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Imperatori

Alessio II Porfirogenito, il mancato erede dei Comneni

a cura di Sergio Berruti


Questa, purtroppo, non è la narrazione di grandi personaggi, né il resoconto di eventi grandiosi ed emozionanti. E' il racconto di quanto accadde alle spalle di una ragazzo, della sua infanzia spezzata e della sua esistenza miseramente troncata.

I primi anni

Manuele I Comneno aveva già scelto chi avrebbe dovuto succedergli sul trono dei Romani. Era stato costretto, del resto, visto che a quasi cinquant'anni neppure la sua seconda moglie, la splendida Maria d'Antiochia, figlia del principe Raimondo di Poitiers, gli aveva dato un erede maschio. Ovviamente Alessio, il frutto dell'incestuosa unione con la nipote Teodora, mai avrebbe potuto aspirare al trono. E la scelta era caduta sulla figlia, la porfirogenita Maria, e sul promesso sposo di lei, l'ungherese Bela, figlio del re d'Ungheria Geza II, chiamato col nome più accettabile di Alessio. Con tutte le polemiche connesse a tale scelta, ovviamente ben fomentate dall'ineffabile cugino del basileus, Andronico.

Ma la sorte aveva deciso altrimenti, e nel settembre del 1169 Maria nella porphyra diede finalmente a Manuele l'atteso erede: come di consuetudine all'ottavo giorno il padre offrì magnifici festeggiamenti per commemorare la nascita di Alessio. Né attese più di tanto per compiere il passo successivo: il 24 marzo del 1171 Alessio venne nominato erede ed incoronato coimperatore nella chiesa della Vergine alle Blacherne. Ovviamente questo aveva comportato la perdita dei diritti ereditari della sorellastra Maria e, di conseguenza, la sua separazione da Bela. Il quale, comunque, l'anno dopo venne inviato da Manuele in Ungheria a raccogliere l'eredità paterna, dopo aver solennemente giurato fedeltà al basileus ed aver impalmato una sorellastra dell'imperatrice Maria.
Intanto il piccolo coimperatore cresceva tra gli agi del palazzo, e pare che Manuele non abbia mai ritenuto necessario di portarlo con sé nelle sue campagne: del resto lui ed i suoi fratelli avevano accompagnato il padre, Giovanni, a ben altra età. Molto presto l'imperatore pensò di procurare una fidanzata all'unico figlio maschio, e, in un'ottica tesa ad isolare il suo grande nemico, il Barbarossa, nel marzo del 1180 Alessio fu promesso sposo ad Agnese, chiamata in modo più appropriato Anna, figlia del re di Francia Luigi VII. L'occasione servì anche a celebrare le nozze tra la porfirogenita Maria ed il figlio del marchese Guglielmo V del Monferrato, Ranieri, ribattezzato Giovanni e nominato cesare.
Pochi mesi dopo, il 24 settembre, Manuele I Comneno moriva.

