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Imperatori

Teodoro Lascaris

a cura di Mirko Ratti

La vicenda di Teodoro ha inizio all’indomani del peggior momento della storia romano-orientale, il sacco di Costantinopoli del 1204da parte latina. Quello dell’impero che restava nelle mani dei romani, era nel caos, in Asia Minore alcuni potenti magnati tentavano di creare delle signorie indipendenti, a Filadelfia Teodoro Mancafa, a Samsum presso Mileto Sabba Asideno, nella valle del Meandro Manuele Maurozone. A Trebisonda si era proclamato imperatore, con l’appoggio della regina Tamara di Georgia, un nipote d’Andronico I, Alessio. Con l’aiuto del fratello David, valente generale, il suo esercito avanzò sino a Sinope con l’intenzione di proseguire verso occidente.

Teodoro Lascaris era fratello di quel Costantino a cui era stata offerta la corona la notte in cui Alessio V Murzuflo aveva abbandonato la capitale; era un ottimo soldato e assieme al fratello e alla sua famigli si era rifugiato in Asia Minore,  cercando rifugio invano prima a Nicea e poi con successo a Brussa; qui raccolse un esercito e nel dicembre del 1204 affrontò nei pressi di Poimanemon l’esercito di Enrico di Fiandra venendone sconfitto. Enrico proseguì la sua marcia battendo nel marzo del 1205 ad Adramitto Teodoro Mancafa, che sembrava il più potente degli arconti microasiatici. Fortunatamente per i Romani Kolojan, zar dei Bulgari, entrò in guerra con i Latini e nel giro di tre anni eliminò l’imperatore latino Baldovino, il sovrano di Tessalonica Bonifacio ed il Doge veneziano Dandolo dando la possibilità ai Romani di riorganizzarsi. Anche in Europa vi erano dei focolai di resistenza: quello che appariva più consistente era capeggiato dall’arconte di Corinto Leone Sguros, il quale cercò di sbarrare la strada invano a Bonifacio, re di Tessalonica. Al seguito di Bonifacio vi erano anche dei Romani fra cui un certo Michele Ducas Angelo Comneno, cugino d’Isacco II e d’Alessio III, che ricevette una richiesta d’aiuto dal governatore di Nicopoli d’Epiro, Sennacherim: immediatamente sparì fra le montagne del Pindo. Giunto ad Arta trovò il governatore morto, ne prese il posto e ne sposò la vedova dando così origine sin dal 1204 al terzo polo di resistenza romana, il despotato d’Epiro.

Teodoro intanto riusciva a fermare in Asia Minore l’avanzata di David di Trebisonda a Eracla Pontica, ad entrare a Nicea ed ad eliminare tutti gli arconti ribelli. Morto il Patriarca Giovanni Camatero nel 1206 Teodoro riunì a Nicea gli esponenti della gerarchia ortodossa microasiatica e impose loro di nominare un nuovo Patriarca. La scelta cadde su Michele Autoreiano e fu lui che unse e incoronò imperatore Teodoro nel 1208. Il nuovo imperatore latino Enrico,  impegnato in Europa, strinse un’alleanza col sultano d’Iconio Kay Khusraw inviandogli un contingente di truppe affinché attaccasse Teodoro. Il sultano aveva accolto alla sua corte il deposto Alessio III e decise di attaccare il Lascaris facendosi campione del deposto imperatore. Nella primavera del 1211 presso Antiochia sul Meandro Teodoro riuscì a battere l’esercito selghiucide-latino, ad uccidere il sultano e a catturare Alessio III. Il successore del sultano morto in battaglia, Kay Kawus I, venne a patti con Teodoro ed egli poté dedicare tutte le sue attenzioni contro i Latini. Visto il fallimento del suo alleato Enrico intraprese personalmente una campagna contro il Lascaris e il 15 ottobre 1211 sul fiume ottenne una clamorosa vittoria sul Rindaco presso Brussa che gli aprì le porte di Pergamo e di Ninfeo. Enrico si rese conto che con le poche forze di cui disponeva non poteva controllare tutte le terre conquistare, perciò firmò un trattato di pace con Teodoro con cui era stabilito che ai Latini spettasse la costa nord occidentale dell’Asia Minore sino a Adramitto, e il resto sino al confine selghiucide fosse romano. Il trattato era il riconoscimento esplicito dell’esistenza dell’impero di Nicea e il Lascaris rivolse subito le sue armi contro l’impero rivale di Trebisonda strappando al nemico Amastri e raggiungendo Sinope che però si arrese ai selghiucidi, i quali uccisero David Comneno obbligando l’impero pontico a pagare un tributo. Questo frammento di civiltà romana continuerà a vivere per altri 250 anni isolato sulle rive del Mar Nero, sviluppando un’interessante entità culturale ma rimanendo escluso dalle vicende dell’impero.

Teodoro rafforzò la sua posizione cercando di allacciare rapporti con il papa Innocenzo III, ma i tempi non erano favorevoli al dialogo tra le due chiese; l’imperatore capiva che un riavvicinamento avrebbe favorito la riconquista di Costantinopoli e da questo momento inizia la polemica fra i fautori di un accordo con Roma e chi assolutamente non vuole nessun tipo di compromesso con gli odiati Latini: sino alla conquista turca tale polemica non cesserà mai.
Il successore di Michele d’Epiro, Teodoro, nel frattempo aveva ottenuto una spettacolare avanzata in Europa divenendo assieme ai prelati Giovanni Apocauco e Demetrio Comaziano il paladino della totale chiusura verso i Latini e della purezza dell’ortodossia nei confronti degli errori dogmatici e teologici di Roma e si contrapponeva con decisione alla politica di Teodoro Lascaris che cercava di convincere il patriarca di Nicea a un riavvicinamento con i latini. Nel 1218 Teodoro rinnovava con l’imperatrice latina Jolanda, reggente per il figlio appena nato, il trattato che aveva finito con il defunto Enrico, e per rafforzarlo prese in sposa una figlia di Jolanda, scelta non gradita ad una parte del suo seguito. L’anno dopo firmò un trattato con il podestà veneziano di Costantinopoli di durata di cinque anni accordando ai mercanti veneti piena libertà d’accesso ai suoi domini, impegnandosi inoltre a non avvicinare le sue navi da guerra a Costantinopoli.

Nel 1222 Teodoro I Lascaris moriva senza eredi e succedergli fu chiamato suo genero Giovanni Ducas Vatatze, marito della sua figlia maggiore Irene. A Teodoro va il merito di aver salvato l’Asia Minore dall’occupazione Latina dall’anarchia ponendo le basi per uno stato solido e capace di divenire una copia fedele di quello caduto nel 1204.
 


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