Bisanzio e gli Slavi
Santa Sofia di Kiev
a cura di Aldo Marturano
© Aldo C. Marturano 2006
San Vladimiro aveva destinato al mantenimento della Chiesa e del suo “servizio ideologico” la solita decima delle entrate dei traffici, aveva costruito l'enorme chiesa (copriva, prima della distruzione, ben 1500 mq.!) dove questa decima veniva raccolta e per questo conosciuta in città col nome di Chiesa della Decima (in realtà dedicata alla Santa Madre di Dio). Jaroslav naturalmente rinnovò questo “contratto” salvo il problema (che rimase insoluto) che la decima era difficilissima da calcolare, data la mancanza di conti regolari nelle casse del principe.
Che ne faceva la Chiesa di questa decima? E' presto detto.
Naturalmente c'era da pagare la cospicua prebenda al Patriarcato di Costantinopoli che garantiva il funzionamento dell'apparato con la fornitura e la messa a disposizione di archivi scritti e leggi, riconosciute come uniche e sante. Poi c'era da mantenere in funzione tutta la liturgia e i suoi apparati sacri, i vestiti e le suppellettili, la costruzione e la manutenzione dei templi, l'organizzazione delle scuole dei monasteri (le sole istituzioni culturali immaginabili a quei tempi!) sebbene quest'ultima era alimentata dalle larghe donazioni dei ricchi padri dei discenti.
La Chiesa era entrata immediatamente in funzione dopo il battesimo di Kiev e la colonizzazione ideologica della campagna e dei diversi popoli che l'abitavano era pienamente in atto in quegli anni, sebbene fortemente contrastata!
Quest'operazione di acculturazione fu relativamente costosa, ma impegnava l'apparato a lunghissimo termine perché richiedeva un capillare controllo, la divisione di un territorio in grandissima parte sconosciuto e la conduzione affidata a gente che sapesse fare il suo lavoro come solo un clero educato secondo gli standard bizantini poteva garantire. Al principio addirittura il prete greco ( pop ) era accompagnato, oltre che dagli interpreti, da uomini armati, vista l'opposizione della gente che vedeva distruggere il proprio tessuto sociale dalle nuive regole…
Sono dunque tante le spese che il potere, diviso fra Chiesa e Stato, deve sostenere affinché lo spettacolo della sua esistenza si svolga senza sosta. E lo spettacolo è importantissimo per la gente comune perché con esso, assistendovi e plaudendo, l'uomo semplice lo vedeva come l'unico evento sul quale regolare il ritmo della propria esistenza!
Logicamente Jaroslav fu il primo attore e, come sarà costume della sua dinastia, non si curò più della produzione o della vita nei villaggi, ma pensò soltanto ad ostentare potere e ricchezza abbellendo la propria capitale e mantenendo un livello di vita personale, il migliore possibile.
Se a Kiev c'è un principe al di sopra di tutti gli altri, ci deve essere anche un'autorità religiosa al di sopra di tutte le altre. Proprio come a Costantinopoli!
Purtroppo non sappiamo quando Kiev divenne ufficialmente una Metropolia. Le Cronache informano che Anna di Bisanzio, la nuova moglie di san Vladimiro aveva portato con sé tutto un gruppo di ecclesiastici fra cui il probabile Vescovo di Kiev a nome Michele. Poi però, benché fra il 1018 e il 1023 sia nominato un vescovo Giovanni, solo qualche momento prima del 1030, quando si mette mano alla costruzione della più grande chiesa del mondo cristiano di quei tempi dopo quella di Costantinopoli, si nomina l'Arcivescovo Metropolita Teopempto, evidentemente mandato direttamente dall'Imperatore insieme con la squadra di ingegneri bizantini che Jaroslav aveva richiesto per progettare la sua nuova Kiev!
Per la verità anche Mstislav avrebbe voluto che la sua Cernìgov fosse pari a Kiev in magnificenza e opulenza e addirittura i contatti con Bisanzio erano ancora più stretti di quelli più opportunistici di Jaroslav. Non dimentichiamo infatti che l'impresa di Mstislav in Crimea (di cui abbiamo parlato prima) era stata concordata proprio con l'Imperatore Basilio II, padrino di battesimo di san Vladimiro!
