Società
Reportage da Bisanzio
a cura di Alessio Cittadini
Indro Montanelli ci offre una panoramica della vita a Bisanzio, con la sua solita acutezza, irriverenza e sense of humour.
Come Roma, la nuova capitale era stata costruita su sette colli. Costantino l'aveva scelta per la sua posizione naturale e strategica, estremo bastione europeo e porta di ingresso al continente asiatico. Nel VI secolo, col suo milione di abitanti, Bisanzio era la più popolosa città del mondo, seguita, ma a molte lunghezze, da Cartagine in Occidente, e da Alessandria e Antiochia in Oriente. La vita della capitale ruotava intorno a tre poli: la corte, l'ippodromo e la chiesa di Santa Sofia. La Corte era una specie di città nella città, come a Mosca, fin dal tempo degli zar, lo è sempre stato il Cremlino. Al centro, circondato da decine di edifici, adibiti a ministeri, e da sontuose ville private, sorgeva il Palazzo Sacro, residenza ufficiale dell'Imperatore. A un tiro di schioppo, la reggia dell'Imperatrice era il luogo più misterioso e di più difficile accesso della metropoli. Nessuno, senza uno speciale permesso, poteva varcarne la soglia, vigilata giorno e notte da eunuchi armati fino a denti. Lo stesso Imperatore, quando si recava in visita alla moglie, doveva farsi annunciare. Con i suoi sfarzosi vestiboli, con i suoi saloni sfavillanti di ori, marmi e mosaici, il Palazzo Sacro era il cuore di un impero che la Provvidenza sembrava aver destinato a durare in eterno. A sacralizzarlo gli imperatori vi avevano ammassato i più preziosi cimeli della cristianità: il legno della Croce, la corona di spine e gli scheletri dei Santi e dei Martiri più in voga. Sant'Elena vi aveva fatto trasportare quello di San Daniele, Leone VI quello di Maria Maddalena e di Lazzaro. Niceforo Foca e Giovanni Tzimisces avevano arricchito la collezione coi capelli di Giovanni Battista e i sandali di Cristo. Sotto la colonna di Costantino, alla venerazione dei fedeli che ogni giorno vi affluivano in gran numero, erano esposti i pani del miracolo. Se tutte queste reliquie fossero autentiche non si sa. Ma il metterlo in dubbio era considerato sacrilegio.
La Corte non era soltanto la residenza dell'Imperatore, ma anche il quartier generale della burocrazia e il centro commerciale più importante dell'Impero. Entro le sue mura erano chiusi i ministeri e gli uffici pubblici. I suoi ginecei ospitavano migliaia di donne intese non soltanto a prestazioni d'alcova, ma anche a vere e proprie industrie tessili che filavano la lana e la seta che lo Stato importava e lavorava in regime di monopolio. Commercianti ed uomini d'affari erano gli stessi Imperatori. Giovanni Vatatzes per esempio, vendendo polli, riuscì a guadagnare abbastanza denaro per comprare all'Imperatrice una corona nuova.
L'Ippodromo era il luogo dove si svolgevano le corse delle bighe e si ordivano i complotti. Dalle gradinate e dai popolari, capaci di ospitare fino a quarantamila spettatori, partiva la scintilla che poteva scatenare la rivoluzione. Gli omicidi, i ratti, le bastonature erano all'ordine del giorno tra le due fazioni rivali dei “Verdi” e degli “Azzurri”. Contro il “tifo”, la stessa forza pubblica era impotente. E impotente era l'imperatore che, per conservare il trono, doveva assicurare il regolare svolgimento dei giuochi. Santa Sofia era il terzo grande centro di attrazione di Bisanzio, sebbene nella capitale vi fossero altre quattrocento chiese. Ideata da Giustiniano e realizzata dal celebre architetto Antemio di Tralle, era la residenza ufficiale del patriarca e il più importante luogo di riunione e di preghiera della Cristianità orientale. Chiacchieroni, bigotti e superstiziosi, i Greci amavano pazzamente le dispute religiose che il clero secolare apertamente fomentava.
