Generale
Intervista a Gialuigi Sommariva
a cura di Nicola Bergamo
Autore di "L'ORO BIZANTINO" per maggiori informazioni www.nautilaus.com/sommariva/oropre.htm
Presentazione
La storia millenaria di Bisanzio ha segnato profondamente la fisionomia dell'Europa occidentale (basti pensare al codice di Giustiniano) e di quella orientale (la cristianizzazione della Russia e il suo inserimento all'interno della civiltà europea fu dovuto all'influenza bizantina), costituendo nei secoli di crisi immediatamente successivi al crollo di Roma l'unico baluardo in grado di resistere alla barbarie dilagante. Eppure, nonostante questo ruolo fondamentale, il mondo bizantino resta una presenza marginale e spesso del tutto ignorata nella coscienza occidentale contemporanea, condizionata e suggestionata da altri riferimenti e portata a considerare la grandiosa epopea dell'Impero Romano d'Oriente come la rnanifestazione di una realtà remota, poco comprensibile e sostanzialmente estranea alla nostra attuale scala di valori. E' innegabile, naturalmente, il fatto che la civiltà bizantina presenti aspetti incompatibili con la mentalità dell'Occidente moderno, esasperazioni in senso mistico, ritualistico e formale che possono essere comprese e razionalizzate solo dagli specialisti, ma da questa constatazione non puo derivare l'azzeramento di un incomparabile patrimonio di cultura, di forza e di bellezza. Ben venga, dunque, un libro come questo, capace di far ri- vivere con passione e con ineccepibile scrupolo documentario gli aspetti più significativi di un universo lontano, ma ancora presente attraverso molteplici legami sotterranei nella nostra condizione di europei contemporanei: conducendoci con mano esperta a esplorare gli aspetti più riposti e suggestivi del mondo bizantino, dalla vita degli umili a quella dei potenti, dalla più pura fede religiosa alla più abietta corruzione, dall'idealismo disinteressato alla più sfrenata ambizione, l'autore ci propone il quadro vivissimo di una società che per tanti versi si richiama alla nostra, pur conservando una sua specificità e un suo alone di misteriosa diversità che ne aumentano il fascino. L'in- treccio ricco di suspence, l'umanità dei personaggi, il linguaggio nitido e preciso nell'uso di una terminologia tecnicamente appropriata contribuiscono a loro volta a rafforzare quell'effetto di realismo che, rendendo attuale e credibile un contesto storico così remoto, costituisce il risultato più positivo e sorprendente del libro.
MARCO ROMANE
Cercando nella rete qualcosa inerente all'epoca bizantina mi sono imbattuto su di un romanzo sopra descritto, incuriosito ho scritto all'autore e ne è uscita una specie di intervista che vi propongo in toto. Spero di fare cosa gradita anche perchè di romanzi ambientati a Bisanzio non c'è ne sono molti, la realtà storica è seguita anche se condita di particolari presi da ogni periodo. La trama è molto affascinante e fa rivevere l'epoche dei Romani d'Oriente, sono descritti generali, imperatore, gran logoteta, donne meretrici, contadini, esattori e cortigiani. Un bel mix che aiuta a spiegare meglio la società bizantina e ai rapporti con Venezia. Non mancano descrizioni sulla religione e sui qualche personaggio strano tipico dell'epoca. Vi consiglio di leggerlo
Ecco l'intervista, buona lettura
1) Come mai hai scelto di scrivere un romanzo ambientato a Bisanzio?
Due sono i motivi che mi hanno spinto a scrivere "L'oro bizantino" : la lettura di un bellissimo romanzo di Luigi Malerba - Il fuoco greco - ambientato, appunto, a Bisanzio, e il desiderio di conoscere più a fondo questo più che millenario impero, su cui non ero molto informato.
2) Come mai hai deciso di scriverlo per i ragazzi delle medie? Credi che possa aiutare la conoscenza a questa importante realtà?
Ho scritto un romanzo per ragazzi delle medie perché avevo già alle spalle qualche libro indirizzato a questa fascia d'età. Il mio lavoro è quello di insegnante e questa "deformazione professionale" mi porta a vedere molte cose sotto l'aspetto didattico-educativo. Sono stato per nove anni nella scuola media e la mia esperienza mi diceva che il mondo bizantino era nel complesso trascurato. Così ho scritto questo racconto, nella speranza di accendere nel giovane lettore l'interesse per la storia affascinante di questo impero.
3) I personaggi sono bel delineati. Parliamo un pò del personaggio che mi ha affascinato di più "il folle" ti sei basato su qualche storia vera ?
Per il personaggio del "folle" mi sono ispirato ai "santi folli" di Bisanzio, in particolare alla vita di Simeone e Andrea Salos, contenuta nel volume "I santi folli di Bisanzio", Oscar Mondadori.
4) Hai utilizzato la storia per certi versi, hai battuto principalmente sulla questione dei latifondi e dei funzionari "mangia soldi" contro i poveri contadini. Credi che sia stata la vera tragedia per l'impero?