Cernìgov però non otterrà né Metropolita né Arcivescovo, sebbene si costruisca comunque con la speranza di far concorrenza con le proprie chiese a Kiev. A Cernìgov la disponibilità finanziaria rimane più modesta e la locale Cattedrale della Trasfigurazione è più un'imitazione della Chiesa della Decima che un superamento di questa.
Dobbiamo dare atto perciò a Jaroslav che i suoi sforzi veramente titanici hanno maggior successo… benché non sia molto chiaro dove poi trovasse tutti quei soldi per realizzare i suoi grandiosi progetti!
Vediamo allora come Kiev si trasforma nel grande palcoscenico del potere.
I tecnici bizantini giunsero, studiarono il terreno e i materiali e fecero le loro scelte.
Era richiesto il rifacimento di tutta la città alta specialmente dalla parte che guardava il piccolo affluente Kijanka a nordest? Bene! Il terem di Vladimiro fu ingrandito di tal misura che nel cortile adesso si potevano tenere i banchetti periodici per l'intera popolazione della città (aggirantesi intorno a varie decine di migliaia di anime) e in gran comodità per tutti. La Chiesa della Decima fu lasciata naturalmente intatta col suo scenario dei cavalli di bronzo “scippati” ai greci di Chersoneso, ma, come abbiamo detto, non bastava alle aspirazioni di Jaroslav e serviva un tempio ancor più sontuoso…
Si spianò perciò ancora del terreno verso il lato del Kresc'ciatik, cioè verso sudovest, e si ricavò un piazzale tre volte più grande della vecchia “Città di Vladimiro” dove la nuova chiesa, pomposamente e orgogliosamente dedicata alla Sapienza del Signore o Santa Sofia, trovò finalmente la sua collocazione!
Ci vollero circa 20 anni, ma ne venne fuori un tal complesso monumentale che il vescovo di Brema, Adalberto, che probabilmente lo vide coi suoi occhi, giudicò che Kiev potesse essere considerata “… la rivale per lo Scettro di Costantinopoli, il più bell'ornamento della Cristianità Greca (clarissimus decus Graeciae) …” Un bel giudizio!
E allora, secondo noi, vale la pena di dare una descrizione seppur sommaria e non troppo particolareggiata di questo grande monumento della Rus' di Kiev che è la Cattedrale di Santa Sofia, visto che fu la costruzione dalla quale il complesso ricavava tutta la sua magnificenza!
La squadra bizantina per prima cosa si rese conto di non poter utilizzare gran che delle pietre ornamentali locali e, benché si organizzassero trasporti di marmo dal Mar di Marmara visto che le cave dei Carpazi erano troppo lontane e poco accessibili e che il basalto locale era troppo duro da tagliare, si ricorse alla pietra “fatta dall'uomo” e cioè al mattone cotto.
Si dovettero naturalmente mettere insieme i migliori vasai e mattonai che c'erano. Costoro però fino ad allora avevano lavorato con l'argilla per fabbricare mattoni di terra cruda mentre ora occorreva spiegare loro tutto il processo di come fabbricare i mattoni cotti che avevano una tecnica molto diversa. Fu fatto anche questo. Si costruirono quindi numerose fornaci per le quantità enormi di mattoni cotti che occorrevano, abbattendo un numero grandissimo di alberi, e, affinché si riuscisse a sfruttare il bel tempo, si lavorò senza posa!
Nel 1037 comincia finalmente la costruzione!
Ci siamo ripromessi di non entrare qui nei dettagli tecnici e di mettere al contrario l'accento sulla spettacolarità che era poi la funzione maggiore di quel contesto architettonico. Ricordiamo che in questo periodo Kiev, come le altre capitali europee, entra in quella tenzone costruttiva dell'XI sec. che, giustamente, lo storico H. Dittmar chiamerà La Battaglia delle Cattedrali . Questo è un aspetto importante perché Santa Sofia e i suoi contorni costituiscono il modello di riferimento per tutte le città russe (Vladimir-sulla-Kljazma è un esempio imitativo tipico) che saranno costruite in seguito.
Il problema che già aveva affrontato san Vladimiro su uno spazio abitativo distribuito fra le diverse colline sulle quali giace Kiev fu risolto definitivamente e la Città Alta diventò un tutto unico dopo il riempimento degli avvallamenti fra una collina e l'altra (usati fino a quel momento come discarica).