La reggenza di Maria d'Antiochia

Senz'altro mai Manuele avrebbe pensato di scomparire così presto, nonostante fosse malato da qualche mese, e, a dispetto delle sollecitazioni di quell'amico e consigliere fidato che era il Patriarca Teodosio I Boradiota, non pensò accuratamente al futuro del figlio, alla successione e ad una adeguata reggenza.
Alessio aveva undici anni. Era un ragazzo prestante, somigliava moltissimo al padre ed aveva una spiccata tendenza all'attività fisica. Le fonti sono scarse, limitandosi ai discorsi commemorativi di Eustazio di Tessalonica e a Niceta Coniata, che del resto deve necessariamente mostrare un solo lato del carattere del giovane, per lo svolgersi della sua narrazione. Fatto sta che Gregorio Antioco, in un suo discorso funebre per Manuele, attribuisce ad Alessio la saggezza di Gesù quando arringa i dottori nel tempio, ed Eustazio lo paragona ad Achille stesso! Niceta va oltre, e preme il tasto dell'inadeguatezza del ragazzo ai doveri che ora lo attendevano, e che lui evitava, preferendo la caccia ed i cavalli: pare fosse un eccezionale cavallerizzo.
Al di là di tutto Alessio, che solo al compimento del sedicesimo anno avrebbe potuto gestire il potere, venne letteralmente annullato dal Consiglio di reggenza, dominato dall'imperatrice madre, Maria d'Antiochia, e dal suo favorito -e secondo molti amante-, il protosebasto e protovestiario Alessio Comneno, nipote di Manuele. Il consiglio non fece altro che seguire la politica tracciata dai predecessori, e diplomaticamente s'ebbero anche successi, ma la scomparsa del gran manovratore, il predominio aristocratico dei grandi poprietari terrieri, il presunto atteggiamento filolatino dei reggenti non faceva che alimentare malumori in alcuni settori nobiliari e tra il popolo, e ci fu subito chi ne approfittò per gettar benzina sul fuoco. Il mai domato cugino di Manuele, Andronico, dalla sua residenza del Ponto, che era stato mandato a governare proprio da Manuele, un po' per tacitarlo ed un po' perché legato da sentimenti di carattere familiare, cominciò ad inviare lettere nelle quali si presentava come salvatore dell'Impero dai Latini e da chi desiderava portarlo alla distruzione, e come protettore del giovane basileus da chi voleva usarlo per i propri scopi. Dopo di che cominciò a muoversi in direzione di Costantinopoli, sicuro dell'appoggio popolare. La Paflagonia ben prestò passò dalla sua parte e, nella Capitale, Andronico trovò subito due alleati nelle persone della kaisarissa Maria, sorellastra di Alessio II, e del marito, il cesare Ranieri, esclusi dal Consiglio di reggenza. Costoro risposero agli appelli di Andronico e, sempre atteggiandosi a salvatori del basileus, ovviamente, tentarono una congiura ai danni del protosebasto Alessio. I piani vennero scoperti e la congiura fallì: a Maria, Ranieri ed i loro fidi toccò rifugiarsi a Santa Sofia, donde lanciarono appelli alla rivolta. La ribellione popolare scoppiò veramente, e, vista l'impossibilità di pervenire ad una risoluzione pacifica, il protosebasto, nel maggio del 1181, lanciò l'attacco: si combattè edificio per edificio, financo sulle soglie della Chiesa grande, ma alla fine gli Imperiali prevalsero. Al fine di evitare ulteriori orrori in Santa Sofia, già profanata, il patriarca Teodosio si propose come arbitro, così Maria e Ranieri poterono uscire dalla Chiesa in sicurtà ed essere amnistiati. Tali notizie ovviamente non potevano che rallegrare Andronico nella sua avanzata verso Costantinopoli, così come la notizia delle tensioni tra il Patriarca ed il protosebasto, ed infatti la sua marcia si fece più rapida: la reggenza gli inviò contro un esercito, comandato da Andronico Angelo, ma costui si fece battere a Charax, in Bitinia. Temendo per la propria vita, Angelo passerà in seguito dalla parte di Andronico, che, intanto si accampò nei pressi di Calcedonia, di fronte a Costantinopoli. Il protosebasto decise, a questo punto, di tentare il tutto per tutto scatenando la flotta contro il ribelle, ma il megaduca Andronico Contostefano decise di passare, armi, bagagli e... navi, dalla parte di Andronico Comneno. Che ora aveva davvero vinto, e da Calcedonia si preparò la strada per il Palazzo imperiale. Il protosebasto Alessio venne arrestato ed imprigionato, per esser poi accecato -un vezzo molto caro ad Andronico, e venne scatenata la popolazione, ben fomentata ed appoggiata da mercenari paflagoni, contro tutti i Latini presenti in Città, soprattutto Pisani e Genovesi, accusati d'esser la rovina del popolo e d'appoggiare il regime dell'imperatrice madre e del protosebasto. In quell'aprile del 1182, chi non si salvò dovette fuggire. Ora Andronico poteva entrare nella Città, che era ai suoi piedi. Maria d'Antiochia e Alessio II vennero trasferiti dal Palazzo imperiale in un palazzo più sicuro e guardati a vista. Nessuno poteva incontrare il giovane imperatore.
La situazione comunque, per Andronico, era tutt'altro che tranquilla. Kilidj Arslan II d'Iconio, "saputo che era passato nell'Ade colui che egli temeva come un masso incombente sulla sua testa", dice Niceta, era all'attacco, e all'interno delle frontiere molti non accettarono il rivolgimento nella Capitale, principalmente il gran domestico Giovanni Comneno Vatatze, a Filadelfia. L'esercito inviatogli contro venne battuto, ma la morte del Gran domestico risolse la rivolta a favore di Andronico. Intanto costui, pur impadronendosi delle leve del potere, desiderava porsi come campione della legittimità imperiale, e a maggio del 1182 fece nuovamente incoronare Alessio II a Santa Sofia. Inoltre, al fine di liberarsi dell'ultimo ostacolo alla sua corsa al potere supremo, allontanò Maria d'Antiochia dal figlio e cominciò contro di lei una campagna persecutoria, accusandola presso il popolo di voler sottomettere l'Impero ai propri voleri, di svenderlo agli stranieri e di tramare presso il cognato, Bela III d'Ungheria, invitandolo ad invadere le terre romane. Questo fu il pretesto che permise ad Andronico di far imprigionare l'Imperatrice madre con l'accusa di alto tradimento e di farla condannare a morte da giudici compiacenti. La condanna venne fatta controfirmare dall'Imperatore suo figlio: c'è da chiedersi a quali e quante pressioni fosse sottoposto il ragazzo. Ad Andronico toccò cambiare l'originaria squadra d'esecutori, poiché ci fu chi si rifiutò di portare a termine l'assassinio, ma alla fine, nel settembre 1182, Maria, vedova di Manuele Comneno, venne soffocata.

