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Imperatori

Giuliano l'apostata

a cura di Nicola Bergamo

 
Prima di leggere questa biografia, è meglio sapere che è di parte ed è stata scritta da me, quasi tre anni fa in piena scoperta dell'universo di Bisanzio. Chi volesse scriverne una migliore e che non sia così partigiana è il benvenuto, buona lettura.

Nell'autunno del 355 Costanzo nominò un nuovo cesare, dopo che gli altri in varie battaglie erano deceduti, l'unico di stirpe imperiale era Flavio Claudio Giuliano cugino dell'Imperatore e conosciuto ai posteri come Giuliano l'Apostata. Suo padre Giulio Costanzo ,era il minore dei due figli che l'imperatore Costanza Cloro aveva avuto dalla seconda moglie Teodora. Una parte costretta da Costantino a vivere nell'ombra.

Nacque a Costantinopoli nel 332 come terzogenito. La madre morì durante il parto e a cinque anni assistette alla morte del padre da parte di suo cugino, trasformando il rispetto in odio verso il suo familiare. Per Costanzo (cugino di Giuliano) il giovane era solo una grande seccatura e lo spedì a Nicomedia per farlo studiare da Eusebio, e quando raggiunse gli undici anni fu spedito in Cappadocia. Nel 349 dopo aver letto tutti i testi classici e cristiani ebbe il permesso di andarsene, i sei anni successivi furono i più belli della sua vita. Li trascorse a studiare filosofia da una scuola greca ad un'altra. Il suo maestro preferito fu Libanio (il quale aveva rifiutato il cristianesimo) che portò il giovane Giuliano a dimenticare la fede cristiana e a lasciare per il culto dei suoi avi anche se dovette aspettare di esporsi fino alla sua nomina di imperatore. Gregorio di Nazianzo dice di Giuliano “ Non c'era nessun segno di solidità del carattere in quel collo stranamente disarticolato, in quelle spalle ricurve e piene di tic, in quell'occhio esaltato, dardeggiante, in quella camminata instabile, in quel modo altezzoso di esaltare il respiro dal naso prominente, in quelle ridicole smorfie del volto, in quella risata nervosa e incontrollata, in quella testa che annuiva in continuazione e in quel parlare stentato”. Sicuramente Gregorio non vedeva di buon occhio Giuliano, comunque il suo aspetto fisico non era tra i migliori e soprattutto egli era totalmente privo di ambizione, egli non avrebbe chiesto di meglio che restare ad Atene assieme ai suoi maestri e ai suoi libri, ma una convocazione dell'Imperatore non poteva rimanere disattesa e quindi dopo angosciose attese partì alla volta di Milano per essere ricevuto da Costanzo e seppe di esser diventato cesare. Gli tagliarono la barba, i capelli gli infilarono l'uniforme militare il 6 novembre fu acclamato dalle truppe riunite. Qui tutti rimasero affascinati da questa figura, Giuliano imparò in fretta, fu lui più che i suoi cauti generali a condurre la campagna lampo da Vienne fino a Colonia. Dimostrò una dote di combattente inaudita alla testa dei suoi 13000 legionari sbaragliò un esercito di 30000 franchi uccidendone 6000 contro i 247 romani. Continuò e alla fine del decennio tutti i confini furono rinsaldati e tornarono sotto il potere dei romani. Il problema si spostò ad Oriente dove Costanzo ricevette questa lettera del re di Persia : “Sapore, re dei re, fratello del Sole e della Luna, invia i suoi saluti… I vostri stessi scrittori sono testimoni che tutto il territorio fra il fiume Struma e i confini della Macedonia apparteneva un tempo ai miei antenati, mi accontenterò di ricevere la Mesopotamia e l'Armenia, che fu estorta con l'inganno a mio nonno. Vi avviso che se il mio ambasciatore tornerà a mani vuote scenderò di nuovo in campo contro di voi, con tutte le mie armate, non appena sarà finito l'inverno.” Costanzo terrorizzato mandò un messo a Parigi nel 360 sollecitando l'invio di truppe. Giuliano rischiava grosso, quasi la metà del suo esercito rischiava di partire di nuovo e lui oltretutto aveva promesso ai suoi combattenti gallici di non mandarli mai in Oriente. Non si sa bene cosa sia successo Giuliano pensava,anche se a malincuore, di rispettare le volontà dell'Imperatore, ma i suoi soldati non vollero, anzi minacciarono di ammutinarsi. Cosi l'esercito marciò verso la villa reale, allora scrive Giuliano “ Sbirciando da una finestra, pregai Giove. E mentre il tumulto si diffondeva anche nel palazzo, lo invocai di darmi un segno, ed egli lo fede, orinandomi di cedere alla volontà dell'esercito. Anche allora resistetti finchè potei, rifiutando di accettare sia l'acclamazione sia il diadema. Ma poiché da solo non poteva controllarne cosi tanti e poiché per volontà degli dei la mia risoluzione si era indebolita, intorno all'ora terza un soldato mi porse un collare e io me lo misi sul capo e rientrai a palazzo” Sembra un po' strana come cosa, cosa erano servite dure battaglie fatte in galia per quattro anni, comunque accetto una collana d'oro posta sul suo capo da un legionario e cosi il dado fu tratto. Giuliano non marciò subito ad Oriente, informò il cugino che andò su tutte le furie. Dopo infiniti tira e molla e dopo infiniti sacrifici di buoi di tori marciò verso l'Oriente ma giunto presso Nissa (la città natale di Costantinto) gli arrivò l'informazione che suo cugino era morto e che la parte dell'esercito orientale già gli giurava fedeltà. Arrivò a Costantinopoli e segui il funerale piangendo e portando il feretro fino alla chiesa dei Santi Apostoli. Non mise più piede in una chiesa. Una volta divenuto imperatore processò tutti i collaboratori di Costanzo e ridusse all'osso la compagine amministrativa e governativa. Era ascetico al cibo e al vino. Riformò in maniera radicale il sistema portandolo alle vicine tradizioni repubblicane. La solo differenza che lo contraddistinse fu il suo paganesimo, quando era cesare dovette fingere di essere cristiano ma ora che era imperatore era libero di svelare le sue vere intenzioni religiose. Formulò delle leggi che reintroducessero il paganesimo ma non volle perseguitare i cristiani dato che i martire sembravano aiutare questa religione. Avrebbe eliminato la chiusura dei templi, richiamato i cristiani ortodossi certo che le liti tra ortodossi e ariani avrebbero minato la cristianità.

