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Bisanzio e il SudItalia

La conquista del SudItalia:
L'Italia meridionale alla vigilia dell'invasione normanna -Sec X-XI


a cura di Strato Gelsomino

Situazione generale

L'Italia meridionale alla vigilia dell'invasione normanna si presentava in modo variegato.
All'inizio dell'XI secolo alcune regioni meridionali come la Calabria,la Puglia e la Basilicata erano sotto il dominio bizantino strappate ai longobardi e saraceni dopo  sanguinose battaglie.
Esse furono riorganizzate come themi e sottoposte  al controllo diretto dell'amministrazione del Catenapato d'Italia .
Il centro di tali possedimenti era la città si Bari,ove risiedeva il Catepano (il grado più alto della gerarchia amministrativa).
Sul versante tirrenico dominavano alcuni ducati formalmente bizantini, come quello di Gaeta,Napoli,Amalfi  ,circondati interamente dai territori della Longobardia Minore e da alcuni presidi saraceni,come il Castrum Argentii sito alla foce del fiume Garigliano.
All'interno del territorio campano/laziale e parallelamente al dominio  longobardo, il potere era gestito anche dall'abate di Montecassino ,presente capillarmente attraverso gli innumerevoli presidi monastici e vescovi provenienti dall'ordine di S. Benedetto.

La Longobardia Minore

I territori longobardi erano divisi in tre principati che occupavano la Campania e buona parte dei territori limitrofi: il principato di Salerno , il principato di Capua , il principato di Benevento .
Il principato salernitano era il più grande dei tre ed occupava buona parte della Campania meridionale e della Basilicata.
Più a nord il principato di Capua e quello di Benevento dominavano la parte settentrionale ed interna del resto della regione,compreso il Molise e parte della Puglia settentrionale.
Benevento ,dopo un periodo di dominio e di egemonia sulla Longobardia Minore ,cedette ai principi di Capua lo scettro che di fatto divennero gli unici dominatori della Campania del nord.
La Sicilia entrò sin dal IX secolo nell'orbita islamica e fu caratterizzata da una vivacità economica,politica,etnica e culturale,grazie alla sua posizione centrale nel mediterraneo.
In maniera così eterogenea si presentava il meridione d'Italia alla vigilia dell'invasione normanna.
Nonostante tale frammentarietà è possibile tracciare alcuni aspetti comuni tra le varie entità politiche del sud Italia.
Nel principato salernitano ,l'amministrazione principesca rimase molto accentrata; Salerno costituiva l'unica vera città al centro di un territorio formato da piccole entità urbane rurali.
L'aristocrazia risiedeva nella capitale per  instaurare ,grazie ad un rapporto diretto con il sovrano e con la corte principesca, legami di parentele ed amicizie con chi gestiva il potere.
Essa formava un gruppo sociale compatto ,che partecipava all'amministrazione dello stato e a quella della vita cittadina.
In tale gruppo il sovrano sceglieva i suoi amministratori,come i giudici,i gastaldi ed i conti affermandosi così come un vero e proprio ceto cittadino che grazie alla ricchezza ed all'influenza politica entrava stabilmente nell'orbita benevola del principe.
Simile a quella di Salerno era la condizione politica del principato capuano-beneventano anche se gli sviluppi di questo stato ebbe risvolti diversi da quello salernitano.
Come a Salerno,anche a Capua e Benevento molte famiglie aristocratiche tra il IX e il X secolo erano vicine al principe anche con legami di sangue, e pertanto ricevevano da questi cariche e favori.
Con il tempo tali cariche divennero ereditarie ed il controllo centrale andò scemando ed i territori dati in concessione  acquisirono gradualmente una spiccata autonomia dal potere del principe.
Nei territori controllati direttamente da Bisanzio,gli ufficiali di alto grado provenivano direttamente da Costantinopoli e restavano in Italia per un periodo breve, rimanendo estranei al tessuto sociale locale.

