Esercito e Battaglie
La battaglia di Manzikert
a cura di Nicola Bergamo
t raduzione libera e reinterpretata dall'autore
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Manzicerta, la battaglia fatale...
La battaglia di Manzicerta divenne una cosi disastrosa sconfitta che solo l'evocarne il ricordo trascinava il popolo di Bisanzio in un "giorno terribile". Quel giorno infausto aveva luogo nell'anno del signore 1071 l' "Anatolia, cuore di Bisanzio, venne sottratta per sempre alla cristianità" (Streater p 257). In quel giorno catastrofico, l'impero romano d'oriente, perdeva la regione più importante per il suo reclutamento, per il suo rifornimento di grano, e soprattutto per la sua famosa via dell'oriente, scoperta dagli emissari di Giustiniano.
L'imperatore Romano Diogene venne incoronato il 1 gennaio 1068. Un uomo arrogante secondo Norwich, con un forte senso della sua discendenza, ma allo stesso tempo si rivelava come un pavido soldato . Romano aveva capito che i Selgiuchidi potevano essere una grande minaccia al suo impero. A Costantinopoli, il Basileus aveva dovuto trattare sia con Michele Psello che con la famiglia dei Ducas che,sempre secondo Norwich, lo detestavano, e avevano intenzione di detronizzarlo.
Questa strana situazione fece si che il neo Basileus avesse poche possibilità di manovra e quindi fosse costretto alla forzata permanenza nella capitale.Romano, comunque riuscì in questo tempo a dedicarsi alla preparazione per la battaglia, dedicò le sue energie per migliorare l'esercito, preparò la nuova apparecchiatura, e reclutò le nuove forze. La tregua che recentemente era stata fatta con il sovrano turco Alp Arslan veniva continuamente violata dai turcomanni che saccheggiavano i confini.
Romano Diogene, che considerava questo patto con i turchi un fallimento, stava già progettando una campagna per l'anno 1071, con un esercito di circa settanta mila uomini. Secondo Runciman, l''esercito riunito da Romano nel 1071 "non erano più le magnifiche forze di cinquanta anni prima .... I reggimenti di cavalleria, forti di sessanta mila unità, che aveva perlustrato la frontiera siriana. ora sono stati dispersi Le guardie imperiali, picchieri e i temutissimi anatolici erano lontani dalla loro antica forza. La massa dell''esercito, ora, è stato costituita dai mercenari stranieri ,da norvegesi ( per le guardie variaghe), da Normanni e Franchi dall'europa occidentale, dagli Slavi del Nord, e turchi dalla steppa del sud della Russia, Pacenighi, Cumani e Uzi. Da questi Romano raccolse una forza quasi di cento mila uomini, di cui forse solo metà erano nati nel territorio di Bisanzio.... (Runciman p 62).
Questa spedizione attraversò il Bosforo nella seconda settimana di marzo del 1071 e si diresse verso le provincie orientali. Lo storico Michele Attaliate era presente; la sua versione dei fatti, che ci illumina su quegli avvenimenti che iniziarono quell'estate, rimane il resoconto più dettagliato e più fidato della battaglia a Manzicerta.
Attaliate ci narra che Romano era stato disturbato dai brutti presagi, come la rottura improvvisa del suo palo della tenda, il fuoco senza alcuna spiegazione nella sua tenda che ha danneggiò la maggior parte dei suoi oggetti personali e della perdita di molti dei suoi cavalli e muli migliori. Tuttavia la determinazione dell'imperatore rimase sempre forte, anche perché si era reso conto che se fosse tornato a Costantinopoli senza ingaggiare guerra contro i Selgiuchidi, avrebbe avuto poche possibilità di rimanere imperatore.
Secondo Norwich, Romano Diogene spedì gran parte dell'esercito romano verso il lago Van, sotto il comando esperto del generale Giuseppe Tarcaniote, mentre egli stesso ed il suo comandante maggiore Niceforo Briennio, rimasero con il resto dell''esercito vicino la piccola fortezza della città di Manzicerta .Tarcaniote e la sue forze andarono incontro ad una sfortunata sorte, non si sa con certezza cosa sia accaduto. Gli storici musulmani sostengono che era stato sopraffatto in una grande battaglia, ma non ci sono prove per suffragare tale tesi. Norwich invece afferma che Tarcaniote abbia deliberatamente abbandonato l'imperatore e che si sia comportato come un traditore in mano alla famiglia dei Ducas.
