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Letteratura Nella produzione romanzesca di epoca comnena ci rimangono sostanzialmente quattro opere (tutte in versi tranne la terza): Rodante e Dosìcle 1 di Teodoro Prodromo, Drosilla e Carìcle di Niceta Eugeniano, Ismine e Isminia di Eustazio (o Eumazio) Macrembolìta, e Aristandro e Callitea di Costantino Manasse, del quale rimangono però solo frammenti di tradizione indiretta. Il romanzo comneno ricalca generalmente le caratteristiche ed il canovaccio del romanzo tardoantico, in parte ereditato dalla Nea di Menandro: una coppia di bellissimi giovani, innamoratisi solitamente con un colpo di fulmine [1] (ma vedremo come Macrembolita eluda questo topos ), deve patire la separazione forzata [2] e mille peripezie, pericoli, tentazioni, attentati alla castità della protagonista femminile, prima di potersi finalmente ricongiungere [3] per il sospirato matrimonio; compaiono i medesimi topoi che animavano le vicende letterarie di età ellenistica: assalti di pirati, battaglie sanguinose (descritte spesso dall'autore con esplicite concessioni al registro macabro), rituali di corteggiamento, scene di banchetto, descrizioni di luoghi esotici, meravigliosi, intriganti e pericolosi allo stesso tempo - anche se quest'ultima caratteristica tende ad affievolirsi, in un'epoca di inquietudine come quella comnena, segnata dai molteplici assalti esterni alle frontiere bizantine. Tuttavia, rispetto ai canovacci antichi in ambito bizantino assistiamo all'introduzione di diverse novità: innanzitutto, la trama si modifica nel segno di una maggiore linearità, perdendo interesse per complesse e ingarbugliate peripezie, e per l'elemento esotico (come si è accennato sopra); la successione degli eventi diventa poi una sorta di intelaiatura di relativa importanza nella quale inserire i cosiddetti "pezzi di bravura", ovvero brani di maniera sostanzialmente fini a se stessi con cui gli autori mostravano la propria competenza retorica: ecco quindi l' ekphrasis (la descrizione dettagliata di un oggetto, di un giardino, di un'opera d'arte), il lamento del protagonista (spesso rivolto contro la Tyche , la sorte, invidiosa e maligna), le lettere d'amore, i discorsi e le dissertazioni paradossali nate da un'aporia, e tutti quegli esercizi stilistici che nel corso del romanzo si configuravano come sezioni autonome. Sulle cause all'origine della rinascita del genere romanzesco a secoli di distanza dall'età tardoantica c'è tutt'ora disaccordo tra gli studiosi: alcuni (Roderick Beaton, per esempio) la spiegano vedendo nell'epoca comnena uno specchio della temperie storico-culturale che investiva la società ellenistica, tra inquietudini e visioni pessimistiche del futuro, governato dal caso; ecco allora che un argomento come le vicende amorose di una coppia di giovani poteva costituire un tranquillo "punto di approdo" con cui dimenticare temporaneamente le proprie angosce. Ma oltre alla suggestiva ipotesi di Beaton (senza dubbio interessante ma che non spiega la presenza di sezioni retoriche tutt'altro che di svago in un genere letterario che avrebbe dovuto in primo luogo distrarre il lettore bizantino), anche altri hanno proposto la loro idea: per Carolina Cupane l'origine del fenomeno è da ricercarsi principalmente nelle influenze della letteratura occidentale su Bisanzio; altri ancora preferiscono sottolineare il rinato interesse per la Grecia antica, oppure ulteriori influenze di tipo orientale. Teodoro Prodromo (1100 - 1150/70), Rodante e Dosicle Composto da 9 libri e scritto prevalentemente in dodecasillabi, questo romanzo utilizza come modello principale quello tardoantico de Le Etiopiche di Eliodoro. Nonostante sia ancora aperta la questione della datazione dell'opera (oscillando dagli anni 1135/38 al periodo tra 1152 e 1166), Teodoro Prodromo è l'autore del quale abbiamo più notizie; scrittore prolifico e versatile, della sua produzione ci rimangono anche poesie encomiastiche, scritti teologici, agiografie, satire ed epigrammi, nonché scritti grammaticali. Lo spazio dedicato alla vicenda erotica è modesto, mentre grande importanza è data all'apparato di sezioni "di maniera"; talvolta vi si ritrovano reminiscenze lessicali della poesia liturgica, da leggere però in chiave ironica, all'interno di paradossali dibattiti retorici. Niceta Eugeniano , Drosilla e Caricle Molto probabilmente allievo di Teodoro Prodromo, Niceta Eugeniano sceglie di rifarsi direttamente al romanzo del suo maestro, oltre che a quello di Eliodoro: ecco quindi la medesima ripartizione in 9 libri e l'uso di dodecasillabi misti ad esametri. Una maggiore attenzione è dedicata all'argomento amoroso, attingendo dal patrimonio erotico alessandrino, sia epigrammatico che elegiaco, ma anche dal romanzo tardoantico Dafni e Cloe di Longo, singolarmente ambientato in un contesto bucolico-pastorale - mentre i coevi canovacci ellenistici preferivano ritrarre la società e l'ambiente cittadini. Eumazio (o Eustazio) Macrembolita (1130 ca - 1185), Ismine e Isminia Decisamente differente dai romanzi descritti sopra, quest'opera è ripartita in 11 libri ed è scritta in prosa. Nìn tu feravgùs asteràrchu fosfòru ossia gli accenti tonici cadono su prima, quinta, ottava e undicesima sillaba, con una pausa nella lettura dopo la quinta. Tuttavia, il dodecasillabo è anche la continuazione in epoca bizantina dell'antico trimetro giambico, un metro cosiddetto “quantitativo” perché l'accento metrico non coincide con quello di parola, ma cade su determinate sillabe considerate, per una serie di fattori, quantitativamente “lunghe”. Nel caso del verso citato, la lettura “quantitativa” suonerebbe Nin tù feravgus àsterarchu fòsforu Tra le due letture, i bizantini impiegavano senz'altro quella tonica. Tuttavia ogni verso doveva essere irreprensibile anche sotto l'altro aspetto, quello quantitativo. La composizione di un dodecasillabo era quindi un'impresa non da poco: richiedeva una profonda conoscenza della lingua e delle regole delle versificazione antica e un'estrema abilità poetica. Infatti, chi, leggendo i versi di Teodoro Prodromo o di Niceta Eugeniano può dire di SENTIRE che sotto la loro scorrevole musicalità si nasconda un'intricata architettura compositiva? Nel suo aspetto accentuativo, il dodecasillabo bizantino prevede alcuni elementi fissi, in particolare: 1) un accento sull'undicesima sillaba 2) una pausa (o clausula) dopo la quinta e/o dopo la settima sillaba _____________________ Note
Bibliografia Conca, Fabrizio . Il romanzo bizantino del XII secolo , Torino, UTET, 1994. Cupane, Carolina . Il romanzo , in Lo spazio letterario del Medioevo - Le culture circostanti , a cura di G. Cavallo, Roma, Salerno Editrice, 2004. Maltese, Enrico Valdo . Atene e Bisanzio. Appunti su scuola e cultura letteraria nel Medioevo greco , in La civiltà dei Greci. Forme, luoghi, contesti , a cura di M. Vetta, Roma, Carocci, 2001. Maltese, Enrico Valdo . Il romanzo bizantino , in Storia della civiltà letteraria greca e latina , diretta da I. Lana ed E. V. Maltese, Torino, UTET, 1998. |
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