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Bisanzio e il SudItalia

L'impero e le sue regioni : "La Campania & Bisanzio - Il sacello di S.Matrona "

a cura di Strato Gelsomino

L'impero e le sue regioni : “La Campania & Bisanzio - Vicende storico/artistiche tra la tardoantichità ed il medioevo ”

Il sacello di Santa Matrona in S.Prisco (CE) 


“…eri nascosta tra i riflessi dorati del sole ed il turchese del cielo ,abbagliati dalla tua bellezza…”

Potrà capitarvi ,durante le vostre peregrinazioni nella Campania Felix,di imbattervi in un piccolo centro urbano -S.Prisco (CE) –un tempo a vocazione agricola,ora mimetizzato nella conurbazione caotica dell'area metropolitana di Caserta.
Vi apparirà nella consueta tipologia urbanistica della zona:case a corte o di edilizia  ottocentesca,piazza e chiesa arcipretale che nasconde,tra le pieghe architettoniche delle decorazioni interne,un piccolo capolavoro dell'arte musiva e della simbologia paleocristiana del V/VI secolo d.C. .
Lo stupore di tale scoperta e la meraviglia suscitata dalla bellezza dei mosaici,indurrà l'ignaro visitatore a porsi delle domande sull'origine di quest'opera così pregiata ed in quale contesto storico/sociale/artistico sia maturata.


Il contesto

Il sito in cui è attualmente ubicato S.Prisco ed il suo meraviglioso gioiello,costituiva la periferia dell'antica città di Capua –oggi Santa Maria Capua Vetere – uno dei centri più importanti dell'Impero Romano,in prossimità del pomerio urbico,compresa tra l'asse viario che conduceva all'importante tempio di Giove Tifatino (il cui impianto architettonico complessivo fu scoperto nel 1997) e la via consolare Appia .
La località in questione fu destinata dall'antichità, e presumibilmente fino alla prima fase dell'alto medioevo,ad area cimiteriale(dato confermato da significativi ritrovamenti archeologici ) con importanti presenze monumentali funerarie (a poche centinaia di metri sorgono i due sepolcreti più imitati dagli architetti rinascimentali e conosciuti come “le Carceri Vecchie” e la cosiddetta “Conocchia” ).

http://www.smcv.net/puntocampania/smcv/conocchia.html
La Conocchia



Capua Antica , città etrusca e sannitica, luogo degli otii delle truppe di Annibale e da dove il ribelle Spartacus iniziò la sua rivolta contro la rapace aquila romana , fu un grosso crocevia di genti e di merci grazie alla sua posizione di prestigio che occupò nel vasto oppidum capuano e la grande opportunità offertagli dalla vicinanza con i porti di Neapolis,ricca di una straordinaria cultura ellenica, e Puteoli.
Tali sbocchi marittimi consentirono ai prodotti del vasto comprensorio capuano  un facile viatico verso le terre dell'impero e, viceversa, da esse provenerro le merci più preziose del tempo,gli artigiani più qualificati e la manodopera a buon mercato - gli schiavi -in buona parte di origine africana,greca o orientale, per impiegarla nei lavori agricoli delle fertili terrae di questa zona del sud.
Tutto ciò comportò una vivace trasformazione verso una vocazione commerciale(va ricordato che una piazza - la Seplasia - della città era dedicata solo agli unguenti e profumi provenienti dall'oriente) e multietnica –grazie alla presenza di elementi etnici orientali – che  caratterizzò globalmente il contesto capuano,dando vita a molte significative  testimonianze di carattere artistico tra le quali emergono gli affreschi  di un bellissimo mitreo dai colori ancora sgargianti e di chiara ascendenza levantina.

http://www.smcv.net/puntocampania/smcv/mitreo.html
Mitreo di Capua antica - S.Maria C.V. ( CE )

