Chi siamo
Porphyra
Forum
Associazione Culturale Bisanzio
Collabora con Noi
Siti amici
Scrivici

   

Imperatori

Basilisco

a cura di Gionata Castaldi


Famoso per la fallimentare spedizione contro i Vandali organizzata da Leone I, pochi sanno che Basilisco, il generale inetto, resse le sorti dell’Impero d’Oriente per ben 20 mesi.

La situazione ad Occidente

Correva l’anno 465 quando ad Occidente, il 14 Novembre, moriva probabilmente avvelenato l’imperatore Libio Severo. Nel frattempo il vandalo Geiserico aveva già apertamente sfidato l’Impero Romano e posto le basi per il futuro Regnum Vandalorum. Per due mesi Ravenna, nuova capitale d’Occidente, r imase senza imperatore. Motivo di quest’insolita situazione di stallo fu la contesa fra due pretendenti:da una parte Olibrio, candidato dei Vandali e di una parte del Senato, dall’altra Antemio, candidato al trono appoggiato da Leone I. Il candidato dell’imperatore d’Oriente fu forse uno degli ultimi imperatori abili a guidare l’ormai decaduto Impero d’Occidente. Ben noto agli ambienti aristocratici, Antemio era marito di Elia Marciana Eufemia, la figlia del defunto imperatore Marciano. Nato in Galazia e versato in filosofia greca, sosteneva di discendere da quell’imperatore Procopio che nel 365 per breve tempo aveva occupato il trono d’Oriente. Il padre di Antemio, anch’egli di nome Procopio, era di rango patrizio ed aveva raggiunto la carica di Magister Militum., mentre il nonno materno di Antemio, omonimo, era quell’ottimo prefetto del pretorio al quale si deve la costruzione delle mura teodosiane,e che resse legittimamente il trono d’Oriente fino al 412. Antemio era stato comes della Tracia(453-454),Magister militum(454-467),console e patrizio nel 455. Dopo aver combattuto vittoriosamente Unni ed Ostrogoti, fu nominato da Leone I imperatore d’Occidente nel 467. Era il 468 quando il nuovo imperatore d’Occidente ed il Trace imperatore d’Oriente  decisero di lanciare un congiunto e monumentale attacco contro Geiserico,Rex Vandalorum.

La carriera militare e politica.

La famiglia di Basilisco proveniva forse dal territorio dei Balcani. Quivi, seguendo una lunga tradizione militare, Basilisco riportò numerosi successi in operazioni militari in Tracia, raggiungendo la carica di Maestro dei Soldati nel 464. Pochi anni dopo, nel 468, Basilisco,avendo come sorella Elia Verina, consorte dell’imperatore Leone I,raggiunse attraverso questa la carica di Maestro dei Soldati “in praesenti”, ovvero del quartier generale. Nello stesso anno, dietro la raccomandazione del goto Aspar e della già citata sorella, a Basilisco toccò in sorte il comando della spedizione contro Geiserico ed i suoi Vandali.