La Città Alta risultò divisa in tre grandi aree ben delimitate da mura proprie (di cui abbiamo parlato) unite fra di loro da ponti. La più antica è quella detta “Montagna di Kii”, fondatore leggendario della città, poi la “Città di Vladimiro” dove si trovava il sontuoso terem del principe a più piani insieme ai palazzi dei bojari importanti (obbligati a risiedere in questi palazzi quasi come ostaggi) con, in più, la chiesa “di famiglia”, quella che abbiamo detto essere chiamata Della Decima .
Ad occidente di questo spazio si trova invece Santa Sofia.
E questa fu dunque la “Città di Jaroslav” o il suo teatro personale più ostentato.
Kiev non ebbe nemmeno bisogno di un degradante Cremlino come le altre città russe di frontiera poiché era imprendibile nella sua posizione a 60 m sul livello della corrente del Dnepr e le sue mura, in gran parte di legno, furono ornate da porte monumentali in mattoni con le sante cappelle sulla cima. Di queste porte oggi restano solo le rovine, in parte ricostruite, come quelle della famosa Porta d'Oro (così chiamata ad imitazione dell'omonima di Costantinopoli).
Aggiungiamo che i maestri bizantini concorsero persino alla costruzione dei palazzi dei notabili mantenendo però quell'aspetto tipico di avere il piano terra in mattoni e quelli superiori di legno e restare, nel loro sviluppo in altezza, più bassi del terem allo scopo di non concorrere in bellezza e ostentazione col principe, naturalmente!
E parliamo dunque di Santa Sofia…
In pianta è un quadrilatero che misura 42 m x 55 m con cinque absidi sistemate sul lato più lungo, orientate classicamente verso oriente ( ex oriente lux !). La parte in pianta che si può chiamare veramente “il tempio” è una chiesa a cinque navate con quella centrale larga circa il doppio di quelle parallele laterali e che si può iscrivere in un quadrato perfetto ad imitazione di una basilica romana. L'abside centrale naturalmente è semisferica ed è più grande di quelle che l'affiancano ai lati.
A questa chiesa interna si accede da tre accessi arcati, uno sul lato frontale e due laterali posti sui lati più esterni delle navate rispettive.
Al centro della navata centrale poggiata su quattro enormi pilastri si eleva la cupola maggiore mentre dietro di essa c'è la semicupola dell'abside, situata a livello più basso, che incombe sull'altare leggermente sopraelevato dal resto del pavimento. L'altare, ai tempi di Jaroslav quando ancora non si usava l'iconostasi, è separato dagli astanti soltanto da una bassa balaustra e nella nostra chiesa, di altari, ce ne sono ben cinque: uno per ogni abside! Naturalmente il maggiore è quello centrale…
Sulla parete interna della semicupola absidale centrale tutta coperta di mosaici finissimi è ritratta la Vergine che prega con le mani alzate ( Oranta in russo e in greco) e che guarda quindi chi arriva entrando dall'accesso principale a cui abbiamo accennato sopra. Sotto la Vergine c'è la riproduzione dell'Ultima Cena in cui il Cristo è rappresentato due volte: all'estrema destra e all'estrema sinistra della tavola ed ogni sua figura guarda verso gli apostoli che siedono in due file parallele. Una volta distribuisce il pane e l'altra il vino.
Tutta questa parete, rimasta integra nei secoli, è la più famosa ed è chiamata La Parete Indistruttibile ( Neruscìmaja Stenà ) di Santa Sofia.
La cupola centrale è impostata su un enorme tamburo alleggerito da finestroni lunghi e stretti e porta all'interno la figura di Cristo Pantocratore in mosaico che il fedele vedrà solo quando si sarà posto al centro del tempio ed avrà levato lo sguardo verso la luce che piove sopra di lui dalle finestre.
Intorno alla cupola centrale sono impiantate altre dodici cupolette tutte poggiate sui colonnati del “tempio interno”…
Nelle vele della cupola centrale sono ritratti i quattro evangelisti mentre le dodici cupolette, non molto evidenti dall'interno, rappresentano evidentemente i dodici apostoli intorno al Cristo. Tutte le figure, ripetiamo, sono riprodotte in finissimi mosaici che si sono conservati fino ad oggi quasi intatti, malgrado le vicissitudini del tempo e le ingiurie dei Tatari nel 1240. Le scritte sono ancora in greco…
Il tempio interno è poi circondato dai tre lati (le absidi invece sono impiantate sulle pareti esterne) da colonnati che sorreggono il coro sopraelevato nel quale prendono posto la famiglia del principe e i suoi eventuali ospiti.