Non so se la questione dei latifondi e degli esosi funzionari del fisco sia stata la vera tragedia dell'impero. Credo comunque che il problema si ponesse, se già Giustiniano, nelle sue ordinanze che regolavano i compiti dei funzionari, raccomandava loro di riscuotere le tasse senza inutili vessazioni, con una politica di "mani pulite", secondo la sua ( ancora attualissima ! ) espressione. Quanto ai latifondi, la mancata riforma agraria mi sembra abbia avuto la sua parte nel declino lento dell'impero.
5) E sul Basileus? Leone dimostra di amare l'arte e la cultura come moltissimi regnanti all'epoca di Michele Psello, ti sei ispirato a quegli imperatori o ti sei basato su altri?
Sì, mi sono basato su vari imperatori, come Leone VI e Giovanni VII Cantacuzeno, e su quella del patriarca Fozio
6) Parliamo di Procopia, mi sembra quasi una Cleopatra bizantina, credi che le donne romane d'oriente fossero "più furbe" delle loro cugine occidentali? Partecipavano maggiormente alla vita pubblica?
Il personaggio di Procopia ricorda, in effetti, Cleopatra e rappresenta il fascino della seduzione femminile, che ha avuto, in certe circostanze, una funzione importante nella vita dell'impero ( basti pensare alla figura di Teofano, presente nel libro di Malerba, o a Teodora, così come è descritta nella Storia arcana di Procopio ). Naturalmente ci ho messo anche un po' di fantasia, ma spero di non aver calcato troppo le tinte. Non credo che le donne romane d'oriente fossero "più furbe" delle loro cugine occidentali e certo non partecipavano maggiormente alla vita pubblica, essendo il loro ruolo fondamentale quello di restare confinate in casa, a tessere e filare, a fare da custodi del focolare domestico.
7) Hai iniziato la storia da Venezia, la reputi la figlia minore di Bisanzio? Evochi una fine dell'Impero e l'aiuto di Venezia, credi che la città lagunare gli abbia inflitto un colpo mortale?
Il legame tra Venezia e Bisanzio è stato contrassegnato da amore e odio. Certo Venezia, che da Bisanzio aveva ricevuto privilegi commerciali consistenti, non si è mostrata molto grata in occasione della quarta crociata, che portò nel 1204 alla formazione dell'Impero Latino d'Oriente. Nella conclusione del libro ho voluto esprimere questa 'ingratitudine'. Quanto alle cause della fine dell'impero, credo che un primo colpo mortale fosse stato assestato a Bisanzio, appunto, con la quarta crociata.
8) Mi sembra di notare che la società che descrivi fosse troppo corrotta, le guardie che devono portare le persone in prigione cadono sempre sotto il bisogno di denaro. Era il soldo il vero padrone di Bisanzio?
Forse ho insistito troppo sul tema della venalità che regnava a Bisanzio. C'era anche un'ampia presenza del bene, ad esempio sotto forma di istituzioni caritative. La mia è stata soprattutto una sottolineatura 'a tesi': quando l'uomo mette il suo cuore nelle ricchezze, non ci possono essere che corruzione e decadimento morale. Tuttavia, in proposito, mi aveva colpito la lettura di un passo dello Strategikon di Cecaumeno, in cui questo generale in pensione invita il figlio, quand'anche diventasse patriarca, a non lasciarsi tentare dalle ricchezze, ma a dare ai poveri ( e se glielo raccomanda, una ragione si sarà… ).
9) Isidoro, figlio "per bene" dei nobili bizantini, viene preso in considerazione molto poco, alla stregua di Fozio, nobile cattivo e amico del Logoteta Sfranzes.
Come sai, è purtroppo il male che fa notizia, e non il bene. Così il personaggio buono di Isidoro è trascurato rispetto al cattivo Fozio, amico di Sfranzes.
10) Descrivi il Patriarca di Costantinopoli come il salvatore del regno, hai usato qualche paragone reale? L'unione delle Chiese Cristiane era cosi importante come lo definiva Ildebrando o come invece diceva il Patriarca Stefano che siamo fratelli ma questo non basta?
Nella figura del Patriarca Stefano, ho voluto rappresentare, più che un personaggio storico determinato, una tensione ( credo minoritaria ma presente nella chiesa orientale ) verso una possibile riconciliazione con Roma. Certo questa aspirazione di pochi deve essersi costantemente scontrata con l'ostilità della maggioranza del clero ortodosso e del popolo bizantino. Di qui il fallimento storico di tutti i tentativi concreti di riconciliazione. Anche oggi il discorso è attuale. Non penso che gli ostacoli per una riunificazione delle due chiese siano insormontabili, anche perché non mi risulta che ci siano differenze teologiche consistenti.
Grazie ancora all'autore del prezioso aiuto e mi permetto di fargli tanti complimenti per aver fatto conoscere a moltissime persone la storia dei romani d'oriente.