D'altra parte, Runciman ci dice che Giuseppe Tarcaniote era turco di nascita e che abbia comandato il più grande contingente di mercenari: i Turchi Cumani. "I Cumani una volta ricordatosi di essere turchi presero gli arretrati della loro paga, e nella notte si unirono con il nemico". Qualsiasi cosa sia successa a Tarcaniote , non cambiò la situazione, Romano aveva marciato a lungo per combattere i Turchi con meno della metà del suo esercito. Il suo corpo d'elite ,la cavalleria pesante Normanna e Franca, decise di non prendere parte alla battaglia. (Runciman p 63).
Non c'è certezza sulla data e la posizione reale della battaglia; la data reale varia dal 5 agosto al 26 di agosto. Gli storici musulmani sono unanimi che sia avvenuta il venerdì in agosto; Michele Attaliate dice che era una notte senza luna e, secondo Norwich, questo significa che doveva essere il 26esimo giorno di Agosto. La sede dello scontro dovrebbe essere stata una steppa abbastanza livellata chiusa da una zona collinare circa uno o due miglia dalla fortezza di Manzicerta
Non ci sono stati testimoni oculari sugli eventi di quei giorni tranne Michele Attaliate. Secondo Jaspert Streater"gli storici arabi per due secoli hanno descritto della battaglia in maniera molto minuziosa e dettagliata, a volte in rima, ma non concordando su come erano composti gli eserciti " (Streater, p 258) Anna Comnena si riferisce alla battaglia molto brevemente verso la conclusione della sua storia quando narra i rapporti d'affari di suo padre con il Sultano Turco Saisan:
"(Alessio) ha fatto un discorso, spiegando la sua decisione in toto.''Se siete disposti ''lui avete detto, ''a rendere all'autorità dei Romani e mettere termine alle vostre incursioni sui cristiani, godrete deii favori e dell'onore, vivendo in libertà per il resto delle vostre vite sulle terre messe a disposizione per voi. Mi riferisco alle terre in cui avete abitato prima che Romano Diogene fosse imperatore e prima che sia venuto a contatto con il sultano nella battaglia - un disaccordo sfavorevole e famigerato che si è concluso nella sconfitta e nella cattura dei romani.''
(Anna Comnena, 15, vi)"
La battaglia prevista non avvennne il giorno seguente .Arrivò invece una delegazione turca con un'offerta di pace. Romano a quel puntò accettò l'idea di una divisione del territorio armeno proposto dall'ambasciata selgiuchide.Secondo Streater, questo si rivelò come il più grosso errore commesso dal Basileus, perchè avrebbe forse permesso la divisione dell'islam in due rami, quello sunnita e quello sciita. Alp Arslan era intenzionato a marciare contro la dinastia fatimida nell''Egitto e si era diretto riluttante verso Nord soltanto per assicurarsi che i bizantini non fossero una minaccia. Romano avrebbe potuto sfruttare la lotta intestina tra i mussulmani a proprio vantaggio. Il suo rifiuto ha reso la battaglia certa.
Sembra probabilmente che Romano abbia organizzato i suoi uomini sul campo di battaglia nello stile dei manuali tradizionali dell''esercito, cioè, una linea lunga con parecchi ranghi serrati, con la cavalleria sulle estremità. Romano scelse di guidare il centro, con Briennio sul suo lato sinistro e sul lato destro un generale chiamato Aliattes . La retroguardia era composta da eserciti riservati ai grandi latifondisti all'ordine di Andronico Ducas, il nipote dell'imperatore precedente. Ad Andronico non sarebbe dovuto andare nessun comando, specialmente la retroguardia, poiché non faceva segreto di odiare Romano. Tuttavia, Romano pensò che era meglio avere Andronico sotto il suo occhio vigile, piuttosto che a Costantinopoli dove avrebbe potuto creare sicuramente danni maggiori.
L'esercito imperiale avanzò attraverso la steppa verso il Selgiuchidi, che al posto di combattere si ritiravano costantemente fino ad arrivare ad un piccolo dosso per poi formare una mezzaluna, permettendo cosi ai loro arcieri di inondare di frecce i fianchi dei bizantini. La cavalleria, probabilmente innervosita dagli arcieri selgiuchidi, seguì i cavalli turchi verso delle radure cadendo impreparati in continue imboscate. L'imperatore rimase sul campo di battaglia, frustrato dalla mancanza del nemico. Rendendosi conto che non c'era più nulla da guadagnare dall'inseguimento, il sole era prossimo al tramonto ed aveva lasciato il suo accampamento praticamente indifeso, decise allora di ritirarsi e così avvisò i campioni imperiali. Alp Arslan stava aspettando questo segnale dal suo punto di osservazione nelle colline lì sopra ed ordinò ai suoi uomini di attaccare. Mentre gli uomini del Arslan si riversarono giù sulla steppa, il Romani rupperò le righe cadendo nella confusione totale. Molte delle unità dei mercenari si ritirarono, anche perché credettero che l'imperatore fosse stato ucciso. Questo permise ai Selgiuchidi di infiltrarsi nella prima linea separandola cosi dalla retroguardia. Se la retroguardia si fosse comportata correttamente spostandosi in avanti avrebbe impedito la fuga del Turchi. Invece, Andronico sparse la voce che l'imperatore era stato ucciso e che la battaglia era persa per poi scappare. Questo atto causò una tale confusione fra le truppe restanti che gran parte di loro fuggì dal campo di battaglia. Soltanto l'imperatore rimase con le sue guardie personali . Romano combattè valorosamente fino allo stremo.