La spedizione militare

Il piano era dettagliato e preciso. Da tre parti diverse dell’Impero, tre armate con perfetta coordinazione avrebbero dovuto chiudere i Vandali secondo una tattica “a tenaglia”. Marcellino, ammiraglio della flotta occidentale di stanza in Dalmazia, sarebbe partito per occupare le isole conquistate dai barbari, quali la Sardegna e la Corsica. Nel frattempo Basilisco, partito da Costantinopoli , avrebbe chiuso da Est, puntando su Cartagine. Infine dalla Spagna, con altre due flotte, i comandanti Eraclio e Marso,avrebbero condotto un attacco contro le coste nord africane, isolando la capitale del nuovo regno dei Vandali. Un piano perfetto. Geiserico sarebbe morto insieme ai suoi grandi guerrieri alani. Così non fu. Il re dei Vandali attendeva questo attacco ormai da decenni e sapeva di poter contare sulla fidata flotta afro-romana. La difesa vandala consisteva nel fattore sorpresa:disseminando il Mediterraneo con suoi uomini fedeli, all’aspetto innocui pescatori e contadini, questi si sarebbero infiltrati sulle navi imperiali appiccando il fuoco. Nell’infiltrazione di tali fedelissimi forse vi fu la copertura di Aspar, il goto che temeva un risultato troppo favorevole verso colui che sarebbe dovuto essere una semplice marionetta nelle sue mani ed invece non  fu, l’imperatore Leone I. Nessuno però, compreso Basilisco, poteva sapere. Il piano partì e ben 1113 navi e centomila soldati puntarono sul Nord Africa. Marcellino assalì subito, seguendo i piani, la Sardegna vandala, coprendo il collega Basilisco che dalla Grecia era già partito verso Cartagine. Nel frattempo Eraclio e Marso occuparono la Tripolitania isolando Geiserico. Basilisco però, puntando verso Cartagine, vide oltre 600 navi bruciare misteriosamente, altre 300 affondare per temporali improvvisi e 200 darsi alla fuga. La capitale nordafricana non fu nemmeno avvistata dalla flotta imperiale, la quale si ritirò in Sicilia con il proprio comandante. Marcellino, appena ricevuta la notizia della disfatta, abbandonò l’assedio in Sardegna e raggiunse Basilisco in Sicilia. La spedizione era fallita. Ricimero, altro traditore in Occidente insieme ad Aspar in Oriente, fece assassinare Marcellino poco dopo. Antemio, dopo essersi nascosto tra i mendicanti che stavano intorno alla chiesa di S. Crisogono a Roma, venne scoperto e decapitato dal nipote di Ricimero, Gundobado, nel mese di Marzo o Aprile del 472. Basilisco scampò alla morte grazie alla sorella Elia Verina e si ritirò, almeno per il momento, ad Heraclea, in Tracia. Aspar ed il figlio Ardaburio furono, dopo varie controversie, presi ed assassinati su istigazione di Zenone, capo della componente isaurica a corte e futuro imperatore. Unici sopravvissuti alla strage:Basilisco ed il figlioletto minore di Aspar , Patrizio, il quale se la cavò con una ferita.

L’ascesa al trono ed il regno di Basilisco.

