che la lega si incardinasse sulla presenza imperiale-capitanata dallo stratego Picingli,la quale ricevette dei sostanziosi aiuti da Costantinopoli,superò la riottosità dei napoletani e gaetani che usavano i saraceni in funzione antilongobarda e come medium per i loro traffici,la diffidenza longobarda di barbarica ascendenza verso leghe capitanate da Bisanzio;il tutto fu fuso da questo abile tessitore nel crogiuolo di una crociata ante-litteram,una liberazione della periferia di S. Pietro dalla presenza saracena.La lega funzionò,i saracini furono bloccati dal mare dalla flotta imperiale dei Romani,dall’entroterra subirono gli attacchi e l’assedio delle forze imperiali-longobarde.Tali scontri continuarono per circa tre mesi fino alla ricacciata nel Tirreno delle forze occupanti. Da allora i saraceni non ebbero più una base stabile sul territorio italiano,continuarono la loro guerra sotto forma di attacchi pirati o corsari.La vittoria portò lustro e forza a Bisanzio,mentre il sud Italia cercò di incamminarsi ,senza il peso della presenza diretta araba,verso un lento e progressivo sviluppo.

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Vice Presidente e Segretario dell'Associazione Culturale Bisanzio.
Moderatore di http//www.imperobizantino.it

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