Imperatori
Costantino VII Porfirogenito, l'Imperatore erudito
a cura di Nicola Bergamo
“in poco tempo una folla sospettosa e irata si radunò davanti alle porte del palazzo e acconsentì a disperdersi soltanto quando il giovane imperatore si affacciò alla finestra. Era accaduto l'impensabile : i sudditi amavano Costantino, che pure non aveva mai tentato di conquistarsene l'affetto, e anzi, si era tenuto il più possibile nell'ombra. Egli possedeva, tuttavia, l'unica qualità che contava, la legittimità: era il pronipote del grande Basilio, nato nella porpora, lui e lui soltanto era il legittimo imperatore di Bisanzio”(1)
La giovinezza (905-944)
Costantino VII detto Porfirogenito (unico ad avere questo soprannome in tutta la storia di Bisanzio anche se molti imperatori lo furono di fatto, vedi Costantino V, Giovanni Comneno, Manuele Comneno e molti altri)nacque dall'unione tra l'Imperatore Leone detto il Saggio e l'Imperatrice Zoe. Questo tipo di matrimonio però non era concepito dalla chiesa ortodossa che lo annunciava come eretica fornicazione. Leone, avendo avuto grosse difficoltà e molto sfortuna a concepire un erede, si sposò ben quattro volte e per far ciò depose anche il Patriarca Nicola , a favore di Eutimio che senza problemi accettò il quarto matrimonio (Leone si era rivolta anche al Papa che non ebbe problemi a riconoscere il matrimonio legittimo e quindi anche la prole).
Il suo aspetto fisico non era tra i migliori, era taciturno, si sentiva solo e indesiderato, ma allo stesso tempo, era molto intelligente, possedeva una buona varietà di interessi e passò gra parte del suo tempo allo studio del cerimoniale di corte.(2) Anche se era nipote del grande Basilio, non ebbe vita facile a corte dove venne relegato ad essere il terzo discendente il linea diretta dopo i due figli del Lecapeno.
Ascesa al potere (944-945)
Costantino nel 945 aveva trentanove anni e ora, dopo aver atteso molto, poté finalmente governare da solo e senza tutori. Era un letterato brillante, le sue opere principali furono, il libro delle Cerimonie, e il De Administrando Imperii. Il primo è un compendio sugli usi e i costumi della corte romea, il secondo invece è una guida dedicata al figlio Romano, che descrive l'arte del governare in maniera retta un impero. Le sue doti si dimostrarono subito agli occhi dei sudditi, che trovarono un Basileus retto, giusto, competente, coscienzioso, instancabile. Riformò la scuola superiore e seguì in prima persona la giustizia. Si avvicinò alla famiglia Foca, acerrima nemica dei Lecapeno, e insignì Bardas, della preziosa carica di Domestikos delle Scholai, e ai suoi figli le cariche di Strateghos di Anatolia e di Cappadocia. Solo uno dei Lecapeni rimase nei posti di comando, Romano, divenne ciambellano di corte, dopo essere stato evirato.
Governo (945-959)
Costantino non cambiò di molto la linea assunta dal suo tanto odiato predecessore, Niceforo Foca divenne comandante al posto del padre Bardas, e subito ottenne una grande ed importante vittoria espugnando la città di Adata in Panfilia. Un altro successo avvenne poco dopo, ad opera di un altro giovane generale armeno, Giovanni Zimisce, che conquistò Samosata sul fiume Eufrate.
In Occidente Costantino aprì una via diplomatica con il nuovo e promettente sovrano Ottone di Sassoni che stava riorganizzando l'Impero Germanico. In Italia la situazione era in uno stato confusionale abbastanza evidente, i Papi venivano fatti e disfatti, cosi come la corona del Re di Italia. Da ricordare in questo strano e turbolento periodo Liutprando di Cremona che per conto di Berengario partì alla volta di Costantinopoli per incontrare l'imperatore Costantino. La prima visita non fu come quella successiva con Niceforo Foca, anzi il diplomatico italiano fu ben accolto e addirittura dovette egli stesso procurarsi dei doni da portare al Basileus dato che il suo sovrano gli aveva lasciato in consegna solo una lettera. Vennero anche aperte vie diplomatiche con i vari stati belligeranti confinanti con l'impero e con Abd ar Rahman III di Cordova. Ma forse il più grande successo di Costantino fu l'avvicinamento dei Russi, dopo le battaglie del 941 contro Romano, alla comunità cristiana di Bisanzio. La reggente del giovane Stato di Kiev,Olga, venne a far visita al Basileus per tutto l'autunno del 957, prendendo il nome più ortodosso di Elena. Questa passaggio divenne fondamentale per il futuro dell'impero perché apriva le relazioni russo-romee, e permise l'ingresso della Russia nell'ovile ortodosso.