Leone I si spense il 18 Gennaio 474. La storiografia moderna, come quella tardo-antica, ce lo tramanda come un buon imperatore, dalle larghe vedute e uomo di stato possente e determinato. Contro ogni aspettativa aveva indicato nel nipotino cinquenne Leone, figlio di Zenone ed Ariadne, il proprio successore. L’isaurico Maestro dei Soldati si trovò dunque a svolgere il ruolo di reggente, su iniziativa del Senato e di Elia Verina, del futuro imperatore Leone II. Frattanto Basilisco, informato degli avvenimenti di corte, irruppe a Costantinopoli e sfruttando la cattiva fama che i violenti Isauri e Zenone avevano presso la popolazione, si proclamò imperatore. Tutto era partito da Elia Verina, che voleva portare al trono l’amante Patrizio, da non confondere con il figlioletto di Aspar, poiché, nonostante avesse dato il suo benestare a Zenone, non sopportava di essere stata eclissata dalla propria figlia, l’imperatrice Arianna. Basilisco però conosceva due stretti collaboratori di Zenone, i fratelli Illo e Trocundes, con i quali si elevò a candidato al trono. Zenone, saputo della congiura, fuggì sui monti dell’Isauria con un grande seguito e portandosi appresso un’enorme somma di denaro. Il Senato, dopo la fuga dell’imperatore, preferì Basilisco a Patrizio. Il generale della disfatta contro i Vandali ce l’aveva fatta. Era finalmente imperatore di Costantinopoli. Come primo atto di governo, Basilisco fece uccidere lo sconfitto contendente al trono ed amante della sorella Patrizio, il quale aveva perso la sua precedente carica di magister officiorum, ossia ministro degli interni. Il nuovo imperatore adoperò una politica dinastica insolitamente elaborata. Per prima cosa elevò la moglie Elia Zenonis al rango di Augusta ed il figlio maggiore Marco a quello di Cesare. Poco dopo, Marco venne elevato anch’esso al rango di Augusto ed i due figli minori di Basilisco, Zenone e Leone, furono proclamati Cesari, come le monete battute a Costantinopoli possono confermare. Alcuni studiosi hanno azzardato questi due potessero essere in realtà Leone II e Zenone l’Isaurico. Tale teoria si dimostra fasulla in quanto Basilisco non rivendicò la porpora fino alla morte di Leone II. Le cose però non procedevano a Costantinopoli. L’avvenimento del tempo fu un incendio catastrofico che colpì la maggior parte della città. Tra gli edifici perduti si annoverarono la Basilica, ove Giuliano aveva fatto sistemare la biblioteca da lui fondata, arrivata a contenere oltre 120.000 volumi. In essa era anche presenta un enorme rotolo, sul quel erano scritte l’Iliade e L’Odissea in caratteri dorati. Un’altra vittima dell’incendio fu il Palazzo di Lauso(dal nome del ciambellano di Teodosio II)ove era contenuta una collezione, unica nel suo genere, di sculture greche arcaiche e classiche.  Basilisco decise poi si sarebbe schierato in campo religioso. Scrisse così una lettera enciclica ove si sosteneva l’unica natura di Cristo , si condannava il Concilio di Calcedonia e si ratificava il credo. Nei circoli ortodossi fu lo scandalo. Si diceva l’imperatore fosse stato influenzato in maniera determinante dal vescovo d’Alessandria Timoteo Aerulo, fortemente monofisita. Acacio, il patriarca di Costantinopoli, mostrò tutto il suo malcontento. In tutta risposta, Basilisco tolse al controllo metropolitano di quest’ultimo i vescovati d’Asia. Appresa la notizia, il giorno dopo Acacio si presentò a Santa Sofia vestito a lutto. Papa Simplicio nel frattempo si schierò con gli ortodossi ed ammonì Basilisco, dicendo che l’imperatore non dovrebbe pronunciarsi mai sulle questioni teologiche. Basilisco era anche riuscito ad inimicarsi i suoi vecchi sostenitori. In primis Teoderico Strabone(“lo strabico”), il quale aveva dovuto dividere l’incarico di Magister Militum con un certo Armazio od Armato. Questo viene descritto dalle fonti come un bellimbusto, il quale si atteggiava ad Achille attorno all’Ippodromo. Egli era l’amante dell’imperatrice Elia Zenonis e dalla popolazione veniva chiamato con scherno “Pirro”, ossia “guance rosee”. La sua nomina fu dovuta al fatto fosse il nipote dell’imperatore. Illus,nel frattempo, non vide mantenuti gli accordi presi precedentemente con Basilisco e quindi tornò sui Monti dell’Isauria a richiamare il suo compatriota Zenone. Questo non si lasciò sfuggire l’occasione e, saputo del caos creatosi a Costantinopoli, si armò e partì. Basilisco, colto alla sprovvista, ripiegò subito su un’antienciclica intesa a riconciliarsi con il patriarca e la popolazione. Non essendo Teoderico dalla sua parte, Basilisco decise di dare fiducia al nipote Armazio e lo mandò con un contingente ad intercettare l’avanzata di Zenone. Convinto dai suoi ufficiali però, il bellimbusto chiamato Pirro deviò ed evitò lo scontro. L’esercito di Zenone cinse d’assedio Costantinopoli, ma il Senato, che ancora manteneva un certo margine di potere esecutivo, decise di aprire le porte. Basilisco, con la famiglia, si rifugiò in chiesa e acconsentì di uscire solo strappando la promessa a Zenone che non sarebbe stato versato il sangue della sua famiglia. L’isaurico acconsentì. Prima li esiliò a Cucusus, in Frigia, poi li fece murare vivi in una cisterna vuota, e li lasciò morire di fame e di sete.

In conclusione.

