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Giustiniano il Grande soffrì di sifilide?

a cura di Alessio Cittadini


Introduzione

Giustiniano il Grande ( 527-565 Fig.1) fu uno di più acculturati ed eruditi imperatori del suo tempo, con una grande varietà di interessi politici. La restaurazione di un Impero Romano universale, un sogno costante di Bisanzio, venne realizzata durante il suo regno. Dopo battaglie vittoriose, Giustiniano occupò i regni dei Vaandali e degli Ostrogoti, rispettivamente in Africa e in Italia, e le terre dei Visigoti in Spagna. Dopo le sue campagne il Mediterraneo tornò a essere un lago Romano, dato che la maggior parte del nord-Africa, parte della Spagna,l’Italia e le isole mediterranee vennero portate sotto lo scettro dell’Imperatore Romano di Costantinopoli. A est venne siglato un trattato di pace con il Re Persiano Cosroe I. Nonostante il suo impegno in guerra, Giustiniano dedicò il suo tempo alle questioni di politica interna, a garantire la pace interna, soffocando la spaventosa “rivolta di Nika” che esplose contro di lui a Costantinopoli nel 532. Allo stesso tempo potenziò il commercio, soprattutto nella seta, con i paesi dell’estremo oriente, India e Cina, e introdusse e sviluppò il commercio della stessa seta nel suo impero. Contemporaneamente codificò la Legge Romana, la più importante opera del suo regno. Risalgono alla sua epoca il famoso Codice di Giustiniano, le Pandette, le Istituzioni, raccolte di leggi che costituiscono il famoso Corpus Iuris Civilis Justinianensis ,fino a tempi veramente recenti, fu uno dei principali codici di tutte le nazioni Europee.
Alla sua morte (14 Novembre 565), dopo un regno di 39 anni, lasciò ai suoi successori un grande impero con frontiere accresciute, ma economicamente e finanziariamente esausto,a causa delle continue guerre (1).
La causa della sua morte non è conosciuta, e diversi Bizantinisti l’attribuiscono semplicemente al fatto che morì in età avanzata, a 83 anni (2-4) , ovviamente molto insolito per quell’epoca.

La “sifilide” di Giustiniano

Il silenzio delle fonti concernente le cause della morte dell’imperatore diede adito alla teoria di Korbler che sostenne che morì di sifilide (5). Lo scrittore propende per la linea di pensiero di coloro che credono che la sifilide comparve per la prima volta nell’antichità come entità endemica, continuando in epoca medievale. Nel caso di Giustiniano Korbler (5) crede che Teodora, la moglie dell’imperatore, abbia contratto la sifilide per via della sua attività per molti anni nei bordelli (lupanari) in molte città dell’est, prima di incontrare Giustiniano. E’ noto che il padre di Teodora, Acacio, era un domatore di belve feroci e costrinse due delle sue figlie, Comito e Teodora, all’accattonaggio e alla prostituzione. Teodora, in particolar modo, si diede a rappresentazioni teatrali affini ai tableaux vivants.
Lo storico Procopio (6) nella sua “Storia Segreta”, offre dettagli scandalistici sulla vita di Teodora prima che sposasse Giustiniano, rivelando la sua partecipazione a festini comprendenti orge tutta la notte, con dieci o più giovanotti reclutati per soddisfare le sue voglie , col risultato che era spesso incinta e tentava di a interrompere la gravidanza in vari modi. Lo stesso storico (6) rivela che, quando non riuscì ad abortire, fu costretta a partorire un ragazzo, chiamato Giovanni, di cui si persero le tracce dopo che divenne Imperatrice (lo storico suggerisce un suo ruolo nella sua scomparsa). Korbler (5), alla luce di questi fatti, asserisce che Giustiniano, poco tempo dopo aver fatto conoscenza di Teodora in un bordello, contrasse dalla sua futura moglie una malattia venerea, molto probabilmente sifilide e/o gonorrea, della quale in seguito morì.
La teoria è basata sui sintomi presenti su un testo agiografico (che non è inserito nella sua bibliografia).

