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Arte e Architettura Le icone, breve introduzione L’ottavo secolo e la prima metà del nono sono caratterizzati dalla controversia sulle immagini sacre che determina la storia, la religiosità della cultura bizantina e del mondo ortodosso. La lotta contro l’arte sacra figurativa si arpe con un atto autocratico, altamente simbolico, dell’imperatore Leone terzo: la rimozione dell’icona del Cristo dalla porta del grande palazzo e la sua sostituzione con una croce. L’imperatore fece approvare l’editto che sanciva la distruzione delle immagini religiose; con il concilio di Hereia si giungeva alla formulazione di un’articolata teologia iconoclasta. Tuttavia gli effetti dei decreti iconoclasti non erano stati omogenei e quella dell’iconoclastia non può essere considerata l’età di una morte delle arti; si vi furono distruzioni di manufatti artistici, ma l’arte religiosa ritornò a repertori simbolici e decorativi di matrice paleocristiana, come l’emblema della croce testimoniato dalla croce musiva di Sant’Irene a Costantinopoli che si eleva ed estende i bracci nell’astratta perennità dell’oro. Il monastero giustinianeo di Santa Caterina del Sinai ha mantenuto un gruppo di icone di datazione anteriore alla disputa iconoclasta: formano la documentazione più antica di un genere di pittura devozionale e rappresentano immagini del Cristo Pantokrator, l’apostolo Pietro e la Vergine in trono. Il legame diretto con la tradizione classica traspare sia nella finezza del modellato dei volti sia nella volontà do situare le figure nello spazio; l’iconografia imperiale è evidente nell’icona con la Vergine, avvolta nel manto azzurro e con i calzari purpurei, grandi occhi e figurata in uno spazio misurabile e concreto. Nel corso della seconda metà del nono secolo si elaborano programmi iconografici legati allo spazio sacro; l’obiettivo dello schema tipo medio bizantino di decorazione pittorica è quello della storia di salvezza, attraverso una disposizione gerarchica dei soggetti adeguato al tipo architettonico ( prevalentemente la chiesa a croce inscritta ). Il sistema iconografico culmina con il busto del Cristo Pantokrator, questo perché la chiesa è un altro cielo sulla terra; il Cristo è inscritto in un medaglione circolare, attorniato dalle figure della gerarchia celeste. La seconda icona dominate è quella della Theotokos dell’abside che rappresenta l’Incarnazione e il tramite tra Eternità e storia. Con la pittura medio bizantina viene riposta l’icona del Cristo sulla porta del Grande Palazzo e come conseguenza della politica imperiale a favore della venerazione delle icone, ricompare, sui solidi aurei di Michele Terzo e Teodora, il busto del Cristo benedicente. Nell’età dei Comneni la produzione di pittura di icone è in netta espansione, espansione alla quale concorrono sia la devozione privata sia l’allargarsi dell’uso liturgico del dipinto religioso su tavola. Le tendenze espressive non si discostano molto da quella della pittura monumentale, mosaici e affreschi: moderato classicismo dei volti, un grafismo che giunge quasi a una sensibilità di tipo manieristico. Nella pittura di icone si manifesta anche il ricorso a un linearismo più spinto, atto del divino nella storia; un esempio è l’Annunciazione di Santa Caterina del Sinai: la Vergine è in trono nel suo giardino che si ape davanti l’alto edificio della sua dimora. Infine testimonianza di quest’arte nell’età paleologa sono le icone parietali del Cristo insieme alla Vergine nella chiesa di San Salvatore in Chora; l’ampiezza e l’articolazione del programma da un alto mostrano il legame sempre più stretto tra liturgia e arte religiosa, dall’altro comportano sul piano iconografico la trattazione dei soggetti inconsueti adeguati a stimolare l’immaginario devozionale e quello figurativo: si nota libertà compositiva ed espressiva, colori chiari ed accesi, insieme con sfumature delicate. Altra importante icona è quella di tardo Trecento che presenta un soggetto particolare: il modo compositivo e tematico non è costituito da una figura della Vergine, ma da una sua icona sorretta, presentata a chi guarda fra ricchi drappi rossi, da una coppia di angeli che la indicano con il gesto della mano: un sacro dipinto entro un sacro dipinto al quale fa ala una lunga teoria di figure. Il significato è il trionfo dell’ortodossia, l’evocazione storica del solenne atto di riabilitazione del culto delle immagini dopo la lunga crisi iconoclastia.
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