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Bisanzio e gli Slavi

La corona spezzata

a cura di Alessio Cittadini


Tra X e XI secolo, il Regno di Croazia, con la Benedizione del papa, vive un periodo di prosperità. Ma poi, ribellatosi a Roma, sarà annientato dai crociati. ( articolo tratto da Medioevo n. 9 Settembre 1998 )
Sulle origini del popolo croato non c'è accordo tra gli studiosi : chi lo vuole proveniente dalla regione dei Carpazi, chi dalla pianura russa, chi infine dall'altopiano iranico. Quel che è certo è che si affacciò alla ribalta della storia in quel momento di generale rimescolamento di carte che passa sotto il nome di "invasioni barbariche". Agli inizi del VII sec. i Croati erano stanziati nella regione dell'attuale Polonia meridionale, intorno alla città di Cracovia, dove avevano dato vita ad un vero e proprio Stato monarchico con un sovrano ( zupan) eletto dai capi dei dodici clan in cui era ripartita la popolazione. Chiamati con un accordo formale dall'imperatore bizantino Eraclio per scacciare gli Avari che avevano occupato la Pannonia e la Dalmazia, essi migrarono verso sud attraverso l'attuale Boemia, la Moravia e l'Austria, fino a stabilirsi in Istria e Dalmazia. Qui crearono un'entità statale federata con l'Impero orientale che pagava annualmente un certo tributo a Costantinopoli, e da questo accordo originario derivarono in seguito le ragioni della loro sovranità su tale area geografica. più o meno in questo periodo si costituì anche il dominio delle popolazioni bosniache, serbe e slavone sui territori che attualmente da esse prendono il nome.

CAMPO DI BATTAGLIA

La nascita dell'Impero franco e il conseguente confronto militare con Bisanzio fecero per diversi anni della Croazia il teatro della guerra, che si concluse con la spartizione del suo territorio: l'interno, trasformato in un ducato vassallo del Margravio del Friuli, passò sotto il dominio dei Franchi, mentre le città costiere tornarono a far parte dell'Impero d'oriente. Poi, il lento ma progressivo declino dei due imperi portò alla ribalta nell'Adriatico una nuova potenza, quella di Venezia- formalmente alle dipendenze di Bisanzio- che iniziò un duro e lungo confronto con la Croazia per il controllo degli scali costieri. Ma la nuova minaccia rappresentata nell'Adriatico dai pirati saraceni, che avevano stabilito una base permanente a Bari, spinse i contendenti a firmare, nell'839, un patto di mutua alleanza, presto cessato una volta eclissatisi gli Arabi. lo scontro navale fu più volte favorevole ai Croati, che dimostrarono una insospettabile perizia nel condurre i vascelli; Venezia dovette per il momento accantonare le sue mire sui porti dalmati. Ma una nuova aggressione si profilava dall'Oriente, quella degli Ungari, popolo nomade semiselvaggio che per diverso tempo, con puntuali incursioni annuali, seminò il terrore fra le popolazioni europee. il duca di Croazia Tomislav riuscì nel 925- prima ancora che nella storica battaglia di Lechfeld l'imperatore tedesco mettesse fine una volta per sempre alle incursioni magiare- a sconfiggere gli invasori e a impadronirsi dei loro territori in Slavonia. Una vittoria, questa, che gli valse l'autorità per autoproclamarsi re di Croazia.

UNA CORTE ITINERANTE

A quest'epoca il Paese stava attraversando un momento di grande prosperità economica: secondo fonti bizantine, sarebbe stato addirittura in grado di porre in campo un esercito di 100000 fanti e 60000 cavalieri, oltre una flotta di 80 galee. Il territorio era diviso in quattro ducati- Croazia, Slavonia, Narentia e Bosnia- che obbedivano all'autorità di un unico sovrano. Ma importante era anche l'antica dieta dei dodici capiclan (chiamata sabor), al quale spettava l'elezione dei duchi. il rudimentale apparato statale era affidato alla cura di funzionari chiamati ban ( da un antico vocabolo ereditato dagli Avari) che svolgeva compiti di organizzazione militare e riscossione delle imposte; costoro, insieme ai duchi e ai dodici membri della dieta, costituivano il Consiglio della Corona. Una vera e propria capitale non esisteva e la corte seguiva il monarca nei suoi periodici spostamenti. Già si avverte in questo periodo l'elemento di debolezza che con l'andar del tempo diventerà il principale responsabile della fine del regno, cioè la divisione del clero tra i seguaci del rito latino e quelli del rito slavone, basato su un'antica liturgia in lingua volgare che utilizzava un misterioso alfabeto di origine orientale ( la scrittura cirillica).
Il prestigio internazionale guadagnato nella lotta contro i Magiari venne ben presto meno a causa di sterili lotte intestine per la corona, delle quali approfittò Venezia: sconfitta la flotta croata e impadronitasi delle città costiere, il doge Pietro Orseolo si autoproclamò "duca di Dalmazia", nell'anno Mille.

INCORONATO DAL PAPA

Solo in seguito, però, si assistette alla vera rovina del regno croato : il re Zvonimir, avendo ricevuto la corona con il solenne rito formale dalle mani di Gregorio VII, legò le fortune della nazione a quelle del Papato, combattendo per la Santa Sede ovunque gli venisse richiesto. Questo tipo di politica prosciugò le finanze dello Stato, la qual cosa, unita al malcontento per lo strapotere guadagnato dal clero latino nei confronti di quello slavone, portò alla formazione di una miscela esplosiva, che scoppiò in occasione della prima crociata : la dieta convocata dal re per ratificare l'impegno croato in quella direzione gli si ribellò, rifiutandosi di far prendere al popolo ancora una volta le armi, e il monarca fu ucciso. La reazione di Roma fu terribile : guidati da preti che, secondo le memorie dell'imperatrice bizantina Anna Comnena "maneggiavano le cose divine portando uno scudo sul braccio sinistro e tenendo una lancia sulla destra", gli eserciti crociati in marcia per la Terrasanta passarono per la Croazia salmodiando e massacrando, fino a trasformare il Paese in un deserto. Da questo colpo la nazione non si riprese più: il re Petar finì sconfitto dagli Ungheresi e ucciso in battaglia. Da quel momento la corona croata passò in altre mani, e l'indipendenza venne riacquistata solo in questo secolo.

ANDREA BARLUCCHI



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