Arte e Architettura
Dara capolavoro di ingegneria ed urbanistica bizantina
a cura di Strato Gelsomino
Le città e l'impero: I Limes - "Il Limes Orientale" -
Le origini e le trasformazioni
Città sorta al confine bizantino/persiano tra il 504 ed il 506 , a sud-est dell'attuale Turchia, fu voluta dall'imperatore Anastasio ed ampliata da Giustiniano .
Essa fu ritenuta di grande importanza strategica per la presenza di tre alture che la proteggevano,per le sorgenti montane di cui era ricca e per il fiume Cordes che l'attraversava .
Secondo le cronache dell'epoca fu addirittura inviato da Costantinopoli un architetto con una bozza di progetto e le maestranze furono esonerate, per tutto il tempo della realizzazione, dalle imposte.
Il progetto e la realizzazione
Una cinta muraria possente ,intervallata da torri circolari e semicircolari con contrafforti quadrati, racchiudeva tutto l'abitato e le tre alture in una forma quasi triangolare. L' elemento architettonico ed urbanistico che maggiormente caratterizzò le mura e di conseguenza la città, fu la realizzazione di due porte fluviali disposte secondo un'asse nord/est-sud che costituirono di per se un vero capolavoro di urbanistica ed ingegneria idraulica.
Durante la ristrutturazione giustianea le porte e tutto il corso del fiume furono oggetto di una serie di lavori .
Furono realizzate delle dighe di sbarramento per contenere le piene del fiume, fu proseguita la canalizzazione del corso d'acqua mediante l'irrobustimento degli argini e, a completamento delle opere idrauliche, fu eseguito l'ampliamento della grande cisterna ubicata alle pendici delle tre alture (creata in precedenza per raccogliere le acque sorgive e piovane) .
Il centro monumentale,posto anch'esso alla base delle tre colline, fu arricchito mediante la realizzazione di una grande basilica con battistero che si affiancò alla residenza del dux o demosion .
Dara nacque con il preciso intento di città cisterna e controllo del sistema di adduzione delle acque in una zona sempre in continuo assedio ove tale risorsa era indispensabile.
Per tale motivo la città era tenuta in grande considerazione nel sistema difensivo bizantino di quel settore.
Infatti le opere di ingegneria furono ideate dai due grandi architetti che progettarono l'Hagia Sofhia: Antemio di Tralle e Isidoro da Mileto.
Motivazioni politico/religiose
Nel VI secolo la situazione sul limes persiano si era ribaltata rispetto al passato.
I Romani di fronte alla crescente aggressività dei Persiani, dovettero adottare una strategia difensiva diversa.
La difesa dei confini della zona siriaca -mesopotamica fu organizzata su tre elementi fondamentali:
1) la presenza di città fortificate;
2) l 'organizzazione di un'esercito mobile;
3) il supporto di forze ausiliarie e limitanie composte da locali ,per la difesa e l'organizzazione delle fortezze quando mancava l'esercito regolare.
Dara come Zenobia risponde ad un duplice esigenza cioè supporto logistico all'esercito mobile e difesa di tale riserva idrica grazie alle poderose mura e alla presenza di truppe limitanie.
Tali esigenze non vennero trascurate da Costantinopoli poichè Dara controllava una delle strade di maggior penetrazione dell'esercito Persiano.
Dara era nata per uno scopo preciso:difendere il limes orientale da eventuali attacchi dei persiani.Nonostante la pace vigente tra le due potenze, la precedente caduta della città di Amida avvenuta nel 503 e la facilità di penetrazione dell'esercito avversario nei territori orientali, indussero l'imperatore Anastasio I ad intervenire durante il periodo di pace.
Interventi giustianei
Giustiniano dopo la distruzione del forte di Mindouos nel 527 e le invasioni del 532 e 540 rinforzò ulteriormente la struttura difensiva e di approvvigionamento delle acque per cui la città di Dara fu un esempio delle grandi risorse finanziarie ,umane ed intellettuali impiegate dall'impero nel VI sec., dal periodo di Anastasio fino a quello di Giustiniano.
In essa trovarono impiego le migliori menti e maestranze dell'architettura e dell'ingegneria bizantina, che contribuirono a creare un 'opera unica sia nelle strutture specifiche per cui fu concepita,sia per la versatilità che di volta in volta dovette dimostrare in seguito al mutare delle vicende geopolitiche.
Oggi Dara è un villaggio della Turchia sud-orientale ,ma conserva ancora parti importanti delle sue strutture che rappresentano un bagaglio conoscitivo importante per gli archeologi e i vari esperti del settore.