Dagli stessi porti arrivarono le prime testimonianze del cristianesimo che nel 313 d.C.,in seguito all'editto di tolleranza di Milano,promulgato dall'imperatore Costantino,si incarnò in prestigiose basiliche (S.Pietro;S:Stefano;ecc..) non sopravvissute al tempo e alla storia,volute,secondo la tradizione, dallo stesso imperatore.
Capua cristiana incominciava ad inserirsi nell'orbita culturale ed artistica di altri centri in cui importanti realizzazioni paleocristiane troveranno maggiore concretizzazione grazie all'opera di protovescovi e personaggi dal grande carisma personale .Vanno ricordate le stupende testimonianze nella città di Napoli che vanno dal IV al VI sec. d.C. come le catacombe dei santi Gaudioso e S. Gennaro extra Moenia,il battistero di S. Giovanni in Fonte ,la basilica di S. Restituta detta Stefania, in onore del suo realizzatore ,il vescovo Stefano I,ove si ritiene che fosse riprodotta una delle immagini più antiche della Theotokos ,fino al complesso basilicale di Cimitile nei pressi di Nola. 
http://www.santamariadellasanita.it/sito/sito.html
Catacombe di S. Gaudioso



Nel contesto capuano del IV secolo d.C.,oltre alle presenza delle menzionate basiliche costantiniane, va ascritta anche la bella rappresentazione musiva di un “Coro Sacro” la cui attribuzione ad una delle primi immagini di un cristianesimo già organizzato ed istituzionalizzato ha posto agli storici non pochi problemi di datazione .La particolare  provienza dell'opera  -il tempio di Diana Tifatina - il luogo cultuale più importante  della Capua pagana, ha costituito il motivo principale  del dibattito tra  gli studiosi poichè ha destato molte perplessità e quindi l'incertezza nell' attribuirlo ad un ambito pagano o già compiutamente cristiano.
A tale testimonianza associamo ,anche se il periodo di riferimento è più tardo (V secolo d.C.),la realizzazione della basilica di Santa Maria Maggiore voluta, secondo la tradizione(tuttora le opinioni in merito sono contrastanti) dal vescovo Simmaco dopo la sua presenza al concilio di Efeso del 431 d.C., in cui la Vergine fu proclamata “Theotokos”  cioè “Madre di Dio”.
Secondo i cronisti locali del XVII secolo, nel catino absidale era allocata una della più antiche rappresentazioni della Vergine ,purtroppo perso proprio durante i “restauri effettuati nel 1743,la cui qualità artistica ,si presume ,fosse vicina al nostro piccolo sacello che tra poco ci appresteremo a visitare. 

http://www.capuaonline.net/museocampano/salaX.htm
Coro Sacro

http://www.smcv.net/puntocampania/smcv/duomo.html
Basilica di S.Maria Maggiore -S.Maria C.V. (CE )


Cenni sull'origine del culto di  S.Prisco e S.Matrona

S.Prisco e Santa Matrona: chi erano costoro?

S. Prisco, in base alla tradizione locale,  fu protovescovo della città di Capua e seguace di S.Pietro,probabilmente un soldato o dignitario romano martirizzato a Capua.
Con il tempo il culto verso questo martire crebbe di tale  importanza che, secondo la leggenda,condurrà una cristiana di nome Matrona,figlia di un nobile della Lusitania, affetta da cronici dolori all'addome, alla  ricerca per la sua pace fisica e spirituale, della tomba del santo apparsale in sogno. (1)
La pia donna recatasi sul luogo, ritrovò miracolosamente la sepoltura del martire e vi costruì una basilica, ad uso martyrion, della quale purtroppo non conosciamo appieno le caratteristiche architettoniche( probabilmente da individuare,in base a deduzioni e ritrovamenti fatti da M.Monaco ,storico della chiesa capuana,  nell''attuale chiesa arcipretale denominata di S.Prisco/S.Matrona.) (2) 

Il sacello

Adesso addentriamoci nel nostro piccolo monumento .

Il sacello attualmente si presenta come una cappella annessa alla chiesa arcipretale del XVIII secolo,occupandone la zona finale della navata destra.
Appena  superato l'arco ogivale  d'ingresso, ci si accorge che ,dell'originaria  decorazione musiva, in origine presente su  tutta la volta e le lunette del piccolo ambiente, è sopravvissuta solo una parte, anche se i lacerti rimastivi sono di grande significato e bellezza.
Il sacello è a pianta quadrata coperta da una volta a crociera ,sorretta agli angoli da colonne con capitelli corinzi probabilmente di spoglio, proveniente dalle ricche fabbriche capuane e da archi anch'essi decorati:parti della crociera risultano manchevoli di tessere vitree,mentre tre lunette su quattro presentano tuttora l'originaria decorazione in cui figurano,purtroppo, alcune evidenti lacune.

