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Arte e Architettura Il medioevo nelle Cattedrali Resoconto di una visita alla mostra Come sapete, sabato 8 aprile è stata inaugurata a Parma la mostra “Il Medioevo delle cattedrali” presso le scuderie della Pilotta. Ho scelto la mattinata di domenica 9 aprile per visitare in anteprima la mostra. Sfortunatamente ho scelto un'uggiosa domenica di primavera col cielo grigio e basso: la scura mole della Pilotta sembra lugubre e non suggerisce i tesori d'arte che vi sono racchiusi. La Pilotta è il palazzo del governo fatto costruire dal Duca Ottavio Farnese fra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo; all'interno hanno sede le collezione museali permanenti ed il famoso “teatro Farnese”. La mostra è posizionata nei locali adibiti a suo tempo a scuderie: tale ingresso sembra penalizzante perché l'accesso è quasi “sul retro”rispetto a quello della collezione permanente. Domenica 9 aprile non era neanche stata predisposta la segnaletica che guidasse dall'ingresso del museo alla mostra! Non mi scoraggio e faccio il giro del palazzo fino a trovare l'ingresso, che si trova in via Giusepep Verdi di fronte all'Hotel Stendhal. La seconda cattiva impressione è data dalla location: le scuderie sono forse l'ambiente architettonicamente meno felice e meno conservato del palazzo della Pilotta. Seconda brutta impressione è la sistemazione dell'ingresso: l'ambiente dove hanno sede biglietteria, bookshop e prima sala della mostra è unico; solo un paio di gradini sopraelevano l'esibizione dall'ingresso; se c'è folla la visita rischia di non essere troppo piacevole. Il biglietto intero costa 10 euro, salvo riduzioni (così siete preparati); ma comprende l'accesso anche ad altri monumenti altrimenti a pagamento e quindi non sembra troppo caro. Il bookshop è povero, rispetto ad altri visti per mostre analoghe (ma spero che non veniate alle mostre per i bookshop). Passiamo al succo……. La prima cosa che ho notato stata che la sala conteneva una serie di frammentri di elementi architettonici abbastanza standard nell'aspetto, subito dopo aver pagato il biglietto d'ingresso la cosa delude. Però leggendo i commenti al percorso di visita il quadro si delinea meglio: la mostra analizza la costruzione delle grandi cattedrali della pianura padana fra l'XI ed il XIII secolo. L'occasione sono proprio i 900 anni dalla fondazione della cattedrale di Parma. Il percorso guidato è organizzato bene e oltre alla presentazione dei pezzi esposti mostra immagini di ciò che non è potuto arrivare a Parma e degli edifici che vengono raccontati. Una pecca è sicuramente il fatto che tutte le diciture sono in sola lingua italiana (ma credo questo non spaventi i frequentatori di questo sito). Sono esposti materiali provenienti per la maggior parte dai musei diocesani dell'area padana e dai depositi delle collezioni del Castello Sforzesco. A prima vista può sembrare una scelta di ripiego (ed in effetti alcuni pezzi esposti non sembrano troppo meritevoli dell'esposizione), invece questa si dimostra l'occasione per vedere reperti non accessibili al pubblico e che possono presentare interessanti sorprese: in particolare sono notevoli tutte le opere di Wiligelmo esposte che possono essere analizzate a una distanza non sempre ammissibile nelle strutture ecclesiastiche originarie. Anche un paio di crocefissi lignei danno un ottimo effetto scenografico. Ovviamente ci si muove in un ambito storico-artistico (la lotta per le investiture e la costruzione delle grandi cattedrali in stile Romanico) che sono lontani da Bisanzio e sono prettamente europei. Tuttavia nella sezione dedicata agli arredi sacri i due pezzi esposti che richiamano maggiormente l'attenzione presentano la dicitura “di provenienza bizantina” (anche se manca la data di produzione) – provenienza depositi del Castello Sforzesco. Si tratta di due contenitori in osso decorati che spiccano per qualità delle decorazioni e che mostrano come ancora nel XII secolo la capacità artistica bizantina fosse superiore a quella europea. Ovviamente non vi consiglio di andare a vedere la mostra per questi due pezzi; tuttavia vi è un altro aspetto interessante: la mostra presenta l'esplosione dell'edilizia religiosa grazie ai cantieri delle grandi cattedrali padana, ma, per far ciò, illustra anche lo stato dell'arte religiosa nei secoli precedenti. Tutti i reperti che vanno dall'VIII al X secolo mostrano la produzione “scultorea” di epoca longobarda e carolingia e dimostrano che l'arte longobarda (anche se non paragonabile a ciò che esisteva prima) aveva raggiunto livelli qualitativi tutt'altro che disprezzabili. Sotto questo aspetto una sezione è dedicata all'edificazione dei complessi religiosi di Pavia che, ovviamente, erano ricchi di materiale longobardo. Un bilancio conclusivo . Sicuramente faccio fatica a consigliare di fare un viaggio a Parma per vedere questa mostra, ma se qualcuno transitasse per la città o, ancor meglio, avesse voglia di conoscere meglio Parma coi suoi monumenti e la sua cucina consiglierei di passare un oretta alla mostra. |
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