Le sue strutture risultano poco incontaminate,omogenee e, grazie a questo importante particolare, il lavoro di chi ricostruisce le fasi costruttive di organismi difensivi simili di quel periodo risultano preziose poichè contribuiscono a rendere più chiare le distinzioni tra le varie fasi ed interventi effettuati su opere simili di cui la zona è ricca. Per quasi un cinquantennio si costruì a Dara dove l'impero sfoderò le sue migliori risorse,seguendo il progetto iniziale, aggiornandolo in base alle esigenze del momento.
Le maestranze furono sempre le stesse ,cosa che contribuì a mantenere omogeneo il tipo di lavorazione,e divennero anche parte della cittadinanza tramandando ai discendenti le tecniche costruttive.
Si utilizzarono materiali del luogo ,quindi non suscettibili di mode costruttive.
Tale omogeneità ,in un arco di tempo così lungo, fece si che la città di Dara fosse caratterizzata da una particolare eccezionalità costituita da una difficile collocazione temporale delle varie strutture,nonché dalla complessità e qualità dei manufatti civili e difensivo .
Questo è il fascino di Dara, città del limes persiano.(continua)
Le opere realizzate e sopravvissute
La città di Dara,come esposto nella prima parte dell' articolo, fu oggetto di una serie di opere inerenti la sua difesa ,l'approvvigionamento delle acque, la vita civile e religiosa della comunità di questo centro fortificato del limes orientale.
Le strutture tuttora identificabili ed apprezzabili per la loro lettura archeologica/architettonica sono le seguenti:
1)il sistema difensivo(mura ,torri ecc.);
2)le opere idrauliche (cisterne,canali,dighe di sbarramento,ecc.);
3)Le altre strutture civili e religiose(basilica, area porticata,strade,Demosion,ecc.).
Il sistema difensivo
Le torri e le mura, costruite durante l'imperium dell'imperatore Anastasio, furono sottoposte successivamente, dall'imperatore Giustiniano,ad un totale restauro ed ampliamento che consistette nell'ulteriore innalzamento dell'altezza di tali manufatti per aumentarne la capacità difensiva.
Tali lavori non stravolsero il precedente assetto planimetrico del tracciato murario, e ribadirono quella particolare forma quasi triangolare del pomerio e la sezione(quadrata e semicircolare) delle torri. I dati archeologici emersi confermano questi "restauri"nonchè l'altezza delle mura citata da Procopio(20- 30 metri ).
link per le foto:
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/highres/Foto_009.htm mura
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/highres/Foto_023.htm mura
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/highres/Foto_039.htm torre semicircolare settore nord
Le opere idrauliche
Le più importanti opere idrauliche realizzate a Dara furono certamente le cisterne e gli sbarramenti sul fiume.Tra le prime quella di maggiore consistenza è la cosiddetta “grande cisterna”.Essa fu realizzata contemporaneamente alla fondazione della città e rappresentò fino a Giustiniano la più grande costruzione per l'adduzione e raccolta delle acque.
Ubicata ai piedi della collina settentrionale, è articolata in dieci navate coperte da volte a botte, raccoglieva le acque provenienti dalle sorgenti montane di nord/ovest per mezzo di un canale di alimentazione.
Per quanto riguarda gli sbarramenti sul fiume Cordes il confronto realizzato dagli archeologi e studiosi della materia tra le fonti storiche, ed esattamente quelle pervenuteci dall'opera “Guerre” dello storico bizantino Procopio di Cesarea , ed i dati acquisiti a tutt'oggi, ha permesso di identificare e definire o perlomeno fare delle ipotesi su tali strutture e loro finalità.
Queste funzioni si possono sintetizzare in tali punti:
1)protezione dell'ingresso fluviale orientale da eventuali piene ed inondazioni;
2)regolazione del flusso del fiume alla portata minima tramite la costruzione a monte della porta nord/orientale, di un bacino di riserva e la creazione di pareti scorrevoli mobili orizzontali per la parziale regolazione delle bocche d' ingresso .Furono realizzate a tale compito una diga di sbarramento sul fiume e una serie di muraglioni antemurali posti a livelli diversi,con “fenestellae” che avevano il compito di dosare il flusso delle acque ;
3)per bloccare il corso del fiume in uscita nella zona della porta meridionale fu costruito, in caso di assedio, un antemurale e nello spazio tra questi e le fortificazioni fu realizzato un canale.In tale modo si creò un'ulteriore bacino di riserva e fu eliminata la possibilità da parte del nemico di approvvigionarsi dell'acqua risolvendo in tale modo un punto critico della difesa urbana meridionale.