E' difficile misurare l'influenza che i monaci esercitarono sulla società e sul costume bizantini. Contesi da Principi e da Imperatori, goderne la fiducia era considerato un autentico privilegio. Alessio I, durante le campagne militari, era solito ospitarne uno sotto la sua tenda. Particolarmente riveriti e ascoltati erano gli eremiti. San Niceforo riuscì ad indurre l'Imperatore ad abolire la tassa sull'olio santo. San Daniele, che abitava su una colonna alla periferia di Bisanzio, quando scoppiava un temporale, veniva, per ordine di Teodosio, regolarmente rifornito di ombrello. Solo verso la fine della sua vita decise di farsi costruire una tettoia. Grande fama godettero anche San Teodoro Siceota e San Basilio minore: il primo per aver passato in una gabbia tutta la quaresima, il secondo per aver istruito l'Imperatrice Elena sul modo di avere un figlio.
Costantinopoli era sotto il patronato della Vergine, al cui culto erano dedicate alcune delle sue più belle chiese. Esse non erano solo luogo di preghiera, ma anche veri e propri centri diagnostici e terapeutici. Come nella Roma pagana molti malati preferivano affidarsi alle cure di Asclepio e di Lucina piuttosto che a quelle di un medico, così a Bisanzio si ricorreva alle ricette di Cosma e Damiano che, sembra, ne dispensavano a iosa e gratuitamente. Fra i Santi che facevano i medici c'erano, naturalmente, anche gli specialisti. Per le malattie sessuali, ad esempio, gli uomini si rivolgevano a Sant'Artemio e le donne a Santa Febronia. Quando una diagnosi si presentava particolarmente difficile, si faceva ricorso agli astri, e talvolta si chiamavano a consulto i maghi e gli stregoni, sebbene la loro principale attività fosse la lettura del futuro. Non sempre costoro accettavano i pronostici. Catanace, per esempio, profetizzò la morte di Alessio I, e invece a morire fu il leone di Corte. Ciò non gli impedì, dopo alcuni anni, di rinnovare la profezia. Ma anche questa volta i fatti lo smentirono perché a tirare le cuoia fu l'Imperatrice-Madre.
Era una città cosmopolita, una specie di melting-pot, un crogiuolo di lingue, razze, costumi, un miscuglio di Greci, di Illiri, di Sciti, di Asiatici, di Africani, amalgamati e tenuti insieme dall'ortodossia e dalla lingua comune. Lacerato dalle eresie, l'Impero Romano d'Oriente, per la sua eterogeneità etnica non fu mai agitato dallo spettro del razzismo. Frequenti erano anzi i matrimoni misti che gli stessi Imperatori incoraggiavano. Giustiniano II, per esempio, fece sposare al proprio cuoco negro la figlia di un ricco e influente senatore.
A dispetto di un clima umido e afoso, Costantinopoli era incorniciata da un panorama incantevole e da un paesaggio nobile e lussureggiante. La sapienza urbanistica dei suoi architetti aveva fatto di questa città un gioiello di armonia e di equilibrio estetico. C'erano, si capisce, anche le coree- come oggi si chiamerebbero- ma, tutto sommato, il volto di Bisanzio poteva reggere benissimo il confronto con la Roma d'Augusto. Secondo schemi romani infatti erano costruite le case: alte due piani con piccole finestre che si affacciavano su un cortile-patio o che guardavano all'esterno su una strada. I balconi erano sollevati dal suolo di almeno cinque metri. Le scale esterne erano vietate. Cure particolari erano dedicate alle fogne che sboccavano direttamente nel mare. Poiché a Bisanzio non esistevano i cimiteri, i cadaveri venivano inumati fuori delle mura. Solo i membri della famiglia imperiale potevano essere sepolti dentro la città. Larghi boulevards, costeggiati da alberi e da preziose statue di marmo, attraversavano il centro, che nelle ore di punta doveva essere particolarmente affollato.
(da L'Italia dei secoli bui, di Indro Montanelli e Roberto Gervaso)