 
Fig.1 Giustiniano tra i membri della sua corte,mosaico della Chiesa di San Vitale,
Ravenna, 547 d.C.                                                                             

 

Il testo narra che “una grave malattia colpì Giustiniano agli organi genitali, e si manifestarono ulcere incurabili alla vescica”. Allora molti medici vennero convocati per guarirlo ma non riuscirono ad offrire una cura, e la malattia venne risolta da un miracolo di San Sansone. Korbler (5)  suppone che questa malattia fosse uretrite gonococcica o saprofitica, e che guarì in maniera spontanea, senza che si fosse ovviamente bisogno di alcuna cura. In aggiunta l’autore sostiene che, “nel 23° o 24° anno del regno di Giustiniano egli soffrì di un male alle gambe, forse edema o gomme [lesioni proprie della sifilide], accompagnato da disturbi dell’urinare”, e ipotizza che questi sintomi fossero dovuti alla sifilide che l’Imperatore aveva contratto dall’Imperatrice, che nel frattempo era morta. Il disturbo alle gambe, secondo Korbler, venne trattato grazie all’intercessione dei Santi Cosma e Damiano e i disturbi urinari bevendo acqua del Monastero della Fonte Sacra. Infine, i problemi di senilità e incapacità mentale che sono riportati da Nicolaus Alemannus, il primo editore della “Storia Segreta” di Procopio(1623), sono riferiti alla neurosifilide. In aggiunta, la morte di Teodora (548 d.C.) venne anche attribuita ad un attacco sifilitico alle ghiandole mammarie, ed ad un ulteriore attacco di rupia del tipo sifilitico [ eruzione di pustole N.d.T.] .

 
Fig.. 2 Teodora (dettaglio del mosaico di San Vitale, 547 d.C.)

Rivalutazione della teoria di Korbler

E’ ben noto che la vita di Teodora prima del matrimonio fosse licenziosa e che abbia recitato nel teatro dell’ippodromo e poi lavorato in molti bordelli orientali (6), soprattutto ad Alessandria. Successivamente è risaputo che, quando era in procinto di sposare l’erede imperiale Giustiniano ( 523 d.C.), l’Imperatore Giustino abolì la legge che proibiva il matrimonio tra i membri della classe senatoriale e le prostitute. D’altro canto è pur vero che Procopio, cui si attribuiscono tutte queste informazioni, avesse pregiudizi contro di lei, per ragioni sconosciute(4,7). Per questo motivo non ravvisa nella sua opera che la condotta di Teodora fu moralmente irreprensibile dopo il suo matrimonio(8). Procopio non osa scrivere nulla contro la coppia imperiale nei suoi lavori ufficiali, soltanto nella “Storia Segreta”, per la circolazione privata più che per la pubblicazione, che ebbe notorietà molto più tardi, dopo la morte dell’Imperatore e del suo storico. Ci sono differenze di opinione concernenti Giustiniano e Teodora nei lavori ufficiali rispetto alla “Storia Segreta” tali che gli storici per molto tempo dopo la scoperta degli ultimi manoscritti non credevano che questa fossero opera di Procopio. Indipendentemente da ciò, rimane il fatto che Giustiniano sposò una meretrice e la teoria di Korbler dovrebbe essere esaminata alla luce di una nuova valutazione delle fonti storiche.

La malattia dell’Imperatrice Teodora

Procopio, descrivendo l’aspetto dell’Imperatrice durante i suoi ultimi anni, scrisse che il volto un tempo bello e allegro di Teodora impallidì; inoltre nei ritratti contemporanei, come nel famoso mosaico nella Chiesa di San Vitale a Ravenana (Fig.2), appariva un’espressione di fatica e malinconia (9). Lo stesso storico insinuò che Teodora avesse una grave malattia cronica quando scrisse, alcuni anni prima della sua morte, che l’imminenza della fine non migliorò il suo carattere [...].
Il vescovo africano Vittore Tonnennense (10), contemporaneo dell’Imperatrice, conferma nelle sue “Cronache” che Teodora morì di cancro al seno che aveva metastatizzato in tutto il suo corpo: “Theodora Augusta Calchedonensis Synodi inimica canceris plaga corpore  toto perfusa vitam prodigiose finivit.”
Questa opinione è oggi ampiamente accettata (2,11,12), come è noto che la condizione fosse conosciuta ai medici bizantini e fosse difficile confonderla con altre malattie.
Il medico Ezio di Bisanzio (sesto secolo) e Paolo di Egina ( settimo secolo) conoscevano bene il cancro alla mammella e lo consideravano il più comune, insieme a quello dell’utero. Descrivono anche tecniche di rimozione di questo tipo di tumore (asportazione parziale o totale della mammella). Il primo eminente medico bizantino, Oribasio (15) (quarto secolo), raccomandava solo trattamenti conservativi. Pertanto, nell’epoca considerata,  si può ritenere senza dubbio che i medici di palazzo conoscessero bene la malattia e fossero in grado di proporre trattamenti chirurgici. La penuria di evidenze rilevanti nelle fonti storiche indica che il cancro di Teodora appartenesse al tipo inoperabile che il suo contemporaneo Ezio (13),  descrive con chiarezza nei suoi testi (aderenza del tumore al torace, pertanto la rimozione della mammella malata dalle parti sane del corpo era un’operazione pericolosa).