Dalla tipologia e qualità delle soluzioni realizzate in situ appare confermato l'apporto intellettuale dei due maggiori architetti di quel periodo :Antemio da Tralle ed Isidoro di Mileto.
Link per le foto:
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/highres/Foto_038.htm mura con “fenestellae” settore sud
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/highres/Foto_040.htm mura con “fenestellae” settore nord
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/highres/Foto_041.htm grande cisterna
Le altre strutture civili e religiose
Le strutture architettoniche superstiti nella città presentano un notevole interesse legato soprattutto alla difficile interpretazioni dei resti superstiti.
La costruzione più intrigante è sicuramente quella definita come residenza del dux,chiamata Demosion e tradizionalmente denominata dai curdi ”la prigione”.
Di tale opera rimangono parte del piano terra ed una sala ipogea che per la sua conformazione desta le maggiori perplessità di definizione dell'esatta funzione.
Il manufatto in questione è di forma rettangolare(30x25 metri) e su uno dei lati corti(orientale) presenta un'abside pentagonale.Il fianco meridionale fino all'altezza di un cornicione modanato, che fa supporre la fine della parte basamentale e l'inizio del piano superiore,si presenta fornito di una serie di 6 archetti in conci squadrati di pietra locale la cui teoria continua con un singolo arco ad angolo retto fino a lambire uno dei lati dell'abside. .All'interno di uno di questi archi del muro meridionale ,in una muratura spessa oltre due metri,si apre una porta che immette in un corridoio che prende tutta la lunghezza di tale lato.Esso è coperto da grosse lastre di pietra con gli angoli di appoggio tagliati diagonalmente come per formare una modanatura a forma e funzione di mensola.
Nella zona settentrionale da un altro ingresso si accede ad un corridoio angusto che fa supporre ad un collegamento ai piani superiori.
La mancanza di dati archeologici non spiega se entrambi i passaggi fossero collegati tra di loro tramite un terzo corridoio passante sul lato dell'abside,ne tanto meno se tale ambiente poligonale fosse collegato ad entrambi alla stessa quota di calpestio.
Sul lato occidentale il corridoio meridionale immette in una triplice rampa di scale che conduce al vero mistero della struttura:” la sala ipogea”.
Il vano sotterraneo (metri 23x16) si presenta diviso in due navate, da una serie di archi poggianti su robusti pilastri, voltate a botte.Le pareti risultano fornite di contrafforti legati da piccole arcate.La scala di acceso è coperta da piccole volte a botte.Il pavimento della sala sembra ricavato dalla roccia.
Il disegno della struttura è molto pulito,razionale e richiama alcuni esempi dell'architettura siriano/mesopotamica usati a Costantinopoli ed in altre città orientali durante il periodo anastasiano(esempi sono le coperture nella”cappella” realizzata nelle torri della cortina di ovest di Amida e quella nella chiesa di Mar Sovo ad Hah.Altri esempi di tecnica siriana sono la copertura con elementi orizzontali in pietra per coprire spazi di modesta larghezza come nei casi dei corridoi prima citati.La funzione d'uso di tale vano ha destato sempre molti dibattiti.
La destinazione a granaio o horrea (presenti in gran numero a Dara secondo Procopio)o deposito d'armi sembra scartarsi poiché lo spazio per lo stoccaggio del materiale è esiguo,oltre ad una grande difficoltà per accedervi.
L'ipotesi al momento maggiormente accreditata almeno dal citare le fonti storiche è relativa all'attribuzione a carcere(desmotèrion).
Procopio attesta l'esistenza a Dara di una prigione in cui fu rinchiuso ed ucciso il ribelle Giovanni che aveva occupato la fortezza per quattro giorni con alcuni fedeli stratioti del suo reparto
In merito a questa funzione di residenza coatta il senso di tale spazio lo si può trarre anche se come riferimento generale ,dalle “Storie Segrete “(IV-7) di Procopio :
”C'era a palazzo un sotterraneo protetto, tortuoso quasi un Tartaro,dove era solita tenere chi l'avesse offesa(Teodora).E così Buze venne gettato in questo baratro;lui,uomo di rango consolare,rimaneva laggiù ignaro sempre del tempo che passava.Sprofondato nelle tenebre non poteva sapere se fosse giorno o notte ;ne aveva alcuno con cui conversare:infatti,colui che quotidianamente gli gettava il pasto lo faceva da muto a muto,come da belva a belva.Sulle prime ,tutti lo pensarono morto,ne vi fu chi osò fare di lui parola o memoria;ma dopo due anni e quattro mesi ,impietosita,lo rilasciò”.