Il catepanato e i ducati bizantini

L'amministrazione bizantina mantenne sostanzialmente un carattere unitario e allo stesso tempo flessibile,poiché i funzionari avevano come luogo di residenza e di azione non soltanto la città di Bari ,ma anche tutto il resto del territorio.
In questo periodo il commercio e l'agricoltura assistono ad una crescita che caratterizzerà quella ricchezza del sud che sarà motivo di attrazione dei mercenari/conquistatori normanni.
Dalla seconda metà del secolo X, Amalfi diventa una grande protagonista del commercio navale con l'oriente.Essa esporta soprattutto legname richiesto dagli arabi per la costruzione delle loro navi,ed importa materiale pregiato,come le stoffe e pezzi di pregevole e raffinata oreficeria bizantina acquistata sui mercati di Costantinopoli.
Ad esse si aggiunsero i salernitani,i napoletani ed i gaetani che costituirono un vero e proprio raccordo tra oriente ed occidente.
Nello stesso periodo ai centri tirrenici si affiancano per importanza alcune città pugliesi,come Bari ,che esportavano nei paesi arabi derrate alimentari.
Il commercio dei baresi, ovviamente, non era ricco e pregiato come quello degli amalfitani ,ma doveva essere comunque cospicuo se nel 992 l'imperatore Basilio II stabilì che essi non fossero esenti dal dazio di dogana come i colleghi veneziani ed amalfitani.

Rinascita economica

Tale entità di commerci interessò e rese partecipe tutta l'Italia meridionale .
I ducati costieri non possedendo territori estesi da cui prendere la materia prima la importavano dai principati longobardi.
Tali traffici crearono una grande circolazione di denaro in special modo di tarì arabi e denari bizantini. La circolazione di monete d'oro e d'argento era molto frequente soprattutto nei vari tipi di compravendite ,mentre nel resto d'Europa si continuavano a praticare ancora forme di baratto per la mancanza di denaro circolante(soprattutto in argento).
Le nuove opportunità commerciali ed il denaro circolante favorì per riflesso anche l'agricoltura.
Essa incominciò a divenire più specializzata e di pregio per soddisfare sia le richieste del mercato estero che di quello interno.
In buona parte della Campania furono insediate nuovi vigneti,castagneti,alberi da frutto dai quali si ricavava la frutta candita e secca destinata ai mercati orientali.
In Puglia si diffusero gli oliveti,mentre in Calabria l‘allevamento del baco da seta.
La maggiore disponibilità di risorse, di mano d'opera e l'aumento della domanda di beni, favorirono l'impianto di nuove colture ed il potenziamento di quelle esistenti contribuendo a far entrare l'agricoltura in quel circolo economico creatosi in questo periodo.
Il miglioramento economico dell'Italia del sud rispetto al nord Italia ed Europa non si rispecchiò nella politica.
Il dinamismo mercantile andò ad intaccare quelle istituzione che si mantenevano inalterate da secoli proprio grazie ad una forma di stagnazione economica in cui tali entità politiche vivevano.

La crisi politica

Infatti mentre in Europa ed nel nord-Italia la situazione, dopo il disfacimento dell'Impero Carolingio porta ad un dissolvimento dello stato centralizzato a favore di piccole entità territoriali,nell'Italia meridionale la situazione rimane legata ad un'organizzazione statale e centrale molto forte ,grazie al fatto che le famiglie aristocratiche erano poche,sempre le stesse e governavano su un territorio poco popoloso e poco dinamico dal punto di vista economico.
Con i cambiamenti economici avvenuti grazie alle nuove opportunità commerciali, si affermarono nuovi soggetti economici ,la produzione cresceva ed altrettanto la popolazione,quindi tutto ciò creò delle dinamiche sociali complesse che portarono verso la fine del X secolo alla disgregazione del vecchio ordine centralizzato.
Alcuni funzionari si resero autonomi e congiuravano spesso contro il principe minandone sempre di più l'autorità .
Nei territori bizantini si manifestarono spesso scontri se non addirittura ribellioni contro l'occupante bizantino.
Nel frattempo dei pellegrini,poi mercenari, provenienti dal nord Europa,in cerca di avventura,gironzolavano tra questo litigioso e ricco panorama meridionale divenendone ,dopo averne capito le debolezze,i signori incontrastati .Unendo questa parte d'Italia parcellizzata, creeranno una delle entità politiche più notevoli non solo della penisola italiana ma dell'Europa e del Mediterraneo .

Bibliografia consultata per questo articolo

Per il presente articolo si è consultato lo speciale della rivista n. 71 del dicembre del 2002“MEDIOEVO”—“La conquista del Mezzogiorno” di Vito Lorè
Pag.90/96 ed il testo “Storia dell'Italia medievale –Dal VI al XI secolo" di Paolo Cammarosano –ed. Laterza ed. 2001.



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