La volta

La copertura dell'ambiente è assicurata da una robusta volta a crociera con gli spigoli molto accentuati che la dividono in quattro scomparti o unghie.
La ripartitura della decorazione,seguendo le spigolature della crociera, è affidata, con effetti molti naturalistici, a quattro palme dal tronco ritto , con il fogliame e frutti che si stagliano su un  fondo dorato.
In ognuno delle quatto unghie in cui è suddivisa la volta ,si itera in maniera modulare il motivo simbolico e suggestivo del vaso aureo( cratere o kantharos?),posto in posizione centrale/basso,dal quale si diramano ricchi tralci di vite che si svolgono armoniosamente avvolgendo due uccelli  affrontanti ,che beccano dei chicchi d'uva, di foggia e colore diversi.
Le girali di vite riempiono in modo armonico e naturalistico, non scevro però da un rigoroso geometrismo astratto, ogni quarto della volta e tendono man mano che si avvicinano al centro della composizione e ai limiti delle costolonature, ad assottigliarsi fino a fondersi con i loro riflessi aurei e lo sfavillante color turchese che costituisce il mirabile e prezioso fondo di tutta la decorazione musiva.
La ricchezza e varietà dei colori che vanno dal verde intenso delle foglie ,alle lumeggiature che conferiscono luce e tridimensionalità alle figure nonché le già citate screziature dorate, rendono il pergolato, pregno di significati allusivi ,ricco e munifico e non per nulla inferiore ad altri e più famosi esempi realizzati in ambiti politicamente più importanti. L'intera composizione  protende in un ascensionalismo mistico e simbolico verso il centro della volta che ne costituiva sia il significato che il significante, di cui quest'ultimo andato perduto e del quale ci rimane solo il tondo  incorniciato da un coloratissimo motivo a greca.

http://www.sanprisco.net/archeologia/sacello/mosaici.jpg
Particolare della volta



Le lunette

La volta è rafforzata da quattro archi decorati che incorniciano le sottostanti lunette di cui ,come già menzionato,quella di fondo irrimediabilmente persa ,ma tramandataci da un ricordo grafico - un'incisione - dello storico di M. Monaco.,dei quali i più marcati, presentano nell'estradosso una variegata decorazione fatta sia da peltre rosse intervallate da dischi con croci fiorate , che da elementi geometrici analoghi agli esempi visibili nel battistero di S. Giovanni  in Fonte di Napoli.Tutto ciò sempre con il bellissimo sfondo turchese su cui si stagliano le varietà di colore più brillanti, dal verde,passando per il giallo,fino alle screziature dorate. .
L'intradosso è invece costituito da una rigogliosa composizione floreale di melograni  nascente da un cesto di vimini e terminante in un'eguale soggetto.
Come  già menzionato, il mosaico presente sulla parete di fondo non è più visibile e se la testimonianza pervenutaci dal  Monaco è attendibile ,essa aveva come soggetto il monte del Paradiso ,ove scorrevano i quattro fiumi della terra con al centro una croce gemmata contornata da sei colombe per parte (12 in totale) simbolo degli apostoli ed ovviamente il tutto su pregevole sfondo color indaco.

Nella controfacciata ,ed esattamente nella lunetta opposta a quella scomparsa,vi è ,anche se non totalmente integra e incorniciata da una fascia azzurra con foglie d'edera, compreso tra le lettere dell'alfa e dell'omega ,il clipeo, contornato da un bordo bianco, verde e blu e su fondale turchese, il busto del Cristo nimbato e benedicente.Egli si presenta vestito con un pallio dorato,con barba , volto regolare e fisico robusto ,labbra socchiuse ed occhi luminosi che esprimono la sua profonda umanità e nel contempo divinità,sinonimi degli stilemi dell'iconografia orientaleggiante.

http://www.sanprisco.net/archeologia/sacello/cristo.jpg
Clipeo con Il Cristo Benedicente