Tutti gli elementi sembrano accreditare tale opera a carcere:Gli accessi stretti,le grosse murature,la mancanza di grandi aperture per l'illuminazione.
Il piano superiore offre, viceversa, vari spunti per accreditarlo come sede del magister militum di Dara.La presenza di un'abside pentagonale, l'ampia sala ,fanno pensare ad un'aula palatina,ipotesi che sembra rafforzata dalla presenza, anche se a livello di fondazione di un tretapilo .Le uniche osservazioni su tale destinazione sono riconducibili all'assenza di grandi accessi,alla mancanza di un collegamento interno con il piano superiore probabile residenza del dux.La teoria che tale collegamento fosse all'esterno non trova riscontri dall'analisi delle strutture superstiti.
La mancanza di resti notevoli che possono indurci ad ipotizzare la presenza di una copertura a volta degli ambienti di maggiore dimensione, riscontrabili viceversa in altri esempi di palazzi e praetoria ( Qasr Ibn Wardan, Zenobia e Rusafa) e l'esiguo spessore della muratura per sostenere tale carico, mettono in serio dubbio l'attribuzione a residenza importante di questa costruzione.
Al centro di Dara un altro edificio molto più leggibile,fa pensare ad un uso di una certa rilevanza.Il tipo di articolazione spaziale interna sembra richiamare il Praetoria di Zenobia,mentre da scavi effettuati si rileva che l'edificio originario era ben tre volte quello attualmente esistente.
Altre presenze da segnalare sono la basilica, attaccata al citato Demosion di cui si conservano parte dei resti ed una vasca battesimale,ed i ruderi di un'area porticata che correva lungo gli avanzi della banchina occidentale della quale si conserva una parte con cornicioni modanati(tipo quelli del probabile palazzo del dux e dei due piccoli corridoi.)
Link per foto:
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/highres/Foto_044.htm interno del praetorium di Zenobia
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/highres/Foto_012.htm idem volta
Cenni sulle maestranze operanti a Dara
Si è ipotizzato che le maestranze operanti a Dara fossero siriaco/mesopotamiche rintracciabile tra gli elementi costruttivi “ghassanidi”. Il peso storico che tale gruppo etnico ebbe nella storia del limes orientale non si esaurisce nel mero compito di guardie di frontiera della regione siriana/mesopotamica.L'attività artistica ed edificatoria che tali arabi cristianizzati ebbero nella regione non fu solo di adeguamento passivo ad un modello culturale,ma fu sintesi di arte ellenistica-romana e bizantina,palmirena e nabatea, sassanide e partica come gli esempi architettonici come il “pretorio” di Al-Mundir a Sergiopolis,a Khirbet el-Baida ,a Um. e Rasas,e negli insediamenti monastici preesistenti agli Ommayyadi come Kasr Burqu e Kasr el Hair-Gharbi. Un miscuglio eclettico,che anche nella composita varietà trova una sua dignità formale.
Su tale base stilistica poggerà parte dell'arte degli Omayyadi.Essi lavoravano con pietra locale ricavata dalle vicine cave ed una loro caratteristica fu,come menzionato in precedenza,l'uso di travi lapidee posti in orizzontale per coprire spazi esigui,nonché il ricorrente motivo della modanatura trapezoidale usata come marcapiano oppure come mensola.
Per il seguente articolo sono stati consultati i seguenti testi:
1)Procopio- “GUERRE PERSIANE ,VANDALICHE,GOTICHE”-Einaudi 1977
1)Procopio –“STORIE SEGRETE” –BUR TESTI CLASSI GRECI E LATINI ED.2001
2) STUDI E RICERCHE D'ARTE BIZANTINA-“MILION”—Gruppo Nazionale di coordinamentoC:N:R: “Storia dell'Arte e della Cultura Artistica Bizantina”—ATTI DELLA GIORNATA DI STUDIO –Roma,4 dicembre 1986—ITALO FURLAN –“OIKEMA KATAKEION.UNA PROBLEMATICA STRUTTURA A DARA”.------BIBLIOTECA DI STORIA PATRIA
3)Enrico Zanini ---“INTRODUZIONE ALL'ARCHEOLOGIA BIZANTINA”—Carocci ed. 1998
Per le immagini si segnala il seguente link:
http://www.thais.it/architettura/Bizantina/indici/INDICE1.htm