Basilisco regnò dal Gennaio del 475 all’ Agosto del 476. Sempre stato famoso per la fallimentare spedizione dei Vandali, la tradizionale storiografia disegna un altro personaggio da quello che realmente fu Basilisco. Le fonti, infatti, lo citano come buon soldato. Viene naturale dunque domandarsi chi è, o meglio chi sono, i veri responsabili di quella fallimentare spedizione. L’affare appare sin da subito piuttosto ingarbugliato. Basilisco a corte era conosciuto e rispettato come il fratello dell’imperatrice e grazie ad Elia Verina era giunto ai più alti vertici del comando militare. Nella spedizione militare molti giocavano la loro ultima carta:Antemio, imperatore d’Occidente imposto da quello d’Oriente, temeva Ricimero e doveva assolutamente guadagnare consenso in Italia e nel Senato, visto che i suoi modi di vita orientali erano mal visti a Roma. Basilisco sapeva probabilmente di rischiare grosso con la spedizione. Leone I avrebbe di sicuro colto l’occasione per emanciparsi dalla fazione gota di Aspar. Molti affari erano in ballo, e due germani nelle due parti dell’Impero pendevano come una spada di Damocle sui due imperatori. Aspar sentiva troppo pericolosa la spedizione come forse anche Ricimero. Non è, a mio parere, inverosimile ipotizzare una concorrenza di colpa tra i due Magister Militum delle Pars imperiali. Quello ad Occidente verrebbe però scagionato : le navi guidate da Marcellino verso la Sardegna non presero fuoco come per quelle di Basilisco, piene di infiltrati vandali. A questo punto sorge un altro interrogativo della Storia:Basilisco sapeva della congiura?Io sarei portato, infine, a scagionarlo. Uomo colto, intriso di cultura ellenistica, e sino ad allora buon soldato, poco avrebbe guadagnato dal fallimento della campagna. Era però un tipo ingenuo. Aveva cioè eccessiva fiducia nel prossimo, e quindi era facilmente ingannabile. Ad Aspar sarebbe bastato poco per tenerlo all’oscuro di tutto o fargli credere altra cosa. E la precipitosa fuga in Sicilia dello sfortunato comandante sembra non indicare un piano premeditato, bensì uno scampato pericolo. A Basilisco parve una punizione divina veder centinaia di navi prender fuoco all’improvviso. Senza Cartagine, molti si erano giocati la loro ultima possibilità. Marcellino, ammiraglio della flotta occidentale, fu assassinato dal suddetto Ricimero. Antemio Procopio fu decapitato a Roma dal nipote di questo, Gundobado. Aspar calcolò male il tutto e cadde. Basilisco solo si salvò. Ed assurse al trono. Esaminiamo ora il suo breve regno. Si nota subito un’evidente lacuna di tatto politico. L’enciclica a favore dei monofisiti, l’elevazione a Maestro dei Soldati di Armazio, provocarono la perdita ingenua degli appoggi fondamentali. Ciò indica un sovrano debole, soggetto ad influenze di corte e soprattutto un atteggiamento irresponsabile, come dimostra l’anti-enciclica , frutto di un tentativo disperato per potersi riconciliare con la popolazione e la Chiesa. La sua fine non è un mistero. Prima esiliato, poi murato vivo in una cisterna vuota con i figli. Zenone certo non fu clemente, né cristiano avrebbe aggiunto Dante Alighieri. Difatti verso il Canto XXXIII dell’Inferno si è rivolta la mia mente leggendo la fine di questo imperatore. Avevano i figli di Basilisco una vera colpa?O come dice Dante Alighieri riferendosi al Conte Ugolino nell’invettiva contro Pisa “che se il conte Ugolino aveva voce/d’aver tradito te delle castella/tu non dovea i figliuioi porre a tal croce./Innocenti facea l’età novella..” Se Marco aveva potuto concorrere nella colpa del padre, possiamo dir la stessa cosa dei due piccoli figli Zenone e Leone? Non è forse la stessa morte quella che accomuna lo sfortunato Conte Ugolino e Basilisco insieme ai suoi figli?Forse Zenone, per quanto grande, si macchiò della medesima colpa dell’arcivescovo Ruggeri. Ossia l’aver fatto pagare ai figli le colpe dei padri.

Bibliografia essenziale:

Bury J.B. History of the Later Roman Empire , Dover Books, 1923
Grant M., Gli Imperatori Romani, Newton & Compton, 2000
Francovich Onesti N., I Vandali, Carocci, 2002


 


Parte Riservata
all'Associazione Culturale "Bisanzio"

Accedi al Forum riservato

Incontro a Venezia
30 settembre- 1 ottobre 2006
(scarica il programma)

Contributi e articoli inviati

per accedere clicca qui

© 2003-2006 - Associazione Culturale Bisanzio
Sito web con aggiornamenti non rientranti nella categoria dell'informazione periodica stabilita dalla Legge 7 Marzo 2001, n.62.