La malattia di Giustiniano

 La prima malattia di Giustiniano era, secondo l’opinione di Korbler, gonorrea o uretrite saprofitica. Queste malattie, secondo Grmek (16), sono antiche. Brondy (17) crede che la gonorrea fosse stata menzionata nella Bibbia e descritta da Ippocrate (IV sec a. C.), Celso (I sec. a.C.) e Galeno ( II sec. a.C.) ma altri storici (18) non sono d’accordo con lui, perché casi di uretrite e vaginite prodotti dal gonococco possono solo essere prodotti da altri germi. Altri scrittori hanno riconosciuto nei trattati d’Ippocrate leucorrea (16) parassitaria, micotica e batterica. L’uretrite è una malattia antica, indipendente dal suo preciso agente etiologico. Nonostante questo la prima malattia di Giustiniano non sembra essere l’uretrite. La biografia di San Sansone (19-20) , su cui è basata la teoria di Korbler, fa riferimento ad un'ulcera della vescica e ad una malattia non svelata dei genitali. Siccome i medici bizantini erano sprovvisti di qualsiasi mezzo di endoscopia l’ulcera della vescica potrebbe essere stata supposta solamente dalla sintomatologia. L’eminente medico bizantino, Leone (IX sec.) afferma chiaramente (21) che le ulcere appaiono nella vescica quando i pazienti hanno la disuria (urinare dolorosamente). Il sintomo della disuria coincise evidentemente con la malattia non svelata dei genitali descritta nel testo precedente.
Un altro testo, sconosciuto a Korbler, rivela in dettaglio la malattia di Giustiniano e la sua terapia. Esso fu scritto dal grande scrittore ecclesiastico Niceforo Callisto Antropulo (XIV sec) che ottenne le sue informazioni dalle fonti più antiche. Niceforo  afferma che la malattia di Giustiniano era  ''una litiasi della vescica causata dalla sua dieta poco sana e dalla fatica''. La condizione, secondo lo scrittore, ''causò disuria, difficoltà nell’urinare e dolore, e il medico dell’Imperatore non potè curare i suoi dolori insopportabili'' (ovviamente coliche). Niceforo aggiunge che Giustiniano vide la Madre Santa nel suo sonno e lei lo consigliò di bere le grandi quantità di acqua dalla primavera del suo convento (Zoodochus Pege). Effettivamente, questa terapia provocò la dissoluzione della pietra che fu espulsa con l’ urina e l'Imperatore guarì (22). Questo testo senza dubbio afferma che la  condizione di Giustiniano era litiasi della vescica che fu trattata in modo sistematico con idroposia.
La seconda malattia di Giustiniano, quella dell’ '' edema o noduli alle parti inferiori delle gambe e gli ulteriori problemi di disuria'' che Korbler attribuisce (5) alla sifilide. Il problema dell'origine della sifilide europea non è nuovo, e continua ad interessare e dividere gli storici della medicina (16). Così, mentre nei primi tempi gli studiosi parvero accettare la credenza che la sifilide fu importata non prima che nell'ultima decade del quindicesimo secolo nell'Europa dai marinai di Cristoforo Colombo, oggi eminenti specialisti stanno proponendo argomenti biologici in favore di speculazioni storiche per le quali la malattia si è diffusa in tutto il mondo in tempi molto antichi. Secondo l’opinione di Hudson (23), la malattia era iniziata durante l’età del Paleolitico come una forma endemica ed si era trasformata in sifilide venerea in molti luoghi in tempi differenti ogni qualvolta  che la vita rurale diventava urbanizzata. Forme indigene e veneree sono dovute coesistere in Mesopotamia e l'Egitto iniziando tra il 4000 ed il 6000 a.C, ed in Grecia approssimativamente intorno al 900 o 800 a.C. La sifilide indigena, secondo questa teoria, si sparse nell'Europa Occidentale durante il periodo romano ed era presente là in tutto il Medioevo. Questa ipotesi, basata sul criterio biologico e socioculturale, non è confermata da osteoarcheologi; nessuna traccia di sifilide è stata trovata sulle ossa antiche esumate in Grecia ed nelle sue vicinanze(16). Così, Grmek (16) crede con certezza che la sifilide non ci fu nel mondo greco ed antico, in contrasto con lebbra e tubercolosi. Nonostante questa conclusione, le due teorie avversarie, sia quella di un'origine di sifilide autoctona europea sia quella di un'origine americana, hanno comunque i propri sostenitori ed argomenti; così, la teoria del Korbler dovrebbe essere riesaminata da un nuovo esame delle fonti storiche Bizantine. In primo luogo, si deve notare che i successivi  problemi di disuria di Giustiniano potrebbero essere attribuiti ad una nuova formazione di calcoli nelle vie urinarie, come era accaduto precedentemente. La ''malattia delle gambe'' non fu correlata da storici Bizantini con edema o nodi che il Korbler (5) suppose essere gomme sifilitiche. Oltre al fatto che le gomme, tipico di sifilide terziaria, di solito compaiano tra i 3 e i 5 anni dopo l'infezione (24) (e non più di 28 anni più tardi, come il Korbler suppose nel caso di Giustiniano). Procopio afferma chiaramente (25) che l'Imperatore patì crisi ripetute di dolore localizzate al ginocchio. Egli riferisce la singola ubicazione artritica della malattia in un ginocchio e la dieta severa (acqua ed erbe selvatiche) quale fu data dai medici dell'Imperatore, incluso evitare l'uso di vino (25), che i dottori Bizantini raccomandavano per i pazienti che pativano gotta (26). Questa malattia era molto diffusa a Bisanzio e così ben conosciuta dai medici che la descrivono dettagliatamente nei loro studi (26). La malattia afflisse Giustiniano e frequentemente  ricorse all'assistenza dei Santi (26). Le due condizioni, gotta e litiasi del tratto urinario, coesistono tra il 25% e il 50% dei casi, secondo differenti statistiche. Le informazioni che Giustiniano aveva sintomi di senilità non è attestato da storici contemporanei ma si è riferito molto più tardi (1623). Non ci sono informazioni particolari sullo stato dell'Imperatore nei suoi ultimi giorni (Fig. 3).
Stein (2) parla della sua debolezza generale accompagnata da mal di testa dopo il 560. Rubin (28) osservò anche che lui mostrò comportamento curioso verso la fine della sua vita e Browning (4) ricorda che “senza alcuni segni di malattia, Giustiniano morì improvvisamente”. Infine, solamente Korbler (5) ,senza evidenza, scrive che aveva sintomi di senilità durante i suoi ultimi anni tali da far assumere a sua moglie Teodora per qualche tempo i suoi doveri. Così, anche se accettiamo l'ipotesi di Korbler che l'Imperatore a 83 anni presentasse sintomi della senilità alla fine della sua vita , sarebbe eccessivo reputarle da sole segni di neurosifilide parenchimatosa (la paresi). Nessun altro sintomo (le idee grandiose, megalomania, inganni, e allucinazioni) (24,29), coerente con qualche genere di neurosifilide, è evidenziato da alcuna fonte storica, né qualche altro sintomo di altri tipi di neurosifilide.


Fig. 3 Giustiniano in età avanzata ( mosaico di Sant’Apollinare, Ravenna, sesto secolo)

Conclusioni

L'Imperatore Bizantino Giustiniano il Grande, secondo la teoria del Korbler soffrì di malattie veneree e specialmente di o uretrite saprofitica o gonococcica e sifilide che aveva contratto da sua moglie, Teodora che era stata una prostituta; questa malattia successivamente avrebbe causato la morte della coppia Imperiale. L'analisi delle fonti storiche Bizantine esistenti rivela che, con tutta probabilità, Teodora morì di cancro al seno e Giustiniano presentò litiasi del tratto urinario e gotta che gli provocarono problemi di disuria e numerose di crisi di dolore in un ginocchio, tutte  condizioni ben conosciute ai  medici contemporanei bizantini  e molto diffuse a Bisanzio.

(Da “International Journal of Dermatology 1999, 38, 787–791”, a cura di John Lascaratos ed Effie Poulakou-Rebelakou. Per la traduzione ringraziamenti a Vincenzo de Santis)

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