Costantino legislatore (945-959)
In politica interna proseguì quello che Romano aveva iniziato, la lotta contro il latifondo a favore dei piccoli proprietari terrieri. Nel 947 viene redatta dal patrikios e quaestor Teofilo una legge che ordinava l'immediata restituzione delle terre illegalmente sottratte dai Dunatoi (potenti) ai contadini liberi senza alcun tipo di indennizzo, da quando Costantino era Basileus. La legge non aveva volore retroattivo a prima del Porfirogenito, questo servì per esentare l'obbligo di pagamento per i contadini più poveri ovvero sotto i 50 pezzi d'oro di rendita annuale. Un'altra novella redatta sempre dal patrikios e quaestor Teofilo Decapolite regolamenta i beni dei soldati e stabilisce cose è inalienabile e cosi invece lo è. Tutto questo fu fatto per mantenere viva la forza di Bisanzio che a detta degli autori dei libri da me letti risulta essere fondamentale, cioè il potere dei contadini liberi e soldati: gli stratioti.
Costantino il Dotto (905-944)
Era conosciuto come scrittore, pittore, scultore, musico, concepì il sistema enciclopedico e progettò un gigantesco archivio del sapere al quale moltissimi dotti del tempo vi collaborarono. La sua enciclopedia era articolata in 53 sezioni, una di queste descriveva gli attentati all'imperatore e i tentativi di usurpazione. Le scene e i costumi che tanto conosciamo dell'impero dei Rhomaioi vengono descritte nel suo De ceremoniis che fissa norme e ambientazioni per feste, processioni, ricevimenti di ambasciatori, consacrazioni di imperatori, sfilati trionfali.
Decadenza e declino (958-959)
Nel mese di settembre 959 Costantino si recò da un suo vecchio amico, il Vescovo di Cizico. Durante il suo tragitto si accorse di essere molto malato e cosi proseguì verso Brussa dove sperava di poter guarire grazie alle acque termali famose di quella zona. Purtroppo la cura non ebbe risultati sperati e cosi Costantino rincuorato da alcuni monaci, decise di rifugiarsi in cima ai monti, a circa trenta chilometri da Brussa. Anche li si accorse che la sua malattia ormai era mortale, cosi partì per la capitale e il 9 Novemre del 959 morì circondato dalla sua famiglia e dal suo figlio Romano che divenne il nuovo imperatore di Bisanzio.
Conclusioni
Possiamo solo parlare bene e raccontare con felicità la sua vita. Fu un imperatore modesto nell'animo, carico di capacità intellettive non comuni, bravo nel sapersi scegliere i collaboratori e fortunato nel vivere un periodo dell'impero sicuramente florido. Egli anche odiando in maniera quasi viscerale il suo suocero, proseguì la sua linea politica, perché aveva capito che era quella giusta per il bene della Basileia. Avviene cosi la riforma legislativa atta a difendere i piccoli proprietari terrieri, avviene cosi la politica estera aggressiva verso gli Arabi e le grandi conquiste compiute dai suoi protetti i Foca. Grazie poi alle sue immense capacità intellettive poté lasciare una traccia indelebile nella storia dell'Impero. Vi lascio con questa frase "Costantino VII Porfirogenito, fedele a Cristo e, in Cristo, Re Eterno, Imperatore, figlio di Leone, molto saggio Imperatore, d'eterna memoria."
Note
1)Norwich pag 198
2)De cerimoniis
Bibliografia
Albini,Maltese, Bisanzio nella sua letteratura,
Garzanti, 2004
J.J.Norwich,Bisanzio-Splendore e Decadenza di un Impero 330-1453, Mondadori, Milano, 2000
L.Brehier,Bisanzio. Vita e morte di un impero, Ecig
G.Ostrogorsky,Storia dell'Impero bizantino,Einaudi, Torino, 2005
S.Impellizzeri,La letteratura bizantina da Costantino a Fozio,Bur