La reggenza di Andronico e la fine

Uccisa l'Imperatrice madre la strada di Andronico era spianata: il potere sarebbe stato suo, e raggiunto marciando sui cadaveri della famiglia dell'odiato cugino. Tra l'altro la notizia giunse anche molto lontano, e il viaggiatore arabo-spagnolo Ibn Jubair racconta, nella sua Rihla , di come il sovrano di Costantinopoli fosse morto, gli fosse successo un ragazzino assistito dalla madre, e di come il cugino usurpatore avesse ucciso la madre ed imprigionato il ragazzo. Comunque, contro il possibile usurpatore s'armò una congiura, ma venne scoperta e duramente punita: alcuni vennero soppressi, altri fuggirono, secondo la poco simpatica abitudine ad Andronico Contostefano ed ai quattro figli vennero cavati gli occhi. Nella primavera del 1183 toccò alla kaisarissa Maria ed al cesare Ranieri, avvelenati entrambi. Di fronte a tanti eventi il patriarca stesso, Teodosio Boradiota, preferì ritirarsi a vita meditativa, con gran gioia d'Andronico che al suo posto fece insediare un suo fido, Basilio II Camatero. Restava un solo passo da fare: all'inizio del settembre del 1183 gente a lui fedele fece in modo che Andronico venisse acclamato Imperatore per le vie della Capitale, ed Alessio II fu tratto fuori dal palazzo affinché lo pregasse di regnare con lui. L'incoronazione avvenne a Santa Sofia: il nome d'Andronico venne pronunciato prima del nome dell'autocratore legittimo, Alessio II. Il quale aveva firmato la sua condanna a morte: non era più necessario, ormai. Pochi giorni dopo, infatti, il giovane sovrano, non ancora quattordicenne, veniva prelevato, strangolato mediante una corda d'arco, il suo cadavere dileggiato, decapitato e buttato in mare chiuso in un vaso. Finiva così l'unico figlio maschio del grande Manuele Comneno.

Epilogo

Indubbiamente l'efferato delitto fece scalpore, e contro Andronico montarono molte congiure. Molte delle quali capitanate da giovani che si presentavano come Alessio II, sostenendo d'essersi sottratti alla morte grazie alla pietà dei carnefici. Tra i più famosi il primo fu, ancora sotto Andronico, un Alessio II comparso alla corte siciliana di Guglielmo II, e fu uno dei pretesti all'attacco normanno all'Impero. Il secondo comparve nel 1191 sotto Isacco II e diede molto filo da torcere alle armate imperiali. Appoggiato dal sultano d'Iconio era, a detta degli osservatori, identico al vero Alessio, cavalcava bene come lui, come lui era biondo, prestante ed un po' balbuziente. Venne ucciso a tradimento nel sonno, e questo fece respirare molti, a corte.

Nessuno potrà mai sapere quale sarebbe stato il destino di Alessio se Andronico non l'avesse troncato sul nascere. Era un virgulto dei grandi Comneni, e nella storia, non solo romana, molti sovrani eccellenti in gioventù nulla avevano dimostrato di quanto invece avrebbero compiuto una volta raggiunta l'età matura. Comunque Andronico ebbe il suo contrappasso. L'assassinio di Maria e di Alessio gli scatenò contro Normanni ed Ungheresi, ed i Serbi ne approfittarono. In breve tempo la sua fine giunse, e tanto atroce quanto quella destinata al giovane rampollo del cugino.



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