Oltre al coro, e corrente sempre sui tre lati, c'è un altro corpo più esterno. E' una galleria aperta con colonnato al pian terreno e un altro colonnato e parapetto al piano superiore (questo allo stesso livello del coro) che veniva usata per guardare e benedire le parate e le altre celebrazioni che si svolgevano davanti alla chiesa.
A questa loggia esterna (e al coro) si accede attraverso due torri “esterne” poste in modo asimmetrico rispetto alla porta trionfale principale.
Una torre infatti è posta all'incirca lungo l'asse della navata più esterna sinistra (per chi entra) risultando così interna alla loggia stessa, mentre l'altra è posta nell'angolo della costruzione ed ha una funzione prettamente militare perché guarda lo spiazzo intorno al tempio da tutti i lati non protetti. Entrambe le torri hanno una scala a chiocciola interna che permette l'accesso sia alla loggia superiore che agli ambienti più interni.
Le pareti interne sono tutte affrescate con scene di vita contemporanea e con qualche scena ispirata a vari avvenimenti tradizionali kieviani come, ad esempio, la visita a Costantinopoli di santa Olga. E non solo queste pareti perché abbiamo prove che anche l'esterno fosse decorato e colorato con affreschi…
Sulle pareti si sono trovate anche scritte profane. E' tramandato che fosse tipico di quei tempi che chi non aveva fiducia nel suo partner in un contratto di compravendita venisse a riscrivere con poche parole chiave il testo stesso dell'accordo sulle pareti della Chiesa, in modo che Dio fosse testimone e garante della stipula. Ed infatti anche a Santa Sofia sono stati trovati alcuni graffiti di questo tipo… fortunatamente non tanti!
Il pavimento poi era coperto di lastre di piombo e rame molto belle e luccicanti.
La costruzione, abbiamo detto, è in mattoni e nelle pareti man mano che si va in alto i mattoni vengono sostituiti con delle anfore lunghe e panciute (dette in russo golosniki ) che alleggerendo la struttura allo stesso tempo fanno da risonatori per le liturgie cantate.
Se il pian terreno frequentato dalla gente semplice è praticamente in penombra, il coro invece risulta illuminato quasi a giorno e gli spazi a disposizione qui sono delle camere separate con serratura che permettevano la custodia del tesoro della chiesa e dei beni del principe (compresi i preziosi libri menzionati nelle Cronache!). Naturalmente una parte del coro fa da matroneo ossia è lasciata alla frequentazione delle donne della famiglia del principe o delle mogli dei notabili autorizzati.
Riunioni e ricevimenti di ospiti di riguardo hanno luogo abbastanza di frequente proprio qui nel coro visto che una visita e una messa a Santa Sofia è d'obbligo per qualsiasi ospite si rechi a far visita a Kiev.
L'esterno della chiesa aveva i mattoni a vista, o intonacati e affrescati come abbiamo detto, mentre il tetto e le cupole, allo scopo di eliminare qualsiasi spigolo o asperità alla vista, erano coperti con la lastre di piombo in uno spettacolo di colori e di masse tondeggianti unico al mondo.
Sui due lati della Cattedrale Jaroslav fece inoltre costruire due altre chiese, più private, una dedicata al suo personale santo patrono, Giorgio, e l'altra a santa Irene, nome di battesimo di sua moglie Inghigherda.
Ora che abbiamo davanti a noi il tempio maggiore, gli spiazzi e il terem , sicuramente ci staremo chiedendo a chi servisse tutta questa magnificenza.
Prima di tutto erano i kieviani a goderne, poiché da quando il complesso entrò in funzione quasi ogni giorno sfilavano processioni pittoresche che esercitavano un grande fascino sugli astanti di fronte ai costumi variopinti e scintillanti mentre ascoltavano i canti e guardavano le facce ispirate dei preti e del principe (che pure partecipava rapito e composto) vestiti degli abiti migliori.
Queste cerimonie pubbliche erano importanti poiché la Chiesa Russa in quegli anni lottava la sua più grande guerra per affermarsi come ideologia di stato contro il vecchio paganesimo slavo (e degli altri popoli non slavi sottomessi a Kiev) duro a morire.
Alla fine di queste processioni, come è consuetudine dell'Ortodossia, c'era sempre una tavolata con vari stuzzichini che aspettava tutti…