Nella lunetta di sinistra primeggia la composizione che assieme alla volta costituisce il pezzo forte del piccolo ambiente: un trono gemmato.
Esso ,tra sprazzi di nubi bianco-rosate e d'oro, compare con tutta la forza  iconografica/cromatica ed evocativa data dal forte simbolismo paleocristiano espressovi.
E' un trono aureo,tempestato di rubini,zaffiri e perle, ornato sulla spalliera e sui braccioli dai simboli del monogramma di Cristo.
Sulla sua seduta è visibile un vistoso e ricco cuscino adagiato su un drappo frangiato d'oro,su cui è appoggiato il rotolo con i sette sigilli di memoria apocalittica.Sulla sommità si erge trionfante la colomba candida ,mente ai lati ,a guardia di esso, appaiono dai nimbi,l'aquila e il toro/vitello, ,rispettivamente i simboli degli evangelisti: S.Giovanni e S. Luca.


http://www.sanprisco.net/archeologia/sacello/trono.jpg
Trono gemmato

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Evangelista Giovanni

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Evangelista Luca

http://www.sanprisco.net/archeologia/sacello/angelo.JPG
Evangelista Matteo


Nella lunetta di destra si ritrova purtroppo solo il simbolo di S. Matteo,l'angelo nimbato,mentre manca quello di S. Marco,il leone alato.



Conclusioni

La decorazione musiva dell'antico sacello di S.Matrona ,anche se rimanda ad elementi figurativi ed allegorici apocalittici,sembra esprimere meglio ""l'atmosfera di resurrezione dei “cubicula” cimiteriali"" …...... "" di uno spirito più intimo e nello stesso tempo universale,della fede nella vita terrena espressa dal trono regale di Dio,nella sua parola materializzata col rotolo dei sette sigilli e manifestata attraverso la Santa  Colomba degli Evangelisti"". (3)
  Il mistero sulla sua datazione ancora fa discutere gli studiosi.
Per chi l'accredita alla prima metà del V secolo giustifica tale collocazione temporale  con la mancanza nella composizione di alcuni elementi quali il  nimbo e il libro che dovrebbero accompagnare le figure ,pertanto la loro assenza  fa supporre l'influenza di stilemi più antichi e classici.
Il Rotili ,esaminando alcuni aspetti degli esempi napoletani e  ravennati ,( il presbiterio di S. Vitale ),come  l'intensificazione del cromatismo e la propensione della decorazione ad insistere su elementi più geometrici che naturalistici, propende per una datazione compresa tra la fine del V e la prima metà del VI secolo.
In conclusione i mosaici in questione rappresentano degli eccellenti exempla della tradizione musiva paleocristiana e delle maestranze che orbitavano nell'area campana che troveranno nell'influenza culturale  bizantina una novella stagione che si protarrà in vario modo fino alla  all'arrivo della tradizione giottesca .

Cenni sulla simbologia cristiana espressa nei mosaici


La Vite:
L'immagine della vite, molto ricorrente nella simbologia cristiana, affonda le sue radici nel mondo classico/romano dei riti Dionisiaci quindi simbolo della felicità e dell'oltretomba .Nel mondo cristiano è un elemento positivo di vita anche ultraterrena collegata all'immortalità dell'anima.

La Palma
Simbolo molto antico,deriva dall'oriente dove è molto frequente come albero da frutto.La sua simbologia fa riferimento alla vittoria,al trionfo della vita sulla morte dell'anima quindi sinonimo di immortalità.Nelle immagini teofaniche ,la palma rimanda ad un'ambientazione del paradiso oltre che alla vittoria e alla ricompensa celeste.

L'Edera
Per la sua caratteristica di pianta sempreverde, è stata sempre associata alla fedeltà e alla vita eterna.Legata nel mondo pagano al culto di Osiride e di Bacco(le menadi si coronavano la fronte),era collegata al mondo dell'oltretomba quindi un simbolo funerario.La religione cristiana fece sua questa simbologia di vita eterna oltre la morte fisica.

Monogramma Cristologico
Esso è l'abbreviazione,dal punto di vista epigrafico, dei nomi di Cristo.In genere è il  più usato in varie combinazioni e quello più diffuso è il Chrismon ,l'emblema adottato da Costantino, apparsogli in sogno prima della battaglia di Saxa Rubra .In genere è formato dall'intreccio delle due iniziali della parola XPIETOE-- la X ("chi") e la P ("rho").Alcune volte si arricchisce delle lettere apocalittiche  dell'alfa e dell'omega .