Giuliano incarnava una combinazione unica al mondo : imperatore romano, filosofo greco e mistico. Imputò tutte le colpe (corruzione,soldati poco motivati, sprechi di denaro pubblico) al cristianesimo, diceva che aveva cancellato le vecchi romano virtù come : la ragione,il dovere, l'onore e l'integrità. Ma dopo aver spostato la capitale ad Antiochia per la futura campagna contro i Persiani, si accorse viaggiando che i cristiani non erano in lotta tra loro anzi vivevano felici e quasi nessuno invece era tornato al vecchio rito pagano. Giuliano continuò nella sua politica e fu chiamato anche “macellaio” da quante bestie inumava per il rito, incredulo che il suo progetto non lo seguisse e non ci fosse la tanta voluta evoluzione verso gli antichi avi. Cosi preso dalla collera emise un decreto nel 17 giugno 362 contro i cristiani. L'effetto fu quello di impedire agli insegnanti cristiani di insegnare i classici che al tempo erano quasi tutto il curriculum scolastico. La tensione esplose al punto che il tempio di Apollo a Dafne fu dato alle fiamme, Giuliano rispose con la chiusura della Chiesa Grande di Antiochia che contribuì al martirio di moltissimi giovani. Fu davvero un giorno benevolo quando il 5 marzo 363 Giuliano parti verso l'Oriente alla testa dei suoi 90000 uomini per non tornare che nella bara.

La guerra con la Persia era una costante da ormai due secoli e mezzo, Sapore II aveva cinquantaquattro anni e ne governava da altrettanti anzi per dire la verità da quando era ancora nel grembo materno. Gibbon dice : “nel mezzo del palazzo era esposto un giaciglio reale in cui era distesa la regina : il diadema era posato nel punto in cui si supponeva si celasse il futuro erede di Artaserse, e i satrapi prostrati adoravano la maestà del loro sovrano invisibile e insensibile”. Sapore aveva espugnato la fortezza di Amida, che controllava le sorgenti del Tigri sia gli accessi per l'asia minore. Giuliano credendosi la reincarnazione di Alessandro Magno si fermò ad Aleppo e sacrificò un toro bianco a giove e ne sgozzò altrettanti in tutti i templi lungo il percorso finchè arrivò a Ctesifonte la capitale persiana. Qui c'era in assetto completo l'esercito persiano con una nuova arma gli elefanti, temutissimi dai legionari latini che non conoscevano come combatterli e il loro odore disturbava i cavalli. Giuliano risoluto guadò il fiume e ingaggiò la battaglia. I persiani persero 2500 uomini i romani solo 70. Il 29 maggio 363 la situazione era già cambiata, la capitale Ctesifonte non era espugnabile e poi il grosso dell'esercito con in testa Sapore II stava per arrivare per combattere contro i romani. Le malattie, la scarsità dei viveri, gli insetti, fecero decidere per una ritirata che cominciò il 16 Giugno. Dieci giorni dopo nei pressi di Samara i romani furono improvvisamente attaccati in forze dai persiani. Giuliano senza neppure allacciarsi l'armatura incitò i suoi a combattere e proprio mentre i persiani stavano per indietreggiare un giavellotto lo colpì al fegato. L'imperatore morì poco prima di mezzanotte e cosi vuole la leggenda, raccogliendo nell'incavo della mano il sangue che gli scorreva dalla ferita, mormorò “HAI VINTO GALILEO!”

Giuliano aveva trentun anni e aveva governato appena 19 mesi. Come imperatore era stato un fallimento. Troppe energie sprecate per restituire un culto che ormai non esisteva più a discapito di una religione che poi avrebbe invece aiutato a combattere le varie guerre contro i cosiddetti “infedeli” . Fu odiato anche dagli stessi pagani che non gli perdonavano il suo puritanesimo, e fu odiato ovviamente dai suoi sudditi cristiani. La sua sconfitta maggiore fu non la politica incauta, né la morte prematura ma l'essersi lasciato sfuggire la grandezza che forse avrebbe meritato. Pochi imperatori ebbero intelligenza unita a istruzione e cultura energia e operosità, coraggio e carisma. Purtroppo però aveva due difetti : il fanatismo religioso e la mancanza di rigore nel pensiero. Troppo indeciso, troppe invocazioni agli dei quando lui doveva prendere delle decisioni fondamentali, forse se fosse vissuto più a lungo sarebbe stato il miglior imperatore dei romani ma morì lasciandosi dietro di sé un ricordo di un giovane maldestro, visionario , che aveva tentato di cambiare il mondo e non c'era riuscito.

Bibliografia John Julius Norwich “Bisanzio splendore e decadenza di un impero 330-1453” editto da Mondadori.



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