Alla fine, isolato e privato dei rinforzi, decise di caricare con la sua sola spada nuda. Uccise più di un Turco ed ha costrinse molti altri a fuggire, ma alla fine, circondato da una massa di nemici, venne ferito ad una mano.
Riconosciuto dal nemico venne circondato ma si arrese solo quando una freccia ferì il suo cavallo, che slittando lo fece sbalzare dalla sella (Hallam p 42)
Il Basileus venne trattato da Alp Arslan con il rispetto che la sua posizione richiedeva. Per tutta la settimana, Romano rimase come ospite nell'accampamento turco mangiò alla tavola di Alp Arslan. I termini di pace vennero moderati e resi più accettabili. Il Sultano chiese soltanto la resa di Manzicerta , di Antiochia, di Edessa e di Hieropolis, e una delle figlie di Romano come moglie per uno dei figli di Arslan. Il riscatto per Romano venne perfino ridotto da dieci milioni, a mezzo milione, più un tributo annuale pari a trecento sessanta mila pezzi d'oro. A Romano allora venne permesso il ritorno a Costantinopoli, anche perché sussisteva un pericolo reale per il suo trono. Romano aveva sperato di ritornare a Costantinopoli come imperatore, ma cosi non accadde. Le notizie della sconfitta erano già arrivate, si era aggiunta poi anche il secondo colpo contro i bizantini,la caduta del Catepanato ad opera dei Normanni condotti da Roberto il Guiscardo.
L'arrivo di queste brutte notizie è stato descritto da Niceforo Briennio:
"Molto pochi giorni erano passati prima che uno dei fuggitivi arrivasse a Costantinopoli come portatore di terribili notizie, poi un altro, quindi un terzo e un quarto, avendo niente di preciso da annunciare che solamente la catastrofe in se...... La materia venne discussa in consiglio dalla imperatrice Eudocia, moglie di Romano, che chiese che cosa avrebbe dovuto fare. Tutti erano concordi che fosse necessario provvisoriamente abbandonare Romano al suo destino, anche se era prigioniero o morto, e che la imperatrice dovesse assicurare il potere per sè e per i suoi figli. Tutto era ancora fermo e la confusione regnava sovrana, quando venne deciso che la imperatrice-madre ed il Michele Ducas, il più vecchio dei suoi figli, avrebbero dovuto condividere il trono dell'impero con le seguenti condizioni: Eudocia avrebbe avuto gli onori come madre dell'imperatore, ma venne costretta a condividere il potere supremo con il figlio. (Hallam p 42)
Romano era riuscito a raccogliere i pezzi della sua grandissima armata con l'intento di marciare verso Costantinopoli e di riprendersi il trono che invece ora apparteneva al suo figliastro, Michele VII Ducas. Ci furono così due battaglie prima che Romano raggiungesse Costantinopoli, tutte e due contro Giovanni Ducas e in entrambi i casi Romano venne sconfitto. Dopo che la seconda battaglia fu persa, Romano si consegnò ad Andronico, promettendo di ritirarsi in un convento e di non voler reclamare il diadema in nessun caso.Gli venne data l'assicurazione che nessun danno gli sarebbe stato fatto al suo ritorno a Costantinopoli, tuttavia, Romano venne poi messo da Andronico su un mulo per cinquecento miglia fino ad arrivare a Costantinopoli e poi li è stato accecato. Romano morì per le ferite nell' estate del 1072.
La battaglia di Manzicerta può essere vista come la battaglia più disastrosa nella storia della civiltà bizantina. Romano era una Basileus coraggioso e galante, ma fece due grandissimi errori : fidarsi di Andronico dandogli la guida della retroguardia e la poca conoscenze gli spostamenti e dell'armamento dei nemici