Crismon (bassorilievo da sarcofago). Foto inviata da Luke
da http://www.imperobizantino.it/component/option,com_zoom/Itemid,34/catid,11/

La corona/ghirlanda o tondo
Simbolo presente nell'antichità come premio per i vincitori,nella simbologia cristiana la forma circolare era sinonimo della perfezione divina e spesso in esso vi si trovavano le figure del Cristo,dell'Agnello oppure il monogramma cristologico.

La Colomba
  Fu un simbolo mediterraneo per eccellenza,già presente in Egitto come metafora dell'incarnazione del defunto in via di volare tra gli dei ed in molte civiltà antiche come simbolo dell'amore o comunque della mediazione tra gli esseri umani e gli dei.Nell'Antico Testamento questa tradizione viene ricordata dall'episodio di Noè durante il Diluvio Universale. Nel mondo classico si ritrovano, nell' iconografia di derivazione orientale, delle colombe che si dissetano alla fonte della vita, rappresentata in genere da un Kantharos a cui i due volatili si affrontano o si abbeverano come attesta il famosissimo mosaico di Sosos di Pergamo del II a.C. Ennesimo simbolo trasmigrato nella simbologia cristiana ,ha sempre alluso alla purezza,all'amore e alla semplicità,nonché dalla parola dello Spirito santo e dei suoi Discepoli.

Il Trono Gemmato, il rotolo e i sigilli
Simbolo della potestà imperiale,è il trono di Dio,della Santa Trinità e del Cristo Trionfatore dal quale giudicherà,attraverso la sua parola,rappresentata dal rotolo e dai sigilli, i vivi e i morti nel Giudizio Universale.


Note


(1) L'altra viene detta Matrona di Capua,o anche del Portogallo,perché la leggenda la disse una Principessa portoghese,vissuta nel V secolo,in un'epoca cioè osservano gli storici,nella quale non esistevano,in Portogallo ne Sovrani né principi. Sofferente di dissenteria,Matrona seppe in visione che avrebbe riacquistato la salute a Capua ,presso la tomba di San Prisco,Vescovo e Martire di Capua al tempo dei Vandali(?).Si recò così nella città campana,vi guarì,e virestò per tutto il resto della vita,onorata poi come santa e invocata contro le epidemie intestinalie il colera.(Piero Bargellini –Mille Santi del giorno –Valecchi editore,1977)

(2) La basilica di s: Prisco fino al secoloXVII/XVIII conservava a detta del Monaco(che le riprodusse in un sua incisione , e del Mazzocchi ancora resti dei mosaici absidali e della cupola forse realizzati dal vescovo Simmaco nel V secolo a somiglianza di quelli del Battistero di Napoli.
“Anzi lo scomparso mosaico della cupola di S. Prisco, basilica presso Capua Vetere, conservava l'immagine di questa più rigida spartizione , solo che in ogni riquadro, in luogo dell'incavo a cassettone, eravi una superficie piana di mosaico includente due figure di martiri, o due palombe ai lati di un vaso (è la decorazione delle note colombe pliniane che si rivedrà nel battistero di Napoli), o un fiore stilizzato. Nel culmine tondeggiava un disco (il cui soggetto fu forse interpretato male dal Mazzocchi) circuito da una ghirlanda di foglie e frutta che si ripeteva più ampia alla base della cupola, ove pure s'animava d'un folleggiare d'amorini. Non sappiamo se questa cupola fosse contemporanea o posteriore di un secolo a S. Costanza.”
Citazione dall'articolo di CARLO CECCHELLI: Origini del mosaico parietale cristiano (I e II parte).


(3) da: Mario Rotili –L'arte a Napoli dal VI al XIII secolo –S.E.N. 1978

Bibliografia

MONACO M., Sanctuarium Capuanum , Neapoli 1630 .


Piero Bargellini –Mille Santi del giorno –Valecchi editore,1977

Mario Rotili –L'arte a Napoli dal VI al XIII secolo –S.E.N. 1978,

T.C.I. –Campania – 2005,

Articoli consultati da link:

CARLO CECCHELLI: Origini del mosaico parietale cristiano (I e II parte),da http://www.inroma.roma.it/arardeco/1922/22_I/Art1/I1T.html


Per le foto del sacello si rimanda al seguente link:
http:// www.sanprisco.net

Per le altre foto  i link sono indicati nel testo



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