Società
Il santo
a cura di Baudolino
L’inizio del periodo bizantino fu preceduto dalla grande persecuzione degli anni 303-312. La persecuzione si lasciò dietro una scia di migliaia di vittime, la cui memoria doveva essere tenuta in vita prima che potesse cadere nell’oblio. Dopo l’Editto di Tolleranza vi fu una grande diminuzione, della possibilità di essere martirizzati. In linea di massima l’era dei martiri era cessata con Costantino. A loro vennero sostituiti altre due categorie di eroi cristiani: il confessore e il santo monaco.
Il confessore viene definito come colui che subisce persecuzione e patimento, per difendere la sua fede e la retta dottrina, ma non la morte violenta. I confessori per antonomasia furono due: Atanasio d’Alessandria, che difese la dottrina cattolica contro l’arianesimo; e Giovanni Crisostomo, che per essersi opposto agli intrighi delle alte sfere, venne ingiustamente deposto e morì in esilio.
Il significato di “testimone” poteva anche allargarsi tanto da includere diverse forme di sopportazione e rinuncia. Così avvenne il passaggio dal martire al monaco, che fu e rimase il tipico santo bizantino. Anche il monaco, in senso metaforico era un soldato, solo che la sua lotta non era contro uno stato ingiusto, bensì contro le potenze invisibili delle tenebre: i demoni, che in vari modi assalgono gli esseri umani così da impedirne la salvezza. Di questa battaglia i monaci erano veri esperti, grazie al loro addestramento specifico o askesis.
Il santo monaco per antonomasia è sant’Antonio, che è anche il protagonista della più antica biografia conosciuta di un santo cristiano. Opera di Atanasio, patriarca di Alessandria, cui è tradizionalmente attribuita, fu subito un best-seller dell’antichità. Venne immediatamente
tradotta in latino e in altre lingue ed esercitò un duraturo influsso su tutta
l’agiografia successiva. Il vero argomento della sua biografia è la lotta interiore contro il Diavolo. La santità, in linea teorica, veniva conferita da Dio, non da una commissione fatta di uomini, ed erano di regola i miracoli postumi a manifestarla. Infine il santo veniva incluso nel calendario liturgico, il synaxarion. Si tratta di una compilazione assai ingente che elenca circa duemila santi e indica in quale chiesa della capitale veniva celebrato l’ufficio commemorativo del santo. La tomba del santo era il luogo deputato al suo culto ed era anche la prova definitiva della sua santità, divenne fonte di guarigioni e alcune tombe emettevano olio o sangue.
E’ l’agiografia, nella maggior parte dei casi, a costituire la sola documentazione, o almeno la principale, per quanto riguarda la vita dei santi. I meccanismi dell’agiografia bizantina, non erano un mezzo di comunicazione ingenuo e neppure imparziale. Gli scopi della Vita erano di fare pubblicità al monastero attraverso la persona del suo santo fondatore. Di conseguenza il fondatore deve essere presentato come un santo tipico , incarnazione di tutte le virtù monastiche. L’agiografia bizantina è ricca anche di invenzioni. Esistono vite di santi che con ogni probabilità non sono mai esistiti. Esistono Vite di personaggi realmente vissuti, che distorcono completamente le loro azioni storicamente conosciute e le volgono in fiaba.
Tutti i monaci sottostavano a qualche forma di privazione, di cui
esistevano diversi gradi. Le più ovvie riguardavano: i cibi, le bevande, il
sonno, l’abbigliamento…etc. etc. Ma c’erano anche gli esibizionisti, come san Simeone Stilita che diede origine alla più spettacolare forma di ascetismo, passando 37 anni ritto in cima ad una colonna. I bizantini annotavano le imprese e la disciplina dei santi ed erano spinti ad emularli. L’antichità dei modelli era garanzia di santità riconosciuta.
BIBLIOGRAFIA
Liberamente tratto da “L’UOMO BIZANTINO”; Cap. X “IL SANTO” di Cyril Mango. Editori Laterza 1992